Biografia Nascita e formazione
La data di nascita di Liberale non è nota con precisione, ma un registro veronese del 1455 lo indica come decenne, consentendo di collocare la nascita intorno al 1445. Il padre, Iacopo della Biava, era originario di Monza e si era trasferito a Verona nel 1433, dove esercitava i mestieri di fornaio e drappiere. Nel 1438 aveva sposato Iacopa Solimani, figlia di Zenone e sorella del pittore Nicolò Solimani.Un documento del 1481 attesta che Liberale fosse nipote di Nicolò Solimani. In Nel 1455 Iacopo della Biava risulta coniugato con la venticinquenne Margarita, circostanza che ha fatto ipotizzare la morte della madre di Liberale prima di quell'anno. Nel 1465 Liberale risultava orfano anche del padre.Ciò è attestato in un verbale del 19 gennaio 1465, nel quale è riportata la sua deposizione relativa a una concessione riguardante il monastero di Santa Maria in Organo. In
Le informazioni sulla formazione pittorica di Liberale sono scarse. Secondo le Vite di Giorgio Vasari, egli sarebbe stato allievo di un non meglio identificato Vincenzo di Stefano, del quale tuttavia non esistono riscontri documentari né opere conosciute. La critica moderna ha osservato come gli anni in cui si sarebbe svolta la sua formazione coincidessero con una fase di difficoltà per la pittura veronese, segnata dalla scomparsa di figure quali Pisanello e Stefano da Verona e dal lento affermarsi del Rinascimento, già pienamente sviluppato in altri centri italiani. Sebbene in città fosse già giunta la celebre e innovativa Pala di San Zeno di Andrea Mantegna, che Liberale ebbe probabilmente modo di osservare, Verona rimaneva ancora legata all'ormai maturo gotico internazionale.. È stata avanzata l'ipotesi, pur priva di prove certe, che Liberale avesse mosso i primi passi come pittore nella bottega dello zio Nicolò Solimani, o che comunque avesse collaborato con lui; tuttavia non sono state individuate opere attribuibili con certezza a questa fase giovanile.
Da Verona a Siena
Secondo un documento del 1465, in quell'anno Liberale era impegnato come miniatore presso il monastero veronese di Santa Maria in Organo, allora affidato alla Congregazione dei monaci Olivetani. Fu probabilmente grazie ai rapporti instaurati con l'ambiente olivetano, e in particolare con l'abate generale dell'ordine, che, secondo quanto riferisce Vasari, Liberale si trasferì già nello stesso anno a Siena, dove fu chiamato a collaborare alla decorazione dei corali destinati al Duomo. L'arrivo a Siena rappresentò una svolta decisiva nella formazione artistica del giovane artista. Nello scriptorium della cattedrale, uno dei più importanti centri italiani per la produzione di manoscritti miniati, egli lavorò per quasi un decennio, contribuendo alla decorazione di numerosi codici. Gli sono attribuite almeno sedici unità librarie oggi conservate presso la Libreria Piccolomini, nella stessa cattedrale, testimonianza della rapidità con cui riuscì ad affermarsi nel contesto artistico senese.
È stato ipotizzato che Liberale possa essere identificato con il "giovanetto lombardo" che, come prova d'esame, ricevette l'incarico di decorare la lettera C di un corale il 24 gennaio 1467. A questa prima prova seguirono altre miniature nel graduale 24.9 e, successivamente, l'intera decorazione del graduale 20.5, nel quale compare anche la sua firma. Nello stesso periodo egli fu inoltre chiamato a collaborare alla decorazione dei corali del grande monastero olivetano di Monte Oliveto Maggiore, situato fuori Porta Tufi a Siena, oggi conservati presso il Duomo di Chiusi.
Il soggiorno senese ebbe un'importanza fondamentale per l'evoluzione del linguaggio artistico di Liberale. Inserito in un ambiente particolarmente dinamico, egli poté confrontarsi con alcune delle personalità più rilevanti della pittura e della miniatura senese del Quattrocento, tra cui Vecchietta, Francesco di Giorgio, Neroccio di Bartolomeo de' Landi, Matteo di Giovanni, Sano di Pietro e Pellegrino di Mariano. Il contatto con queste esperienze favorì un rapido superamento della tradizione tardo-gotica veronese, conducendolo verso una pittura caratterizzata da maggiore solidità volumetrica, vivacità narrativa e attenzione agli effetti spaziali. Un esempio emblematico di questa trasformazione è la celebre figura di Eolo inserita nel graduale 20.5, nella quale emergono già una nuova energia espressiva e una più moderna concezione della figura umana.
Alla prima fase senese appartiene inoltre un piccolo gruppo di dipinti di carattere devozionale, comprendente alcune Madonne col Bambino e una Natività. Pur mantenendo elementi della tradizione precedente, come il ricorso al fondo dorato, queste opere mostrano una crescente libertà inventiva e una sensibilità ormai lontana dai modelli tardogotici, rivelando la capacità di evoluzione di un artista che riuscì ad assimilare stimoli diversi e a trasformarli in un linguaggio personale. Un ulteriore elemento di rilievo nella formazione di Liberale fu probabilmente il contatto con il miniatore mantegnesco Girolamo da Cremona, che all'inizio degli anni Settanta del Quattrocento soggiornò brevemente a Siena, dove realizzò tre pagine miniate di un graduale. La presenza di Girolamo, formatosi nell'ambiente padovano vicino ad Andrea Mantegna, contribuì molto probabilmente a rafforzare nel giovane artista veronese l'interesse per soluzioni più monumentali e naturalistiche, per l'antico, per la costruzione prospettica dello spazio e per una decorazione di gusto classicheggiante, tutti elementi destinati ad avere un ruolo importante nello sviluppo successivo del suo stile..
Primi anni 1470
La documentazione relativa alla presenza di Liberale a Siena presenta una lacuna tra il 1469 e il 1472. Tale assenza dalle fonti ha portato diversi studiosi a ipotizzare che, durante questo periodo, l'artista possa essersi recato altrove per svolgere nuove commissioni. In particolare, gli è stata attribuita la realizzazione della pala d'altare destinata al Duomo di Viterbo, datata al 1472 e raffigurante Cristo Redentore insieme ai santi Giovanni Evangelista, Leonardo, Benedetto (o Bernardo), Giovanni Battista e il vescovo donatore. L'opera, caratterizzata da un'elevata qualità esecutiva e da una notevole maturità compositiva, è stata considerata da alcuni studiosi una delle prove più significative del periodo giovanile di Liberale; tuttavia l'attribuzione non è unanimemente accettata e rimane oggetto di discussione.
Terminata questa possibile parentesi, Liberale tornò a lavorare per l'Opera del Duomo di Siena, dove si trovò a confrontarsi nuovamente con la presenza di Girolamo da Cremona, nel frattempo rientrato e stabilitosi in città dopo una breve assenza. A Siena realizzò alcune miniature per i corali della cattedrale, offrendo a Liberale l'occasione di confrontarsi con un linguaggio figurativo più aggiornato. L'influenza di Girolamo è riconoscibile in alcune opere successive di Liberale, nelle quali compaiono motivi ornamentali analoghi, come perle, rosette, boccioli, medaglioni e foglie d'acanto. Tra gli esempi più significativi figurano il graduale 28.12, completato nel marzo 1471, e la Crocifissione del Missale Romanum, dove tali elementi decorativi vengono integrati in una concezione più ricca e articolata della pagina miniata. Anche nel graduale 21.6, decorato da Liberale tra agosto e dicembre 1472, emerge una nuova fase di maturità, caratterizzata da una più raffinata resa luministica e da una tavolozza cromatica più brillante.
Il rapporto artistico tra Liberale e Girolamo da Cremona fu tuttavia complesso e non può essere interpretato come una semplice dipendenza del primo dal secondo. Per lungo tempo alcune opere di Liberale furono infatti attribuite a Girolamo proprio a causa delle loro affinità stilistiche, ma gli studi successivi hanno evidenziato come anche il maestro cremonese abbia potuto trarre stimoli dall'espressività e dalla vivacità narrativa del collega veronese. I due artisti mantennero comunque caratteristiche personali ben riconoscibili: la pittura di Liberale si distingue per una maggiore fluidità del segno, per l'uso di luminose lumeggiature dorate e per una particolare energia nelle figure; Girolamo tende invece verso una resa più ordinata e controllata, con forme più regolari e un equilibrio cromatico maggiormente misurato. È stata inoltre avanzata l'ipotesi che i due artisti abbiano collaborato, almeno episodicamente, alla decorazione di alcuni corali, tra cui i graduali 16.1 e 23.8. Il sodalizio si interruppe tuttavia nei primi mesi del 1474, quando Girolamo lasciò definitivamente Siena, lasciando incompiute alcune miniature dell'antifonario 10.L, che furono successivamente completate da Liberale.
Oltre alla possibilità di confronto con la miniatura padana, la permanenza senese consentì a Liberale di osservare le opere dei principali protagonisti della cultura figurativa locale. In particolare, ebbero probabilmente un ruolo nella sua formazione le sculture lasciate in città da Donatello e l'attività dell'architetto Antonio Federighi, dal quale sembra aver assimilato l'interesse per il repertorio classico e una maggiore attenzione alla costruzione prospettica degli spazi architettonici. Un'ulteriore lacuna documentaria, compresa tra novembre 1474 e giugno 1475, è stata collegata alla possibile realizzazione della Madonna in trono col Bambino, i santi Benedetto (o Bernardo) e Francesca Romana e tre angeli per la chiesa olivetana di Santa Maria Nova a Roma, opera generalmente attribuita a Liberale ma non priva di discussioni attributive.
Nel giugno 1475 Liberale completò la decorazione dell'antifonario 10.L insieme a Venturino Mercati da Milano. Con quest'ultimo collaborò anche alla realizzazione di altri corali dell'Opera del Duomo di Siena, tra cui gli antifonari 13.O (giugno–ottobre 1475), 3.C (novembre–dicembre 1475) e 12.N (dicembre 1475 – aprile 1476).
La maturità a Venezia
Tra la primavera e l'inizio dell'estate del 1476 Liberale lasciò Siena, dove aveva trascorso oltre un decennio decisivo per la propria formazione artistica, e si recò nuovamente presso l'abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Dopo un breve soggiorno nell'ambiente olivetano, probabilmente fece ritorno nell'Italia settentrionale; è stata tuttavia ipotizzata anche una sua possibile permanenza a Firenze, sebbene non vi siano testimonianze documentarie certe al riguardo. Da allora le notizie biografiche sull'artista tornano a essere frammentarie e, per alcuni anni, le fonti non consentono di ricostruirne con precisione gli spostamenti e l'attività.
Liberale ricompare nella documentazione il 9 settembre 1481, quando sottoscrisse con lo zio Nicolò Solimani un contratto per la realizzazione degli affreschi della cappella Tonso nella chiesa della Santissima Annunziata a Rovato, opera oggi perduta.. Anche per il periodo successivo le informazioni rimangono limitate, lasciando un'ampia lacuna nella ricostruzione della sua attività tra i primi anni Ottanta e la metà del decennio. Nel 1487 è nuovamente documentato al servizio della committenza olivetana, questa volta a Venezia, nell'isola di Sant'Elena, dove gli fu affidata la realizzazione della pala destinata all'altare maggiore della chiesa di Sant'Elena. L'incarico venne formalizzato il 7 maggio 1487 per un compenso di 400 ducati; il contratto prevedeva che l'opera fosse eseguita nella bottega veronese dell'artista e terminata entro due anni e mezzo, prendendo come riferimento compositivo il San Sebastiano di Alessandro Marescalchi. La pala non è giunta fino a noi e non è possibile stabilire con certezza se sia stata effettivamente completata.