Il vegetarianismo, vegetarismo o vegetarianesimo designa, nell'ambito della nutrizione umana, un insieme di diverse pratiche alimentari che escludono dall'alimentazione la carne di qualsiasi animale (in primo luogo prodotti carnei e ittici). Sono decise sulla base di motivazioni etiche, ambientalistiche, religiose, igienistiche o salutistiche.
Etimologia Il termine italiano "vegetarianismo" deriva da "vegetariano", neologismo diffusosi agli inizi del XX secoloIl termine vegetariano, indicato come neologismo, compare già nell'edizione del 1907 del Vocabolario etimologico della lingua italiana di Ottorino Pianigiani"Derivati: Vegetariano, ovvero che si ciba di soli vegetali" in come adattamento dell'inglese vegetarian, ; LOxford English Dictionary scrive che il termine è entrato in uso generale dopo la formazione della Vegetarian Society a Ramsgate nel 1847, e offre due esempi di utilizzo, dal 1839 al 1842., a sua volta derivato da vegetable (che vive e cresce come una pianta), dall'antico francese vegetable (vivente, degno di vivere) con radice dal latino vegetus (sano, attivo, vigoroso), derivante da vegetable..
Di uso comune per indicare il vegetarianismo è anche la forma abbreviata "vegetarismo", e la forma suffissata in "-esimo", "vegetarianesimo"Guerrino Pelliccia, Giancarlo Rocca, Dizionario degli istituti di perfezione, Edizioni Paoline..
Il costume vegetariano moderno
Nella moderna condotta vegetariana si possono distinguere diverse pratiche alimentari, che si producono in abitudini dietetiche che, sebbene possano essere anche molto differenti l'una dall'altra, sono tutte accomunate dalla esclusione della carne di qualsiasi animale, terrestre, volatile o acquatico e in generale dei prodotti della macellazione e della pesca, compresi i sottoprodotti (fra cui uova di pesce, caglio animale, oli e grassi animali). Sono le seguenti:
latto-ovo-vegetarianismo: esclude qualsiasi alimento derivato dall'uccisione diretta di animali, siano essi terrestri, volatili o marini, quali carne, pesce, molluschi e crostacei, ammettendo però qualunque prodotto animale indiretto, ovvero latte e derivati (yogurt, panna, ricotta, burro, formaggi, sia freschi sia stagionati, purché non contenenti caglio animale), uova, miele e tutti gli altri prodotti di alveare (pappa reale, propoli, polline), oltre ad alghe, funghi (di cui fanno parte i lieviti) e batteri (come i fermenti lattici e il lievito di birra). Questo regime alimentare nei paesi occidentali è il più diffuso tra le diete vegetariane, tanto che nel linguaggio comune è erroneamente indicata, per sineddoche, come dieta vegetariana; latto-vegetarianismo: come il latto-ovo-vegetarianismo, ma esclude anche le uova. È un modello dietetico frequente nella tradizione asiatico-indiana Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets . Journal of the American Dietetic Association, July 2009; Volume 109: Pages 1266-1282. Traduzione a cura di Luciana Baroni., di cui fanno parte le diete yogiche e altre di estrazione induista come, ad esempio, la scelta alimentare dei viṣṇuiti, tra i cui precetti è compresa anche l'astensione dai funghi, dall'aglio, dalla cipolla e dai tartufiInternational Vegetarian Union (IVU), Àcarya Pranakrnananda Avadhuta. Food and its Effect on the Mind, 6th European Vegetarian Congress, Bussolengo, Italy, September 21-26, 1997.The Sattvic or Yogic Diet a Yoga Chicago e in generale dai vegetali (e funghi) che crescono sotto-terra. La dieta latto-vegetariana è molto diffusa tra i fedeli delle religioni dharmiche (Induismo, Buddhismo, Giainismo, Sikhismo), ed è normativa in quanto parte integrante dellAhiṃsā, principio religioso e morale che impone la nonviolenza nei confronti di tutti gli esseri viventi, ma comprende il miele; ovo-vegetarianismo: l'opposto della dieta latto-vegetariana, essa prevede dunque l'astensione dal consumo di latticini, ma non di uova. Gli ovo-vegetariani, similmente ai vegani, ritengono anetico il consumo di latte animale e di conseguenza dei suoi prodotti derivatiThe Dairy Cow from the website of the Vegan Society ma, rispetto a quest'ultimi, non rigettano le uova (se non fecondate, naturalmente e preferibilmente provenienti da allevamenti a terraHens & Eggs from the website of the Vegan Society) e altri derivati animali, come il miele. Un'altra delle possibili ragioni che possano spingere un vegetariano a seguire questa particolare dieta possono anche essere l'intolleranza al lattosio o, addirittura, forme d'allergia al latte; veganismo: esclude tutti gli alimenti di origine animale (carne, pesce, molluschi e crostacei, latte e derivati, uova, miele e altri prodotti delle api) e ammette qualunque alimento di origine vegetale, oltre ad alghe, funghi e batteri. crudismo vegano: ammette esclusivamente cibi vegetali non sottoposti a trattamenti termici oltre i 42 °C (è ammessa l'essiccazione). Questo modello dietetico è composto prevalentemente da frutta, verdura, noci e semi, cereali e legumi germogliati. È da distinguersi dal crudismo non vegano, in cui si utilizzano latticini non pastorizzati e perfino carne e pesce crudi; fruttarismo: pratica alimentare che prevede soltanto il consumo di frutta dolce (come la mela) e ortaggi contenenti semi (come il pomodoro). Sono escluse tutte le parti delle piante oltre i frutti, e quindi le radici (come la carota), i fusti (come il sedano), le foglie (come la lattuga), i fiori (come il carciofo) e i semi (come il fagiolo). Si basa sull'ipotesi che i frutti siano il cibo elettivo per l'uomo e sull'ideale che le piante, in quanto esseri viventi al pari degli animali, non vadano in alcun modo sfruttate e danneggiate.
Coloro che seguono queste pratiche alimentari sono classificati genericamente come vegetariani, anche se all'interno di tale gruppo gli individui sono distinti in base al tipo specifico di dieta seguita e, soprattutto, alle motivazioni di base prevalenti, che distinguono in particolare i semplici vegetariani (latto-ovo-vegetariani, latto-vegetariani, ovo-vegetariani) dai vegani (vegetaliani, crudo-vegani, fruttariani). I semplici vegetariani, che normalmente includono l'alimentazione in una più vasta scelta etica, evitano inoltre alimenti che comprendono alcuni particolari ingredienti di origine animale, anche in ridotte quantità, come i prodotti da forno preparati con strutto oppure alimenti ottenuti con coadiuvanti come il caglio animale, utilizzato per la realizzazione della maggior parte dei formaggi, come il carbone animale, utilizzato per chiarificare lo zucchero e come la gelatina animale, utilizzata per chiarificare il vino. I vegani ritengono tuttavia che il semplice vegetarianismo non eviti l'uccisione indiretta degli animali allevati, perché questa viene solo posticipata nel tempo con la futura macellazione. I semplici vegetariani invece credono nell'ideale che si possa dar vita a un rapporto simbiotico di autentico mutualismo tra uomo e animale dove, in particolare, l'allevamento non preveda il maltrattamento e il fine ultimo della macellazione.
Storia Il vegetarianismo nei grandi movimenti religiosi
Le prime testimonianze attendibili di una pratica vegetariana risalgono all'incirca al VI secolo a.C. e sono associate alla nascita dei primi grandi movimenti religiosi: l'Induismo, in cui si trovano molti argomenti e pratiche a favore del vegetarianismo; lo Zoroastrismo, sorto nell'antica Persia (attuale Iran) e poi diffusosi e affermatosi in tutta l'Asia centrale e basato sugli insegnamenti del profeta Zoroastro (o Zarathustra), vegetariano e contrario a ogni genere di azione violenta; il Giainismo, sorto in India e basato sugli insegnamenti di Mahavira, che proponeva ai fedeli un'alimentazione strettamente vegetariana; il Buddismo, nato anch'esso in India sotto la guida di Buddha, che esortava al rispetto per tutti gli esseri senzienti e la difesa della vitaOggi, in tutti i monasteri, templi e aree sacre è vietato uccidere esseri senzienti o conservare armi e la regola alimentare monastica generalmente prevede la pratica vegetariana, sebbene il vegetarianismo non sia propugnato come dottrina.; il Taoismo, sviluppatosi in Cina grazie all'opera di Laozi, che considerava la natura come sacra, una concezione che favorì il diffondersi di abitudini vegetariane presso molti suoi seguaci.
Il vegetarianismo in Occidente
Il vegetarianismo dall'Antica Grecia al Medioevo Nell'antica Grecia il consumo della carne era limitato in genere tra uno a due chilogrammi a persona all'anno, la quale veniva obbligatoriamente macellata secondo precisi riti sacrificali, senza i quali si correva il rischio di cadere nella «animalità». Per contro, il consumo dei latticini e del pesce era notevole. Nei banchetti omerici si usava mangiare agnello o bue allo spiedo. La carne meno costosa era quella di maiale. Con l'età d'oro ad Atene compare la cacciagione e il pollame, considerate, nelle epoche precedenti, carni immonde.
Nell'VIII secolo a.C. Esiodo descrive l'ideale festa contadina in Le opere e i giorni: «Abbi allora entro una roccia ombrosa riparo, abbi vino di Biblo, una focaccia, carne di capre, e non siano in caldo, carne di manza pasciuta nei boschi, e non abbia figliato, ...»
Pitagora (570-495 a.C. circa), non ha lasciato alcuno scritto, ma è conosciuto solo attraverso il resoconto che ne danno i suoi discepoli e l'immagine che ne darà seicento anni più tardi il poeta romano Ovidio nelle Metamorfosi, lo renderà il riferimento principale dei vegetariani.:
I biografi e gli autori del mito pitagorico, fra cui lo stesso Ovidio, spiegano totalmente o in parte il vegetarianismo di Pitagora con la credenza nella metempsicosiAd esempio, Porfirio, in Vita di Pitagora, scrive: «è particolarmente noto a tutti in primo luogo che egli sostiene che l'anima è immortale e trasmigra in altre specie di esseri animati; oltre a ciò, che in periodi determinati ciò che una volta è esistito esiste una seconda volta e niente è assolutamente nuovo, e che si devono considerare della stessa specie tutti gli esseri che hanno vita». Cit. in . e il Pitagora di Ovidio inoltre condanna anche il sacrificio rituale, ritenendo che la perversa dieta carnea, negazione della condizione felice dell'antica età dell'oro, sia nata col sacrificio cruento agli dei: in tal modo, il vegetarianismo pitagorico si configura non soltanto come una scelta privata, ma anche come un rifiuto dai risvolti politici e sociali.. Tuttavia, tra i seguaci di Pitagora solo gli appartenenti alla cerchia più stretta praticavano regolarmente il vegetarianismo, mentre i discepoli della cerchia più esterna non avevano l'obbligo di rispettare completamente la regola vegetariana, ma si astenevano comunque da alcuni animali e parti di animale, soprattutto il bue che per Pitagora era il più vicino all'uomo.
La pratica vegetariana compariva anche nella corrente religiosa dell'orfismo, un movimento religioso sorto in Grecia intorno al VI secolo a.C. e incentrato sulla figura mitica di Orfeo, che nel suo rapporto con la natura e la sua vicinanza al mondo animale presenta uno dei suoi aspetti più importanti.. Le dottrine orfiche indicano una "vita pura", la "via orfica" (bios orphikos Ὀρφικὸς βίος), una serie di regole non derogabili come sentiero da seguire per liberare la parte divina contenuta nell'uomo. Principale di queste regole è l'astinenza dalle uccisioni, da cui consegue il rifiuto del culto sacrificale, implicando un'alimentazione a base di vegetali..