Marcovaldo ovvero Le stagioni in città è una raccolta di venti novelle di Italo Calvino, alcune delle quali già uscite a episodi sulle pagine de L'Unità, organo editoriale del Partito Comunista Italiano, all'epoca in cui Calvino ne era militante. La prima edizione fu pubblicata nel novembre del 1963 in una collana di libri per ragazzi di Giulio Einaudi Editore.
Struttura Il sottotitolo Le stagioni si rifà alla struttura dei racconti, associati ognuno a una delle quattro stagioni dell'anno. Protagonista di tutti i racconti è Marcovaldo, un manovale con problemi economici, ingenuo, sensibile, inventivo, interessato al suo ambiente e un po' buffo e melanconico. Ogni tanto prendono posto anche i suoi figli, Michelino, Filippetto, Paolino, Pietruccio, Isolina e Teresina.
Ambientazione I racconti sono ambientati in una grande città imprecisata: anche se l'autore non ne fa il nome, con ogni probabilità l'ispirazione fu presa da Torino, dove Calvino lavorò e visse per molti anni. Il fiume, le colline prossime alla città, le montagne e i grandi corsi sono infatti tutti elementi che compaiono nei racconti e sono caratteristici del capoluogo piemontese. Tuttavia questa città è simbolo di ogni città, con cemento, ciminiere, fumo, grattacieli e traffico, e Marcovaldo ne è il cittadino per antonomasia. Anche la ditta Sbav, presso cui Marcovaldo lavora, è la ditta per eccellenza, simbolo di tutte le ditte, e proprio per questo non si sa né cosa vi si produca, né cosa vi si venda, né il contenuto degli imballaggi che il protagonista sposta e trasporta tutto il giorno.
Le avventure che si susseguono mostrano come la società delle città moderne possa arrivare a influenzare le persone e il loro rapporto con la natura.
Personaggi I personaggi principali sono i membri della numerosa famiglia di Marcovaldo, che è sposato con Domitilla e ha sei figli: Michelino, Filippetto, Paolino, Pietruccio, Isolina e Teresina. Altri personaggi sono poco più che comparse e intervengono in singoli racconti: lo spazzino Amadigi; il vigile notturno Tornaquinci; il disoccupato Sigismondo; il presidente del consiglio d'amministrazione Alboino; il signor Rizieri, pensionato; il cavalier Ulrico; l'agente Astolfo; la signora Diomira; il dottor Godifredo, agente di pubblicità luminosa. Un'eccezione è il caporeparto Viligelmo, che ha un certo spazio in diversi racconti ("Il piccione comunale", "La pioggia e le foglie" ecc.).
Trama Funghi in città (primavera) Mentre aspetta il tram per andare al lavoro, Marcovaldo scopre dei funghi cresciuti su un’aiuola a lato di un corso cittadino. Credendo di aver trovato un angolo di natura in città noto solo a lui, Marcovaldo sorveglia a lungo i funghi, aspettando il momento di poterli raccogliere e mangiare, temendo che altre persone, come lo spazzino Amadigi, possano scoprirli e impossessarsene prima di lui. Al momento di raccogliere i funghi coi propri figli, Marcovaldo apprende però da Amadigi che ne sono spuntati molti altri lungo il corso e decide quindi di spargere la voce. Tutti i presenti si precipitano a raccogliere i funghi, solo per scoprire in seguito che erano velenosi. Si ritrovano quindi più tardi tutti nella corsia dell'ospedale, dopo una lavanda gastrica.
La villeggiatura in panchina (estate) Nelle notti d’estate, Marcovaldo si sente soffocare in casa sua, dove dormono tutti in una sola camera. Immagina allora quanto sarebbe fresco e riposante dormire su una panchina in una piazza alberata che attraversa ogni mattina per recarsi al lavoro e svegliarsi poi al mattino al canto degli uccelli. Una notte esce nascostamente di casa e raggiunge la panchina, trovandola però occupata da una coppia che sta litigando. Marcovaldo deve quindi attendere a lungo prima di potersi distendere sulla panchina e, quando finalmente ci riesce, viene disturbato dalla luce di un semaforo lampeggiante, dai rumori di un cantiere e dall'odore dei bidoni dei rifiuti, che gli impediscono di trovare il sonno tranquillo desiderato. Alla fine Marcovaldo, sfinito, si addormenta, venendo poi svegliato al mattino dal getto un idrante e dal rumore del traffico attorno a lui. Niente è andato come previsto. Corre quindi al lavoro dolorante e con gli occhi impastati.
Il piccione comunale (autunno) Vedendo uno stormo di beccacce che volano in cielo, Marcovaldo ha l'idea di cercare di catturarle, per poterle mangiare arrosto. Cosparge allora di granoturco il terrazzo del condominio in cui vive, spalmando di colla i parapetti e i fili per la biancheria. Tutto ciò che riesce a catturare è però un povero piccione, che si rivelerà poi essere proprietà dell'amministrazione comunale, rovinando oltretutto il bucato steso ad asciugare.
La città smarrita nella neve (inverno) In città è caduta la neve. Marcovaldo sente la neve come amica, come qualcosa che, ricoprendo tutti gli elementi della città, annulla la gabbia di muri in cui è imprigionata la sua vita. Al lavoro, viene incaricato di spalare il cortile antistante la ditta e, con i mucchi di neve, crea strade tutte sue. D'un tratto però, viene seppellito da un gran cumulo di neve caduto da un tetto, che gli dà l’aspetto di un pupazzo di neve. Scongelatosi grazie a una grata da cui esce aria calda, Marcovaldo si ritrova con un fortissimo raffreddore. Un suo starnuto, forte come lo scoppio di una bomba, fa sollevare tutta la neve dal cortile, che si ripresenta con le forme di tutti i giorni, spigolose e ostili.
La cura delle vespe (primavera) Su un vecchio ritaglio di giornale usato per incartare il suo pranzo, Marcovaldo legge di poter curare i reumatismi con il veleno d'api. Cattura allora alcune vespe e testa il metodo con l'aiuto dei suoi famigliari e del decrepito signor Rizieri. Presto la voce si sparge e Marcovaldo improvvisa un ambulatorio medico in casa sua, mentre i suoi figli si occupano di catturare le vespe. Un giorno però l'imprudente Michelino si avvicina troppo a un vespaio, venendo inseguito fino a casa da un nugolo di vespe inferocite. Marcovaldo, la sua famiglia e i suoi pazienti finiscono così tutti all’ospedale per le punture.
Un sabato di sole, sabbia e sonno (estate) Marcovaldo si reca coi figli sulle rive del fiume per fare delle sabbiature che lo curino dai reumatismi, ma non riesce a trovare uno strato di sabbia asciutta abbastanza spesso. Si accorge allora che due renaioli hanno appena lasciato un gran mucchio di sabbia filtrata su una chiatta e quando i due se ne vanno, vi sale sopra, facendosi ricoprire di sabbia dai figli. Uno di loro però, scioglie l'ormeggio che trattiene la chiatta e Marcovaldo si ritrova a scendere lungo il fiume, spinto dalla corrente. Non si sposta tuttavia dalla propria posizione, non volendo perdere il beneficio della sabbiatura. Sull'orlo di una rapida, il barcone si incaglia e Marcovaldo viene catapultato per aria, scorgendo sotto di lui una gran folla di bagnanti che, con le loro attrezzature, occupano ogni centimetro quadrato del fiume. Neanche una goccia d'acqua lo bagnerà.
La pietanziera (autunno) Per la pausa pranzo, al lavoro, Marcovaldo si porta il cibo da casa in una pietanziera, che gli prepara la moglie Domitilla. Ogni giorno ha grandi aspettative su quanto potrebbe contenere, ma resta regolarmente deluso, trovandovi dentro gli avanzi della sera prima. Avendo sua moglie comprato una grossa quantità di salsiccia di pessima qualità, per tre giorni di seguito Marcovaldo trova salsicce e rape nella pietanziera. Il quarto giorno, camminando per strada con la pietanziera in mano rifiutandosi di mangiare, si sente chiamare da un bambino alla finestra di una villa, il quale rifiuta a sua volta di mangiare il suo pranzo, ovvero frittura di cervella. I due si scambiano allora il cibo e iniziano entrambi a mangiare soddisfatti. Vengono però interrotti dalla governante, la quale, temendo che Marcovaldo intenda rubare le posate d’argento, lo costringe a restituire la frittura e gli lancia dietro la pietanziera, ammaccandola.
Il bosco sull'autostrada (inverno) In una fredda sera d’inverno viene a mancare la legna per la stufa. Marcovaldo esce allora di casa in cerca di legna ma, vivendo in città, ne trova assai poca. Nel frattempo, i suoi figli, dopo aver consultato un testo scolastico, escono a loro volta alla ricerca di un bosco, per fare legna. Essendo nati in città e non avendo mai visto un bosco però, iniziano ad abbattere i cartelloni pubblicitari lungo l'autostrada, scambiandoli per alberi. Quando Marcovaldo rientra e trova la stufa accesa, decide di seguire il loro esempio e si recano tutti a tagliare altri cartelli. Dopo una segnalazione, giunge sul posto l'agente Astolfo della polizia stradale, il quale però, essendo assai miope, scambia Marcovaldo e i suoi famigliari per parti integranti dei cartelloni pubblicitari.
L'aria buona (primavera) Il dottore dice a Marcovaldo che i suoi figli hanno bisogno di respirare un po' di aria buona, a una certa altezza e di correre sui prati. Un sabato pomeriggio, Marcovaldo li porta allora in collina. I figli sono inizialmente spaesati in quell'ambiente a loro sconosciuto, ma si buttano poi felici a giocare. Da lassù la città appare triste e plumbea e Marcovaldo riflette su quanto sarebbe bello vivere lì. Prima di rientrare, incontra i degenti di un sanatorio in libera uscita e, parlando loro, scopre che essi hanno invece nostalgia della città e sono tristi per esserne stati separati a causa della loro salute.
Un viaggio con le mucche (estate) In una afosa notte d'estate, Marcovaldo si accorge del passaggio di una mandria di mucche che attraversano la città guidate dai pastori, dirette verso le montagne. Scende allora in strada coi figli per assistere all'insolito evento. Il figlio maggiore Michelino sfugge all'attenzione del padre e segue nascostamente quei curiosi animali. Inizialmente preoccupato, Marcovaldo apprende nei giorni successivi che il figlio sta bene e sta trascorrendo le giornate sulle montagne. Prova allora invidia per Michelino, immaginando che il figlio stia vivendo una piacevole villeggiatura al fresco, immerso nella natura. Quando però, alla fine dell'estate, Michelino ritorna, rivela di essere invece stato costretto a lavorare duramente per tutto il tempo, peraltro sottopagato e che la vita contadina è dura e frenetica quanto quella urbana.
Il coniglio velenoso (autunno) Prima di venire dimesso dall'ospedale, Marcovaldo si accorge di un coniglio tenuto in gabbia in un laboratorio e lo libera, portandolo a casa con sé. Marcovaldo sogna di ingrassarlo per mangiarlo a Natale, o allestire addirittura un allevamento, ma sul lavoro viene rintracciato dalle forze dell'ordine e dal medico, il quale lo informa che al coniglio è stato iniettato un virus di una grave malattia contagiosa. Nel frattempo, il coniglio sfugge alle cure dei figli di Marcovaldo e scappa sui tetti. Inizialmente, coloro che lo notano cercano di offrirgli cibo, per cercare catturarlo e mangiarlo, ma quando si sparge l'allarme, viene cacciato e tutti si ritraggono spaventati. Alla fine il coniglio cade da un tetto, finendo tra le mani di un pompiere che lo carica su un'ambulanza diretta all'ospedale, su cui si trovano anche Marcovaldo e la sua famiglia.
La fermata sbagliata (inverno)