Il dialetto marinese è un dialetto appartenente ai dialetti dei Castelli Romani nella famiglia linguistica dei dialetti mediani e, nello specifico, del dialetto laziale centro-settentrionale. È parlato all'interno della città metropolitana di Roma nella città di Marino e nel suo territorio, sui Colli Albani.

Il marinese è collocato a sud della "Linea Ancona-Roma", una linea di demarcazione ideale tracciata dai glottologi per dividere l'area di influenza etrusca e toscana settentrionale dall'area meridionale, rimasta legata all'influenza sabina e latina.Ugo Vignuzzi, I dialetti del Lazio, in Touring Club Italiano, Guide rosse - Lazio, pp. 83-84. Nonostante la sua lunga tradizione orale, attualmente il marinese sembra cedere in favore del dialetto romanesco, ridotto più a "parlata" e all'uso di espressioni caratteristiche, fenomeno simile a tutti i dialetti castellani e dei centri del quadrante meridionale della città metropolitana di Roma e del litorale laziale.Ugo Vignuzzi, I dialetti del Lazio, in Touring Club Italiano, Guide rosse - Lazio, p. 89.

Il dialetto marinese non ha riconoscimento giuridico (legge n° 482 del 15 dicembre 1999) né è regolato da un organismo da controllo, ma è stato studiato per la prima volta dallo storico marinese Girolamo Torquati nel 1886, contestualmente alla realizzazione di un dizionario delle parole d'uso più frequente nel dialetto.

Storia

La prima citazione dell'esistenza del castello di Marino risalirebbe al 1090,. o al più tardi al 1114: il feudo era appartenuto molto probabilmente ai Conti di Tuscolo,. e quindi con la loro decadenza era venuto in possesso dei Frangipane:. con l'estinzione di questi il castello venne acquistato nel 1266 dal cardinale Matteo Rubeo Orsini ed entrò nell'orbita degli Orsini,. in possesso dei quali Marino rimase fino al 1379. In quell'anno, a causa dello Scisma d'Occidente, iniziò un periodo di anarchia feudale che si protrasse fino all'elezione di papa Martino V nel 1417: nello stesso anno il fratello del papa, Giordano Colonna, comprò il castello di Marino, dando iniziò al lungo periodo di dominazione dei Colonna.

L'importanza di Marino per tutto il Medioevo fu legata alla sua posizione forte a ridosso dell'Agro Romano, che ne faceva un ambitissimo avamposto di prima categoria su Roma. Ma con la gloria venne anche il periglio: il castello fu assediato nel 1267. e nel 1347,. espugnato nel 1379,. nel 1385,. nel 1399, nel 1405 (due volte), nel 1408 e nel 1413 (due volte), nel 1482, raso al suolo nel 1501,.. saccheggiato nel 1526.. e nel 1599.. Solo al termine di questo lungo periodo di guerre locali che sconvolsero il Lazio i Colonna poterono dedicarsi al governo del feudo, realizzando nel corso del Seicento importanti lavori urbanistici ed opere pubbliche come palazzo Colonna,Vittorio Rufo, L'abitato storico - Palazzo Colonna, in AA.VV., Marino - Immagini di una città, p. 127.Mara Montagnani, Il Palazzo Colonna di Marino, in Castelli Romani anno XL n° 2, p. 41. la basilica di San Barnaba,. la fontana dei Quattro Mori,. corso Trieste.Mara Montagnani, Il Palazzo Colonna di Marino, in Castelli Romani anno XL n° 2, p. 46. Nel 1606 papa Paolo V elevò il feudo a ducato. All'inizio del Settecento Marino contava circa abitanti, ed era così uno dei centri più popolosi e ricchi dei Colli Albani.

L'immigrazione a Marino venne favorita fin dal Cinquecento: Marcantonio II Colonna, l'ammiraglio pontificio vincitore della battaglia di Lepanto del 1571, il 26 dicembre 1574 emanò un decreto che esentava ogni forestiero che volesse stabilirsi nel suo feudo di Marino dal pagare qualsiasi tipo di tassa per quattro anni, a patto che gli fosse prestato giuramento di fedeltà. Nel 1656, la terribile epidemia di peste che colpì Roma e l'Italia centro-meridionale decimò la popolazione marinese a tal punto che erano rimaste solo diciassette famiglie nel feudo:Il Marinese, anno II n° 37 (12 dicembre 1954), p. 10. il duca cardinale Girolamo Colonna incentivò il ripopolamento favorendo l'immigrazione da aree meno vivaci economicamente dei suoi domini, come il feudo marsicano di Tagliacozzo o alcuni feudi della Campagna e Marittima. Un'immigrazione da queste zone e da altre zone dell'Abruzzo e del quadrante orientale dell'attuale provincia di Roma continuò per tutto il Settecento, ma ancora all'inizio del Novecento esisteva in tutti i Castelli Romani un'immigrazione stagionale di manodopera contadina utilizzata per i lavori nelle vigne, per lungo tempo malpagata ed esclusa dalle conquiste progressivamente ottenute dai braccianti locali.. Molti di questi migranti stagionali si stabilirono definitivamente a Marino e negli altri centri castellani, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale: questo fenomeno, assieme alla crescita sempre più smisurata di Roma, all'attrazione dell'Urbe o delle fabbriche dell'Agro Pontino, hanno determinato uno sviluppo frenetico avvenuto negli ultimi trenta anni di nuove espansioni urbane nei centri storici e la nascita di nuovi centri.

Marino ha avuto a che fare con la nascita di Ciampino, la "città giardino" fondata nel 1919 per i veterani della prima guerra mondiale. e resasi autonoma dal comune nel 1974, e con la nascita delle frazioni di Santa Maria delle Mole, Frattocchie, Due Santi, la cui spinta autonomistica è stata frenata dalla corte costituzionale nel 1995 dopo l'esperienza del comune autonomo di Boville. La provenienza dei "nuovi marinesi" è variegata: veneti, romagnoli, abruzzesi, napoletani, sardi, Basso Lazio, pugliesi e calabresi, siciliani, accanto ai romani in fuga dalla metropoli. Dalla metà degli anni novanta è iniziato il flusso degli immigrati stranieri: nel 2007 risultavano residenti a Marino 2331 cittadini stranieri, con la comunità albanese più numerosa dei Castelli Romani (300 persone) ed oltre 600 romeni.

Origini e sviluppo

Il dialetto marinese si andò formando assieme al castello ed alla sua crescente popolazione: l'ondata di immigrazione più intensa e che potrebbe aver inciso maggiormente sul dialetto fu quella seguita alla peste del 1656.

Non esistono testimonianze scritte in dialetto marinese antecedenti al Novecento: tuttavia, il primo studioso che si occupò di dialetto marinese fu lo storico Girolamo Torquati nella pubblicazione "Origine della lingua italiana: dall'attuale dialetto del volgo laziale al dialetto del popolo romano nel secolo XIII e da quest'ultimo dialetto a quello della plebe latina nell'età della Repubblica e dell'Impero. Investigazioni filologiche del cavalier Girolamo Torquati", quattrocento pagine stampate a Roma nel 1886.. Scopo dell'opera, nata secondo l'autore "come sollievo di studii più serii", è dimostrare che "le dizioni in apparenza più strane del dialetto marinese sono indigene, e cittadine, e non han sapore alcuno di forastiera mistanza",. e conseguentemente "che il dialetto marinese, che fu già il dialetto romano de' secoli XIII, XIV e XV, è formalmente la lingua volgare de' prischi Latini". Il Torquati dimostra questo prima fornendo un'ampia spiegazione delle forme morfologiche, fonologiche e grammaticali più strane del dialetto marinese (capitolo I), poi esponendo un dizionario delle parole marinesi particolari accostandole alle corrispettive parole italiane (capitolo II), quindi paragonando queste ai vocaboli utilizzati nella "Cronica" dell'Anonimo romano, dunque al dialetto romanesco dei primi anni del Trecento: e da qui arriva a concludere come si presentava la lingua latina originaria.

Non esistono altri dizionari del dialetto marinese all'infuori di questo: piccoli glossari sono di tanto in tanto diffusi in margine a fascicoletti o pubblicazioni celebrative ed occasionali.

Letteratura Per quanto riguarda l'opera in dialetto marinese, consiste soprattutto in rappresentazioni teatrali, scritte a partire dall'apertura dopo la prima guerra mondiale del primo teatro marinese, l'"auditorium monsignor Guglielmo Grassi" (intitolato così nel 1954, dopo la morte dell'abate parroco che ne volle l'apertura, Guglielmo Grassi) situato nei locali dell'ex-oratorio della Coroncina sotto la basilica di San Barnaba. Dopo la seconda guerra mondiale l'autore locale più importante è stato Franco Negroni, autore di commedie e commedie musicali come "Ciceruacchio" (1975), "La scola serale" (2003) ed altre opere. Negli anni Ottanta un altro autore importante è Roberto Di Sante con alcune commedie musicali di grande successo tra le quali "E tira a campà" (scritta con Mario Galbani nel 1982), "Cariolacciu" (1983), Bonu 'spidale (1984) e C'era 'na vorta a guera (1985 e nuova versione nel 2007), "Ne so una più del diavolo" (1987). Tra gli autori marinesi più recenti c'è Maurizio Canestri ("'U diavelu fa 'e bannerole ma no' i cuperchi", 2007; "[email protected]" 2008). In occasione della ottantatreesima sagra dell'Uva si è svolta la prima rassegna del teatro dialettale.

Differenze con gli altri dialetti dei Castelli Romani e con il romanesco

La terminazione in 'u L'articolo 'u ('o in molti dialetti dei Castelli Romani, er in romanesco) L'ausiliare del passato prossimo

Lessico La maggior parte delle parole caratteristiche del dialetto marinese sono di diretta provenienza dalla lingua latina, fatto che portò Girolamo Torquati a sostenere la continuità tra "lingua dei prischi Latini" e dialetto marinese..

Si dà qui un elenco con traduzione delle parole più frequenti o caratteristiche del dialetto marinese, riportate da Girolamo Torquati nella sua opera: