Gambarare (Le Gambarare in veneto) è una frazione del comune italiano di Mira, nella città metropolitana di Venezia, in Veneto. Fu comune autonomo fino al 1867.
Origini del nome L’origine del toponimo deriva dall’esistenza in età medievale di un canale, oggi scomparso, denominato “Fossa Gambaria” o “Fossa Gambararia”C. Tentori Spagnuolo, Saggio sulla storia civile, politica ed ecclesiastica della Repubblica di venezia, Venezia, 1789, tomo XI, p. 98.. A sua volta, tale nome derivava dal latino “fossa” (canale) unito all’aggettivo “gambaria”, probabilmente derivante dal verbo latino medievale “gambarare” o “gamberdare” (pescare gamberi)D. Piccini, Lessico latino medievale in Friuli, Società filologica friulana, Udine, p. 250.. L’uso di tale verbo è attestato sia nel Friuli che nel Veneto medievaleA. Marchesan, Treviso medievale, Treviso, Tipografia Funzionari Comunali, 1923, Vol. 1, p. 347 e 348.. Il nome dell’area venne utilizzato per secoli al plurale, identificando il territorio come “le Gambarare”V. Formaleoni, Topografia Veneta ovvero Descrizione dello Stato Veneto, Venezia, Bassaglia, 1783, Vol. 3, p. 271.. Originariamente il sito su cui attualmente sorge la chiesa parrocchiale era specificamente denominato "Balladello" o "Balello", dal latino vallatellum ossia “luogo rinforzato” o “alto” ma tale nome cadde progressivamente in disuso.
Storia Età antica Il territorio di Gambarare fu certamente abitato fin dall’epoca romana, come testimoniato dai numerosi ritrovamenti archeologici. Negli anni Sessanta del Novecento vennero alla luce in località Bastiette due pozzi romani collocati a lato di un antico selciato in cotto; inoltre, nei pressi di tale sito vennero rinvenute una testa in marmo, anfore, lucerne ed altro materiale ceramicoL. Capuis, G. Leonardi, S. Pesavento Mattioli, G. Rosada, Carta Archeologica del Veneto, Modena - 1994, vol. IV, p. 70, f. 51, n. 276.. Anche in località Ca’Ballo è documentato il ritrovamento di reperti ceramici e frammenti di oggetti in vetroL. Capuis, G. Leonardi, S. Pesavento Mattioli, G. Rosada, Carta Archeologica del Veneto, Modena – 1994, vol. IV, p. 70, f. 51, n. 277.. Altri rinvenimenti sono stati registrati in località Porto Menai, subito a sud di Gambarare, dove agli inizi del Novecento venne rinvenuta una testa femminile in marmo del II secolo d.C. che si trovava sul fondo del canale Novissimo. Anche negli anni Cinquanta avvennero in questa località rinvenimenti casuali di mattoni romani con bollo e reperti ceramiciL. Capuis, G. Leonardi, S. Pesavento Mattioli, G. Rosada, Carta Archeologica del Veneto, Modena – 1994, vol. IV, p. 70, f. 51, n. 272.1 e n. 272.2.. Reperti romani vennero rinvenuti anche nelle località Curano e Giare, dove già alla fine dell’Ottocento, venne documentata la presenza di lapidi romane e mattoni bollatiL. Capuis, G. Leonardi, S. Pesavento Mattioli, G. Rosada, Carta Archeologica del Veneto, Modena – 1994, vol. IV, p. 70, f. 51, n. 273 e n. 274.. A questi si aggiungono i reperti venuti alla luce casualmente in località Dogaletto e MalcontentaL. Capuis, G. Leonardi, S. Pesavento Mattioli, G. Rosada, Carta Archeologica del Veneto, Modena – 1994, vol. IV, p. 70, f. 51, n. 278.1, n. 278.2 e n. 280..
Il medioevo e il dominio veneziano
Sin dai primi tempi della Serenissima, il territorio “delle Gambarare” fece parte del Dogado. Originariamente, il distretto di Gambarare era retto da un gastaldo ducale, sostituito nel XIII secolo da un podestà; il distretto comprendeva, oltre al centro abitato omonimo, anche i territori di Ducaletto (Dogaletto), S. Ilario, Anconetta (Malcontenta) e Bottenigo (Marghera)G. Stefani, Dizionario Corografico del Veneto, Milano, Civelli, 1854, p. 287.. Nei primi secoli Gambarare rappresentò il centro dei vasti possedimenti dell'abbazia di Sant'Ilario, i cui monaci vi costruirono una sede apposita (la Bassìa) per la rappresentanza e la cura degli interessi economici del monastero. Nel 1290 l’abate Prando del monastero di Sant’Ilario ordinò la ricostruzione della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista che, infine, venne consacrata il 20 giugno 1306. Tra il 1372 ed il 1373, Gambarare fu il fronte della “guerra dei confini” tra la Repubblica di Venezia e la signoria di Padova che si concluse con la divisione di Gambarare tra i due contendenti, secondo una linea di confine segnata dall’erezione di numerosi cippi confinari. La tensione tra le due signorie, però, tornò ben presto a crescere e nel 1378 il signore di Padova ordinò di edificare numerose fortificazioni, dette bastìe, tra cui anche la “bastia di Sant’Elero” (Sant’Ilario) anche detta “delle Gambarare”. Il conflitto riprese in più fasi fino a quando Venezia e Padova stipularono un trattato di pace nel 1399 per una nuova definizione dei reciproci confini. Nel 1401, in esecuzione al trattato, furono edificati nuovi cippi confinari, uno dei quali è ancora parzialmente visibile a Gambarare in località Piazza VecchiaM. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Topografico Editoriale, Dolo (VE), 1977, p. 43. Il comune di Gambarare risultava dunque diviso, con una parte del territorio sottoposta alla podesteria di Piove di Sacco (ed alle leggi padovane) ed un'altra parte sottoposta ancora al Dogado (ed alle leggi veneziane)M. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Topografico Editoriale, Dolo (VE), 1977, p. 64. La guerra tra la Serenissima e i Carraresi riprese, però, nel 1404. La riconquista di Gambarare e della sua bastia, fu una delle prime azioni intraprese dall’esercito veneziano: dopo aver corrotto il capitano della bastia di Gambarare con seimila ducati d'oro, il 19 luglio 1404 i veneziani entrarono nella piazzaforte e innalzarono la bandiera marciana. L'esercito padovano pose rapidamente sotto assedio la fortezza, ricorrendo anche all'uso di bombarde ma senza riuscire a riconquistare la posizione perdutaM. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Topografico Editoriale, Dolo (VE), 1977, p.44. Grazie alla conquista della bastia fu possibile ai veneziani invadere il territorio di Piove di Sacco e di lì giungere a Padova che, infine, cadde sotto il controllo della Serenissima il 21 novembre 1405.
Nel 1508 Papa Giulio II attribuì ai capi famiglia di Gambarare lo jus patronato sulla chiesa di San Giovanni Battista. Nel 1516 il Maggior Consiglio eresse Gambarare a provveditoria e nominò, quale primo provveditore, il patrizio Vincenzo VenierC.B. Tiozzo e C. Semenzato, La riviera del Brenta: itinerario storicogeografico e guida delle ville e degli edifici notevoli, Treviso, Canova, 1968, p. 56: la sede della provveditoria di GambarareM. Poppi, Di pianta in pianta: prime mappe storiche del territorio mirese, in Rive. Uomini, arte e natura, n. 4, Comune di Mira - Quaderni di Riviera del Brenta, 2005, p. 15 venne posta in località Bosco Grande, lungo la Riviera del BrentaS. Giacomello, Il mercato di Oriago: ogni martedì da mezzo millennio, in Rive. Uomini, arte e natura, n. 7,Comune di Mira - Quaderni di Riviera del Brenta, 2009, p. 4.. Nello stesso periodo si unì al comune di Gambarare il piccolo comune di Porto (attuale Porto Menai), formando così un unico comune ed un'unica provveditoriaM. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Topografico Editoriale, Dolo (VE), 1977, p.86. All’epoca l’unica piazza del paese, poi denominata Piazza Vecchia, si trovava a sud della chiesa di San Giovanni Battista, nei pressi dell’antico edificio abbaziale che i monaci dell'Abbazia di Sant’Ilario avevano eretto nel medioevo per meglio amministrare i loro possedimenti nel territorio: la cosiddetta Bassìa o Ca’ dell’Abatte (Casa dell’Abate)M. Poppi, Di pianta in pianta: prime mappe storiche del territorio mirese, p. 15. Nel 1539, il provveditore Giovanni Francesco Pizzamano trasformò lo spazio antistante alla provveditoria nella “piazza nuova” di Gambarare, deputata ad ospitare un mercato settimanale da tenersi ogni martedì: la piazza assunse il nome, dunque, di Piazza del Mercato S. Giacomello, Il mercato di Oriago: ogni martedì da mezzo millennio, in Rive. Uomini, arte e natura, n. 7, Comune di Mira - Quaderni di Riviera del Brenta, 2009, p. 4.. La nuova piazza sarà poi rappresentata in una celebre stampa settecentesca di Giovanni Francesco Costa, intitolata “Veduta della Piazza del mercato alle Gambarare”.
Inoltre, nel corso del XVI secolo si consolidò la ripartizione del territorio di Gambarare in Quarti: Quarto Villa (o Giare), Quarto Bastie, Quarto della Mira, Quarto Bosco (poi diviso in Bosco Grande e Bosco Piccolo) e Quarto Bottenigo. Tra il 1609 e il 1611, il territorio di Gambarare venne interessato dall’escavazione della Seriola VenetaAtlante Novissimo, Tomo III, Venezia, Zatta, 1785, canale che garantiva il rifornimento di acqua potabile alla città Venezia: l’acqua era prelevata dal Brenta in territorio di Dolo ed era poi convogliata, dopo un percorso di 13 chilometri, fino a Fusina. Nel 1797, con la caduta della Serenissima, la provveditoria di Gambarare venne abolita.
L'occupazione francese e l’età napoleonica (1797-1815) Nell'estate 1797, in seguito all’occupazione francese della Repubblica di Venezia, a Gambarare venne istituita la Municipalità giacobinaE. Moro, Cronaca della Riviera del Brenta dal 1800 alla Prima Guerra Mondiale, Mazzanti, 2017, p. 18: su disposizione del governo democratico di Venezia i territori della municipalità di Gambarare vennero estesi anche sulla sponda sinistra del Naviglio comprendendo anche Oriago. La municipalità cambiò così il nome in municipalità delle Gambarare ed OriagoM. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Tipografico Editoriale, Dolo, 1977, p.133.
L'unione delle municipalità durò solo pochi mesi: in seguito al Trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797, che attribuiva i territori veneziani all'Arciducato d'Austria, i comuni di Gambarare e Oriago tornarono separati e autonomiM. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Tipografico Editoriale, Dolo, 1977, p.137. Nel 1806, con l’annessione dei territori veneziani da parte del Regno d’Italia napoleonico, il nuovo governo riconobbe Gambarare come Comune autonomo all’interno del Dipartimento dell’Adriatico. Il Comune era retto da un podestà di nomina regia, scelto dal sovrano in base ad una terna di nomi proposta dal consiglio comunaleBollettino delle leggi del Regno d’Italia - parte seconda, Milano, Stamperia Reale, 1808, p. 724 - Decreto n. 268, Nomina dei podestà di vari comuni..L'anno seguente il comune istituì quattro scuole elementari nel territorio (Piazza Vecchia, Piazza Mercato, Taglio e Botteghino)M. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Tipografico Editoriale, Dolo, 1977, p. 141. Nel 1809, il viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais istituì il Consorzio di Bonifica di Gambarare per il risanamento ed il miglioramento fondiario del territorio. Successivamente nel 1810 lo stesso Viceré stabilì la fusione dei Comuni di Gambarare, Mira (Mira Vecchia) e Oriago nell'unico comune di GambarareM. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Tipografico Editoriale, Dolo, 1977, p. 146.
La dominazione austriaca (1815-1866)
Nel 1815 il Comune di Gambarare passò, alla pari di tutti gli altri territori veneziani, al Regno Lombardo-Veneto sottoposto alla corona austriaca e venne ricompreso nella neoistituita Provincia di Venezia. Nel 1816 il governo austriaco divise nuovamente il comune di Gambarare dai comuni di Mira ed Oriago, che tornarono indipendentiM. Poppi, Gambarare e il suo territorio, Istituto Tipografico Editoriale, Dolo, 1977, p.154. All’epoca il territorio comunale di Gambarare risultava suddiviso in Quarti: Quarto di Mira, Quarto Bosco Grande, Quarto Bosco Piccolo, Quarto Bottenigo, Quarto Bastie e Quarto Giare.