Foggia (IPA: ; Fogge, , in dialetto foggiano ) è un comune italiano di abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Puglia.

Situata al centro del Tavoliere, assunse una certa rilevanza nel basso medioevo, sviluppandosi poi ulteriormente in epoca contemporanea a seguito della realizzazione di numerose opere di bonifica agraria nella pianura circostante.. Già capoluogo della Capitanata e terminale degli antichi tratturi della transumanza, costituisce una storica sede fieristica e un importante nodo stradale e ferroviario, oltreché centro aeroportuale.

Geografia fisica Territorio

Foggia sorge al centro del Tavoliere delle Puglie, tra il torrente Celone e il fiume Cervaro., a metà strada tra il golfo di Manfredonia, il promontorio del Gargano e i monti della Daunia. Il territorio sorge in un'area geografica pianeggiante e presenta un'escursione altimetrica di 291 metri, con un'altitudine compresa tra i 19 e i 310 metri. La casa comunale si trova a 76 m s.l.m.. La città giace su terreni di origine argillosa, soggetti a elevato ristagno idrico. Essa rientra nella zona indicata a sismicità media.Secondo l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003.

Clima

Il clima è mediterraneo, ma con tendenza subcontinentale, poiché la città si ubica a relativa distanza dal mare (circa 30 km in linea d'aria). Ciò favorisce escursioni termiche stagionali e giornaliere piuttosto pronunciate, talvolta anche di 20 °C, soprattutto in presenza di cielo sereno, scarsa ventilazione e bassi valori di umidità relativa. Queste condizioni contribuiscono, specie d'inverno, alla formazione di brinate notturne, allorché la temperatura scende a 0 °C grazie al notevole irraggiamento e conseguentemente al fenomeno di inversione termica.

In generale, si contano 4/5 giorni di episodi nevosi all'anno, brevi e senza accumulo. Le nevicate più abbondanti degli ultimi venticinque anni si sono avute il 15 dicembre 2007 con 20 cm; il 7 e 8 aprile 2003, fino a 5–10 cm (significativo vista la valenza temporale); il 16 gennaio 2002, circa 10/15 cm; il 26/27 dicembre 1996 fino a 30 cm e il 3 gennaio 1993, anche in quell'occasione circa 30/35 cm.

La temperatura minima più bassa registrata alla stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare di Amendola è stata di -10,4 °C nella storica ondata di freddo del gennaio 1985.

Le precipitazioni sono nel complesso modeste e a seconda degli anni comprese fra 350 mm e 700 mm (469 mm quella media dalla stazione meteorologica di Amendola) e principalmente distribuite nei trimestri autunnali ed invernali. Gli accumuli di pioggia più consistenti, ma comunque quasi mai superiori ai 60–70 mm al giorno, sono associati a depressioni formatesi sul Medio o Basso Tirreno fra ottobre e marzo che richiamano correnti molto umide da est/sudest dal mare, le quali riversano precipitazioni con intensità moderata, ma persistenti. Lo stau, offerto dalla catena appenninica, gioca un ruolo essenziale.

L'estate è particolarmente calda, secca e siccitosa: le temperature massime facilmente superano i +34 °C / +35 °C in presenza dell'anticiclone subtropicale africano, superando almeno un paio di volte l'anno anche i +40 °C a seguito di venti di favonio che, cadendo dall'Appennino campano si surriscaldano facendo lievitare ulteriormente le temperature. Memorabili risultano i +47 °C rilevati alla stazione dell'Aeronautica Militare di Amendola (distante però dal centro urbano) il 25 giugno 2007 la quale rappresenta il 3º record di temperatura massima più alta rilevata in Italia, preceduti dal primato italiano ed europeo di +48,8 °C di Floridia registrato l'11 agosto 2021 e dai +48,5 °C di Catenanuova registrato il 10 agosto 1999.

Contemporaneamente al notevole accumulo di calore nell'atmosfera, eventuali intrusioni di aria umida possono, di solito, generare fenomeni temporaleschi violenti, a volte grandinigeni o raramente associati a microburst. Si ricordino, i tornado che spazzarono la città e parte della provincia nel primo pomeriggio del 25 agosto 1994, con venti superiori ai 120-130 km/h e catalogabili come F1 della Scala Fujita. Intorno alle ore 13 locali dello stesso giorno la stazione meteorologica dell'Aeronautica Militare di Amendola registrò una raffica pari a 142,6 Km/h da sud ovest.

I venti, moderati o forti, soffiano prevalentemente da sud-ovest o da nord-ovest. Si registrano numerosi giorni di nebbia all'anno (mediamente 34 secondo i dati della Stazione meteorologica di Foggia Amendola) e concentrati fra novembre e aprile, formatasi o per irraggiamento o per scorrimento di deboli correnti miti e umide di scirocco su uno strato di aria più fredda presente al suolo, che pone la città come una delle più nebbiose del Centro-Sud Italia.

Dal punto di vista legislativo il comune di Foggia ricade nella Fascia Climatica D in quanto i gradi giorno della città sono 1530, dunque limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 12 ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile.

Classificazione climatica: zona D, 1530 GG

Idrografia Il territorio circostante la città non presenta una rilevante idrografia superficiale a causa della lontananza dai rilievi montuosi, della carenza di sorgenti, della scarsità di precipitazioni e dell'elevata permeabilità del terreno; soprattutto quest'ultimo fattore consente all'acqua piovana di penetrare nel sottosuolo e nella falda acquifera impedendo l'arricchimento di fiumi e torrenti. Gli unici corsi d'acqua di un qualche rilievo sono il Celone e il Cervaro; lungo le rive di quest'ultimo si estende il parco naturale regionale Bosco Incoronata.

Origini del nome

Secondo l'opinione più diffusa, il nome Foggia deriverebbe dal latino fovea, cioè "fossa", ma "fossa" non è da riferirsi, come pure generalmente si fa, solo alle fosse granarie, anche se già in epoca angioina sono attestate queste strutture a Foggia, centro del Tavoliere, la cui attività tipica è la coltura del grano.

Fovea, invece, può anche significare "una fossa" intesa come "bacino imbrifero", probabilmente quello attestato nella leggenda dell'Iconavetere e richiamato dallo stemma cittadino.

Per molti studiosi, infatti, la "foggia" indicherebbe la pozza nella quale defluiscono i corsi d'acqua che provengono dalle colline.

Per altri il nome sarebbe legato, invece, alla leggenda dello scoprimento dell'icona della Madonna nicopeia (collegata a una forma mitica diffusa in area adriatica e greca e che trova confronti nella nascita di Venere dalle acque), e in particolare alle fiammelle galleggianti sull'acqua. Questa è l'ipotesi, peraltro assai improbabile, secondo cui il nome della città deriverebbe da "fuoco" e, conseguentemente, dal titolo del santuario dell'Incoronata, Sancta Maria de Focis, che in realtà significa "Santa Maria della Foce", e non "dei Fuochi".N. Romano, I segreti delle vie di Foggia, Foggia, 1998.

Storia

Dal Neolitico ad Arpi In agro di Foggia è attestato il più grande sito archeologico del Neolitico, e tra i più datati, in Europa (periodo tra il VI e il IV millennio a.C.), culla dell'agricoltura, del commercio e dell'allevamento in Europa, grazie alle popolazioni provenienti dal Medio Oriente che trovarono nel Tavoliere delle Puglie il luogo ideale per vivere. Solo una piccola parte dell'area archeologica, scoperta con le foto aeree del Secondo conflitto mondiale, è racchiusa nel 'Parco Archeologico' Passo di Corvo.

Altri importanti insediamenti del Neolitico, li troviamo in località Pantano, tra i quartieri Salice Nuovo, San Lorenzo ed Ordona Sud, e nel centro della città, negli scavi della Villa Comunale e in quelli nell'area dell'ex Ippodromo.

Sono invece risalenti al II millennio a.C. i siti archeologici di Arpi (in greco Argos Hippium), il più importante centro dell'antica Daunia, come l'Ipogeo della Medusa, l'Ipogeo dei Cavalieri e le Necropoli, in località Arpinova.

Arpi era la più popolata ed estesa città italiota preromana, con un esercito di oltre 20.000 soldati, ricca e potente anche per la sua posizione geografica e per l'intenso commercio che svolgeva con le città vicine. La prassi dell'agricoltura era abituale tra gli abitanti della zona, favoriti anche dalla fertilità del Tavoliere e dalla sua conformazione completamente pianeggiante..

Arpi, secondo la leggenda, fondata dall'eroe greco Diomede, viene chiamata anche Argiripa, perché da Argo egli, Diomede, proveniva. Diomede avrebbe sposato la figlia di Dauno, Evippe, divenendo re dei Dauni.

Da notare che lo stesso Virgilio chiama la città prima Argyripa, poi Arpi.

Sempre nell'Eneide Virgilio evoca Argiripa-Arpi come la più temibile città d'Italia, in grado persino di contendere il dominio d'Italia alla progenie di Enea e dunque alla futura Roma:

atque iterum in Teucro Aetolis surgit ab Arpis/ Tydides.

ancora una volta sorge il Titide (figlio di Tideo, ovvero Diomede) dalla etolica Arpi contro i Teucri (Troiani).

(Eneide, X, 28)

Afrodite stessa prega il padre, Zeus, perché Arpi non distrugga i Troiani.

Turno, il re dei Rutuli che contende il dominio del Lazio ai Teucri ed è in cerca di alleati contro Enea, mandò ambasciatori a Diomede, ad Argyripa-Arpi, ma questi preferì astenersi dalla guerra.

non erit auxilio nobis Aetolus et Arpi:

non sarà di ausilio il nobile Etolico né Arpi.

(Eneide, XI, 428)

Tito Livio (XXIV, 45) racconta che la città venne venduta ad Annibale dal tradimento di un suo notabile ma che fu poi riconquistata dai Romani con un accordo con gli Arpini.

La fondazione di Foggia Non molto distante dal luogo dove sorgeva l'antica Arpi, esistevano pochi casolari arroccati intorno alla taverna del Gufo che si perdevano solitari nella campagna arroventata. Nel 1062 vi fu il ritrovamento dell'Iconavetere, nota come Madonna dei Sette Veli in uno dei laghetti stagnanti del tavoliere delle Puglie. La zona, infatti, era paludosa e malarica anche per la distruzione dell'abitato di Arpi in seguito alle invasioni barbariche e si dovette aspettare fino all'XI e XII secolo, sotto la dominazione normanna, per vedere dei miglioramenti nella zona sotto questo punto di vista.

Roberto il Guiscardo fece bonificare un'ampia zona acquitrinosa, e fece edificare la piccola chiesa dedicata a sancta Maria de Focis, dando vita al primitivo nucleo urbano della città di Foggia: nei pressi della Taverna del Gufo si iniziarono a costruire molte case per accogliere i pellegrini che veneravano la Madre di Dio, ma anche per trafficare con i pastori abruzzesi che affollavano la zona da settembre a maggio. L'impulso economico e civile crebbe ulteriormente nel periodo di Guglielmo il Buono. Età federiciana

Il XIII secolo fu un periodo molto importante nella storia di Foggia, il periodo di maggior splendore.

Federico II, molto legato alla città, fece costruire a Foggia un imponente Palatium che divenne una delle sue residenze preferite.

Il Palatium era grande ed imponente, era decorato con marmi policromi, disponeva di una "pescheria" ove Federico fece riporre dei pesci che poi amava offrire nei sontuosi pranzi di corte. Ancora oggi la memoria dell'ubicazione delle grandi vasche del palazzo imperiale è rimasta nel toponimo di Via Pescheria, a Foggia.

Proprio contiguo, infatti, si estende il perimetro cittadino che segue le vecchie mura della città. Ivi resta la Porta Arpana, detta I Tre Archi, unica porta originale di accesso alla città federiciana che oggi dà accesso a Via Arpi.

Su una parete della Porta è conservato un portale d'ingresso al palazzo.

Sovrasta l'epigrafe sopracitata il nome di Bartolomeo da Foggia, da alcuni ritenuto lo scultore di corte mentre è stato ipotizzato da Schulz (1860) che si tratti del protomagistrer ovvero del capo della fabbrica imperiale in opera a Foggia, Lucera e nell'intero Tavoliere.