Cercospora beticola (Sacc., Nuovo Giorn. Bot. Ital. 8: 189 (1876)), chiamata comunemente cercospora della barbabietola, è un fungo fitopatogeno che colpisce la barbabietola da zucchero (Beta vulgaris var. saccharifera), causando una malattia nota come cercosporiosi della bietola. È considerata la più pericolosa patologia fogliare di Beta vulgaris, comportando cali di resa del 25-50% nel peso delle radici delle cultivar saccarifere. In Italia è diffusa soprattutto nelle regioni del nord e del centro facenti parte del bacino storico di coltivazione (Emilia-Romagna, Veneto, Marche, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte).
Tassonomia Appartiene agli ascomiceti filamentosi imperfetti e il suo stato sessuale (teleomorfo) non è noto, contrariamente a molte altre specie del genere Cercospora, per le quali il teleomorfo appartiene al genere Mycosphaerella. Sono conosciute due forme fisiologiche denominate C1 e C2, non distinguibili per caratteristiche morfologiche. Il ceppo C2 causa infestazioni generalmente più aggressive.
Piante ospiti Cercospora beticola parassitizza numerose specie del genere Beta, tra le quali quasi tutte le varietà coltivate di barbabietola da zucchero e numerose altre specie della famiglia Chenopodiaceae, in particolare i generi Spinacia, Atriplex, Amaranthus, Chenopodium e Plantago.
Sintomatologia ed identificazione Il patogeno colpisce tutti gli organi verdi della pianta, quali foglie, piccioli e scapi fiorali. In genere i primi sintomi compaiono verso metà giugno e il massimo della virulenza si ha tra la fine del mese e i primi di luglio. Sulle foglie infette più vecchie appaiono dapprima piccole macchie tondeggianti decolorate (giallo-verdastre), successivamente leggermente imbrunite e quindi rossastre, con un'area centrale più chiara e un diametro di 2-3 mm. In questa fase l'alone violetto attorno a un centro pallido è caratteristico per l'identificazione delle infezioni da Cercospora beticola. Se le condizioni ambientali sono favorevoli, queste macchie possono confluire, causando il disseccamento dell'organo. Durante la fase acuta della malattia si ha la formazione di un pulviscolo bianco-grigiastro sulla lamina (micelio) che propaga le spore del fungo. Nella fase avanzata dell'attacco, rimane un unico cespo centrale verde sulla pianta, circondato da resti necrotici, imbruniti e appiattiti al terreno. La perdita dell'apparato fotosintetico viene in genere compensata dall'emissione di nuovi germogli, con un anomalo allungamento del colletto, determinando così un ritardo dell'accrescimento e dello sviluppo delle giovani barbabietole, e un esaurimento delle riserve immagazzinate con una conseguente riduzione del contenuto zuccherino radicale nelle piante mature.
La cercosporiosi della bietola è distinguibile da altre malattie fogliari (Alternaria, Phoma, batteriosi) per le piccole dimensioni delle macchie e per la presenza di punteggiature nerastre centrali (pseudostromi), visibile più agevolmente con l'aiuto di una lente.
All'osservazione microscopica, Cercospora beticola presenta conidiofori tozzi, geniculati, brunastri nella parte basale e ialini in cima. In genere misurano 10 - 100 µm × 3 - 5.5 µm. Tali conidiofori, impiantati su stromi sottostomatici, producono conidi ialini, lunghi 70 – 120 µm e larghi 3-4 µm, dotati di base rastremata e apice acuminato. Il loro numero di setti varia da 8 a 15. Le ife, anch'esse settate, hanno un diametro medio di 2 – 4 µm.
Biologia ed epidemiologia
La cercosporiosi è una malattia policiclica, particolarmente grave in annate caldo–umide. In primavera i conidi si distaccano dal micelio svernante e, trasportati dal vento per brevi distanze, giungono sulle parti vegetative della barbabietola. Il fenomeno raggiunge l'apice alla temperatura di 18 °C con un tasso di umidità relativa dell'80%, mentre si annulla a temperature inferiori ai 10 °C o superiori ai 26 °C e con umidità inferiore al 60%. La germinazione dei conidi comincia con temperature di 10 – 15 °C (ottimali 25 - 30 °C) e umidità relativa superiore al 70 – 90%. I conidi producono tubetti germinativi ramificati, le cui ife penetrano tramite gli stomi e si sviluppano nel parenchima fogliare con decorso dapprima intercellulare e poi intracellulare. Nella camera sottostomatica formano ammassi pseudostromatici e differenziano i conidiofori che si sviluppano riuniti in grappoli. La velocità di penetrazione è massima con temperature attorno ai 25 °C e umidità del 90%; si annulla se questa scende al di sotto del 60%. Questa prima fase di infezione (24 – 32 ore) è seguita da un'incubazione che a 30 °C dura circa otto giorni, ma che può arrivare a 15 se le condizioni sono meno favorevoli. I conidi, responsabili delle reinfezioni secondarie, si sviluppano nella parte centrale delle macchie necrotiche; il loro incremento trova condizioni ottimali a 25 – 30 °C e umidità relativa del 95 – 100% e la dispersione nell'ambiente può essere favorita dall'impatto delle gocce di pioggia (effetto splash).
Il fungo sverna come micelio sui residui di coltura infetta rimasti in campo, mantenendosi vitale fino a due anni anche a profondità di 30 –50 cm sotto il livello del suolo. Solo raramente sverna come conidio. Può altresì resistere su ospiti secondari del genere Beta o affini (Plantago, Amaranthus, Chenopodium), o conservarsi sui semi come masse stromatiche.
Lotta La lotta verso la cercosporiosi della bietola è sia di tipo chimico che agronomico, avvalendosi di strategie preventive per contenere la gravità degli attacchi. Dagli anni 2000 sono state implementate tecniche biologiche di lotta mediante l'impiego di microrganismi antagonisti e lo sviluppo di cultivar resistenti alla malattia.
Lotta agronomica Nel caso della cercosporiosi la corretta scelta varietale è di fondamentale importanza. Anche se non sempre è possibile eliminare completamente la difesa chimica, se ne può però ridurre l'impiego. Tra le principali metodiche volte a questo obiettivo si ricordano: rotazioni: sono consigliate rotazioni almeno triennali con grano, mais, fagiolo, erba medica o colture che non possano fungere da serbatoio di inoculo per il fungo e altre patologie della barbabietola; posizione dell'appezzamento: per limitare il movimento di conidi dai residui vegetali infetti lasciati sul terreno, è raccomandabile una distanza di almeno 100 metri da un appezzamento precedentemente coltivato a bietola; eliminazione dei residui colturali infetti; concia delle sementi; uso razionale della concimazione azotata; riduzione delle densità d'impianto; impiego di cultivar resistenti: le cultivar saccarifere in commercio non dispongono di una completa resistenza verso il patogeno, ma consentono comunque un notevole rallentamento dello sviluppo della malattia; eliminazione delle prime foglie colpite per limitare il propagarsi dell'infezione (attuabile su piccole superfici).
Lotta chimica
La difesa chimica prevede trattamenti alla prima comparsa dei sintomi e la loro ripetizione per 2 – 3 volte ad intervalli regolari di 15 – 20 giorni con poltiglia bordolese (solfato di rame, usato fin dagli inizi del 900), ditiocarbammati (in particolare maneb), benzimidazolici, strobilurine, morfoline e triazoli. Questi ultimi, in particolare, rappresentano il principale mezzo per il contenimento degli attacchi di Cercospora beticola, anche se il loro uso può portare ad una riduzione della sensibilità del fungo verso i principi attivi, con conseguente perdita di efficacia (resistenza agli agrofarmaci). Il momento più critico per la difesa si ha, negli areali della Pianura Padana, tra la fine di giugno e l'inizio di luglio. Gli interventi andranno interrotti 25 - 30 giorni prima dell'estirpo per garantire la completa sicurezza alimentare. Per le cultivar da foglia o nelle zone ad elevato rischio è importante cominciare i trattamenti non appena si notano le prime macchie; per le cultivar da zucchero si può effettuare il primo intervento quando le macchie sulle foglie iniziano a confluire sul 40% delle piante.
Per evitare l'insorgenza di resistenze da parte del patogeno è fondamentale impiegare una miscela di molecole con differente meccanismo d'azione. Una soluzione può essere rappresentata dall'effettuare i primi passaggi con una miscela di strobilurine e triazoli, contando sull'azione preventiva, sulla persistenza e sull'efficacia anche nei confronti dell'oidio. Per i successivi interventi è bene continuare ad impiegare miscele di molecole (ad esempio triazoli e morfoline oppure triazoli e strobilurine), lasciando l'impiego dei triazoli da soli per l'ultimo intervento.
Lotta biologica Anche per la cercosporiosi della bietola sono presenti antagonisti naturali, che possono essere impiegati nella lotta biologica e integrata. In particolare, due organismi hanno dimostrato in prove di laboratorio e di campo un'efficacia verso Cercospora beticola:
Laetisaria arvalis: agisce inibendo la produzione di cercosporina, una tossina prodotta da Cercospora beticola e coinvolta nello sviluppo della sintomatologia sulle piante infette. Inoltre, Laetisaria arvalis produce metaboliti che sopprimono Cercospora beticola anche senza contatto fisico tra i due funghi. Trichoderma spp.: genere di funghi molto studiato per i possibili impieghi in lotta biologica contro molti patogeni delle piante coltivate. In particolare Trichoderma harzianum, Trichoderma viridae, e Trichoderma auroviridae hanno dimostrato di eliminare Cercospora beticola tramite produzione sostanze tossiche.
Note
Bibliografia
Voci correlate Barbabietola da zucchero
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Mycosphaerellaceae Categoria:Avversità della barbabietola Categoria:Taxa descritti nel 1876