La storia di Palermo riguarda le vicende della città, dalla sua fondazione sino ad oggi.

Origini del nome La città di Palermo ha cambiato spesso nome nel corso dei secoli: Zyz (AFI: , la "z" va pronunciata come "s" sonora), che in fenicio significa il fiore oppure la splendente: l'origine e l'attribuzione del nome non è certa, ma molte monete provenienti da Palermo del periodo punico riportavano la legenda Zyz, e visto che Palermo era una delle tre città puniche della Sicilia menzionate dalle fonti, se non, probabilmente, la più importante (Tucidide, VI, 1-5), molto verosimilmente aveva una propria zecca. Secondo una delle tante ipotesi, il nome potrebbe derivare dalla conformazione della città che, tagliata da due fiumi, ricordava il profilo di un fiore. Tuttavia la monetazione punica sembra attribuire anche altri nomi ad essa, ma l'attribuzione delle monete a legenda Zyz a Palermo appare confermata da solide argomentazioni. Panormos (dal greco ifdohvdfo, ovvero "tutto-porto"): i Greci chiamavano Palermo così perché i due fiumi che la fiancheggiavano (il Kemonia e il Papireto) creavano un enorme approdo naturale. Questo nome si andò diffondendo grazie al rafforzamento dell'influenza greca sull'isola. Panormus: i Romani mantennero, con una lieve modifica di pronuncia, la denominazione greca con la quale avevano conosciuto la città. Balarm: il nome arabo della città è un semplice cambiamento di pronuncia del nome precedente (al Madina, Balarm). Balermus: nome latino ispirato dai precedenti nomi sotto il periodo normanno. Palermo: il nome definitivo e attuale della città che viene acquisito in età moderna.

Preistoria La presenza umana a Palermo è attestata sin dall'epoca preistorica come una delle più antiche di tutta la Sicilia, con interessanti graffiti e pitture rupestri, ritrovati nelle grotte dell'Addaura nel 1953 dall'archeologa Jole Bovio Marconi: figure danzanti in un rito magico propiziatorio, forse “sciamani” di un popolo che abitò l'isola.

Fenici e Greco-Sicelioti

Palermo fu fondata dai Fenici. Fino a quel momento l'area era stata un emporio commerciale e base d'appoggio per la Sicilia nord-occidentale. Zyz (la "z" va pronunciata come "s" sonora) (che in fenicio significa il fiore): il nome non è ancora accertato, ma molte monete provenienti da Palermo di periodo punico portavano la dicitura Zyz e visto che Palermo era una delle tre città puniche della Sicilia (Tucidide, VI, 1-5) molto probabilmente aveva una propria zecca. Il nome sembrerebbe derivare dalla conformazione della città che tagliata da due fiumi ricordava il profilo di un fiore.

Acquisita una certa importanza commerciale grazie alla sua posizione ma soprattutto ai due fiumi (il Kemonia ed il Papireto), si trovò a combattere in diverse occasioni contro i Sicelioti, in quanto rappresentava un'importante alleata di Cartagine nelle guerre greco-puniche.

Panormos (dal Greco παν-όρμος, tutto-porto) così i Greci chiamavano Palermo così perché i due fiumi che la circondavano (il Kemonia e il Papireto) creavano un enorme approdo naturale. Questo nome andò diffondendosi grazie al rafforzamento dell'influenza greca sull'isola.

Guerre puniche

La città rimase sotto il controllo fenicio fino alla Prima guerra punica (264-241 a.C.), a seguito della quale la Sicilia venne conquistata dai Romani. In particolare Palermo fu al centro di uno dei principali scontri fra Cartaginesi e Romani, finché nel 254 a.C. la flotta romana assediò la città, costringendola alla resa e rendendo schiava la popolazione che venne costretta al tributo di guerra per riscattare la libertà. Asdrubale tentò di recuperare la città ma venne sconfitto da Metello, il console romano. Un ennesimo tentativo per recuperarla venne fatto da Amilcare nel 247 a.C. che col suo esercito si insedio' alle pendici del Monte Pellegrino (all'epoca chiamato Erecta) tentando in più occasioni di riprenderne il comando, ma la città era ormai fedele a Roma dalla quale aveva ottenuto il titolo di Pretura, l'Aquila d'oro e il diritto di battere moneta, restando una delle cinque città libere dell'isola; per questo motivo i cartaginesi rimasti dovettero abbandonare definitivamente il territorio palermitano. Il periodo romano è stato di tranquillità e la città faceva parte della provincia di Sicilia, con capitale Siracusa;con la successiva divisione dell'Impero la Sicilia, e con essa Palermo, furono attribuite all'Impero Romano d'Occidente.

Periodo imperiale Testimonianza dell'agiatezza e dello splendore della romana “Panormus” sono edifici dell'epoca della zona di Piazza Vittoria fra cui il teatro esistente fino al tempo dei Normanni e mosaici scoperti nel 1688 in Piazza della Vittoria. In epoca imperiale fu colonia romana, come ci narra Strabone, ed era ancora il granaio di Roma.

Il Regno Vandalo-Erulo-Ostrogoto Dopo Valentiniano III, fu interessata dal fenomeno delle Invasione barbariche dal 445, con Genserico, re dei Vandali che conquistò la città, fino al dominio di Odoacre e Teodorico capo degli Ostrogoti.

L'Impero Bizantino Nel 535 Belisario espugnò con la sua flotta navale Palermo, sottraendola agli Ostrogoti; iniziava così il periodo bizantino che si protrasse fino all'830 quando gli Arabi, sbarcati a Marsala quattro anni prima, ne fecero la capitale del loro dominio in Sicilia.

Periodo islamico

Nel IX secolo gli Aghlabidi invasero la Sicilia, iniziarono la conquista dell'isola nell'827, conquistarono Palermo nell'831 e l'intera isola nel 965. E furono proprio i governatori musulmani a spostare la capitale della Sicilia a Palermo, città nella quale è rimasta da allora.

Periodo normanno: Palermo capitale del Regno di Sicilia.

I normanni unificarono le terre del mezzogiorno e fondarono il Regno di Sicilia con capitale Palermo. Il periodo di massimo splendore di Palermo continuò con gli Altavilla (in particolare con Ruggero II e con Federico II), i quali fecero della Sicilia uno stato indipendente e seppero introdurre il meglio dell'eredità culturale araba, greco-siceliota e romana nella cultura normanna. Sotto il patrocinio di Federico II di Svevia Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, a Palermo, a partire dal terzo decennio del XIII secolo, si forma un ambiente di intensa attività culturale che va sotto il nome di Scuola siciliana (così definita da Dante nel suo “De vulgari Eloquentia”). Queste condizioni crearono i presupposti per il primo tentativo organizzato di una produzione poetica in un volgare romanzo, il siciliano. Alla morte di Federico II fa seguito un lungo periodo di instabilità culminata con la rivolta antifrancese del Vespro (1282). Palermo si separa da Napoli e torna nuovamente capitale di un Regno di Sicilia indipendente fino al 1816. Con Federico III di Sicilia torneranno la potenza e lo splendore dei decenni precedenti.

I normanni con a capo la famiglia Altavilla latinizzarono la sicilia e portarono la cultura normanna dai loro paesi di origine; introdussero il culto cristiano latino-gallicano, dichiarando la città capitale del Regno e nel 1130 Ruggero II d'Altavilla cingeva la corona di Re di Sicilia. Cominciava così un regno caratterizzato dalla convivenza di varie etnie e diverse fedi religiose, uno stato feudale normanno indipendente con un primo parlamento, creato nel 1129, e l'organizzazione del catasto secondo una moderna concezione. Gli edifici più importanti della città ancora oggi ne dimostrano la civiltà, come la chiesa della Martorana e la Cappella Palatina, e il geografo arabo Edrisi, nel libro dedicato a re Ruggero, ci ha lasciato la testimonianza di questo magnifico periodo di fasti e ricchezza.

Ai due Ruggero successero Guglielmo I (detto il Malo) e Guglielmo II (detto il Buono), i quali tentarono d'opporsi alle mire espansionistiche dell'imperatore Federico Barbarossa.

La dinastia degli Hohenstaufen

Un matrimonio di stato fra Enrico VI, figlio dell'imperatore tedesco, e Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II, nel 1185. Aveva così inizio la nuova dinastia degli Hohenstaufen di Sicilia in Sicilia che con Federico II, figlio di Costanza I raggiunse il massimo dello splendore. A Palermo, capitale imperiale del Sacro Romano Impero e residenza preferita del sovrano, nacque la "Scuola poetica siciliana" con la prima poesia italiana; e politicamente il sovrano chiamato "Stupor mundi" (meraviglia del mondo) anticipò, come scrive Santi Correnti, "la figura del principe rinascimentale", anche con le cosiddette Costituzioni Melfitane (1231). Il suo regno fu tuttavia caratterizzato dalle lotte contro il Papato e i Comuni italiani, nelle quali riportò vittorie o cedette a compromessi, organizzando la quarta crociata e dotando l'isola e il meridione di castelli e fortificazioni. Volle essere sepolto nella cattedrale di Palermo, quando nel 1250 si concluse improvvisamente la sua vita, conseguentemente scatenando le lotte di successione in cui Manfredi, figlio naturale di Federico II, venne sconfitto a Benevento nel 1266 da Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia.

La dinastia degli Angioini

Carlo d'Angiò dava inizio alla dominazione angioina che sarebbe durata fino al 1282. Carlo e i suoi funzionari cercarono di sfruttare con tasse e tributi la Sicilia, frattanto che la capitale veniva ufficialmente posta a Napoli. Il malcontento dei Siciliani culminò nella rivolta del Vespro, il 31 marzo 1282, quando dinanzi alla chiesa del Santo Spirito – si dice – esplose la reazione popolare in seguito all'offesa fatta da un certo Drouet ad una donna palermitana. Tale avvenimento fu l'occasione per cacciare gli odiati Angioini, mentre veniva inviato ad assumere la corona del Regno Pietro III d'Aragona. La guerra si concluse con la pace di Caltabellotta nel 1302 .

La dinastia Aragonese Palermo passò da un sovrano all'altro della dinastia aragonese. Dopo la morte di Federico III di Sicilia, l'isola fu lacerata dalle rivalità fra le famiglie nobili come i Ventimiglia, gli Alagona e i Chiaramonte, i quali si contendevano il potere nelle terre occidentali della Sicilia. Tracce artistiche del periodo aragonese troviamo in Palermo in alcuni palazzi sontuosi come lo Steri e Palazzo Sclafani di stile chiaramontano, mentre i commerci con la Repubblica di Genova e con la Spagna fiorirono con lo scambio di materie prime e prodotti artigianali. Gli aragonesi a inizio XV secolo istituirono il Senato cittadino.

Il periodo dei Viceré

A partire dalla fine del XV secolo, il Regno di Sicilia entrò in Unione personale con l'Impero Spagnolo e Palermo diventava sede dei Viceré, a cui veniva affidato il potere nell'isola da condividere con il Parlamento siciliano, organo sovrano che garantì una vera e propria indipendenza alla politica interna dell'Isola. Furono espulsi gli ebrei, fu istituita l’Inquisizione spagnola nell’isola, e crebbero i privilegi nobiliari. Tuttavia la città vide rilanciare l'attività artistica e la costruzione di sontuosi edifici pubblici come la chiesa di San Giuseppe, la chiesa di Santa Maria dello Spasimo e il nuovo assetto scenografico di Porta Nuova, pur frutto di pesanti tasse. Dopo Ferdinando d'Aragona la corona di Sicilia passò a Carlo V, della dinastia degli Asburgo, e, alla sua morte, al ramo principale degli Asburgo, quello di Spagna, con Filippo II suo figlio, che esercitò il potere da lontano mediante dei viceré, spalleggiati dalla nobiltà locale, poderosa e, non di rado, prepotente. La città s'arricchì però, ad uso soprattutto delle classi nobiliari, dell'apertura di via Maqueda, della scenografia dei Quattro Canti, con statue innalzate ai sovrani come quella a Carlo V in Piazza Bologni, di mura robuste e bastioni per la difesa del territorio. Contro gli spagnoli però scoppiarono i moti rivoltosi di Palermo del 1647.

Palermo capitale del Regno di Sicilia durante la dinastia dei Borboni