Prima Linea (PL) è stata un'organizzazione armata terroristica di estrema sinistra italiana di stampo comunista. Inizialmente associazione politica extraparlamentare formata da fuoriusciti da Lotta Continua, i cui membri maturarono quasi subito la scelta della lotta armata.

Nata nell'autunno del 1976 e ufficialmente strutturatasi nella primavera dell'anno successivo, come organizzazione terroristica, Prima Linea sarà seconda in Italia solo alle Brigate Rosse, per numero di persone colpite (39 di cui 16 uccise), di azioni armate (101 attentati rivendicati) e per numero di aderenti.

Il nome scelto venne ispirato dai servizi d'ordine dei movimenti della sinistra extraparlamentare, che negli anni settanta si schieravano in testa ai cortei occupando, appunto, la prima linea.

Storia

Gli ideali di Prima Linea e La differenza con le Brigate Rosse Obiettivo costitutivo di PL è quello di rappresentare l'avanguardia delle masse proletarie e del movimento del Settantasette, e mantenendo dei legami diretti e di dialogo con l'Autonomia Operaia, restando parte delle stesse e senza tramutarsi in una élite di combattenti: un modo, questo, di condannare il dogmatismo ideologico delle Brigate Rosse, che erano un'organizzazione comunista armata compartimentata in se stessa, mentre Prima Linea pur condividendo e appoggiando le azioni delle Brigate Rosse, decise di dialogare anche con chi stava all'interno dell'organizzazione, continuando a compiere atti di guerriglia armata contro lo Stato italiano.

Militarmente, gli esordi della formazione, sono contraddistinti da un'ottica giustizialista all'interno delle fabbriche, con azioni armate (raid delle ronde proletarie) che consistono nel ferimento di capi reparto e dirigenti aziendali, una modalità che ha come obiettivo «più che una presa di potere, una progressiva dissoluzione del potere»

Inizialmente composta perlopiù da operai e studenti, del primo gruppo di PL facevano parte: Sergio Segio, Susanna Ronconi (ex BR), Roberto Rosso, Roberto Sandalo, Marco Donat-Cattin, Enrico Baglioni, Sergio D'Elia, Enrico Galmozzi, Bruno La Ronga, Giulia Borrelli, Silviera Russo, Diego Forastieri, Maurice Bignami, Michele Viscardi, Fabrizio Giai.

1974-1976: le origini

Le origini dell'organizzazione Prima Linea vanno ricercate nel momento storico italiano che, nella seconda metà degli anni settanta, vede una grande crescita del cosiddetto partito armato.

Tra la primavera e l'autunno del 1974, all'interno dei ranghi di Lotta Continua, si consuma una rottura e conseguente scissione da parte di alcuni militanti, perlopiù appartenenti alla corrente e alla frazione., ovvero due delle aggregazioni principali che, composte prevalentemente da membri del servizio d'ordine del gruppo e particolarmente radicate a Milano, Torino, Napoli e in Brianza, criticano la linea troppo intellettuale dell'organizzazione in favore di un'iniziativa rivoluzionaria più interventista. Un invito che si traduce nella proposta di adesione alla lotta armata che, però, venne immediatamente rigettata dal gruppo dirigente di LC, circostanza che portò quindi all'inevitabile rottura.

Una volta fuoriuscito da Lotta Continua, nel 1975, il gruppo iniziò a stringere rapporti con altri militanti provenienti dalle file del movimento principale della sinistra extraparlamentare, il quale era il movimento dell'Autonomia Operaia, aggregandosi attorno all'esperienza della rivista Senza Tregua, radicata in fabbrica e nel cosiddetto terreno dell'antifascismo militante.

Nell'autunno del 1976, dopo due riunioni promosse dal gruppo dirigente della rivista e tenutesi, rispettivamente, a Salò e a Stresa, si consumò quindi l'ennesima diaspora che porterà alla polverizzazione di quell'esperienza e alla formazione di tre nuove organizzazioni: i Comitati comunisti rivoluzionari, le Unità comuniste combattenti e, appunto, Prima Linea. 1976-1977: le prime azioni

Il 1976 fu l'anno delle prime azioni armate del gruppo. Ma come scritto nel volantino di rivendicazione distribuito in occasione della prima azione militare del gruppo, ovvero l'irruzione nella sede dei Dirigenti Fiat a Torino, del 30 novembre 1976, in principio la denominazione Prima Linea (nome che, nelle intenzioni del movimento, si rifaceva ai servizi d'ordine utilizzati durante le manifestazioni di piazza, schierati in testa, in prima linea, appunto, a protezione del corteo.) non viene subito utilizzata, fedele ai principi costitutivi del movimento che si auto-rappresenta come unione di moltissime sigle della sinistra extraparlamentare, ed i gruppi armati che confluirono dentro Prima Linea furono:

Brigate Comuniste Combattenti Comitati Comunisti Combattenti Collettivo Studenti Operai dei Castelli Romani Lotta Armata per il Comunismo Per il potere proletario armato guerra di classe Proletari Organizzati per il Comunismo Nuclei Combattenti per il Contropotere del Territorio Reparti Comunisti Combattenti Reparti Proletari per l'Esercito di Liberazione Comunista Ronde Armate Proletarie Ronde Proletarie per il Comunismo Ronde Proletarie Tiburtino Squadre operaie armate Squadre Operaie Combattenti Squadre proletarie di combattimento-Esercito di liberazione comunista

Il primo omicidio attribuito al gruppo di Prima Linea fu quello di Enrico Pedenovi, consigliere provinciale del Movimento Sociale Italiano, ucciso il 29 aprile 1976 a Milano, in occasione del primo anniversario dell'assassinio del militante del Fronte della Gioventù Sergio Ramelli.

Come già detto l'omicidio non venne in realtà rivendicato dal gruppo, deciso inizialmente a non firmare le proprie azioni, soprattutto nel caso di omicidi. In sede processuale, però, nell'ambito del procedimento a carico di Prima Linea del 1984, la Corte d'assise di Milano riconobbe in Enrico Galmozzi, Bruno La Ronga e Giovanni Stefan (tutti e tre appartenenti a PL) gli esecutori materiali dell'omicidio, emettendo due condanne all'ergastolo ed una a 27 anni di reclusione. Un quarto componente dell'organizzazione, Piero del Giudice, ricevette una condanna a 28 anni per concorso morale nell'omicidio, pianificato come vendetta, per la morte di un giovane militante di sinistra, Gaetano Amoroso, ucciso a seguito di un'aggressione, da parte di militanti di destra, il 27 aprile 1976. La Corte di cassazione modificò in parte la sentenza, riducendo a 29 anni l'ergastolo di La Ronga e assolvendo Del Giudice.

La mattina del 12 marzo 1977, un commando di PL, uccise a Torino Giuseppe Ciotta, brigadiere di Pubblica Sicurezza di 29 anni. Mentre si apprestava a salire sulla sua auto, per recarsi al lavoro, tre individui si avvicinarono all'agente e lo uccisero con tre colpi di arma da fuoco. Anche per questo omicidio, rivendicato all'epoca con la sigla Brigate comuniste combattenti, venne in seguito riconosciuto colpevole Enrico Galmozzi.

Anche se le prime azioni del gruppo risalgono all'anno precedente, l'atto di nascita ufficiale di PL verrà sancito più tardi, nell'aprile del 1977, con il primo congresso dell'organizzazione a San Michele a Torri, nei pressi di Firenze, e con la costituzione di un comando nazionale in cui confluirono, accanto al gruppo milanese, le rappresentanze di Bergamo, Torino, Firenze e Napoli. Qui vennero stabiliti anche i due principi fondativi dell'organizzazione neonata: «l'univocità politico-militare del quadro d'organizzazione», e quindi la coincidenza tra ruoli e pratiche politiche e militari, e poi la «bipolarità», ovvero l'esistenza di due livelli, uno interno ai movimenti di massa (le Squadre o le Ronde) e uno centralizzato e operante sia a livello locale che nazionale, entrambi strumentali per «chiudere la forbice che si è aperta tra organizzazione combattente e combattimento proletario»

Un modello organizzativo, quello di Prima Linea, che prevedeva, accanto ad una struttura centrale (il Comando Nazionale), tutta una serie di singoli nuclei dotati di una certa autonomia e che assicuravano il collegamento con il Movimento. A differenza delle Brigate Rosse, solo in casi eccezionali , quali essere ricercato dalle forze dell'ordine, il militante di Prima Linea adottava la clandestinità, conservava quindi la propria presenza col suo vero nome nei luoghi di lavoro e nei movimenti della sinistra extraparlamentare, allo scopo di evitare l'isolamento e mantenere la costante connessione con la base. Allo stesso modo, il gruppo non disponeva di covi e depositi militari, custodendo documenti e armi nelle stesse case dei militanti.

Nel 1977 le azioni del gruppo iniziano a moltiplicarsi: si tratta soprattutto di azioni di danneggiamento, attentati, ferimenti, rapine di finanziamento. Il 19 maggio dei militanti di PL incendiarono i magazzini della Sit Siemens e della Magneti Marelli di Milano.

Il 20 giugno 1977 a Milano, venne ferito alle gambe il dirigente della Sit-Siemens Giuseppe D'Ambrosio, mentre due giorni dopo, il 22 giugno, un gruppo di fuoco colpisce Giancarlo Niccolai, dirigente della Democrazia Cristiana di Pistoia. I tre colpi esplosi dalle loro P38, gli procurarono la frattura di entrambi i femori.

Il 2 dicembre 1977 Prima Linea ferisce e gambizza lo psichiatra Giorgio Coda, condannato nel 1974 dal tribunale per i dolorosi maltrattamenti che infliggeva ai pazienti con l'elettrochoc nell'ospedale psichiatrico di Collegno.

Il 1977 è anche l'anno dei primi arresti e dei primi caduti nel movimento.. Il 19 luglio, a Tradate (VA), durante la rapina a un'armeria venne ucciso, dal proprietario, il militante Romano Tognini (nome di battaglia Valerio e a cui sarà poi intitolato un gruppo di fuoco milanese). Nella notte del 21 luglio, con un attentato dinamitardo contro il negozio dell'armiere, il gruppo intese rivendicare a sé il militante ucciso.

Contemporaneamente alle azioni, il movimento inizia anche a crescere dal punto di vista numerico e, dai circa cento militanti iniziali, a fine anno può contare su duemila persone armate.

1978-1979: l'acme della lotta armata Il biennio 1978-1979 si rivela cruciale per l'organizzazione, una recrudescenza dell'azione armata che in questi anni raggiunge il suo culmine con le azioni più note del gruppo.

I primi mesi del 1978 sono anche quelli della fusione, «per omogeneizzare la linea» con le Formazioni comuniste combattenti di Corrado Alunni e di Marco Barbone, e in seguito alla quale si diede vita al Comando nazionale unificato. I due gruppi continueranno comunque ad agire separatamente, ma con una strategia condivisa e rivendicando congiuntamente (come FCC-PL) tutta una serie di attentati contro le forze dell'ordine.

Il 20 gennaio 1978, durante un'operazione volta a far evadere alcuni detenuti dal carcere delle Murate di Firenze, il commando di terroristi di PL venne intercettato da una pattuglia della Polizia. Ne nacque un conflitto a fuoco nel quale rimase ucciso l'agente Fausto Dionisi, mentre l'altro agente, Dario Atzeni, colpito da quattro proiettili all'inguine, verrà salvato dopo un intervento chirurgico.

Il 10 maggio, a Milano, il dirigente della Montedison, Francesco Giacomazzi, venne gambizzato in un agguato. A questo episodio ne seguiranno poi altri, sempre nel 1978, destinati a colpire/ferire simboli politici e delle forze dell'ordine: l'11 maggio successivo, sempre a Milano, venne ferito il direttore generale della Chemical Bank, Mario Astarita; l'agente della Digos Roberto Demartini (Torino, 17 maggio); l'assicuratore Salvatore Russo (Torino, 19 luglio); il medico del carcere di San Vittore, Mario Marchetti (Milano, 13 novembre)..

L'11 ottobre dello stesso anno venne freddato Alfredo Paolella, docente universitario di antropologia criminale all'Università di Napoli e osservatore tecnico nel carcere di Pozzuoli (NA). Un commando composto da 3 uomini e una donna sparò per uccidere Paolella il quale, raggiunto da nove colpi, tutti in punti vitali, si accasciò e morì sul posto.