La cittadina di Avigliano in provincia di Potenza vanta origini piuttosto antiche, risalenti all'epoca mesolitica.. Il centro abitato vero e proprio venne fondato forse in epoca romana con il nome di Avilianum,. benché le prime attestazioni certe risalgano soltanto al medioevo. Dopo la dominazione normanna, sveva e angioina, rivestì notevole importanza durante la Repubblica Napoletana del 1799 durante i moti rivoluzionari.
Le origini di Avigliano Sulle origine del nome di Avigliano, menzionato per la prima volta in un documento greco del 1127, sono state formulate numerose ipotesi:..
Secondo Andrea Corbo il popolo discendeva dai Sanniti (V secolo a.C.). Secondo Giacomo Racioppi, l'origine della città si colloca fra la fine Repubblica e all'inizio dell'Impero.. Tale teoria trova un appoggio agli studi condotti da Giovanni Flechia che parla di un Fundus Avillanus o Avillius, poiché esso risulta citato sia nelle Tavole Alimentarie dei Bebiani che nelle Tavole Alimentarie di Velleia, si parla dunque degli anni in cui Traiano fu imperatore (dal 98 al 117). secondo tale teoria i Liguri Apuani chiamati poi Ligures Baebiani giunsero unitamente ai Sanniti in un fundus chiamato successivamente Avillanus probabilmente dalla famiglia Avillius o Avilius della Gens Avilia. Sempre di tale ipotesi si ricorda il pensiero dello storico aviglianese, Tommaso Claps, nel sua opera "Avigliano e i suoi antichi statuti comunali" dove parla delle tavole alimentarie di Veleia.. Esiste una leggenda che narra di un gruppo di marinai di origine orientale che per sfuggire ai vari inseguitori si rifugiarono in un luogo sulle montagne aviglianesi chiamato da loro avis locum: nido d'aquila.. L'ultima ipotesi prevede l'origine della città in quella di San Pietro, per via dei cognomi ritrovati sulle lapidi di età romana da Andrea Corbo: Villiana cognome comune ad entrambi i luoghi..
Toponimo Ci sono molte ipotesi anche sul toponimo della città: Avis locum, cioè luogo dell'uccello. Locum avellani, luogo dei noccioli: per via dei noccioli presenti nel luogo.. Avilia, famiglia gentilizia romana, ipotesi dettata da Giacomo Racioppi e condivisa da Giustino Fortunato, Tommaso Claps, Angelo Telesca ed altri studiosi lucani. Villiana, famiglia gentilizia, ipotesi dettata da Donato Imbrenda.
PeriodoNomeFonteII secolo a.C.VillianaeLapide di Ruoti972AvillianaPietra di Via Chianara1127AvillianoDocumento di Cava de'Tirreni1310AvellianumArchivio apostolico1318AvellianePergamena Corbo1321AvilianiArchivio Apostolico1636AvilianoBiblioteca Corbo1735AviglianiDeliberazione del sindaco1773AviglianoPrincipe Doria
Medioevo Periodo normanno (XI sec.-1198)
Avigliano fu conquistata dai Normanni e assegnata in feudo alla nobiltà norrena. Come prova di tale evento si trova il passaggio di Roberto il Guiscardo ad Avigliano nella città nel 1059..
Il primo documento ufficiale che porta il nome di Avigliano è datato al 13 novembre 1127. In questo atto, scritto in greco, si fece dono della chiesa di San Nicola di Pertosa al monastero di S. Maria di Pertosa, e in esso è menzionato, tra i testimoni, un certo Alessandro, fratello della signora di Abillano.. Il documento è stato edito e tradotto una prima volta in Syllabus graecarum membranarum, a cura di F. Trinchera, Napoli, 1865, p. 134, n. 102. Una riedizione e traduzione recente è in Le pergamene greche di S. Maria di Pertosa e i notari di Auletta, a cura di F. D'oria, Pertosa, 2020, pp. 56-58, n. 7, con una riproduzione del documento a p. 59. Non sono note altre informazioni riguardo questo personaggio, sebbene si sia provato ad identificare, senza alcun fondamento, il fratello Alessandro con un esponente della famiglia normanna degli Altavilla..
Il 18 luglio 1137 si tenne il Concilio di Melfi nel feudo di Lagopesole (in seguito parte di Avigliano), mentre nel 1149, Luigi VII di Francia fu ospite di re Ruggero al castello di Lagopesole..
Periodo svevo (1198-1266)
Federico II favorì nella Basilicata e in altri luoghi le attività dell'agricoltura e dei commerci dimorando nel Castello di Lagopesole, dove trascorse parte dell'ultimo anno della sua vita (1250)..
In questi anni si parla di Avigliano nel ruolo che ebbe in occasione della riparazione della casa imperiale di Montemarcone(Archivio dipartimentale di Marsiglia Bouches de Rhone) Statua Officiorum Frirerici II (Nomina castrorum et domuum imperialium), citata da .
Periodo angioino (1266-1432)
Nell'anno 1266, sul trono del Regno di Napoli salì Carlo I d'Angiò che parlò di Avigliano in occasione di 165 fuggiaschi della città di Potenza, infatti parte di essi si erano rifugiati ad Avigliano.Il documento si trova presso l'Archivio di Stato di Napoli, Registri Angioini, n.11, foll. 11 - 13, citato da .
Nel 1277 la città pagò 4 once, 4 tarì e 4 grani di tasseIl documento si trova presso l'Archivio di Stato di Napoli, Registri Angioini, n.207, fol.62 e citata da . Considerando che l'intera Basilicata doveva pagare 4.283 once d'oro, 5 tarì e 16 grani, si può calcolare la grandezza di questo centro: ogni oncia di tassa rappresentava 4 fuochi, e se ne deduce che Avigliano fosse composto da 16 fuochiOgni fuoco o famiglia equivale a 6 abitanti.
Negli anni 1278-1279 si parla di Avigliano non più come Casale ma come Terra, in quegli anni si menzionava il barone Ambaldo. Nel 1290 venne fondato il convento domenicano di Avigliano, il primo della Basilicata.. Il convento di Avigliano, situato nei locali dove ora c'è il municipio, fu fatto costruire da Monsignor Claverio, vescovo della Diocesi di Potenza, ed inizialmente era adibito a Ospedale..
Da un documento del 1304 si comprende che la città era divisa in Universitates.. L'importanza che la Università di Avigliano comincia ad assumere in questo periodo la si può desumere dalle tasse che pagava alla Diocesi di Potenza. in seguito vennero a crearsi i rioni Serritello e Poggio e fu costruita la Torre di Taccone..
Avigliano, sotto Roberto d'Angiò, divenne bene demaniale e quindi fu sottoposta alle dirette dipendenze della corona e lo fu sino al 1432 anno in cui venne donata a Sergianni Caracciolo..
Età moderna La dominazione dei Caracciolo (1432-1610)
Troiano II riacquistò Avigliano e altre terre ma nel 1503 per paura dell'avanzata spagnola fuggì in Francia. Grazie alla pace stretta nel 1505 tra francesi e spagnoli e in quell'occasione lo Stato di Melfi ed Avigliano ritornarono a Giovanni III dei Caracciolo. Girolamo Caracciolo fu barone di Avigliano e nel 1528 lottò contro la Spagna perdendo guerra e feudo che andò prima al principe d'Orange, che a sua volta cedette la Terra in concessione a Luigi Gallarano e Diodato de BellottoEstado, libro 58. Archivio General de Simancas (Valladolid).
In seguito, nel 1532, venne concessa a Giovanni Zunica e a sua moglie Stefanicca Requesens che ne vendettero metà a Scipione Caracciolo e alla famiglia Marchionale dei Telesca di Avigliano..
Avigliano cercava grazie, privilegi e concessioni riconosciute in parte a partire dal 1579,. il 22 febbraio ci fu la prima convenzione fra il barone e l'Università, rappresentata dal sindaco; si parlava di 6.600 ducati che l'università doveva versare entro sei mesi.
Alla prima convenzione ne seguì una seconda il 18 febbraio 1590, e una terza il 1º novembre 1595, in tale sede si ricordò del debito ancora non versato completamente dell'università a cui si aggiunsero 1.000 ducati a titolo di interesse.
Verso la fine del Cinquecento il censimento di Avigliano rilevava che la popolazione era triplicata in un secolo; nel 1595 era tassata per 439 fuochi al cui confronto si cita Bella (275 fuochi) e Ruoti (102 fuochi)...
Nel 1610 il barone Giuseppe Antonio decise di vendere il territorio prima alla famiglia dei duchi Sabia Ventimiglia siciliani ma aviglianesi di adozione e poi a Ferrante Rovito per la somma di 63.000 ducati, comprata per 48.000 ducati nel 1612 dal principe di Melfi Andrea Doria(Archivio di Stato di Napoli Cedolari feudi, vol. 38, pag. 295). In tale data iniziò il possesso del feudo di Avigliano da parte dei Doria.
I Doria duchi di Avigliano (1612-1704)
Dal 1612 iniziò il dominio dei Doria, a quei tempi iniziò la costruzione del Convento dei Padri francescani riformati. e di due nuove cappelle fuori le mura del paese: la Cappella di San Biagio e la Chiesa di San Vito.
Dalla relazione di Pier Battista Ardoini del 1674, inviata a Genova ai Doria, si ha un quadro completo del feudo di Avigliano con tutte le notizie geografiche, sociali ed economiche riguardanti il paese. Nella relazione geografica di Avigliano viene messo in risalto il fatto che:
Intanto i fuochi da versare diventarono 601 nel 1669, contro i 132 di Ruoti e 274 di Bella. Proprio contando sui fuochi versati l'Ardoini stimava che nel 1674 si contavano circa 7.000 abitanti..
Il miracolo della Vergine del Carmelo
Il 1694 fu un anno caratterizzato da carestia e l'8 settembre da un violento terremoto, che ad Avigliano provocò danni a 20 case (rase al suolo) al palazzo Baronale e alla Chiesa Madre, senza mietere vittime.. L'evento fu considerato come miracolo della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.
Il 26 settembre venne eletta come patrona e protettrice di Avigliano; da allora fu istituita la Confraternita della Madonna del Carmine...
I Borbone (1734-1799)
Nel 1704 fu completata la costruzione del monastero e venne inaugurato nel mese di giugno del 1705. Avigliano pochi anni dopo divenne il più importante centro artigianale della regione, come si deduce da uno scritto del 1797 ad opera di Giustiniani:
Avigliano divenne infine una città a tutti gli effetti.
La Repubblica Napoletana del 1799
Nel 1799 saputo che le truppe francesi si stavano avvicinando minacciose a Napoli, per iniziare una ribellione dal 19 gennaio, in quell'occasione il popolo scese in piazza mostrando il tricolore.
Venne istituita il 5 febbraio la Municipalità democratica e popolare ad Avigliano, pochi giorni prima alcuni giovani aviglianesi, come Francesco Paolo Palomba, furono uccisi dai soldati borbonici, per aver mostrato il tricolore al Castel Sant'Elmo.. Diverse città allora innalzarono l'albero della libertà, in quel periodo i cittadini combatterono nelle città di Pietragalla, Cancellara, Vaglio, Tolve e San Chirico Nuovo, difendendo la repubblica.
Nel mese di aprile, gli aviglianesi intervennero a Tito e ci furono una settantina di morti e il mese successivo si unirono agli altri in difesa di Altamura, comandata dal sacerdote aviglianese Nicola Palomba,. e di Picerno. ma vennero sopraffatti dai sanfedisti guidati dal cardinale Ruffo, la stessa sorte toccò a Picerno,. e alla fine, dopo 5 mesi in cui visse la Repubblica partenopea venne sconfitta. Per i tanti morti venne edificata in memoria una lapide il 14 settembre del 1887..
Il decennio napoleonico (1806-1815) e Gioacchino Murat
Nel 1807 Avigliano giovò di numerosi territori annessi fra cui l'antico feudo di Lagopesole. Il decennio napoleonico grazie a varie leggi emanate portò sollievo alla città di Avigliano, i diritti feudali vennero aboliti, l'agricoltura venne valorizzata e ci furono molti lavori pubblici. Ma nella pratica si dovette attendere fino al 1953, con le leggi di riforma agraria e del D.L.C.P.S. 5 marzo 1948, n. 21, relativo alla Cassa per la formazione della piccola proprietà coltivatrice, anno in cui i baroni abbandonassero i loro diritti seulle terre.
Giuseppe Bonaparte, decise con decreto del 30 giugno 1807 la formazione dei collegio in ogni provincia ma Potenza non era attrezzata per un simile evento e fu scelta in sua vice Avigliano, grazie ai locali del soppresso Convento domenicano..
Età contemporanea Regno delle Due Sicilie (1816-1860)
Avigliano ebbe il privilegio del collegio fino al 1821...
Una volta terminata la Statistica del Regno di Napoli voluta da Gioacchino Murat nel 1811 si comprese che la situazione nelle terre vicine ad Avigliano erano critiche:
Giulio Corbo descrivendo la città scrisse: