Il distretto di Bivona fu un distretto del Regno di Sicilia e, successivamente, del Regno delle Due Sicilie, inserito nella provincia di Girgenti (attuale Agrigento) e comprendente il territorio di 13 comuni, con capoluogo Bivona. Era stato istituito subito dopo l'abolizione della feudalità in Sicilia, nel 1812, e fu sostituito nel 1860 dall'omonimo circondario costituito dopo l'Unità d'Italia..

Comuni Il distretto di Bivona comprendeva il territorio di 13 comuni.: Bivona, il capoluogo Alessandria di Sicilia Burgio Calamonaci Cammarata Castel Termine Cianciana Lucca Ribera San Biagio San Giovanni di Cammarata Santo Stefano di Bivona Villafranca

Inoltre fino al 1859 (quando la circoscrizione era ancora denominata distretto) vi era compreso il territorio del borgo di San Ferdinando (frazione di Bivona)., oggi Filaga, frazione di Prizzi (PA).

Descrizioni dei comuni del distretto di Bivona Di seguito vengono riportate le descrizioni dei comuni del distretto di Bivona contenute nelle opere di Antonino Busacca (Dizionario geografico, statistico e biografico della Sicilia preceduto da un compendio storico siculo, 1850) e Girolamo di Marzo Ferro (Dizionario geografico, biografico, statistico e commerciale della Sicilia, 1853).

Bivona

Alessandria della Rocca

Burgio

Calamonaci

Cammarata

Castel Termine

Cianciana

Lucca

Ribera

San Biagio

San Giovanni di Cammarata

Santo Stefano di Bivona

Villafranca

Storia

La Costituzione del 1812

Il Parlamento siciliano straordinario riunitosi a Palermo nel 1812 decretò l'abolizione della feudalità in Sicilia (19 luglio), la promulgazione della Costituzione ed una radicale riforma degli apparati statali, che portò alla ridefinizione del rapporto tra lo Stato e la società.

Il Parlamento abolì l'antica suddivisione amministrativa della Sicilia in tre valli (Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto) e stabilì l'istituzione di 23 distretti. Essi vennero delimitati dallo studioso ed astronomo Giuseppe Piazzi, che tenne conto delle caratteristiche naturali, economiche e demografiche delle varie zone dell'Isola..

Ecco il testo tratto dalla Costituzione di Sicilia stabilita nel Generale straordinario Parlamento del 1812 sui criteri utilizzati per delimitare i distretti e stabilirne i capoluoghi.:

Nonostante i criteri avanzati dal Piazzi, vi furono numerose liti e controversie tra le città-capoluogo e quelle che miravano a ricoprire tale ruolo: infatti le città designate come capoluogo di distretto usufruivano di diversi vantaggi politici, economici ed occupazionali.

Le 23 città siciliane elevate a capoluogo di distretto furono: Alcamo, Bivona, Caltagirone, Caltanissetta, Castroreale, Catania, Cefalù, Corleone, Girgenti, Mazara del Vallo, Messina, Mistretta, Modica, Nicosia, Noto, Palermo, Patti, Piazza Armerina, Sciacca, Siracusa, Termini Imerese, Terranova di Sicilia, Trapani.

Bivona, capoluogo del XII distretto, e Caltanissetta erano le uniche città ex-feudali elevate a capoluogo di distretto: le altre ventuno città, infatti, anticamente erano città demaniali.

La controversia con Castronovo Castronovo di Sicilia, ex città demaniale e sede dell'antica comarca in cui era compresa anche Bivona., si oppose fermamente all'elevazione a capoluogo di distretto della città di Bivona. Nonostante fosse stato inserito all'interno del distretto di Termini Imerese, Castronovo pretendeva di diventare capoluogo del distretto bivonese: in un memoriale inviato il 22 ottobre 1812 al re di Sicilia Ferdinando III, i giurati ed il sindaco castronovesi affermavano che Bivona tanto se si considera nel fisico, quanto nel suo morale non era degna di ricoprire il ruolo che le era stato affidato: essi misero in evidenza il basso numero di abitanti bivonesi, l'assenza di fondachi e case decenti da potersi ricoverare i passeggeri, l'aria malsana causata dalla vicina presenza delle risaie e la mancanza di strade adeguate ad una facile comunicazione tra i diversi paesi del distretto ed il capoluogo..

Ciononostante, il Parlamento siciliano ritenne più valide le motivazioni che avevano indotto ad elevare a capoluogo la città di Bivona.

Territorio e confini del distretto

Il distretto di Bivona era delimitato dal mar Mediterraneo (Canale di Sicilia) a sud, dal fiume Platani ad est, dal fiume Verdura ad ovest e dalla catena dei monti Sicani a nord..

Il distretto di Bivona confinava a nord con i distretti di Corleone e Termini Imerese, ad est con il distretto di Caltanissetta, a sud con il distretto di Girgenti e ad ovest con il distretto di Sciacca.

Comprendeva, oltre a Bivona, altri dodici comuni ed una borgata, San Ferdinando (oggi Filaga), aggregata al comune di Bivona fino al 1859. La superficie del distretto era di circa 864 km2; la popolazione, secondo un censimento del 1798, era di 48.585 abitanti, così distribuiti:

ComuneEstensione (km²)PopolazioneAlessandria di Sicilia61,884.416Bivona88,572.582Burgio42,225.868Cammarata191,805.123Calamonaci32,59780Castel Termine99,475.590Cianciana37,713.400Lucca18,411.960Ribera118,644.656San Biagio42,422.500San Giovanni di Cammarata26,303.011Santo Stefano di Bivona85,945.486Villafranca17,673.213

Come descritto nel testo della costituzione, il distretto di Bivona presentava diversi ambienti naturali: era attraversato da alcuni fiumi (il Sosio, che nasce tra Bivona e Santo Stefano e che assume il nome di Verdura nei territori di Caltabellotta e Ribera, il Magazzolo ed il Platani); era sovrastato a nord dalla catena montuosa dei Monti Sicani e dei Monti Rifesi (oggi in territorio palermitano di Palazzo Adriano), posti tra i territori di Bivona e di Lucca, Burgio e Villafranca; era bagnato a sud (territorio di Ribera) dalle acque del Canale di Sicilia.

Il territorio, pertanto, presentava una varietà di clima (da quello prettamente montano a quello pedemontano nell'entroterra, a quello collinare e tipicamente mediterraneo nella parte centro- meridionale) e di paesaggi, passando dai rilievi sopra i 1.000 posti a nord alle coste lineari del riberese, attraverso le zone collinari che caratterizzavano la maggior parte dei territori comunali del distretto.

I funzionari distrettuali e la sottintendenza di Bivona I funzionari distrettuali giunsero a Bivona tra il 1813 ed il gennaio 1814. I funzionari svolgevano diversi ruoli: c'erano un segreto, un proconservatore, tre giudici del tribunale ed un capitan d'arme.

Il segreto era responsabile del settore finanziario: da lui dipendevano i prosegreti esattori del comune di Bivona; il proconservatore apprestava i ruoli dei contribuenti; i giudici discutevano le cause di seconda istanza; il capitan d'arme era posto alle immediate dipendenze del ministro di alta polizia ed assicurava la pubblica sicurezza, in particolar modo nelle campagne, grazie all'ausilio della sua compagnia d'arme, formata da dodici uomini.

Durante il 1813 ed il 1814 a Bivona si svolsero le elezioni distrettuali che portarono al Parlamento siciliano due deputati eletti in tre tornate elettorali svolte in quel periodo..

L'11 ottobre 1817 venne attuata una riforma amministrativa che fece divenire i distretti componenti delle province, nuove circoscrizioni territoriali più grandi e più rilevanti da un punto di vista amministrativo. A capo di ogni provincia vi era un intendente, coadiuvato dalla Segreteria d'Intendenza e dal Consiglio d'intendenza; il Consiglio provinciale, composto da 15 membri annuali proposti dai comuni della provincia e nominati dal re di Sicilia, era un organo deliberativo ed aveva un proprio bilancio.

A capo di ogni capoluogo di distretto che non era sede di intendenza, invece, vi era un sottintendente, cioè la prima autorità del distretto.. Bivona, inserita insieme agli altri comuni del suo distretto ed a quelli dei distretti di Girgenti e Sciacca all'interno della provincia di Girgenti (futura provincia di Agrigento), divenne pertanto sede di sottintendenza e venne dotata di vari organi amministrativi: la segreteria di sottintendenza ed il Consiglio Distrettuale, composto da 11 consiglieri.

Suddivisione in circondari

Il Regio Decreto del 30 maggio 1819 previde la suddivisione dei distretti in diversi circondari, che presero nome dai rispettivi capoluoghi: il distretto di Bivona venne suddiviso in tre circondari..

Prima del 1841 Nel 1819 il distretto venne suddiviso nei circondari di Bivona (4 comuni), Burgio (5 comuni) e Cammarata (4 comuni): Circondario di Bivona: Alessandria, Bivona, Cianciana, Santo Stefano di Bivona Circondario di Burgio: Burgio, Calamonaci, Lucca, Ribera, Villafranca Circondario di Cammarata: Cammarata, Castel Termine, San Biagio, San Giovanni di Cammarata

Dal 1841 Nel 1841, per l'importanza assunta dalla cittadina, anche Ribera divenne sede di un circondario, comprendente due soli comuni: Circondario di Bivona: Alessandria, Bivona, Cianciana, Santo Stefano di Bivona Circondario di Burgio: Burgio, Lucca, Villafranca Circondario di Cammarata: Cammarata, Castel Termine, San Biagio, San Giovanni di Cammarata Circondario di Ribera: Calamonaci, Ribera

Il capoluogo Bivona

La scelta di elevare Bivona a capoluogo di distretto, nonostante la crisi demografica del paese, fu sostenuta da vari motivi: Bivona vantava origini antiche; geograficamente occupava una posizione centrale nell'ambito del distretto; tra i secoli XV e XVII era stata uno dei maggiori centri feudali della Sicilia, soprattutto in seguito alla sua elevazione a ducato (il primo nell'Isola) e città (1554); presentava un ampio numero di edifici e monumenti religiosi; vantava una secolare e prestigiosa tradizione scolastica grazie alla presenza di un collegio gesuitico.

In seguito alla rivoluzione siciliana del 1820, fu attuata la riforma dell'apparato di polizia e furono adottati i nuovi criteri di dislocazione dell'apparato militare; nel 1824 venne varata la riforma del sistema finanziario. Bivona, pertanto, era sede: come capoluogo di circondario: del giudicato circondariale e del carcere circondariale; come capoluogo di distretto: della sottintendenza, del giudicato d'istruzione, dell'ispettorato di polizia, della Compagnia d'Arme, del distaccamento della Real Gendarmeria, del carcere distrettuale e della ricevitoria distrettuale.

La crisi finanziaria La grave crisi finanziaria che colpì la società siciliana soprattutto negli anni venti dell'Ottocento indusse il governo a modificare l'assetto amministrativo dell'Isola.: inizialmente si prevedeva la riduzione delle province da 7 a 4 e l'abolizione di alcune sottintendenze, tra cui quella di Bivona (che sarebbe dovuta aggregarsi a quella di Sciacca).

Il Regio Decreto dell'8 marzo 1825, tuttavia, mantenne la suddivisione della Sicilia in 7 province, ma abolì tutte le sottintendenze. Ciononostante, il ridimensionamento dell'apparato amministrativo e rappresentativo del distretto fu uno dei motivi che causarono numerose e sanguinose rivolte in tutta l'Isola negli anni trenta, in particolar modo nel 1837, quando la Sicilia fu vittima anche del colera.

In seguito a questi episodi, il governo provvide a modificare nuovamente gli apparati amministrativi distrettuali: vennero reintrodotte le sottintendenze, i Consigli Distrettuali e gli Ispettorati distrettuali di polizia; furono abolite le Compagnie d'Armi, sostituite da distaccamenti distrettuali della Regia Cavalleria a cavallo..

Il periodo preunitario Dopo una prima abolizione nel 1825 ed il ripristino nel 1837, la sottintendenza di Bivona venne abolita nuovamente il 12 gennaio 1848, quando a Palermo scoppiò la rivoluzione.: il sottintendente Giuseppe Consiglio si allontanò dal paese il 27 gennaio 1848, quando Bivona aderì alla rivoluzione indipendentista..