Giulianova è un comune italiano di abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo.
A seguito delle distruzioni, prima del centro romano (Castrum Novum Picenii) e successivamente di quello medioevale (Castel San Flaviano), la città venne rifondata nella seconda metà del '400 dal duca di Atri, Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona, che la chiamò col suo nome e ne fece un esempio di città ideale rinascimentale.
Geografia fisica Territorio Il suo territorio si estende per , tra i confini naturali formati dal fiume Salinello a nord e dal Tordino a sud. A ovest confina con Mosciano Sant'Angelo, a sud con Roseto degli Abruzzi, a nord con Tortoreto e a est con il mare Adriatico.
La città è sede di uno dei quattro porti della regione, l'unico della provincia. L'abitato si articola in due agglomerazioni principali saldatesi fra di loro nel corso dei decenni: Giulianova propriamente detta o Giulianova Alta, conosciuta popolarmente anche come Giulianova Paese, e Giulianova Lido. La prima comprende il centro storico e si estende su una collina di modesta altitudine (68 m s.l.m.) a circa un chilometro dalla linea costiera, mentre nel litorale vi è la parte più moderna e turistica.
Clima Il clima di Giulianova è di tipo temperato caldoCfr. la mappa relativa alle regioni climatiche in: AA. VV. Grande Atlante d'Italia De Agostini, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1987, pag. 235. con inverni relativamente tiepidi ed estati contraddistinte da temperature elevate, ma non torride. Le temperature medie invernali sono di poco superiori ai , mentre quelle medie estive si collocano attorno ai . Le precipitazioni sono comprese fra i 700 e gli annui e sebbene i mesi autunnali e invernali siano i più piovosi, l'estate presenta una siccità meno marcata di quella riscontrabile in altre aree mediterranee. Classificazione climatica: zona C,
Storia Età romana: Castrum Novum Piceni
La presenza umana nel territorio di Giulianova è documentata fin da epoca neolitica e il ritrovamento di resti e ruderi di antichissime origini certificano l'esistenza di un nucleo abitato (probabilmente col nome di Batinus) che ebbe vita e civiltà più antiche della stessa capitale del Pretuzio (Interamnia, l'attuale Teramo)Vincenzo Bindi, Le Cento Città d'Italia illustrate. Giulianova, la Posillipo degli Abruzzi, Milano, Sonzogno, 1927, (pag.1). Giulianova iniziò tuttavia ad avere connotazioni propriamente urbane agli inizi del III secolo a.C., allorché i romani, tra il 289 e il 283 a.C., nell'ambito della conquista dell'Italia centrale ad opera del console Manio Curio Dentato e per bloccare l'influenza etrusca e siracusana nell'Adriatico, analogamente a quanto fatto in seguito con la deduzione di Sena Gallica (Senigallia) e Hatria (Atri)Liv., Per XI, crearono presso le foci del Tordino, nel punto più stretto di collegamento tra Roma e l'AdriaticoPlinio, N.H. 3, 44, a meno di due chilometri dall'attuale centro storico, una nuova colonia, fra le prime del Supremum Mare, denominata Castrum Novum (o Castrum Novum Piceni).
Per l'insediamento fu scelto il pianoro conosciuto come Terravecchia, un piccolo sistema collinare che concludeva verso sud, parallelo alla linea di costa e delimitato a meridione dal fiume Tordino. Da questa conformazione orografica derivò l'urbanistica della città, suddivisa per l'appunto in terrazzamenti, lungo l'asse nord-sud e dunque differenziata dagli schemi tradizionali, che prevedevano un incrocio centrale dei due assi viari principali e un perimetro murario geometrizzatoMuseo Archeologico di Giulianova.Quest'ultimo infatti si ipotizza seguisse il ciglio del pianoro, assecondando le difese naturali del terreno. Riguardo alla composizione delle strutture, gli scavi hanno documentato come queste fossero costituite prevalentemente in pietra di fiume e più raramente in calcare, associate a ceramica a vernice nera sovradipinta, d'importazione Meridionale. Seppure la parola Castrum indicasse un castello, un luogo fortificato, la colonia seppe sviluppare, accanto alle originarie funzioni militari, anche quelle proprie di un attivo centro mercantile, specialmente con il Mediterraneo Orientale, e di un nodo di comunicazioni di una certa rilevanza, divenendo col tempo emporio e principale strumento del commercio dell'Agro PretuzianoVincenzo Bindi, Le Cento Città d'Italia illustrate. Giulianova, la Posillipo degli Abruzzi, Sonzogno, Milano, 1927, p.1.
Alla base di tale sviluppo vi fu un munitissimo porto canale, fiorente sino al XVI secolo, importante non solo nelle strategie mercantili ma anche in quelle militari, tanto che Tito Livio ricorda la colonia come una di quelle incaricate dal Senato di fornire navi per la flotta per la seconda guerra punica. La prossimità della Via Cecilia, un ramo della Via Salaria, fu l'altro punto di forza commerciale della città. L'ultima fase repubblicana e il primo periodo imperiale appaiono i momenti di massima fioritura della città.
Sita a 18 miglia da Castrum Truentinum (l'attuale Martinsicuro), secondo Peutinger, o più probabilmente a 12, come aveva calcolato CluverioVincenzo Bindi, Le Cento Città d'Italia illustrate. Giulianova, la Posillipo degli Abruzzi, Sonzogno, Milano, 1927, p. 1., citata da Velleio Patercolo e da StraboneS, Geografia (ΓΕΩΓΡΑΦΙΚΑ), libro V, 4, 2., da Plinio e da Tolomeo, si dotò di bagni termali (I secolo) ed ebbe un suo prefetto. Forse raggiunse in età imperiale un perimetro di due chilometri. Successivamente alle guerre puniche fu ascritta alla tribù Mecia. A confermare l'importanza della città in epoca romana, le tante testimonianze rinvenute nel tempo: iscrizioni lapidarie, fusti di colonne, capitelli istoriati di colore turchino, lastre di marmo adorne di sculture e arabeschi, una grotta (probabilmente in opus signinum), antichi sepolcri, lucerne ed anfore, figure ed idoletti. Inoltre, gli strati murari del sottosuolo, e un tesoretto monetale scoperto nel 1828, fanno pensare a più di una devastazione subita dalla città nel corso dei secoli..
Età medievale: da Kàstron Nòbo a Castrum Sancti Flaviani In età tardo-imperiale (V secolo), l'abitato di fondazione romana subì una contrazione demografica e la zona originaria (nei pressi della Chiesa di Santa Maria a Mare) rimase spopolata, sia a causa delle invasioni barbariche, sia, probabilmente, per l'eccessiva vicinanza al fiume Tordino. Delle frammentarie notizie riguardanti il periodo immediatamente successivo, si sa che durante il VI secolo il castrum bizantino portava il nome di Kàstron Nòbo, come menziona lo scrittore dell'epoca Giorgio Ciprio. Grazie tuttavia alla strategica posizione ed alla fruizione degli impianti portuali romani, l'insediamento mantenne un ruolo commerciale e difensivo di una certa importanza. Nello stesso periodo, inoltre, fu innalzato un tempio fuori le mura, a settentrione, che in futuro sarà dedicato a San Flaviano e che a causa della sua ubicazione, fu spesso sconvolto da incursioni, saccheggi ed eventi bellici.
In età altomedievale l'abitato assunse il nome di Castrum Sancti Flaviani (o Castrum in Sancto Flaviano o ancora Castrum Divi Flaviani) in ricordo di San Flaviano, Patriarca di Costantinopoli e Martire, le cui spoglie, secondo una leggenda, sarebbero state portate in Italia nel V secolo. Originariamente dirette a Ravenna, avrebbero raggiunto miracolosamente le coste castrensi, il 24 novembre, a seguito di una tempesta che costrinse l'imbarcazione che le trasportava a trovare rifugio sul litorale abruzzese. In onore e memoria dell'accaduto fu eretto sulla costa, in un tempo non precisato dagli storici, a seguito del ritrovamento delle reliquie, un edificio sacro di notevoli dimensioni, non più esistente, tanto celebre e illustre da meritare da Carlo Magno e successivamente da principi, pontefici e sovrani, ampi privilegi e diplomiVincenzo Bindi, Le Cento Città d'Italia illustrate. Giulianova, la Posillipo degli Abruzzi, Sonzogno, Milano, 1927, p.2. Nel 1093 la chiesa di San Flaviano fu donata dal nobile Ranieri del fu Tribuno all'Abbazia di San Clemente a Casauria. Successivamente, a partire dal XII o XIII secolo, l'abitato iniziò ad essere conosciuto come Castel San Flaviano. Esso fu centro importante, ricco, prestigioso, culturalmente vivace (diede i natali ai celebri giuristi Taddeo e Berardo di San Flaviano), commercialmente attivo, grazie al suo porto dotato di un hospitium per pellegrini e degenti, non distante dalla Chiesa di Santa Maria a Mare, che gli studiosi vogliono come punto di riferimento spirituale per gli imbarchi in Terra Santa. Si pensava ad un collegamento con i Templari, la si tracciava, a detta del canonico alsaziano Joseph Anton Vogel, quale sede episcopale, fiorente di ordini religiosi ed edifici sacri, dimora dei papi Clemente II e Lucio III e dell'imperatore Enrico III il Nero.
Il borgo fece parte, in età medievale, del Regno ostrogoto, del Ducato di Spoleto, del Regno di Sicilia e, infine del Regno di Napoli.
Nella seconda metà del XIV secolo entrò in possesso della ricca e potente famiglia degli Acquaviva, che ne fece una delle sue residenze principali, fino alla distruzione avvenuta nel luglio del 1460 a seguito della sanguinosa battaglia di San Fabiano d'Ascoli o San Flaviano d'Ascoli (da taluni definita anche battaglia del Tordino), parte della congiura dei Baroni, combattuta nei pressi della città fra aragonesi e angioini capitanati rispettivamente da Alessandro Sforza (coadiuvato da Federico da Montefeltro) e da Jacopo Piccinino e che vide il trionfo di quest'ultimo. Successivamente a questa battaglia gli uomini capitanati da Matteo di Capua, a cui si aggiunsero alcuni degli Spennati, provenienti da Teramo, saccheggiarono e bruciarono quel che restava dell'antico abitato. Nello stesso anno Giulio Antonio Acquaviva firmò un trattato di pace assieme Ferrante d'Aragona, re del Regno di Napoli, grazie al quale riottenne tutti i possedimenti appartenuti alla sua famiglia, fra cui quel che restava di Castel San Flaviano.
Età rinascimentale: Giulia, la "città ideale"
Undici anni più tardi, nel 1471, Giulio Antonio Acquaviva, duca d'Atri e signore del luogo, che già aveva provveduto alla riedificazione delle città di Conversano e di Atri, preferì ricostruire Castel San Flaviano, quella che di più l'avrebbe coinvolto ed attratto e che sarebbe divenuto il principale centro dei suoi possedimenti. La città non sarebbe però stata eretta sulle sue rovine, bensì su un'altura situata a circa settanta metri sul livello del mare, a breve distanza dall'anteriore centro abitato. Il 31 maggio 1471 Ferrante d'Aragona emise un diploma mediante il quale si autorizzava Giulio Antonio Acquaviva a riedificare San Flaviano sul luogo che egli stesso aveva prescelto. Il nuovo nucleo prese da lui il nome di Giulia o Giulia nova e Julia o Julia novaIl toponimo di Giulia nova veniva usato soprattutto nella lingua scritta e in cartografia. Fu con tale denominazione che apparve nella Carta del Regno di Napoli di Giordano Ziletti (Venezia, 1557), nella Carta d'Abruzzo Ultra, di Natale Bongiorno (Roma, 1587) e in altre note mappe di epoche successive. Le carte indicate sono citate in: .