Celano (Celane in dialetto marsicano: ) è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo. È insignito del titolo di città con decreto del presidente della Repubblica del 25 marzo 1998.

Geografia fisica Territorio Celano è situato in posizione dominante sulla piana del Fucino. La città è adagiata alle pendici del monte Tino, detto anche Serra di Celano, a quota Parte del suo territorio è inclusa nel parco naturale regionale Sirente-Velino. La montagna, che la sovrasta con i suoi , è compresa nel gruppo montuoso del Sirente-Velino. Nel territorio comunale si trovano le gole di Celano, forra che discende dalla val d'Arano. La strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino collega la città con Ovindoli e l'altopiano delle Rocche.

Celano confina con i comuni di Aielli, Avezzano, Castelvecchio Subequo, Cerchio, Collarmele, Gagliano Aterno, Luco dei Marsi, Ovindoli, Pescina, San Benedetto dei Marsi, Secinaro e Trasacco.

Clima Celano è caratterizzata da un clima montano mediterraneo. Di seguito sono riportati i dati dell'ARSSA (Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo), registrati nel periodo 1951-2000, relativi alla stazione meteorologica situata nella frazione celanese di Borgo Ottomila.

Nella tabella climatica relativa alla località di Borgo Ottomila compare anche un estremo assoluto di −32 °C non pubblicato però sugli annali idrologici dell'ARSSA.

Origini del nome Il toponimo Celano in passato è stato erroneamente associato a Cliternum, che in realtà era un villaggio degli Equi situato in una zona della contemporanea provincia di Rieti. Al nome di Celano, invece, sono legate diverse altre ipotesi etimologiche: secondo alcuni studiosi deriverebbe da Vicus Caelanum; secondo altri da Caela, Cele o Coele, nomi trasformatisi in Celanum, Coelanum quindi Caelum o Caelanum..

Storia Origini Come nel caso di altri centri marsicani anche a Celano la presenza continuativa dell'uomo risale a circa 18.000 anni fa, al Paleolitico Superiore. Le necropoli di località Paludi risalgono invece all'Eneolitico e all'età del Bronzo.

Paludi, abitata fin dall'epoca preromana, venne abbandonata in seguito alla caduta dell'Impero romano che, per via della mancata manutenzione, causò l'ostruzione dell'emissario e dei cunicoli di Claudio con il conseguente innalzamento del livello lacustre. Fu così che ai primi ocres, situati sul monte Secine (Cele di Aielli), seguirono quelli del monte San Vittorino e le fortificazioni vere e proprie del monte Tino (Serra) e del colle Oretino, nei pressi della contemporanea località di Casalmartino di San Potito.

Buona parte del territorio fucense in epoca romana fece parte dell'ager di Alba Fucens.

Medioevo

La gastaldia dei Marsi, inserita nel ducato di Spoleto, fu elevata a contea, dotata di autonomia amministrativa dall'imperatore Lotario I e dal suo successore, il figlio Ludovico II, intorno alla metà del IX secolo..

Il dominio feudale passò sotto il controllo di Berardo "il Francisco", capostipite dei conti dei Marsi, e si sviluppò ulteriormente grazie all'unione del già ampio contado marsicano con altri territori circostanti, diventando di fatto uno Stato indipendente già a partire dal 960-970Niccola Palma, Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli detta dagli antichi Praetutium, ne' bassi tempi Aprutium oggi città di Teramo e diocesi aprutina, vol. 1, Teramo, Ubaldo Angeletti Editore, 1832, p. 93..

Nel 1057 il vescovo dei Marsi Pandolfo fece realizzare l'Exsultet per la chiesa di San Giovanni Capodacqua (intitolata nel XV secolo alla Madonna delle Grazie) a testimonianza dell'importanza ecclesiastica di Celano. Il rotolo di pergamena fu decorato presso l'abbazia di Montecassino. Nel corso del XII secolo, in seguito all'avvento dei Normanni e alla nascita del Regno di Sicilia, la contea marsicana fu divisa nei tre comitati di Albe, Carsoli e Celano.

Nella Marsica San Francesco d'Assisi diffuse il suo ordine. La sua prima presenza nel territorio risulterebbe nell'inverno tra il 1215 e il 1216, quando soggiornò nei pressi della contemporanea San Benedetto dei Marsi dove dormiva, insieme con i poveri, in una località chiamata "Luogo" (in dialetto locale "i loche"), vicino all'anfiteatro romano di Marruvium. Un successivo viaggio nella Marsica, a Pescina, Celano e San Benedetto dei Marsi, ci sarebbe stato con ogni probabilità tra il 1219 ed il 1222. Secondo quanto avrebbe riportato il suo primo biografo Tommaso da Celano e, in seguito, Bonaventura di Bagnoregio che riscrisse la biografia, San Francesco avrebbe guarito, attraverso un miracolo, un cavaliere che lo ospitò nel palazzo celanese di sua proprietà.

Nel 1223 Federico II di Svevia sottrasse la contea al conte Tommaso da Celano per concederla ai conti di Segni non prima di aver distrutto l'abitato originario del colle San Vittorino, a mezza costa sul monte Tino, e di aver costretto alla deportazione i suoi abitanti in Italia meridionale, Sicilia e Malta.

Quattro anni dopo, forse per intercessione di Papa Onorio III, i celanesi poterono tornare nella Marsica e ricostruire una città nuova più in basso sul colle San Flaviano che, fino alla morte dell'imperatore svevo avvenuta nel 1250, fu chiamata "Cesarea"... Nel 1268 con la sconfitta della battaglia di Tagliacozzo terminò il dominio svevo in favore degli Angioini che entrarono in possesso delle contee di Celano ed Albe..

Nella seconda metà del XIII secolo i Berardi, rientrati in possesso del contado con Ruggero Berardi, figlio di Tommaso, iniziarono con Pietro II l'edificazione del castello medievale sulla base di una preesistente fortificazione situata alla sommità del colle San Flaviano.

Sotto il dominio degli Aragonesi fu regolamentato il regio tratturo Celano-Foggia e venne potenziata una delle più frequentate vie pastorali della transumanza tanto da farla divenire un cardine dell'economia locale.. Il conte Lionello Accrocciamuro e sua moglie, la contessa Jacovella ultima erede dei Berardi, portarono a compimento importanti opere come il completamento del secondo piano del mastio e dei tre torrioni del castello Piccolomini e la costruzione del forte corrispondente alla contemporanea chiesa di San Francesco oltre a numerosi altri interventi artistici in stile rinascimentale nelle chiese celanesi.

Nel 1463 Ferdinando d'Aragona concesse la contea celanese ad Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di Papa Pio II.

Età moderna Stando ad una supposizione nel secondo decennio del XVI secolo, durante il periodo romano, Leonardo da Vinci avrebbe visitato l'Abruzzo. In questa occasione avrebbe deciso di utilizzare la carta prodotta con la rinomata gualchiera di Celano per realizzare alcuni suoi disegni e forse per uno dei suoi codici, il manoscritto apografo Codice Lauri, in cui sarebbe riportata l'opera Trattato della pittura.

Nel 1591 Costanza Piccolomini decise di vendere la contea a Camilla Peretti, sorella di Papa Sisto V, la cui famiglia governò per circa un secolo. Nel corso del Seicento povertà e diffusione delle malattie causarono proteste e sommosse soprattutto nel Sud Italia. A Celano la rivolta popolare condotta dell'aquilano Antonio Quinzi seguì la scia di quella napoletana di Masaniello finalizzata a indebolire il dominio spagnolo.

Il 10 giugno 1695 la cittadina subì gravissimi danni in seguito al terremoto di Bolsena.

La contea passò in successione sotto il controllo dei Savelli, dei duchi Cesarini-Sforza e dei successori, gli Sforza Cabrera Bovadilla fino al 1806, anno dell'abolizione del feudalesimo.

Età contemporanea

Il brigantaggio fu al centro delle vicende storiche del territorio così come avvenne in gran parte della Marsica prima e dopo l'unità d'Italia..

Il banchiere romano, Alessandro Torlonia, dopo aver ripreso ed ampliato il progetto dell'imperatore Claudio, sfruttando il passaggio dell'emissario e i cunicoli di epoca romana, prosciugò il Fucino diventando proprietario di gran parte delle terre coltivabili ( ettari) per 99 anni. Appena ettari furono lasciati ai comuni circumlacuali. I lavori ebbero inizio nel 1855 e furono dichiarati ufficialmente conclusi nel 1878. La fertile conca sarà destinata alle coltivazioni agricole, le sue terre furono ben presto rese lavorabili ed abitabili attraverso una serie di opere pubbliche, come la costruzione di case, fattorie e strade. A Celano e nei comuni ripuari seguirono, tuttavia, anni di forti tensioni sociali legate soprattutto al diritto al lavoro e alle difficili condizioni lavorative.

Celano fu segnata dai terremoti in età moderna subendo danni gravissimi al patrimonio architettonico, in particolare nel 1706 con il terremoto della Maiella. Fu però il terremoto della Marsica del 1915 a causare a Celano la più grave distruzione per cause naturali e un alto numero di vittime. Furono i celanesi che persero la vita a causa del sisma che fece registrare una scossa di magnitudo 7.0 (equivalente all'11º grado della scala Mercalli) che si verificò alle ore 7.52.48 (dato dell'INGV). Il terremoto causò morti concentrati soprattutto nell'area marsicana, del Cicolano e del Lazio meridionale. Il quotidiano La Tribuna avviò una raccolta di fondi per la realizzazione di un primo baraccamento nel quartiere che prese il nome di "Tribuna".

Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre del 1923 la chiesa di San Giovanni Battista fu teatro di un furto sacrilego: le urne di bronzo contenenti le supposte reliquie dei santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano furono rubate e il contenuto versato sul pavimento della chiesa. Le forze dell'ordine trovarono l'autore del furto, Francesco Tomei, in un fienile con le urne rubate. L'uomo fu tenuto in custodia. Le autorità religiose organizzarono un rito riparatorio al termine del quale però alcuni partecipanti assaltarono la caserma ove era custodito il Tomei, lo prelevarono e gli diedero fuoco.

La sera del 30 aprile 1950 la centrale piazza IV Novembre fu teatro dell'eccidio di Celano a causa del quale vennero assassinati, durante le manifestazioni e le proteste per il diritto al lavoro e la dignità dei lavoratori, due braccianti: Agostino Paris ed Antonio Berardicurti. Quella repressione, perpetrata contro il movimento popolare che reclamava i propri diritti, non fermò le rivendicazioni contadine. Il 3 maggio 1950 si celebrarono solennemente i funerali dei due braccianti e si tenne un comizio incentrato sulle condizioni lavorative in Italia, la pace e l'unità di tutti i lavoratori. Da quel tragico evento il governo iniziò a muovere concretamente i primi passi per quella che fu la riforma agraria del 1950, da cui nacque il 28 febbraio 1951, l'ente della Maremma Tosco-Laziale e del territorio del Fucino. Seguì l'espropriazione terriera anticipata ai danni dei Torlonia e l'assegnazione di oltre ettari di terreni coltivabili agli agricoltori diretti. La riorganizzazione del Fucino in appezzamenti più grandi fece registrare un importante incremento delle produzioni agricole e il miglioramento delle condizioni socio-economiche del territorio.

Celano è stata toccata come gran parte dei centri abruzzesi e del sud Italia dal fenomeno dell'emigrazione in particolare nel primo e nel secondo dopoguerra. Molto numerosa è, infatti, la comunità celanese residente in Canada, in particolare nelle città di Mississauga (Ontario), Toronto e Vancouver, ma anche in Australia e in Argentina.

Simboli

Stemma Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo in data 10 novembre 1934. Lo scudo è troncato da una fascia d'agento caricata del motto , citazione tratta dallEneide di Virgilio. Nella partizione superiore è rappresentata una corona contenente tre rami di palma, accompagnata dall'Agnus Dei e dall'aquila simbolo di san Giovanni evangelista. La parte inferiore include lo specchio d'acqua raffigurante il lago Fucino e i monti circostanti sormontati da tre stelle a sei punte. La scritta "UNIVERSITAS CELANI CAPUT MARSORUM" circonda il sigillo.

Gonfalone