Oregina (, ) è un quartiere di Genova, situato sulla collina soprastante la stazione di Genova Piazza Principe. Il quartiere, abitato sin dal XVI secolo, si è sviluppato in particolare a partire dalla fine del XIX secolo, mentre la parte a ponente che confina col Lagaccio è di epoca successiva. Amministrativamente fa parte del Municipio I Centro Est.

Descrizione del quartiere Toponimo Secondo la tradizione, il nome del quartiere deriverebbe dall'invocazione "O Regina!", riportata su un'immagine o una statua della Madonna collocata anticamente in cima alla collina, invocazione abitualmente ripetuta dai viandanti in segno di omaggio alla Vergine. Col tempo tale locuzione, contratta in una sola parola, avrebbe finito per designare il luogo stesso dove si trovava l'immagine, nel quale in seguito sarebbe sorta la chiesetta della Nostra Signora di Loreto.

Territorio

Il territorio del quartiere presenta una morfologia molto variegata: l'"unità urbanistica" di Oregina si estende su entrambi i versanti del crinale che, scendendo dal Forte Castellaccio, separa le valli del Lagaccio e del rio Sant'Ugo. Lungo questo crinale, percorso dalla Salita di Oregina, una caratteristica crêuza che risale la collina dalla stazione Principe, sorgono il santuario N.S. di Loreto, con il suo piazzale panoramico, e poco più a monte un altro punto panoramico, comunemente detto "a riunda", il Belvedere Gerolamo Da Passano. Presenta quindi caratteristiche diverse, che vanno dal tratto collinare alto, situato in prossimità del monte Righi, sino a quello a poche decine di metri dal mare, in prossimità della stazione ferroviaria di Genova Principe.

Il territorio di Oregina si estende anche, nella parte più a ponente, fino al versante destro della valle del Lagaccio, raggiungendo le mura di Begato. Quest'area verde, quasi interamente incontaminata, comprende gran parte del "Parco urbano delle mura" (Parco del Peralto) e due delle più imponenti strutture del sistema di difesa della Repubblica di Genova, i forti Begato e Sperone.

Il quartiere confina con quello del Lagaccio a sud-ovest, Rivarolo a nord-ovest, Staglieno a nord-est, Castelletto a est e Prè a sud. Più specificamente, a est il confine con il quartiere di Castelletto è costituito dall'asse di via Paleocapa e la parte iniziale di via Napoli, Salita San Barnaba e via al Castellaccio. A sud ovest la parte conclusiva di via Napoli separa Oregina dal quartiere del Lagaccio. L'asse di salita della Provvidenza, e in particolare il muraglione a monte della stazione ferroviaria di Genova Principe, delimitano il quartiere a sud-est verso Prè.

Un lungo tratto delle mura seicentesche che corrono sui crinali (Mura di Begato, Mura dello Sperone e Mura del Castellaccio) delimita il confine con i quartieri di Rivarolo e Staglieno, ma non esistono strade di collegamento carrabili dirette tra Oregina, la Val Polcevera e la Val Bisagno, pur essendo presenti vari sentieri nella collina.

Storicamente la zona di Oregina era compresa nel sestiere di San Teodoro, uno dei sei in cui era suddivisa la città di Genova, e solo negli anni settanta del Novecento fu staccata andando a formare - con il quartiere del Lagaccio - la nuova circoscrizione "Oregina-Lagaccio", oggi compresa nel Municipio I Centro Est.

Demografia L'antico sestiere di San Teodoro era quello più incontaminato e meno popolato della città, e in questo contesto la zona di Oregina, tranne qualche insediamento di religiosi, rimase poco urbanizzata sino alla fine dell'Ottocento e ai primi decenni del Novecento.

Al censimento del 1971 la popolazione della circoscrizione risultò di 36.728 abitanti: da allora si è registrata una diminuzione, superiore a quella rilevata nel territorio comunale, che ha portato tra il 1981 e il 2001 la circoscrizione a perdere circa un quinto della popolazione. Nel quartiere del Oregina il calo è stato del 12,6% nel periodo 1991-2001, con 13.214 abitanti censiti nel 2001.Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008. Al 31 dicembre 2010, tuttavia, la popolazione risultava di 12.659 abitanti, in aumento rispetto agli anni precedenti, dopo il periodo di flessione. Al 31 dicembre 2022, la popolazione risultava di abitanti.

Storia Antichità

La zona dell'attuale quartiere di Oregina, collocata all'esterno delle mura cittadine e inglobata nella cerchia difensiva nel Seicento, vide una prima urbanizzazione documentata nel XVI secolo. Così la descrive nel 1537 Agostino Giustiniani, vescovo e storico, nei suoi "Annali":

L'accesso alla collina era garantito dalla ripida crêuza, ancora oggi percorribile, di Salita Oregina, che partendo dalla porta di San Tommaso (piazza Principe) seguiva esternamente il recinto delle mura cinquecentesche giungendo al bastione del forte di San Giorgio, che dal 1818 ospita l'osservatorio meteorologico e astronomico della Marina. A partire dagli ultimi anni del XVI secolo, sulla sommità del colle fu costruita una cappella dedicata alla Madonna di Loreto, che intorno alla metà del secolo successivo fu inglobata in una grande chiesa con annesso un convento francescano.

Ottocento

L'assetto urbanistico della zona, adibito prevalentemente all'agricoltura e all'allevamento, non ebbe a subire cambiamenti sostanziali sino alla metà dell'XIX secolo.

Nel 1857 la chiesa di Nostra Signora della Provvidenza fu ampliata con la messa in opera di un conservatorio.

La manifestazione patriottica del 10 dicembre 1847 Un importante evento storico, dal significato altamente simbolico per il Risorgimento italiano, ebbe luogo in Oregina il 10 dicembre 1847, quando sul piazzale del santuario di Nostra Signora di Loreto fu pubblicamente eseguito per la prima volta nella storia Il Canto degli italiani, attuale inno italiano.

Quel giorno, patrioti provenienti da ogni parte d'Italia convennero a Genova per partecipare a una manifestazione che intendeva commemorare il 101º anniversario della rivolta del 1746, conclusasi con la cacciata degli occupanti austriaci a seguito del celebre episodio del Balilla.La commemorazione dell'evento, coincidente anche con una visione avuta da uno dei frati del santuario lo stesso giorno della cacciata degli austriaci, si ripeteva annualmente da molti anni, ma a quella tenuta nel 1847 si volle dare una particolare enfasi, sull'onda del crescente sentimento patriottico del tempo. L'intento dei patrioti era soprattutto di sensibilizzare il re Carlo Alberto di Savoia e le autorità sabaude ad aderire alla causa dell'unità d'Italia.

Un lungo corteo - le cronache del tempo parlano di circa 32.000 persone, mentre altre 40.000 vi avrebbero assistito lungo il percorso - partì dalla spianata dell'Acquasola e arrivò sul piazzale della chiesa di Oregina. Tra i partecipanti, lo stesso Goffredo Mameli e tra i principali animatori della manifestazione Luigi Paris con le bandiere tricolori della Giovine Italia, poi donate al santuario. Nell'occasione furono intonati canti patriottici e la banda municipale "Casimiro Corradi" di Sestri Ponente eseguì, per la prima volta in pubblico, "Il Canto degli italiani", composto pochi mesi prima da Mameli e musicato da Michele Novaro, che quasi un secolo dopo sarebbe diventato l'inno nazionale italiano.

A ricordo dell'avvenimento, nel 2010 il Comune di Genova ha intitolato la scalinata antistante al piazzale del santuario al "Canto degli Italiani".

Edificazione di via Napoli Nell'ottica dell'ampliamento urbanistico della città di Genova, il quartiere di Oregina fu interessato dalla messa in opera di via Napoli, la principale arteria del quartiere lato monte. La strada fu tracciata alla fine del XIX secolo e ultimata, nei tratti delle odierne via Bari e via Bologna, all'inizio del secolo seguente.

Novecento Nei primi anni del Novecento la zona era prevalentemente verdeggiante, e i prati intorno al santuario erano meta tradizionale di scampagnate festive. A ricordo di ciò resta il toponimo "via ai Prati d'Oregina", una strada che si insinua tra gli edifici più recenti.

La prima urbanizzazione moderna Sulla scia dei progetti del secolo precedente, a partire dagli anni dieci del Novecento la zona fu oggetto di un'importante opera di ampliamento urbanistico. Nel 1911, l'Istituto Autonomo Case Popolari iniziò una significativa urbanizzazione dell'area a ponente, nel tratto da Principe alta fino all'area intorno via Napoli, zona che presenta i palazzi di maggior pregio architettonico ed è oggi nota come Oregina antica (via Sant'Ugo, corso Ugo Bassi, via Spinola, via Avezzana, via Almeria, via Sapri, e le crêuze circostanti). Questa prima fase si concluse nel 1936.

L'urbanizzazione del secondo dopoguerra Nel secondo dopoguerra, e in particolare negli anni cinquanta e sessanta, nelle zone a ponente del quartiere, fino ad allora non sfruttate a scopi residenziali, sorsero numerose nuove costruzioni per rispondere all'aumento della popolazione dovuta al boom economico, che aveva portato un deciso incremento delle nascite e dell'immigrazione dalle campagne e dalle regioni dell'Italia meridionale. Inizialmente le zone interessate furono quelle di via Balestrazzi, via Paleocapa, via Vesuvio e soprattutto la seconda parte di via Napoli, aperta all'inizio del secolo come prolungamento a ponente della signorile "circonvallazione a monte". Altri edifici furono costruiti dallo stato italiano per i profughi istriani in via Paolo della Cella.

Successivamente l'INA-Casa estese le costruzioni alle zone intorno al santuario (via Fracchia, via Boine) e negli anni sessanta in aree ancora più a monte (via Costanzi); le nuove case furono in gran parte utilizzate da liguri provenienti dai paesi dell'entroterra e da immigrati da altre regioni.

La "comunità di Oregina" All'inizio degli anni settanta nel quartiere sorse, intorno alla figura di padre Agostino Zerbinati, una comunità cristiana di base che avviò uno dei primi dialoghi tra cattolici e comunisti. Il fenomeno delle comunità cristiane di base, che intendevano porsi in alternativa alle gerarchie ecclesiastiche nel segno del rinnovamento e di una piena adesione al Vangelo, si era sviluppato in Italia a partire dal 1968, con il caso dell'Isolotto di don Enzo Mazzi.

Intorno a padre Agostino Zerbinati, frate francescano e parroco di N.S. di Loreto, ed al vice-parroco Vincenzo Podestà, che avevano accolto nei locali della parrocchia il Movimento di San Camillo, si andò formando una comunità di base, osteggiata dalle gerarchie ecclesiastiche, che dapprima trasferirono i due frati e poi, avendo questi rifiutato il provvedimento, li sospesero "a divinis".

I due religiosi, ormai in aperta rottura con la curia genovese, iniziarono a celebrare la messa in una piazza del quartiere, con il sostegno di numerosi fedeli della loro ex parrocchia; tuttavia col tempo la forza di questa comunità, come di altre sorte in Italia a quel tempo, si affievolì e a poco a poco si spense. Ormai ex sacerdote, Agostino Zerbinati si sposò e fu assunto nell'ufficio provveditorato dell'Ospedale Evangelico di Castelletto; morì nel 2008.Fabia Binci, Il fiore pungente - conversazione con don Andrea Gallo, ISBN 978-88-7388-303-6[https://www.adista.it/articolo/31623 La Comunità di base di Oregina commenta la condanna vaticana della TDL (da Adista nn. 3084-3085-3086 del 26 novembre 1984). Anche Vincenzo Podestà venne assunto all'O.E.I. come refertatore nel laboratorio analisi.

Gli "anni di piombo" Tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta il quartiere è stato teatro di due importanti episodi legati ai cosiddetti anni di piombo: l'omicidio di Guido Rossa e l'"irruzione di via Fracchia".

Il 24 gennaio 1979, le Brigate Rosse assassinarono sotto casa, in via Ischia, l'operaio dell'Italsider di Cornigliano e attivista sindacale della CGIL Guido Rossa, responsabile ai loro occhi di aver denunciato Francesco Berardi, un brigatista infiltrato all'interno dello stabilimento Italsider. Un piccolo monumento ricorda il tragico episodio.