La 3,4-metilenediossimetanfetamina, più comunemente nota come MDMA o ecstasy (talvolta chiamata anche MD, XTC, Molly) è una sostanza psicoattiva appartenente alla classe delle feniletilamine, dagli spiccati effetti stimolanti ed entactogeni, anche se non propriamente psichedelici. È un composto semisintetico ottenuto comunemente a partire dal safrolo, composto presente negli olii essenziali di sassofrasso, noce moscata, vaniglia, radice di acoro, e in diverse altre spezie vegetali.

Diffusasi a partire dagli anni novanta nella scena rave, rappresenta uno dei più diffusi stupefacenti che viene assunto generalmente sotto forma di pastiglie o cristalli, disciolti in liquidi o meno comunemente fumati. L'abuso può comportare rischi per la salute, sia fisica sia cerebrale con evidenze sperimentali di neurotossicità.

È attualmente oggetto di ricerca in ambito psichiatrico come adiuvante per le sessioni di psicoterapia, in particolare nei casi di disturbi severi e resistenti ai trattamenti tradizionali. È attualmente una sostanza illegale e controllata al pari di altri stupefacenti anche se negli ultimi anni è stata approvata dalle agenzie del farmaco di alcuni Stati (come Canada e Australia) per l'utilizzo, in ambito clinico e strettamente sorvegliato, nella psicoterapia assistita dei casi complessi di disturbo post-traumatico da stress.

Storia

Scoperta L'MDMA (3,4-metilenediossimetanfetamina) è stata sintetizzata per la prima volta nel 1912 dal chimico Anton Köllisch, che lavorava per la società farmaceutica tedesca Merck. All'epoca, Merck era interessata allo sviluppo di farmaci contro le emorragie che aggirassero il brevetto per un farmaco analogo, l'idrastinina, sviluppato dalla casa farmaceutica concorrente Bayer.

Köllisch sviluppò un analogo dell'idrastinina, la metilidrastina, su richiesta dei colleghi di laboratorio Walther Beckh e Otto Wolfes. L'MDMA (chiamato metilsafrilamina, safrilmetilamina o N-Metil-a-Metilomopiperonilamina nei rapporti di laboratorio di Merck) era un composto intermedio nella sintesi della metilidrastina,a cui la Merck non era direttamente interessata. Il 24 dicembre 1912, Merck depositò due domande di brevetto che descrivevano la sintesi e alcune proprietà chimiche dell'MDMA e la sua successiva conversione in metilidrastina.

I registri di Merck indicano che i suoi ricercatori tornarono a studiare il composto solo sporadicamente. Ad esempio, un brevetto del 1920 descrive una modifica chimica dell'MDMA. Solo nel 1927, Max Oberlin studiò la farmacologia dell'MDMA mentre era alla ricerca di farmaci con effetti simili all'adrenalina o all'efedrina, quest'ultima strutturalmente simile all'MDMA: rispetto all'efedrina, Oberlin osservò che aveva effetti simili sul tessuto muscolare liscio vascolare, effetti più marcati sull'utero, nessun "effetto locale sull'occhio" e un effetto sui livelli di zucchero nel sangue paragonabili a dosi elevate di efedrina, concludendo quindi per la prima volta che gli effetti dell'MDMA non erano limitati al sistema nervoso simpatico. La ricerca è stata interrotta "in particolare a causa di un forte aumento di prezzo della safrilmetilamina", che era ancora utilizzata come intermedio nella sintesi della metilidrastina. Nel 1952, Albert van Schoor eseguì semplici test tossicologici sulla sostanza, molto probabilmente durante la ricerca di nuovi stimolanti o farmaci per il sistema cardiocircolatorio. Nel 1959, Wolfgang Fruhstorfer sintetizzò nuovamente l'MDMA per testarla nell'ambito di un progetto di ricerca di nuovi composti stimolanti. Non è chiaro se Fruhstorfer abbia indagato gli effetti dell'MDMA sugli esseri umani.

Al di fuori di Merck, altri ricercatori iniziarono a studiare l'MDMA. Nel 1953 e nel 1954, l'esercito degli Stati Uniti commissionò uno studio sulla tossicità e sugli effetti comportamentali negli animali iniettati con mescalina e diversi altri composti psicoattivi, tra cui l'MDMA. Condotte presso l'Università del Michigan ad Ann Arbor, queste indagini furono declassificate nell'ottobre 1969 e pubblicate nel 1973. Un articolo polacco del 1960 di Biniecki e Krajewski, che descriveva la sintesi dell'MDMA come intermedio, fu il primo articolo scientifico pubblicato sulla sostanza.

Diffusione L'MDMA potrebbe essere stato utilizzato in ambito non medico negli Stati Uniti durante il 1968. Un rapporto dell'agosto 1970 indica che l'MDMA veniva utilizzata per scopi ricreativi nell'area di Chicago, emergendo probabilmente come sostituto del suo analogo metilenediossiamfetamina (MDA), all'epoca era popolare tra gli utilizzatori di psichedelici, dopo che in quell'anno fu inserita nella Tabella 1 degli stupefacenti negli Stati Uniti.

Un ruolo decisivo nella sua riscoperta e diffusione lo ebbe il chimico e psicofarmacologo americano Alexander Shulgin che sintetizzò l'MDMA nel 1965 mentre lavorava come ricercatore per la società chimica USA Dow Chemical Company, a quell'epoca però senza testarne le proprietà psicoattive. Intorno al 1970, Shulgin inviò le istruzioni per la sintesi dell'MDMA al fondatore di una società chimica di Los Angeles che le aveva richieste, il quale le fornì successivamente ad un cliente nel Midwest. Si ritiene perciò che Shulgin potrebbe aver giocato un ruolo nella diffusione dell'MDMA a Chicago.

Shulgin sentì parlare per la prima volta degli effetti psicoattivi dell'MDMA solo nel 1975 quando uno studente riportò un "effetto simile all'anfetamina". Nel maggio 1976, Shulgin sentì nuovamente parlare degli effetti dell'MDMA, questa volta da una studentessa del gruppo di chimica farmaceutica con cui era in contatto: la studentessa riporta che, insieme a degli amici, aveva consumato 100 mg di MDMA riferendo esperienze emotive positive. In seguito alle auto-sperimentazioni di un collega dell'Università di San Francisco, Shulgin sintetizzò l'MDMA e lo provò egli stesso nel settembre e ottobre 1976. Shulgin riferì per la prima volta sull'MDMA in una presentazione a una conferenza a Bethesda, Maryland, nel dicembre 1976. Nel 1978, lui e David E. Nichols, un altro importante studioso nel campo della psicofarmacologia, pubblicarono il primo studio sugli effetti psicoattivi del farmaco negli esseri umani. Essi descrissero l'MDMA come un induttore di "uno stato alterato di coscienza facilmente controllabile con sfumature emotive e sensuali" paragonabile "alla marijuana o alla psilocibina ma priva della componente allucinatoria e paragonabile a basse dosi di MDA".

Sebbene non trovasse le proprie esperienze con l'MDMA particolarmente potenti, Shulgin fu colpito dagli effetti disinibitori del farmaco e pensò che potesse essere utile come adiuvante delle sessioni di psicoterapia: riteneva infatti che potesse aiutare chi lo assumeva a liberarsi dagli schemi disfunzionali, abitudini malsane e quindi a percepire la propria emotività con maggiore chiarezza. Shulgin stesso usava occasionalmente l'MDMA per rilassarsi, riferendosi a esso come "il mio martini a basso contenuto calorico", donandolo anche ad amici e ricercatori che pensava potessero trarne un beneficio. Uno di questi era Leo Zeff, uno psicoterapeuta noto per l'uso di sostanze psichedeliche durante le sessioni di psicoterapia. Quando lo provò nel 1977, Zeff fu impressionato dagli effetti dell'MDMA tanto da indurlo a ritornare in attività nonostante fosse in pensione per promuoverne l'uso nella psicoterapia. Negli anni successivi, Zeff viaggiò per gli Stati Uniti e occasionalmente in Europa, formando circa quattromila psicoterapeuti all'uso terapeutico dell'MDMA. Zeff chiamò il farmaco "Adam" e credeva permettesse ai pazienti di regredire ad uno "stato primordiale" dal valore terapeutico.

Gli psicoterapeuti dell'epoca credevano che l'MDMA, quando usato in un contesto terapeutico, riducesse le emozioni negative legate a ricordi traumatici e aumentasse l'apertura emotiva, permettendo di affrontare e riprocessare i vissuti. Le sessioni si svolgevano di solito a casa del paziente o del terapeuta. Aneddoticamente, si diceva che l'MDMA accelerasse notevolmente la terapia ed era particolarmente utilizzato nella terapia di coppia, anche per la sua capacità di far riaffiorare sensazioni di legame emotivo e venendo perciò chiamato all'epoca "Empathy" (l'identificativo "Ecstasy" nacque più tardi).

Uso ricreativo Tra la fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80, l'MDMA superò l'ambito psicoterapeutico e si diffuse attraverso i contatti degli stessi studiosi. Temendo che potesse essere messo al bando, come avvenuto in precedenza per altri composti come l'LSD e la mescalina, gli studiosi tentarono di limitare la diffusione dell'MDMA e delle informazioni su di esso, conducendo al contempo ricerche informali sui suoi effetti.

Si stima che in questi contesti informali, tra gli anni '70 e la metà degli anni '80, vennero consumate circa 500.000 dosi. Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, l'MDMA veniva utilizzata nei locali notturni di Boston e New York City, come lo Studio 54 e il Paradise Garage.

Nei primi anni '80, quando il mercato ricreativo cominciava a espandersi lentamente, la produzione di MDMA era ancora dominata da un piccolo gruppo di chimici di Boston e limitata per lo più agli studiosi che la utilizzavano in contesti terapeutici. Il così chiamato "Boston Group", che aveva iniziato le proprie operazioni nel 1976, non riuscì a tenere il passo con la crescente domanda e si verificarono frequentemente delle carenze.

Percependo un'opportunità di business, Michael Clegg, distributore del Southwest per il Boston Group, fondò il suo "Texas Group" finanziato da amici del Texas. Nel 1981, Clegg coniò il termine "Ecstasy" come termine slang per identificare l'MDMA per aumentarne la commerciabilità al di fuori dell'ambito terapeutico. A partire dal 1983, il Texas Group produsse in serie MDMA in un laboratorio del Texas o lo importò dalla California, commercializzando le compresse con un modello di marketing basato su strutture di vendita piramidale e numeri verdi. L'MDMA poteva essere acquistato con carta di credito e le imposte sulle vendite venivano pagate. Con il marchio "Sassyfras", le compresse di MDMA venivano vendute in flaconi marroni. Il Texas Group pubblicizzava "Ecstasy parties" nei bar e nelle discoteche, descrivendo l'MDMA come una "droga divertente" e "buona per ballare". L'MDMA veniva distribuita apertamente nei bar e nei locali notturni di Austin e della zona di Dallas-Fort Worth, diventando popolare tra gli yuppies, gli studenti universitari e i gay.

Un laboratorio californiano che analizzava campioni di sostanze inviati in anonimato dai consumatori rilevò per la prima volta l'MDMA nel 1975. Negli anni successivi il numero di campioni di MDMA aumentò, superando alla fine il numero di campioni di MDA all'inizio degli anni '80. A metà degli anni '80, l'uso di MDMA si era diffuso nei college di tutti gli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti e in Europa il consumo di MDMA è aumentato in maniera considerevole, diffusa nelle feste rave così come nelle discoteche. In queste situazioni è sovente assunta assieme ad altre sostanze psicoattive come stimolanti, sedativi, l'alcol o psichedelici come l'LSD. La tossicità di simili miscugli è pressoché ignota ma degli studi su animali indicano che queste combinazioni possono incrementarne la tossicità.

L'MDMA viene venduta comunemente sotto forma di pastiglie da deglutire o cristalli (spesso sciolti in acqua o bevande alcoliche, identificate in alcune zone col nome gergale di "beverone" o "morbidone", alle quali conferisce un sapore amaro, senza però cambiarne il colore e producendo una sorta di schiuma se agitate). L'MDMA può essere miscelato a Ketamina in quella che viene comunemente chiamata "cocaina rosa".