Nel 610 Maometto,In italiano, fino a tutto il XVI secolo, è stato chiamato anche Maumetto o Macometto; più antica invece la variante Malcometto, prequattrocentesca. Cfr. affermando di operare in base a una rivelazione ricevuta, cominciò a predicare una religione monoteista basata sul culto esclusivo di un Dio, unico e indivisibileIn effetti il concetto di monoteismo era diffuso in Arabia da tempi più antichi e il nome Allah (principale nome di Dio nell'Islam, l'altro è al-Raḥmān (lett. «Il Misericordioso»), che in lingua araba deriva dalla radice <ʾ-l-h>), significa semplicemente «Iddio». Gli abitanti dell'Arabia peninsulare e della Mecca – salvo pochi cristiani e zoroastriani e un assai più consistente numero di ebrei – erano per lo più dediti a culti politeistici e adoravano una molteplicità di idoli, venerati anche in occasione di feste, per lo più abbinate a pellegrinaggi (in arabo: mawṣim). Particolarmente rilevante era il pellegrinaggio panarabo, detto ḥajj, che si svolgeva nel mese lunare di Dhū l-Ḥijja («Quello del Pellegrinaggio»). In tale occasione molti devoti arrivavano nei pressi della città, nella zona di Mina, Muzdalifa e di ʿArafa. Gli abitanti della Mecca avevano anche un loro proprio pellegrinaggio urbano (la cosiddetta ʿumra) che svolgevano nel mese di rajab in onore del dio tribale Hubal e delle altre divinità panarabe, ospitate dai Quraysh all'interno del santuario meccano della Kaʿba..
Considerato l'ultimo esponente di una lunga tradizione profetica, entro la quale egli occupa per i musulmani una posizione di assoluto rilievoLa sua relativa superiorità è attestata in numerose opere islamiche; tra tutte, ha un certo peso quanto riferito in margine al suo Isrāʾ e Miʿrāj, in cui a lui è riservato il posto d'eccellenza fra i numerosi profeti che l'avevano preceduto. Gli Aḥmadī e la Nation of Islam considerano i loro fondatori come profeti successivi a Maometto, e perciò ritenuti al di fuori dell'Islam., venendo indicato come «Messaggero di Dio/Allah» (Rasūl Allāh), «Sigillo dei profeti» (Khāṭim al-anbiyāʾ) e «Misericordia dei mondi» (per citare solo tre degli epiteti onorifici attribuitegli per tradizione), Maometto sarebbe stato incaricato da Dio stesso, tramite l'angelo GabrieleW. M. Watt, «Muḥammad», in The Cambridge History of Islam, 4 voll., Cambridge, Cambridge University Press, 19956, Cap. 2, p. 31., di predicare l'ultima Rivelazione all'umanitàMary Pat Fisher, Living Religions: An Encyclopaedia of the World's Faiths, Londra, I.B. Tauris Publishers, 1997, p. 338.Victor Watton, A student's approach to world religions: Islam, Hodder & Stoughton, 1993, p. 1. ISBN 978-0-340-58795-9.
La sua rivelazione venne raccolta dopo la sua morte nel Corano, il libro sacro dell'Islam. Maometto ripeté per ben due volte per intero il Corano nei suoi ultimi due anni di vita e molti musulmani lo memorizzarono per intero, ma fu solo durante il califfato di ʿUthmān b. ʿAffān che fu messo per iscritto da una commissione coordinata da Zayd b. Thābit, principale segretario del ProfetaPuntualmente organizzato all'epoca del Wālī al-Ḥajjāj b. Yūsuf sotto il califfato dell'Omayyade ʿAbd al-Malik b. Marwān. Il Corano si diffuse così nel mondo a seguito delle conquiste arabe in Africa, Asia ed Europa, rimanendo inalterato fino ad oggi, malgrado lo sciismo vi aggiunga un capitolo (Sūra) e alcuni brevi versetti (ayāt).
Biografia Infanzia e giovinezza
Maometto nacque in un giorno imprecisato (che secondo alcune fonti tradizionali sarebbe il 20 o il 26 aprile di un anno parimenti imprecisabile, convenzionalmente fissato però al 570Il più antico biografo di Maometto, Ibn Isḥāq, scrive nella sua al-Sīra al-nabawiyya che il profeta sarebbe nato il lunedì 12 rabīʿ I dell'Anno dell'elefante. Ṭabarī invece si limita a indicare l'Anno dell'elefante, senza fornire il giorno e il mese, ma ricorda la tradizione di Hishām b. Muḥammad al-Kalbī secondo cui Maometto era nato nel quarantaduesimo anno del regno di Kisra Anūshirwān, vale a dire nel 573.) alla Mecca, nella regione peninsulare araba del Hijaz. Nell'Arabia preislamica già esistevano comunità monoteistiche, comprese alcune di cristiani ed ebrei.Cor., 3:95Esposito, Islam, Extended Edition, Oxford University Press, pp. 5–7
Fu l'unico figlio di ʿAbd Allāh b. ʿAbd al-Muṭṭalib ibn Hāshim (appartenente ad un importante clan di mercanti, quello dei Banū Hāshim, componente della più vasta tribù dei Banū Quraysh della Mecca) e di Āmina bt. Wahb, figlia del sayyid del clan dei Banu Zuhra, anch'esso appartenente ai B. Quraysh. La sua nascita sarebbe stata segnata, secondo alcune tradizioni, da eventi straordinari e miracolosi.Vite antiche di Maometto, a cura di Michael Lacker. Testi scelti e tradotti da Roberto Tottoli, Milano, Mondadori 2007. Suo padre morì a Yathrib, sei mesi prima della sua nascita, al termine d'un viaggio di commercio a Gaza.
Orfano fin dalla nascita del padre, Maometto fu affidato da sua madre alla balia Ḥalīma bt. Abī Dhuʿayb, della tribù dei Banū Saʿd b. Bakr (che effettuava piccolo nomadismo intorno a Yathrib), che lo avrebbe allevato nei primissimi anni di vita. Ḥalīma fu per Maometto una seconda madre, tanto da essere chiamata da lui «mamma».. Secondo la tradizione, Ḥalīma avrebbe riportato il bambino da Āmina, dopo un evento soprannaturale: mentre il giovanissimo Maometto badava a degli animali da pascolo, sarebbe stato avvicinato da due o tre esseri, che dopo averlo fatto «gentilmente» distendere, gli avrebbero estratto dal cuore un grumo nero che sarebbe stato lavato con neve e poi riposizionato funzionante nel cuore.
Oltre alla madre e alla nutrice, del bambino si prese cura Umm Ayman Baraka, schiava etiope della madre che lo allevò dopo il periodo trascorso presso Ḥalīma, rimanendo con lui fino a che Maometto ne propiziò il matrimonio, dapprima con un medinese e poi col figlio adottivo Zayd. Secondo lo storico Ibn Sa'd, Baraka avrebbe insegnato a Maometto l'abissino.. Nella tradizione islamica Umm Ayman, che generò Usama ibn Zayd, fa parte della Gente della Casa (Ahl al-Bayt) e il Profeta nutrì sempre per lei un vivo affetto (tanto dal chiamarla «mamma»), anche per essere stata una delle prime donne a credere al messaggio coranico da lui rivelato.
Maometto rimase orfano anche di madre all'età di sei anni. Il bambino fu affidato al nonno paterno ʿAbd al-Muṭṭalib ibn Hāshim, che lo portò alla MeccaAlla Mecca Maometto potrebbe forse aver avuto l'occasione di entrare in contatto presto con quei ḥanīf, che il Corano vuole fossero monoteisti che non si riferivano ad alcuna religione rivelata, come si può leggere nelle sure III:67 e II:135. Secondo una tradizione islamica, egli stesso era un ḥanīf e un discendente di Ismaele, figlio di Abramo. Cfr. ; . La storicità di questo gruppo è comunque discussa fra gli studiosi. Cfr. ; .. Alla morte del nonno due anni dopo, fu lo zio paterno Abū Ṭālib a prendersi cura di lui, divenendo una figura centrale nella sua vita.. Altrettanto importante fu l'affettuosa e presente sua zia Fāṭima bint Asad, che Maometto amava per il suo carattere dolce, tanto da mettere il suo nome a una delle proprie figlie e per la quale il futuro profeta pregò spesso dopo la sua morte.
In casa degli zii, Maometto convisse con i cugini Tālib (che in seguito non sarebbe mai divenuto musulmano) ʿAqīl (che avrebbe abbracciato la fede solo dopo enormi resistenze), Fākhita (con cui Maometto avrebbe voluto contrarre un matrimonio preferenziale), Ğaʿfar (che somigliava molto al futuro profeta) e infine ʿAlī, il minore dei suoi cugini. Successivamente, ormai figura affermata nella società, Maometto adotterà ʿAlī, che sarebbe divenuto una figura centrale dello sciismo. Tranne lo zio Abū Lahab, tutti loro gli dimostrarono affetto e, in seguito, supporto, anche per la norma sociale della muruwwa..
Nei suoi viaggi fatti in Siria e Yemen con suo zio Abū Ṭālib, modesto commerciante, Maometto potrebbe aver preso conoscenza dell'esistenza di comunità ebraiche e cristianeSi veda Leone Caetani, Annali dell'Islām, I, pp. 159-162, §§ 134-136. e dell'incontro, che sarebbe avvenuto quando Maometto aveva 9 o 12 anni, col monaco cristiano siriano Bahira - che avrebbe riconosciuto in un neo fra le sue scapole il segno del futuro carisma profetico - si parla già nella prima biografia (Sīra) di Maometto, che fu curata, vario tempo dopo la morte, da Ibn Isḥāq per essere poi ripresa in forma più "pia" da Ibn Hishām.
A quindici anni, Maometto partecipò alla guerra del Figar tra i vari clan, per assicurarsi il controllo del commercio di Higiaz, con la scusa di garantire i traffici e stroncare le azioni disoneste. Il conflitto forse servì a Maometto per imparare ad usare arco e frecce.. Il futuro profeta partecipò al patto tra i clan vincitori (i Quraysh e i Kina), che servì a mantenere l'egemonia del potere commerciale..
I successi commerciali e il matrimonio con Khadīja Viste le difficoltà economiche in cui si trovava, suo zio Abū Ṭālib gli consigliò di lavorare come mercante. Presto Maometto ottenne fama di commerciante «onesto, equo ed efficiente», che gli aveva valso il soprannome di al-Amīn (il Fidato).. Le sue doti furono notate dalla ricca e colta vedova Khadīja bt. Khuwaylid, che gli offrì la guida e la gestione di un suo carico di mercanzie per la Siria e Yemen: operazione che grazie a Maometto generò un profitto maggiore del previsto.. Due mesi dopo il ritorno di Maometto alla Mecca da un viaggio in Siria, rimasta favorevolmente impressionata anche dall'avvenenza, dal carisma e dal talento per gli affari del giovane mercante, la quarantenne Khadīja si propose in sposa al venticinquenne Maometto attraverso l'intermediaria Nufayasa.. Sempre nel 595, dopo che lui le donò in dote 20 dromedarie, i due si sposarono.
Ebbero una vita di coppia senz'altro felice, testimoniata non solo dalla volontaria monogamia di Maometto ma anche dai sei figli che nacquero. Khadīja gli dette quattro figlie - Zaynab, Ruqayya, Umm Khulthūm e Fāṭima, detta al-Zahrāʾ (le prime tre destinate però a premorire al padre, seppur in età adulta) - oltre a due figli maschi: al-Qàsim, che morì a poco meno di due anni e ʿAbd Allāh, a circa sette mesi. L'unica figlia sopravvissuta a Maometto fu Fāṭima, che dette in sposa al cugino ʿAlī..
Alcuni anni dopo il matrimonio, nel 605, venne effettuato un profondo restauro della Kaʿba. In quell'occasione, non riuscendo ad accordarsi su quale di essi dovesse avere l'onore di ricollocare la Pietra Nera (spostata dopo i lavori del restauro e situata in quella che è oggi la Grande Moschea della Mecca), i principali esponenti dei clan della Mecca decisero di affidare la decisione alla prima persona che fosse transitata sul posto: quella persona fu il trentacinquenne Maometto. Il futuro profeta chiese un tappeto e decise di posizionarvi al centro la pietra, poi la trasportò insieme agli esponenti dei clan più importanti, ognuno dei quali reggeva un angolo del tessuto. Fu Maometto a inserire la pietra nel suo spazio, sedando in questo modo la pericolosa disputa, salvando al contempo l'onore dei clanDairesi, Hırka-i Saadet; Aydın, Hilmi, 2004. (Uğurluel, Talha; Doğru, Ahmet, eds.), The sacred trusts: Pavilion of the Sacred Relics, Topkapı Palace Museum, Istanbul. Tughra Books. ISBN 978-1-932099-72-0..
Rivelazione La tradizione non fornisce molti elementi per poter comprendere la formazione di Maometto, in particolare riguardo a quali influssi culturali e religiosi possa aver subìto. Quello che è certo è che possedesse un'inquietudine spirituale e un'inclinazione religiosa, che lo portavano spesso ad allontanarsi dal caos della quotidianità..
Nel 608, Maometto iniziò a fare sogni premonitori, a vedere lampi di luce e a sentire voci, che inizialmente attribuì alla presenza di jinn.. Furono proprio questi sogniÈ possibile leggere l'interpretazione che la tradizione islamica attribuisce a questi sogni nel tafsir di Muhammad Shafir, le Maʿārif al-Qurʾān (Le conoscenze del Corano).