Biografia
Anite, proveniente da Tegea, in Arcadia, fu autrice di epigrammi ed epitaffi, nonché, a quanto pare, di componimenti di ispirazione epica, tanto che l'epigrammista Antipatro di Tessalonica la inserì tra le nove muse terrene, definendola "Omero donna"Antipatro di Tessalonica, AP IX 26, 3..Secondo molte fonti era a capo di una scuola di poesie e letteratura nel Peloponneso, di cui potrebbe essere stato allievo Leonida di Taranto, sicché ben si comprende come i suoi concittadini le avessero eretto una statua nel 290 a.C.Taziano, Adversus Graecos, 33; R. Cantarella, La letteratura greca dell'età ellenistica e imperiale, Milano 1968, p. 101..
Epigrammi Diciannove dei suoi epigrammi, scritti in dialetto greco dorico, sono tramandati nel corpus dell'Antologia Palatina; altri due sono di attribuzione incertaCfr. D. Geoghegan, Anyte. The Epigrams, Roma, Ed. dell'Ateneo, 1979, pp. 7 ss..Singolari sono i toni epici della sua poesia, ispirata alle leggende dell'ArcadiaAP VII 492, sulla morte eroica di tre vergini di Mileto per non subire la violenza dei Galati; AP VII 724, che celebra un eroe Proarco, caduto in guerra; AP VII 208, su un cavallo caduto per proteggere il padrone Damide in battaglia., ma è ricordata soprattutto per la sensibilità dei suoi epigrammi funebriAP VII 486 e 490, su due ragazze morte prima delle nozze; VII 646 e 649, su due morti immature..
Talvolta Anite evoca un paesaggio agreste, dipingendo vividamente la natura selvaticaAP XVI 228, 231, 291; AP IX 313, 745.. Per prima sperimentò la fortunata commistione tra l'epigramma funebre e quello bucolico, dando vita a epitaffi delicati e patetici in cui narra l'ingiusta morte di animaliAP VII 190., tema poi ripreso anche da Catullo nel Carme III del suo Liber.
La personalizzazione dell’epigramma è una delle più grandi innovazioni introdotte dalla poetessa: l'epitaffio passa dalla pietra alla letteratura trasformandosi in un genere soggettivo.
Tra le tematiche affrontate non manca l’attenzione per il mondo femminile, tipica di Saffo e poi anche di Nosside di Locri, e manifestata negli epitaffi dedicati alle fanciulle decedute poco prima delle nozze.
Per concludere, non si può escludere che la poetessa si sia spostata dall’Arcadia, principalmente perché nei suoi epigrammi dimostra di conoscere la realtà marina, quando descrive una statua che guarda il mare. Questo dettaglio potrebbe far rientrare Anite nel novero delle "poetesse vaganti" che si spostavano da una sede all'altra del mondo greco per diffondere i loro canti:
Note
Bibliografia M. J. Baale, Studia in Anytes poetriae vitam et carminum reliquias, Amsterdam 1903. S. Colangelo, Anite da Tegea, in "SIFC", n. 21 (1915), pp. 280–337. Anite di Tegea, Epigrammi, a cura di Ugo Pontiggia, la Finestra editrice, [ISBN 978-8895925-89-9] A. Pizzi, Anite di Tegea, Enciclopedia delle Donne.
Voci correlate Epigramma
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