Per campagna d'Egitto si intendono l'insieme delle operazioni militari svolte in Egitto e Siria nel periodo 1798-1801 iniziate con lo sbarco ad Alessandria dell'Armata d'Oriente francese guidata dal generale Napoleone Bonaparte, che riuscì a sgominare la resistenza dei mamelucchi e a conquistare l'Egitto. Tuttavia, dopo la distruzione della flotta francese nella battaglia navale di Abukir, le truppe francesi si trovarono isolate in Oriente ed anche l'invasione della Siria condotta dal generale Bonaparte, dopo alcuni successi, terminò con un fallimento a San Giovanni d'Acri.

Dopo questi avvenimenti, il generale Bonaparte decise nell'estate 1799 di cedere il comando al generale Jean-Baptiste Kléber e ritornare in Francia, dove era in corso la guerra della seconda coalizione e dove la situazione politica era poco chiara. L'Armata d'Oriente continuò a resistere ancora fino all'estate 1801 quando fu infine costretta alla capitolazione il 30 agosto 1801 sotto gli attacchi dell'esercito turco e del corpo di spedizione britannico sbarcato in Egitto il 6 marzo 1801. Le truppe francesi poterono ritornare in patria.

La campagna d'Egitto, costellata da battaglie ed episodi celebri dell'epopea napoleonica, contribuì, nonostante il fallimento finale, ad accrescere la fama e il prestigio del generale Bonaparte ed ebbe grande importanza politica e culturale per la storia dell'Egitto e del Medio Oriente.

Guerra alla Gran Bretagna in Oriente

Il 5 ventoso anno VI (23 febbraio 1798) il generale Napoleone Bonaparte, comandante in capo dell'"Armata d'Italia" incaricata di organizzare e condurre uno sbarco decisivo in Gran Bretagna per concludere vittoriosamente la guerra della Francia rivoluzionaria contro i britannici, presentò le sue conclusioni sulle prospettive reali di questa impresa. Il generale consigliava al Direttorio di rinunciare allo sbarco; le condizioni navali non sussistevano non essendo la flotta francese in grado di garantire la sicurezza della navigazione e la Royal Navy avendo raggiunto il predominio navale dopo aver distrutto la flotta spagnola nella battaglia di Capo San Vincenzo e quella olandese nella battaglia di Camperduyn. Anche il Direttorio temeva di perdere la sua armata più forte e il suo miglior generale mentre la situazione in Europa era ancora pericolosa e sussisteva il rischio di una ripresa della guerra contro le potenze continentaliA. Mathiez/G. Lefebvre, La Rivoluzione francese, vol. II, p. 428..

Dopo aver consigliato di rinunciare per motivi validi allo sbarco in Inghilterra, il generale Bonaparte presentava tre proposte alternativeD. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. I, p. 282.: si poteva considerare la possibilità di ricercare un accordo di pace con il nemico britannico, oppure impiegare l'Armée d'Italie contro l'Hannover; soprattutto egli proponeva sorprendentemente di organizzare un'audace spedizione in Oriente per conquistare l'Egitto, progetto che appariva dal punto di vista strategico-operativo ancor più temerario e arrischiato dello sbarco nelle isole britanniche.

Questo nuovo piano minacciava indirettamente l'impero coloniale britannico e rimetteva in gioco il predominio nel Mediterraneo; quindi avrebbe impedito ogni accordo con la Gran Bretagna; inoltre avrebbe potuto destabilizzare il precario Impero ottomano ed irritare fortemente l'Impero russo del nuovo zar Paolo I che manifestava propositi di espansione globale in Europa, in Oriente e nel MediterraneoA. Mathiez/G. Lefebvre, La Rivoluzione francese, vol. II, pp. 428-430.. Nonostante le implicazioni di grande importanza di questo ambizioso progetto, il Direttorio, verosimilmente anche desideroso di sbarazzarsi dell'ambizioso generale Bonaparte, non lo respinse. I dirigenti della Repubblica sembravano decisi a minacciare il predominio coloniale britannico ed a costringere la potenza rivale a cedereA. Mathiez/G. Lefebvre, La Rivoluzione francese, vol. II, p. 429..

In realtà il generale Bonaparte aveva manifestato le sue ambiziose mire orientali già durante il corso della campagna d'Italia; egli aveva preteso per la Francia il possesso di Ancona, Corfù e le Isole Ionie, importanti punti di appoggio verso il Mediterraneo orientale; aveva mostrato interesse per Malta, aveva inviato emissari al Pascià di Giannina, Alì di Tepeleni. Il giovane generale sperava di poter ripercorrere le favolose orme di Alessandro Magno e di poter realmente vivere l'avventura orientale già idealizzata grazie alle letture giovaniliL. Mascilli Migliorini, Napoleone, pp. 137-138.. Egli aveva illustrato i suoi piani e i suoi grandiosi obiettivi orientali all'amico e luogotenente Jean-Andoche JunotJ. Bainville, Napoleone, p. 174. e al segretario personale Louis Antoine Bourienne, a cui aveva comunicato la sua ferma decisione di andare in Oriente per accrescere la sua gloria e la sua fama, che avrebbero potuto soffrire nel caso in cui fosse rimasto inattivo in EuropaA. Mathiez/G. Lefebvre, La Rivoluzione francese, vol. II, pp. 428-429..

Il nuovo piano proposto dal generale Bonaparte non sorprese realmente il Direttorio; l'obiettivo dell'Egitto e dell'Oriente non era nuovo per la politica estera della Francia fin dall'epoca delle Crociate. L'Egitto era stato legato commercialmente da secoli a Marsiglia. I rappresentanti francesi a Costantinopoli, ancor prima della Rivoluzione, aveva presentato complesse pianificazioni per una espansione verso l'Egitto per minare la solidità dell'Impero ottomanoL. Mascilli Migliorini, Napoleone, p. 138.. Durante le guerre franco-britanniche del Settecento, la Monarchia aveva progettato di attaccare i "tiranni del mare" in Asia, attraverso Suez, per poi marciare sull'IndiaJ. Bainville, Napoleone, pp. 174-175..

Dopo la Rivoluzione il girondino Jacques Pierre Brissot aveva proposto irrealistici progetti di suddivisione del pianeta e di sconvolgimento dell'equilibrio mondiale delle potenze mediante l'espansione in Oriente e la conquista di Costantinopoli; già Gottfried Wilhelm von Leibniz aveva consigliato a Luigi XIV di occupare l'EgittoJ. Bainville, Napoleone, pp. 175-176.. In tempi più recenti il console in Egitto Charles Magallon aveva illustrato la debolezza dell'autorità ottomana, l'inettitudine dei mamelucchi, la casta militare che dominava il Paese, e si era detto convinto della facilità della conquista. Il Direttorio mirava inoltre ad aprirsi la strada verso la Persia, l'Afghanistan e soprattutto l'India dove Tippoo Sahib teneva in scacco i britannici nel Mysore. In questo senso l'impresa poteva servire a mettere in grave difficoltà la Gran Bretagna e costringerla a trattare la pace, organizzando eventualmente una spartizione dell'Impero ottomano.

Conquista dell'Egitto Organizzazione della spedizione

Salpato da Tolone il 19 maggio, Napoleone all'inizio della campagna approdò a Malta, pretendendo che i Cavalieri di San Giovanni consentissero alla sua flotta di entrare in porto per rifornirsi di acqua e provviste. Il Gran Maestro von Hompesch rispose che solo due navi straniere alla volta avrebbero potuto entrare in porto. Con tale restrizione, il rifornimento della flotta francese avrebbe richiesto settimane, rendendola vulnerabile alla flotta britannica dell’ammiraglio Nelson. Napoleone ordinò quindi l’invasione di Malta. La Rivoluzione francese aveva notevolmente ridotto le entrate dei Cavalieri e la loro capacità di opporre una resistenza significativa. La metà dei Cavalieri era francese e la maggior parte di essi si rifiutò di combattere. Malta fu così conquistata senza troppa resistenza, e la resa avvenne il 12 giugno.

Quindi sbarcò in Egitto eludendo il controllo della Royal Navy e prese Alessandria il 1º luglio 1798.

Battaglia delle piramidi

Dopo essere sbarcato sulle coste dell'Egitto, la prima battaglia che ebbe a combattere fu quella contro i neo-Mamelucchi, discendenti dell'antica casta guerriera che aveva governato Egitto, Siria e parte dell'Arabia dalla fine del periodo ayyubide alla sconfitta per mano ottomana del 1517.

Un primo scontro ebbe luogo il 13 luglio 1798 a Shubra Khit contro le forze di Murad Bey, governatore dell'Egitto per conto del sultano, e le forze egiziane ebbero la peggio, persero circa un migliaio di uomini.

Il secondo scontro avvenne a circa 6 chilometri dalle piramidi di Giza. L'armata francese contava in quel momento su uomini per la maggior parte di fanteria contro una forza eterogenea (mamelucchi, egiziani, beduini ed altri arabi) circa 10/ cavalieri, la vittoria volse al moderno esercito francese e la presenza della artiglieria.

Gli uomini si disposero a quadrato faccia al nemico: tale tattica, già utilizzata a Shubra Khit, consentì di proteggere le provviste e gli armamenti mentre i soldati potevano sparare in ogni direzione contro l'esercito rivale, il cui nerbo era costituito dalla cavalleria. Questo si difese con grande energia, ma molti soldati abbandonarono i ranghi a causa degli spaventosi massacri operati dai cannoni francesi. Alla fine, tra i francesi si contarono circa 300 morti, mentre da parte degli egiziani si ebbero circa perdite.

Nelson e la battaglia del Nilo

Mentre sulla terra si dimostravano nettamente superiori i francesi, la Royal Navy operò per compensare la situazione sul mare. Le navi che avevano trasportato Bonaparte ed il suo esercito erano ritornate di nuovo in Francia, ma una flotta di navi da guerra sosteneva l'esercito lungo la costa. Il 1º agosto i britannici scoprirono questa flotta all'ancora, in posizione protetta, nella baia di Abukir.

I francesi credettero di poter essere attaccati soltanto da un lato, essendo l'altro protetto dalla spiaggia, ma la flotta britannica, al comando di Horatio Nelson, riuscì ad insinuarsi fra le navi dei francesi prendendole così tra due fuochi. Tutte le navi francesi, eccetto due, vennero catturate o distrutte. Solamente il Guillaume Tell, con il contrammiraglio Pierre Charles Silvestre de Villeneuve, e il Généreux riuscirono a fuggire. Il Guillaume Tell fu catturato dopo pochi giorni nel corso della conquista di Malta da parte dei britannici. La sconfitta venne attribuita all'incapacità dell'ammiraglio francese François-Paul Brueys D'Aigalliers, morto nel corso della battaglia.

Le navi francesi erano a corto di uomini di equipaggio, gli ufficiali demoralizzati e l'attacco di Nelson avvenne di sorpresa. Le perdite nel corso della battaglia furono di 250 britannici e francesi. Bonaparte subì una dura lezione in quanto la sua meta di fortificare la posizione francese nel Mar Mediterraneo fu frustrata, ma il suo esercito riuscì nondimeno a consolidare il potere in Egitto, anche se dovette affrontare continue sollevazioni nazionalistiche.

Campagna di Siria

Le battaglie contro gli ottomani e la sconfitta ad Acri

Dopo che ad Istanbul si diffuse la notizia che la flotta inglese aveva distrutto quella francese nella battaglia del Nilo, i turchi ottomani credettero che questo avrebbe rappresentato la fine di Napoleone. Il sultano Selim III decise pertanto di dichiarare guerra alla Francia e inviò due corpi d'armata in Egitto.

La prima armata, sotto il comando di Ahmad al-Jazzar Pascià, era costituita da circa uomini, ma Jazzar Pascià sapeva che avrebbe avuto dei rinforzi da Damasco, Aleppo, Iraq ( uomini) e Gerusalemme (). La seconda armata, sotto il comando di Saʿīd Mustafa, pascià di Rumelia, si trovava a Rodi con circa uomini, ma Mustafà attendeva circa soldati provenienti da Albania, Istanbul, Anatolia e Grecia.

I turchi pianificarono due offensive contro Il Cairo: dalla Siria, attraverso il deserto, lungo la direttrice Salahiyye - Bilbays - al-Kanka e da Rodi, via mare, sbarcando ad Abukir nell'area della città portuale di Damietta.