Origini familiari Maria, come riporta lo storico Jaime de Salazar y Acha, nel suo Las dinastías reales de España en la Edad Media, era l'unica figlia del re di Trinacria Federico IV il Semplice e della prima moglie, Costanza d'Aragona, che, come riporta sempre Las Dinastías Reales de España en la Edad Media era la figlia primogenita del re di Aragona, di Valencia, di Maiorca, di Sardegna e di Corsica e Conte di Barcellona e delle altre contee catalane Pietro IV il Cerimonioso e della prima moglie, Maria di Navarra Federico IV il Semplice, come riporta ancora Jaime de Salazar y Acha, nel suo Las dinastías reales de España en la Edad Media, era il nonogenito (quarto maschio) del re di Trinacria, Pietro II di Sicilia e di Elisabetta di Carinzia, che sempre secondo Jaime de Salazar y Acha, era figlia del Conte del Tirolo e Gorizia e duca di Carinzia, Ottone III e di Eufemia di Slesia-Liegnitz.
Biografia Anche gli Anales de la Corona de Aragon, Volume 2 riportano la nascita di Maria, figlia di Costanza e Federico, ricordando che succedette al padre nel regno di Sicilia. Era venuta al mondo nel Castello Ursino di Catania. Sua madre, Costanza d'Aragona, morì in seguito al parto, dopo la sua nascita(secondo alcune fonti pochi giorni dopo, secondo altre alcuni mesi), per cui Maria rimase subito orfana.
Il 17 gennaio 1372, suo padre, Federico IV, sposò in seconde nozze, Antonia del Balzo, figlia del duca d'Andria Francesco del Balzo e di Margherita di Taranto, parente della regina di Napoli Giovanna d'Angiò.
Durante gli ultimi anni di regno, suo padre, Federico IV, dovette resistere alle pressioni di Pietro IV, suo cognato ed anche suocero, chiedeva di essere nominato suo erede, in quanto il legittimo erede era Maria figlia femmina, ma, secondo la Gran Enciclopèdia Catalana, Federico IV, dopo la morte di Antonia, per una eventuale alleanza, si era rivolto ai Visconti.
Suo padre, Federico IV, morì a Messina, il 24 luglio 1377, lasciando il regno di Sicilia e i ducati di Atene e Neopatria, all'unica figlia, Maria, ancora quattordicenne, che venne affidata alla tutela del Gran giustiziere del regno e signore di Paternò, Artale Alagona. La cosa però era giudicata illegale, in quanto il bisnonno di Maria, il re di Sicilia, Federico III, aveva proibito la discendenza per linea femminile, adottando la Legge salica (come riportato dal Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia) e quindi l'ostilità degli altri grandi baroni siciliani lo costrinsero a formare il "Consiglio o Governo dei quattro Vicari", formato, oltre che da lui stesso anche dai leader degli altri potentati siciliani: Francesco II Ventimiglia di Castello Maniaci, conte di Geraci, Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica, e Guglielmo Peralta, conte di Caltabellotta.
Essi avrebbero dovuto interessarsi al "buon governo dello Stato" e a quella pace politica che derivava allora proprio dall'equilibrio di potere delle due avverse fazioni, quella "latina" e quella "catalana". Avrebbe dovuto essere nelle intenzioni un governo collettivo, ma non fu così. Ognuno governò nei propri possedimenti: gli Alagona a Catania e in quasi tutta la Sicilia orientale, i Chiaramonte a Palermo e in quasi tutto il Val di Mazara, i Ventimiglia nelle Madonie e i Peralta nella contea di Sciacca e Caltabellotta. Prima però ci fu la corsa all'accaparramento delle proprietà del demanio regio e delle terre dei baroni dissidenti. Artale Alagona aveva poi un vantaggio in più. Al Castello Ursino di Catania cresceva sotto la sua protezione la figlioccia Maria, che ormai era in età da marito; il vicario del regno aveva già scelto per lei un ottimo partito: il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, per legare la Sicilia al contesto italiano, ma vi fu una tenace opposizione di alcuni baroni, che preferivano l'influenza spagnola. Fra questi il nobile Guglielmo Raimondo Moncada, conte di Augusta; Moncada rapì la regina dal Castello Ursino nella notte del 23 gennaio 1379 per evitare il matrimonio, con l'approvazione e l'aiuto del re Pietro IV d'Aragona, che l'anno prima aveva inviato una flotta in Sicilia. In seguito Pietro IV prese il controllo della situazione, nominando viceré il proprio figlio, Martino I il Vecchio.
Maria fu quindi condotta al castello di Licata, dove rimase circa due anni, poi trasferita da Moncada nel castello di Augusta, dove rimarrà assediata da Artale Alagona per altri due anni. Le furono sottratti da Pietro IV i ducati di Atene e Neopatria, di fatto governati dagli aragonesi, poi perduti, rispettivamente, nel 1388 e nel 1391. Infine, Maria fu liberata da una squadra navale aragonese che era arrivata in Sicilia, nel corso del 1382, ed aveva sconfitto la flotta milanese, sventando così il tentativo di matrimonio con il Visconti. Maria fu trasferita prima in Sardegna e infine a Barcellona, alla corte del re Pietro IV d'Aragona, dove, il 24 giugno 1391, fra le proteste dei baroni siciliani e del Papa Urbano VI, nemico degli aragonesi che avevano riconosciuto l'antipapa Clemente VII, sposò l'erede della contea di Luna, e delle signorie di Segorbe e Ejérica, Martino il Giovane, figlio primogenito del futuro re di Aragona, di Valencia, di Maiorca, di Sardegna e di Corsica, e Conte di Barcellona e delle altre contee catalane Martino I il VecchioMartino I il Vecchio era il secondogenito del re Pietro IV il Cerimonioso e della sua terza moglie, Eleonora di Sicilia, terzogenita di Pietro II. (1356-1410) e della sua prima moglie Maria de Luna (figlia del conte de Luna e signore di Segorbe (Castellón), don Lope de Luna, e di Brianda d'Agaout) e nipote di Giovanni I di Aragona.
L'anno successivo (1392) Martino il Giovane e la regina Maria I sbarcarono in Sicilia e furono incoronati nella cattedrale di Palermo. Martino era considerato dai siciliani un usurpatore e i nobili uniti nel giuramento di Castronovo decisero di ribellarsi. Il re di Aragona, Giovanni I, inviò allora in Sicilia una flotta agli ordini del suocero di Maria, Martino il Vecchio, che portò alla conquista di Trapani e Palermo, ma non riuscì a sconfiggere gli oppositori, che avrebbero resistito sino al 1398, anno in cui ritornò la pace e Maria e Martino il Giovane poterono governare nuovamente tutta l'isola.
Maria, sopravvissuta al suo unico figlio, Pietro (1398-1400), morì di peste nel castello di Lentini il 25 maggio 1401. Con lei si estinse la dinastia aragonese-sicula, iniziata col bisnonno, Federico III d'Aragona. Alla sua morte, il marito Martino I il Giovane fu nuovamente proclamato re e così la corona degli aragonesi di Sicilia passò agli aragonesi di Spagna.
Con la morte di Martino I, in Sardegna, il trono passò a suo padre, Martino il Vecchio, che era già re di Aragona, rimanendo definitivamente a questa dinastia. La Sicilia divenne quindi un regno della Corona d'Aragona e perse l'indipendenza che aveva conquistata dopo la rivolta dei Vespri.
Maria discendeva direttamente (come suo marito) da Pietro III d'Aragona e Costanza di Hohenstaufen, ultima della stirpe sveva. Fu sepolta nella attuale Chiesa dell'Immacolata a Lentini e successivamente nella cappella della Madonna del Rosario (Duomo di Catania): condivide il grande sarcofago con il re Federico III, con il re Ludovico, con il duca di Randazzo e il piccolo Federico, suo figlio. Martino I il Giovane, che si risposò con Bianca di Navarra, giace, invece, in un mausoleo del duomo di Cagliari.
Figli Martino e Maria di Sicilia ebbero un solo figlio: Pietro di Sicilia (17 novembre 1398-1400).
Ascendenza
Note
Bibliografia Fonti primarie .
Letteratura storiografica
Giuseppe Beccaria, Spigolature sulla vita privata di re Martino in Sicilia, Palermo 1894. Maria Rita Lo Forte Scirpo, C'era una volta una regina… : due donne per un regno: Maria d'Aragona e Bianca di Navarra, Napoli: Liguori, 2003, ISBN 88-207-3527-X. Guillaume Mollat, I papi di Avignone il grande scisma, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 531–568. Rafael Altamira, Spagna, 1412-1516, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 546–575.
Voci correlate Tabella cronologica dei regni della penisola iberica Conti di Barcellona Sovrani di Sicilia Martino I di Sicilia Sovrani d'Aragona
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