La tanavella è uno strumento idiofono tipico di Leonessa, in provincia di Rieti, che veniva usato per avvisare i fedeli dell'imminenza delle funzioni religiose in tutti i periodi in cui le campane erano "legate" e non potevano suonare, come ad esempio la quaresima.

Si tratta di un oggetto composto da una tavola di legno delle dimensioni di un foglio A4 o più grande, con un manico su uno dei lati corti e un oggetto metallico (una sorta di batacchio) incernierato su ognuna delle facce in modo che scuotendola producesse rumore.

L'uso di strumenti diversi, perlopiù idiofoni di legno, per sostituire le campane durante i periodi in cui esse dovevano tradizionalmente tacere (tipicamente, durante la settimana santa, tra il mezzogiorno del giovedì e il giorno di Pasqua) era diffuso in molte regioni d'ItaliaUna citazione letteraria di questo uso si ha in Alvaro (1970: 777): "il secco rumore del legno che sostituiva le campane legate crepitò sulla piazza"., dove tali strumenti ricevevano spesso denominazioni locali. Per esempio: troccole di legno a RomaChambers (1862: 33), che descrive la troccola come "a kind of wooden clappers or troccola. These are in the form of wooden boxes, with some interior mechanism turned by a handle, so as to make a disagreeable clattering noise.", in Sicilia (per esempio a TrapaniCf. Cammareri (1988: 55).), in Puglia (a Taranto.), in Calabria.. battistangola, tavoletta di legno con una maniglia metallica e delle borchie, anch'esse metalliche ad Osimo ed a Jesi La Raganella è uno strumento idiofono costituito da una ruota dentata di legno che fatta girare attraverso una manovella ,pizzica con i denti una lamella, anch'essa di legno, producendo un caratteristico rumore simile al gracidio delle rane: da qui il nome Raganella a Moie. Secondo alcuniMoroni (1853: 312-313), che parla di tavolette o troccole o crotalo., l'uso di sospendere il suono delle campane tra la messa in Coena Domini e il Gloria del sabato santo, con l'adozione, in tale periodo, di altri strumenti, perlopiù in legno, richiamerebbe le pratiche più antiche, anteriori all'adozione delle campane per segnalare pubblicamente i momenti liturgici. L'uso del legno per segnalare gli uffici divini era diffuso tra i monaci orientali del V secolo, come dimostrazione di povertà, e tale uso sarebbe sopravvissuto, ad esempio tra i cappuccini, che solevano anche in tempi recenti chiamare i frati al dormitorio battendo un coppo.

Note

Bibliografia Corrado Alvaro, Gente in Aspromonte, Garzanti, 197016 Giovanni Cammareri, I misteri nella sacra rappresentazione del venerdì santo a Trapani, Trapani, Il pozzo di Giacobbe, 1988 -ISBN 888732400X William Chambers, Something of Italy, Edinburgh & London, 1862. Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, vol. LXIV, Venezia, Tipografia Emiliana, 1853.