Limposta patrimoniale, talvolta indicata in ambito giornalistico come "imposta sui ricchi" o "tassa sui ricchi", è un'imposta che colpisce il patrimonio personale e generale delle persone fisiche o giuridiche in un dato momento, differenziandosi dalle imposte sui redditi o sui consumi. Può assumere natura ordinaria (se applicata con cadenza periodica, solitamente annuale) o straordinaria (se applicata una tantum per far fronte a specifiche emergenze).

Sotto il profilo fiscale, il tributo è , mentre dal punto di vista politico .

Nella sua accezione "generale", il tributo colpisce la somma di tutte le componenti attive del patrimonio netto del contribuente (immobili, investimenti finanziari, liquidità, beni di lusso), al netto delle passività. Esistono inoltre imposte patrimoniali "speciali" (o parziali) applicate unicamente a singole categorie di beni, come nel caso delle imposte sugli immobili o sui depositi finanziari.

Storicamente diffusa in gran parte dell'Europa nel XX secolo, nei decenni successivi l'imposta patrimoniale generale è stata abolita in numerosi Paesi dell'area OCSE a causa delle difficoltà di accertamento e del rischio di fuga di capitali, rimanendo tuttavia in vigore con diverse declinazioni in nazioni come Svizzera, Spagna e Norvegia.

A partire dagli anni Venti del Duemila, a fronte del marcato aumento delle disuguaglianze economiche globali, l'imposta ha riassunto un ruolo centrale nel dibattito politico e accademico internazionale. Il confronto contemporaneo si è progressivamente spostato dal modello di tassazione generale verso l'introduzione di modelli fortemente selettivi e progressivi, mirati esclusivamente ai grandi o grandissimi patrimoni (il cosiddetto top 1% o 0,1% della popolazione).

Nel contesto italiano, il tema ha riacquisito centralità nel 2026 tramite proposte di legge di iniziativa popolare e sindacale (come la campagna "1% Equo" o la proposta della CGIL, tarate su una soglia di esenzione di 2 milioni di euro), volte a sostituire le attuali imposte patrimoniali speciali con un prelievo unico e progressivo. Recenti rilevazioni demoscopiche evidenziano come la misura registri ampi consensi trasversali laddove preveda alte franchigie di esenzione (inclusa la prima casa) e vincoli di destinazione del gettito verso sanità e istruzione pubblica.

Terminologia e inquadramento nel diritto comparato A livello internazionale, il concetto di "imposta patrimoniale" (che si riferisce specificamente all'imposizione sul patrimonio netto o ricchezza globale) assume diverse denominazioni giuridiche. La letteratura tributaria comparata utilizza frequentemente il termine inglese net wealth tax per indicare le imposte ricorrenti sul patrimonio netto individuale.

Lingua Termine giuridico Traduzione letterale Contesto e note normative Inglese Wealth tax o Net wealth tax Imposta sulla ricchezza (o ricchezza netta) Il termine tecnico net wealth tax è utilizzato nella letteratura internazionale per indicare l'imposizione sul patrimonio netto. Nell'ordinamento dell'India il Wealth-tax Act, 1957 ha disciplinato un'imposta generale sulla ricchezza fino alla sua abrogazione nel 2015. Nei principali Paesi anglosassoni (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia) l'imposta non è attualmente in vigore a livello nazionale, ma è al centro di un vasto dibattito istituzionale: negli Stati Uniti d'America tramite proposte legislative federali, come lUltra-Millionaire Tax Act rilanciato nel 2026 dalla senatrice Elizabeth Warren per i patrimoni superiori ai 50 milioni di dollari; in Canada e Australia attraverso formali proiezioni di gettito elaborate dai rispettivi uffici parlamentari di bilancio (Parliamentary Budget Office); nel Regno Unito, la sua fattibilità è stata analizzata dalla commissione accademica indipendente Wealth Tax Commission nel 2020. Francese Impôt sur la fortune Imposta sulla fortuna (ricchezza) Negli ordinamenti francofoni è questa la forma lessicale più diffusa. In Francia, l’esempio storico principale è costituito dallImpôt de solidarité sur la fortune (ISF), sostituito nel 2018 dall'Impôt sur la fortune immobilière (IFI), limitato ai soli patrimoni immobiliari. Spagnolo Impuesto sobre el Patrimonio Imposta sul patrimonio Questa espressione è comune a tutto il mondo ispanofono. Nell'ordinamento della Spagna l'imposta è disciplinata dalla Ley 19/1991 e grava sul patrimonio netto delle persone fisiche. Tedesco Vermögensteuer Imposta sul patrimonio Comune agli ordinamenti di lingua tedesca. In Germania la legge è formalmente in vigore ma la riscossione è sospesa dal 1997, dopo che nel 1995 la Corte costituzionale federale (Bundesverfassungsgericht) ne dichiarò incostituzionali alcune modalità di valutazione. Anche l'Austria ha abrogato l'imposta nel 1994. Al contrario, in Svizzera la Vermögensteuer è pienamente operativa: viene applicata a livello cantonale e comunale, costituendo uno dei pochi esempi mondiali di patrimoniale generale strutturale e continuativa. Portoghese Imposto sobre Grandes Fortunas (IGF) Imposta sulle grandi fortune Sia in Portogallo che in Brasile ci si riferisce a questo concetto con questa espressione, con differenze importanti nell'assetto giuridico e nell'applicazione. In Brasile, la Costituzione federale (art. 153, VII) prevede la possibilità di istituire l'IGF tramite legge complementare, ma la disciplina non è stata finora attuata. In Portogallo non vige un'imposta generale sulla ricchezza netta, ma dal 2017 è applicata l'AIMI, un'addizionale che funge da patrimoniale speciale sui patrimoni immobiliari di elevato valore. Norvegese Formuesskatt Imposta sulla ricchezza La Norvegia applica una tassa sul patrimonio netto dei contribuenti, calcolata sul valore degli attivi meno le passività. Olandese Vermogensbelasting Tassa sul patrimonio L'imposta patrimoniale generale dei Paesi Bassi è stata abolita nel 2001. L'attuale sistema fiscale affronta la ricchezza tramite il meccanismo del Box 3: non si tratta di una patrimoniale in senso stretto, bensì di un'imposta sul reddito che colpisce un rendimento fittizio (o presunto). Questo rendimento viene calcolato forfettariamente dallo Stato sulla base del patrimonio netto del contribuente, determinato dal valore dell'attivo patrimoniale (risparmi, investimenti, immobili) al netto dei debiti in corso (come mutui o prestiti). Cinese (Mandarino) 财产税 (Cáichǎn shuì) Imposta sul patrimonio L'espressione indica in generale imposte su beni patrimoniali specifici. La Cina non applica una net wealth tax generale sul patrimonio netto individuale; il sistema tributario comprende invece imposte riferite a specifiche componenti patrimoniali. La tassazione della ricchezza in Cina è oggetto di dibattito nella letteratura fiscale comparata. Russo Налог на имущество (Nalog na imuščestvo) Imposta sul patrimonio Nella Federazione Russa il termine indica imposte sul patrimonio riferite a specifiche categorie di beni, tra cui gli immobili delle persone fisiche, e non una net wealth tax generale sul patrimonio netto individuale. Arabo ضريبة الثروة (Darībat al-Tharwa) Imposta sulla ricchezza L'espressione araba Darībat al-Tharwa è una traduzione moderna del concetto di wealth tax. Nei sistemi islamici tradizionali la Zakāt rappresenta un istituto religioso obbligatorio collegato alla ricchezza, ma non coincide con una moderna imposta patrimoniale statale.

Terminologia della politica italiana Nel lessico politico e giornalistico italiano, l'espressione formale "imposta patrimoniale" viene quasi universalmente contratta nel sostantivo femminile assoluto "la patrimoniale". A causa della storica avversione di ampi settori del mondo politico ed economico verso la tassazione della ricchezza accumulata, il termine ha assunto nel tempo connotati fortemente divisivi: viene frequentemente definito dagli analisti come un vero e proprio "tabù" o uno "spauracchio" elettorale, spesso associato nella retorica del centro-destra o dei partiti liberali all'immagine dello Stato che "mette le mani nelle tasche degli italiani".

Accanto all'uso di "patrimoniale", il dibattito si avvale spesso di formule puramente mediatiche come "tassa sui ricchi" o "legge sui ricchi". Questa espressione è entrata in modo dirompente nel dibattito nazionale nel marzo 2009, in seguito a un'accesa polemica sollevata dall'allora premier Silvio Berlusconi. - politica - Tgcom 12/3/2009

Tuttavia, l'espressione "tassa sui ricchi" prescinde dal concetto tecnico-tributario del diritto comparato (che definisce "patrimoniale" unicamente l'assoggettamento dello stock di ricchezza netta), prestandosi a significati eterogenei e a un uso prettamente elettorale: nel linguaggio comune italiano, infatti, sotto tale ombrello vengono talvolta impropriamente raggruppate anche proposte estranee alla sfera patrimoniale, come l'inasprimento delle aliquote marginali sui redditi (IRPEF), la revisione degli estimi catastali o l'incremento delle accise sui beni di lusso.

Storia

Origini ed evoluzione nel mondo Le imposte sul patrimonio netto in senso moderno, distinte dalle storiche imposte fondiarie sui terreni (di derivazione medievale), hanno iniziato a diffondersi in Europa tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Tra le prime applicazioni sistematiche figura quella introdotta nel Regno di Prussia nel 1893 (il Supplementary Tax Act), che colpiva il valore totale dei beni imponibili come imposta supplementare a quella sul reddito.

Nei decenni successivi, il modello fu adottato da diverse nazioni scandinave e dai Paesi Bassi (che la introdussero nel 1914), con l'obiettivo di affiancare le neonate imposte sul reddito per colpire in modo più equo la maggiore capacità contributiva garantita dal possesso di capitali, ricchezza che spesso sfuggiva alla sola tassazione del flusso reddituale.

Nel corso del Novecento, e in particolare nel secondo dopoguerra, l'imposta patrimoniale generale ha conosciuto la sua massima espansione. Tra gli anni Cinquanta e Ottanta, molti paesi europei (tra cui Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Norvegia, Spagna, Svezia e Svizzera) adottarono imposte annuali sul patrimonio netto delle persone fisiche, concependole come un complemento necessario ai sistemi di tassazione progressiva sul reddito.

Nel 1990, dodici paesi dell'area OCSE (quasi tutti europei) applicavano una forma di tassazione progressiva sulla ricchezza globale delle persone fisiche.

Tuttavia, a partire dalla fine degli anni Novanta, questa tendenza si è bruscamente invertita. Una vasta ondata di riforme ha portato all'abrogazione del tributo in gran parte delle nazioni occidentali (tra cui Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi). Questa dismissione sistematica è stata storicamente motivata da una combinazione di fattori: gli elevati costi amministrativi, la difficoltà di valutare asset illiquidi, l'inefficienza nel raggiungere il gettito sperato e, soprattutto, il rischio di fuga dei capitali in un'economia globale sempre più finanziarizzata. Le istituzioni hanno quindi progressivamente virato verso modelli di tassazione dei redditi da capitale (capital gains) e imposte patrimoniali speciali di natura immobiliare.

Il dibattito globale e i tentativi sovranazionali (XXI secolo) Nei primi decenni del XXI secolo, in risposta all'aumento delle disuguaglianze economiche e sulla scia delle crisi finanziarie, il dibattito sull'imposta patrimoniale ha superato i singoli confini nazionali, concentrandosi sull'esigenza di un coordinamento sovranazionale per prevenire la fuga di capitali e contrastare l'elusione fiscale dei super-ricchi.