Palazzo Grimani di Santa Maria Formosa è un antico palazzo nobiliare, divenuto museo statale, ubicato a Venezia nel sestiere di Castello, vicino al campo di Santa Maria Formosa. Si può raggiungere via terra da Ruga Giuffa, mentre dal canale di San Severo si ha l'ingresso d'acqua, molto usato anticamente.
Dal dicembre 2008 il Ministero della Cultura lo ha gestito tramite la Direzione regionale Musei Veneto. Da maggio 2024 è entrato a far parte dei Musei nazionali archeologici di Venezia e della Laguna, assieme a: Museo archeologico nazionale di Venezia, Museo archeologico nazionale del Lazzaretto vecchio e Parco archeologico di Altino.
Storia Di proprietà della famiglia Grimani del ramo di Santa Maria Formosa fino al 1865, dopo vari passaggi di proprietà nel 1981 venne acquisito, in grave stato di degrado, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali della città di Venezia e divenne patrimonio dello Stato. Aperto al pubblico il 20 dicembre 2008, dopo un lungo restauro, è un museo appartenente al Polo Museale Veneto.
L'edificio, il cui nucleo più antico fu eretto in epoca medievale alla confluenza dei canali di San Severo e di Santa Maria Formosa, fu acquistato da Antonio Grimani, divenuto doge nel 1521, e passò in eredità nel terzo decennio del XVI secolo ai nipoti Vettore Grimani, procuratore de supra per la Repubblica di Venezia, e Giovanni Grimani, Patriarca di Aquileia, che ristrutturarono la vecchia fabbrica ispirandosi a modelli architettonici desunti dalla classicità. I due fratelli vollero conferire forme “moderne”, cioè ispirate all'antichità classica, all'edificio e lo fecero decorare con cicli ad affresco e stucco di grande impatto. Nel 1558, alla morte di Vettore, Giovanni, divenuto l'unico possessore dell'immobile, promosse un ampliamento dello stesso con la collaborazione di molti artisti tra cui Federico Zuccari, artefice della decorazione dello scalone monumentale, e Camillo Mantovano, attivo in vari ambienti. Il patriarca Giovanni Grimani, raffinato collezionista, allestì la sua raccolta di antichità, comprendente sculture, marmi, vasi, bronzetti e gemme, nelle sale del palazzo. Nel 1587 decise di donare la raccolta di sculture e di gemme alla Serenissima: dopo la sua morte le prime vennero sistemate nell'antisala della Biblioteca Marciana, divenendo il nucleo fondante del Museo Archeologico Nazionale di Venezia.
Descrizione
Il lungo restauro ha restituito alla visione dei visitatori gli ambienti, tra i quali: il Camerino di Callisto, con stucchi di Giovanni da Udine, il Camerino di Apollo, con affreschi di Francesco Salviati e Giovanni da Udine, la Sala del doge Antonio, decorata con stucchi e marmi policromi, la Sala a Fogliami di Camillo Mantovano, dal soffitto interamente ricoperto con alberi da frutto, fiori e animali, e la Tribuna che ospitava più di cento pezzi della collezione archeologica. Vi è esposto il gruppo con il Ratto di Ganimede, sospeso al centro della volta decorata da lacunari.
A Federico Zuccari si deve con ogni probabilità anche la decorazione in stucco con il mostro grottesco dalle fauci spalancate visibile nella Sala del Camino. Altre opere esposte nel museo si richiamano agli interessi collezionistici della famiglia Grimani. Nella Sala di Psiche si può ammirare la tela con lOfferta dei doni a Psiche, copia antica dell'originale di Francesco Salviati, già collocata al centro del soffitto ligneo smembrato a metà dell'Ottocento.
Il secondo piano nobile, privo delle decorazioni che si vedono al primo, ospita mostre temporanee ed eventi culturali.
Il palazzo è, per la storia dell'arte e dell'architettura di Venezia, un elemento unico e prezioso. La sua peculiare forma architettonica, le decorazioni ricche di enigmi e di diverse chiavi di lettura, nonché la storia delle vicende della famiglia Grimani di Santa Maria Formosa, sono ancora oggi appassionato argomento di studio e ricerca.
Percorso museale
Da Ruga Giuffa, attraverso una piccola calle (Ramo Grimani), si accede al palazzo attraverso un portale marmoreo che introduce il visitatore nell'ampio cortile creatosi a seguito di un'imponente ristrutturazione conclusasi negli anni Sessanta del Cinquecento. La fabbrica medievale originaria, con pianta ad L, fu ristrutturata e ampliata in più fasi, già a partire dagli anni Trenta del Cinquecento, dai fratelli Vettore e Giovanni Grimani secondo uno stile ispirato alle antiche domus romane e al clima culturale del Rinascimento. Le logge che si realizzarono furono adornate di statue classiche analogamente alle sale del piano nobile. La loggia che precede l'ingresso del museo era interamente affrescata con motivi vegetali e completata dai meravigliosi cesti in stucco che si possono ancora ammirare.
Scalone monumentale Tra il 1563 e il 1565 la volta a botte dello scalone che conduce al portego o salone passante del piano nobile fu sontuosamente decorata da Federico Zuccari, giovane artista di cultura romana, con affreschi allegorici che rimandano alle virtù del suo committente, completati da grottesche e rilievi a stucco con creature mitologiche. Questi ultimi riproducono alcuni cammei antichi della collezione di Giovanni Grimani. Nell'insieme, lo scalone poteva competere per magnificenza solo con la Scala d'Oro di Palazzo Ducale e con quella della Libreria Marciana.
Camaron d'Oro Questa sala deve il suo nome agli arazzi impreziositi da filati d'oro che un tempo ne ricoprivano le pareti. Qui si possono ammirare tre pezzi della collezione di antichità di Giovanni Grimani, donata nel 1587 allo Statuario Pubblico della Serenissima (oggi Museo Archeologico Nazionale): una testa di Atena e una statuetta di "camillo" La statua in gesso raffigurante il Gruppo del Laocoonte è un rarissimo calco settecentesco della notissima scultura del I secolo a.C. Il cardinale Domenico Grimani aveva ricevuto in dono da Jacopo Sansovino un bronzetto raffigurante il gruppo, come ci dice il Vasari. Il gruppo scultoreo originale, ritrovato a Roma nel 1506 presso le Terme di Tito, è conservato ai Musei Vaticani. Rinvenuto privo del braccio destro, il pezzo mancante fu ritrovato all'inizio del XX secolo dal noto archeologo Ludwig Pollak presso un rigattiere.
Sala a fogliami
Il soffitto della stanza detta dei fogliami, o del pergolo, è stato eseguito negli anni sessanta del Cinquecento da Camillo Mantovano. Deve il suo nome alla spettacolare decorazione del soffitto che celebra la natura, rigogliosa di piante e fiori, una fitta boscaglia abitata da numerosi animali, frequentemente in attitudine predatoria e ricchi di significati simbolici. Nelle lunette sormontate da grottesche, complesse figurazioni in forma di rebus alludono, forse, al lungo e travagliato processo per eresia subito dal patriarca Giovanni Grimani.
Tribuna
La tribuna era nota anche come Antiquarium o Camerino delle Antichità. In origine custodiva più di centotrenta sculture antiche, fra le più pregiate della raccolta. Questo spazio straordinario, un tempo chiuso su tre lati, illuminato dall'alto ed ispirato al Pantheon, era il vero fulcro e la meta ultima dell'itinerario lungo le sale che la precedono. La varietà delle fonti di ispirazione fa pensare ad un coinvolgimento diretto dello stesso Giovanni Grimani nella progettazione. La scultura con il Ratto di Ganimede, appesa al centro della sala, è una replica romana di un modello tardo ellenistico ed è stata ricollocata nella sua posizione originaria dopo il restauro del palazzo.
A partire da maggio 2019 e fino a novembre 2022, in occasione della mostra "Domus Grimani", nella Tribuna sono state ricollocate numerose sculture che appartenevano alla collezione cinquecentesca di Giovanni (vedi capitolo Domus Grimani).
Stanza neoclassica Questo ambiente venne rinnovato per essere adibito a camera da letto in occasione del matrimonio, celebrato nel 1791, tra la principessa romana Virginia Chigi e Giovanni Carlo Grimani. Allo scopo furono ricavati due camerini di comodo nei vani retrostanti la parete del camino. La decorazione del soffitto, eseguita dal veronese Giovanni Faccioli, riprende fedelmente alcuni brani di pittura murale antica tratti dalla Domus Aurea, e una replica delle Nozze Aldobrandini.
Sala da pranzo Il suggestivo soffitto di questa sala, decorato da festoni con cacciagione, ortaggi e pesci, alternati a fasce floreali, fu realizzato da Camillo Mantovano e da un collaboratore attorno al 1567. Lo schema compositivo, con lo spazio suddiviso in spicchi attraverso raggi che convergono al centro, ripropone in chiave moderna un modello utilizzato nelle decorazioni antiche. La tela seicentesca al centro del soffitto, San Giovanni mentre battezza la folla, deriva dall'omonimo dipinto di Nicolas Poussin conservato al Louvre. Secondo le guide ottocentesche, esso sostituirebbe un dipinto attribuito a Giorgione e raffigurante i Quattro elementi.
Alle pareti due opere entrate recentemente a far parte delle collezioni del Museo: Jasper Geerards (1620 - 1654), Natura morta con nautilus, limoni, prosciuto e calice e Luca Giordano (1634 - 1705), Cristo e la samaritana, fine '600
Sala del doge, vestibolo e cappella
Questi tre ambienti appartengono all'ultima fase edilizia del palazzo voluti da Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia, e da suo fratello Vettore e terminati nel 1568.
Nella cappella, utilizzata dal patriarca Giovanni Grimani per la celebrazione privata della messa, una pala cinquecentesca attribuita a Giovanni Contarini, seguace di Tiziano, è stata collocata in luogo dell'altare marmoreo, rimosso nel XIX secolo. Sul soffitto della cappella e del vestibolo, brevi iscrizioni latine richiamano ancora le vicende processuali del patriarca. Dalla finestrella del vestibolo potete scorgere la scala a chiocciola, di probabile invenzione palladiana. Nella sala successiva, una lapide sopra il camino ricorda ed esalta il ruolo di Antonio Grimani, nonno di Giovanni e doge della Serenissima dal 1521 al 1523, cui la sala fu dedicata. Questo spazio, contraltare ideale della Tribuna e probabilmente anch'esso progettato dallo stesso Giovanni, voleva celebrare la figura di Antonio Grimani, abile mercante di spezie e primo doge della famiglia. Proprio per evocare i rapporti dell'avo con il Mediterraneo orientale, Giovanni e Vettore decisero di abbellire lo spazio con marmi antichi e preziosi come l'alabastro giallo, il serpentino verde e il porfido rosso, creando così una scenografia spettacolare in cui esporre parte delle sculture classiche della collezione di famiglia. Molti di questi marmi estratti durante l'epoca romana in località della Turchia, della Grecia e dell'Africa, sono rari e preziosi. Nelle nicchie, sopra le porte e sopra il camino, erano collocati vasi antichi, busti e gruppi scultorei classici.
A partire dal 2022 sono state ricollocate nella sala del Doge alcune sculture classiche tra cui lo splendido gruppo Dioniso appoggiato a un satiro, d'epoca romana imperiale.
Camerino di Apollo Situati nell'area della fabbrica medievale, i camerini di Apollo, Callisto e Psiche furono decorati tra il 1537 e il 1540 da artisti di formazione manierista. Sulla volta, in uno schema derivato dal soffitto di una tomba romana, si svolge la disputa tra Apollo e Marsia narrata nelle Metamorfosi di Ovidio. I quattro episodi sono opera del fiorentino Francesco Salviati. A Giovanni da Udine si devono gli stucchi, le figurette di divinità classiche, le grottesche e gli straordinari uccellini. Nella lunetta sulla parete di fondo una figurazione allegorica non ancora decifrata di ambientazione romana allude alle origini e ai fasti della famiglia Grimani.
Camerino di Callisto