Beatificato nel 1999, è stato proclamato santo da papa Giovanni Paolo II nel 2002.
Tra le figure religiose in assoluto più popolari nel mondo cattolico, padre Pio è «al centro di una devozione che ha pochi eguali nel mondo». È stato destinatario, ancora in vita, di una venerazione popolare di dimensioni imponenti, anche in seguito alla comparsa delle stigmate sul suo corpo a partire dal 1918 e alla fama di taumaturgo attribuitagli dai devoti; al contempo, è stato anche oggetto di aspre critiche in alcuni ambienti ecclesiastici e medico-scientifici.
Biografia I primi anni (1887-1906)
Nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento, da una famiglia di proprietari terrieri, figlio di Grazio Maria (detto Orazio) Forgione (1860-1946) e Maria Giuseppa Di Nunzio (1859-1929). Fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di sant'Anna e gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a san Francesco d'Assisi.. Fin dall'età di 5 anni (1892) egli raccontava di godere di visioni quotidiane della Madonna della Libera e del Sacro Cuore di Gesù che vedeva avvicinarsi alla balaustra dell'altare della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pietrelcina; manifestazioni che all'epoca considerava del tutto ordinarie, al punto da credere che le avessero tutti i bambini. Il 27 settembre 1899 ricevette la comunione e la cresima dall'arcivescovo di Benevento Donato Maria Dell'Olio. La madre era una cattolica molto devota e le sue convinzioni ebbero una grande influenza sulla formazione religiosa del futuro frate, il quale non frequentò le scuole in maniera regolare perché doveva rendersi utile in famiglia lavorando la terra. Solo quando ebbe dodici anni cominciò a studiare assiduamente sotto la guida del sacerdote Domenico Tizzani, che, in un biennio, gli fece svolgere tutto il programma delle elementari. In seguito passò alla scuola per gli studi ginnasiali.
Il desiderio di diventare sacerdote fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di Morcone, fra' Camillo da Sant'Elia a Pianisi, che periodicamente si recava a Pietrelcina per raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Forgione aveva 14 anni, ma la prima domanda ebbe esito negativo; solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso. Forgione sostenne di aver avuto una visione, il 1º gennaio 1903 dopo la comunione, che gli avrebbe preannunciato una continua lotta con SatanaForgione (1971), pp. 1283s.. La notte del 5 gennaio, l'ultima passata con la sua famiglia, dichiarò di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo avrebbero incoraggiato assicurandogli la loro predilezioneForgione (1971), pp. 1284s..
Il 22 gennaio dello stesso anno, a 15 anni, vestì i panni di probazione del novizio cappuccino, iniziando a usare il nome fra' Pio.La scelta del nome da religioso potrebbe stata fatta in onore del santo martire venerato nell'attuale chiesa di Sant'Anna in Pietrelcina oppure in omaggio al padre provinciale Pio da Benevento. Cfr. Luigi Peroni, Padre Pio da Pietrelcina, Roma, Borla, 1991. Concluso l'anno del noviziato, fra' Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità e obbedienza) il 22 gennaio del 1904. Nell'ottobre 1905 raggiunse San Marco la Catola per lo studio della filosofia. Nell'aprile 1906 si recò a Sant'Elia a Pianisi per gli studi ginnasiali. Si racconta che quell'anno la sangiovannese Lucia Fiorentino (1889-1934), mentre era assorta in preghiera, ebbe una "visione immaginaria" premonitrice dell'arrivo di Padre Pio a San Giovanni Rotondo.Yves Chiron, Padre Pio: una strada di misericordia, Edizioni Paoline, 1997
Negli anni 1907-1908 fra' Pio compì il percorso scolastico nel convento di Serracapriola, dove era già stato in precedenza per alcuni giorni; vi arrivò in "gita di lavoro", con altri confratelli, dal convento molisano di Sant'Elia a Pianisi. In questo anno accademico ebbe come compagni di studio i fraticelli Clemente, Guglielmo e Leone da San Giovanni Rotondo e Anastasio da Roio; quest'ultimo abitava la cella accanto a quella sua. I cinque erano allievi del padre lettore Agostino da San Marco in Lamis. Riguardo al Pio "serrano", padre Agostino scrisse: «Conobbi Padre Pio da frate il 1907, quando l'ebbi studente in Teologia a Serracapriola. Era buono, obbediente, studioso, sebbene malaticcio...». «Pel continuo pianto» che faceva meditando sulla Passione di Cristo, fra' Pio «ammalò negli occhi». Quel suo pianto cessò nel convento di Serracapriola. Il Venerdì Santo del 1908 (17 aprile) nel convento serrano fra' Pio, già sofferente di "male toracico", fu ulteriormente colpito da una "emicrania" che continuò ad affliggerlo "per tutto il tempo" della permanenza a Serracapriola, impedendogli, a volte, di partecipare alle lezioni scolastiche. Nel convento di Serracapriola, oltre ai malesseri generali, fra' Pio patì anche la calura estiva dell'anno 1908: «... qui si sta un po' male», scriveva ai "carissimi genitori", a «cagione del caldo che in questi mesi è un po' eccessivo in questo paese. Non v'impensierite in quanto a ciò, perché sono miserie che l'uomo non può andarne esente...».
Quegli "infiniti affanni" fisici, causati "da una misteriosa malattia" che "galoppava", e l'inappetenza cronica del giovane allarmarono i Cappuccini di Sant'Angelo, i quali avevano in gestione il convento. Comunicando telegraficamente con Salvatore Pannullo, parroco di Pietrelcina, i frati convocarono Grazio Forgione, padre di fra' Pio, il quale, giunto a Serracapriola, trovò ospitalità nel convento. Con il padre, fra' Pio andò al suo paese per una vacanza di salute consigliata dal medico che lo aveva visitato.
La consacrazione e la comparsa delle "stimmate provvisorie" (1907-1916)
Ultimato il primo anno del corso di teologia a Serracapriola, fra' Pio proseguì il suo "benessere morale e scientifico" nel convento di Montefusco, in Irpinia, ove per i diversi insegnamenti erano lettori i padri Agostino da San Marco in Lamis, Bernardino da San Giovanni Rotondo, Bonaventura da San Giovanni Rotondo e Luigi da Serracapriola. Il 27 gennaio 1907 professò i voti solenni. Nel novembre del 1908, completati gli studi, si recò a Montefusco, dove studiò teologia. Il 18 luglio del 1909 ricevette l'ordine del diaconato nel noviziato di Morcone. Nei mesi di novembre e dicembre dello stesso anno risiedette nel convento di Gesualdo. Il 10 agosto 1910 fu ordinato sacerdote nel duomo di Benevento. Nonostante fosse ancora ventitreenne, il vescovo decise per un'eccezione alle disposizioni del diritto canonico, che all'epoca prevedevano un'età minima per l'ordinazione di 24 anni..
In tale periodo gli agiografi collocano la comparsa sulle sue mani delle "stimmate provvisorie". Fra' Pio ne diede comunicazione per la prima volta l'8 settembre 1911, in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis in cui il frate raccontava che il fenomeno andava ripetendosi da quasi un anno e che avrebbe taciuto perché vinto «sempre da quella maledetta vergogna».Forgione (1971), p. 234.. Il primo a essere informato delle stimmate fu il parroco di Pietrelcina, don Salvatore Pannullo. Padre Pio, infatti, recatosi la mattina successiva in Chiesa per la celebrazione della Messa, raccontò tutto all'arciprete: «Zi' Tore, fatemi la carità, chiediamo a Gesù che mi tolga questa confusione. Voglio soffrire, morire di sofferenza, ma tutto nel nascondimento». E don Pannullo: «Figlio mio, io ti aiuto a pregare e a chiedere a Gesù che ti tolga questa confusione; però, se è volontà di Dio, devi piegarti a fare in tutto e dappertutto la sua volontà». È stato fatto notare che, nella corrispondenza del frate degli anni 1911-1913, esiste un gruppo di undici lettere (indirizzate a padre Agostino da San Marco in Lamis e a padre Benedetto da San Marco in Lamis) in cui ampie porzioni sono riprodotte letteralmente, senza citarle, dall'epistolario e da altri testi di Gemma Galgani, la prima santa stigmatizzata del XX secolo.Giandomenico Mucci, Santa Gemma Galgani e San Pio da Pietrelcina. Plagio o identificazione?, "La Civiltà Cattolica", 17 maggio 2003, anno 154, volume 2, quaderno 3670.
Il 7 dicembre 1911 fece ritorno a Pietrelcina per ragioni di salute, restandovi, salvo qualche breve interruzione, sino al 17 febbraio 1916, abitando nella casa del fratello Michele.Diario A, 255. Il 10 ottobre dello stesso anno fra' Pio rispose alle domande perentorie, rivoltegli da padre Agostino da San Marco in Lamis, affermando che avrebbe ricevuto le stimmate, «visibili, specie in una mano», e che, pregando il Signore, il fenomeno sarebbe scomparso, ma non il dolore che sarebbe rimasto «acutissimo»; sostenne inoltre che avrebbe subito quasi ogni settimana, da alcuni anni, la coronazione di spine e la flagellazione.Forgione (1971), p. 669. Prestò il servizio militare a Benevento dal 6 novembre 1915. Un mese dopo venne assegnato alla decima compagnia sanità di Napoli.Forgione (1971), pp. 684-686. Svolse il servizio con molte licenze per motivi di salute, sino a essere definitivamente riformato tre anni più tardi, a causa di una «broncoalveolite doppia», il 16 marzo 1918, dall'ospedale principale di Napoli.Forgione (1971), p. 1005.
Il pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo e le "stimmate permanenti" (1916-1919) Il 17 febbraio 1916 fra' Pio giunse a Foggia, restandovi sette mesi circa e dimorando nel convento di Sant'Anna. La sera del 28 luglio, accompagnato da padre Paolino da Casacalenda, arrivò per la prima volta a San Giovanni Rotondo, nel convento di Santa Maria delle GrazieSempre obbediente malgrado calunnie e infamie, in Avvenire, 20 settembre 2018.. Pur sentendosi meglio in tale luogo, dopo una settimana circa scese di nuovo a respirare l'aria afosa di Foggia, poiché il permesso chiesto al padre provinciale, anche se non necessario, tardava a venire.Forgione (1971), pp. 796s. In ragione di ciò, il 13 agosto Pio scrisse al provinciale, chiedendo di poter «passare un po' di tempo a San Giovanni Rotondo», anche perché, a suo dire, Gesù gli avrebbe assicurato che là sarebbe stato meglio.Forgione (1971), p. 798. Padre Pio venne infine lasciato in tale convento, con l'ufficio di direttore spirituale del seminario serafico.Forgione (1971), p. 815ss.
Nell'agosto del 1918 Padre Pio affermò di aver avuto, la sera del 5, la visione di un personaggio che lo avrebbe trafitto con una lancia, lasciandogli una ferita costantemente aperta (transverberazione). Il 20 settembre, in seguito a un'ulteriore visione, Pio affermò che avrebbe ricevuto le "stimmate permanenti", cioè che stavolta non sarebbero andate più via - secondo parole che Gesù gli avrebbe rivolto - per i successivi cinquant'anni. Tali lesioni vennero variamente interpretate: come segno di una particolare santità, o come una patologia della cute (per es. piaghe da psoriasi), o come auto-inflitte. L'inizio del manifestarsi delle prime stimmate, le "provvisorie", risalirebbe al 1910, quando per la sua malattia il religioso aveva avuto il permesso di lasciare il convento e di tornare nella sua casa natale a Pietrelcina. Non distante dal paese, tutti i giorni, dopo aver celebrato la messa, si recava in una località detta Piana Romana, dove il fratello Michele aveva costruito per lui una capanna e dove aveva la possibilità di pregare e meditare all'aria aperta, che giovava molto ai suoi polmoni malati. Il fenomeno delle stimmate, rivelò al suo confessore, cominciò a manifestarsi proprio in quel luogo, nel pomeriggio del 7 settembre 1910, e si manifestò con maggior intensità un anno dopo nel settembre 1911, quando il frate scrisse al suo direttore spirituale: