Uomo politico di spiccata personalità, affiliato al Partito Conservatore Democratico Ticinese oggi denominato Partito popolare democratico.
Eletto al Consiglio federale svizzero il 16 dicembre 1954, ha ricoperto la carica fino al 31 dicembre 1959. Nel suo periodo di nomina diresse il Dipartimento delle poste e delle ferrovie.
Biografia Giuseppe Lepori nacque nel 1902 nel comune di Massagno, secondogenito di sette figli, da Giovanni, commerciante e consigliere comunale a Vezia, e da Chiara Fumasoli. Suo padre gestiva un negozio di generi alimentari a Massagno e ricopriva cariche nell'esecutivo comunale e come giudice di pace. Lepori studiò giurisprudenza all'Università di Friburgo e conseguì la licenza nel 1925. Trascorse l'inverno successivo a Monaco di Baviera per approfondire la conoscenza della lingua tedesca. Dal 1926 al 1928 collaborò come redattore al quotidiano in lingua italiana Giornale del Popolo. Nel 1927 Lepori fu eletto al Gran Consiglio; nel 1940 passò al Consiglio di Stato (esecutivo).
Elezione al Consiglio federale In occasione delle elezioni del 16 dicembre 1954 erano da assegnare tre seggi. Karl Kobelt (PLR), Rodolphe Rubattel (PLR) e Josef Escher (PPD) lasciarono il Consiglio federale alla fine dell'anno. Il seggio di Escher per il PDC (all'epoca «Partito Cattolico-Conservatore Svizzero») era indiscusso; di conseguenza, Thomas Holenstein fu eletto con ampio margine come suo successore. Come successore di Rubattel fu eletto Paul Chaudet (PLR). Nell'elezione del successore di Karl Kobelt, i socialdemocratici sostennero il candidato dei cattolico-conservatori Giuseppe Lepori. In questo modo diedero seguito a un accordo confidenziale con i cattolico-conservatori, i quali, in cambio, promisero ai socialdemocratici due seggi in occasione della successiva vacanza di un seggio tra i liberali, al fine di consolidare la formula magica. Il PLR, intenzionato a mantenere il proprio seggio, ha candidato il basilese Alfred Schaller. Lepori è stato poi eletto al secondo turno con 128 voti su 232 voti validi.
Attività come consigliere federale Lepori assunse la guida del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni. In questa funzione, la sua attenzione si concentrò principalmente sul nuovo mezzo di comunicazione di massa, la televisione. Riuscì a ottenere dal Parlamento un primo finanziamento provvisorio per la realizzazione delle infrastrutture. Agli scettici nei confronti della nuova tecnologia ribatté che una televisione di Stato sarebbe stata di fondamentale importanza per la «affermazione intellettuale, politica ed economica» della Svizzera.
Inoltre, fu responsabile della nuova Legge sulle ferrovie, approvata dal Parlamento il 20 dicembre 1957.
Dimissioni e attività successive Nell'estate del 1959 Lepori fu colpito da un ictus. Sebbene le sue condizioni fossero poi migliorate, il 24 novembre presentò le dimissioni e annunciò che non si sarebbe ricandidato. Nel 1960 sarebbe diventato, secondo il turno, Presidente della Confederazione.
Dopo le dimissioni dal Consiglio federale, Lepori continuò per diversi anni a insegnare diritto pubblico all’Università di Friburgo. Parallelamente, in qualità di presidente di una commissione di giuristi, elaborò il progetto di una nuova Costituzione del Cantone Ticino, che fu poi approvata dal popolo il 29 ottobre 1967.
Inoltre, guidò i negoziati tra il Consiglio federale e la Santa Sede per la fondazione della nuova diocesi di Lugano.
Scritti Giurista, politico e letterato è autore delle seguenti opere: Le canzoni del fauno. Trenta e una poesia e dieci prose, Grassi, Lugano 1928; Nulla accade. Novelle, Istituto Editoriale, Milano 1963; Diritto costituzionale ticinese, Grassi, Bellinzona 1989; Questo Ticino. Esplorazioni nel tempo e nello spazio, Editions Générales S.A., Ginevra 1963; riedizione Edizioni Casagrande, Bellinzona 1990.
Note
Bibliografia AA.VV., Scritti di Giuseppe Lepori, Armando Dadò Editore, Locarno 1978. Emilio Foletti, I Lepori di Oggio a Massagno, in «Risveglio», nn. 7/8, 1986, 229-232. Alberto Lepori (a cura di), Giuseppe Lepori (1902-1968). Scritti e discorsi, Armando Dadò Editore, Locarno 1988. Alberto Lepori, Fabrizio Panzera (a cura di), Uomini nostri. Trenta biografie di uomini politici, Armando Dadò editore, Locarno 1989, 111-115. Alberto Lepori, Giuseppe Lepori in Consiglio Federale, in «Rivista di Lugano» del 12 novembre 1999, 10-11. Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003, 171, 190nota, 345, 352, 354, 377n. Scuola media di Tesserete (a cura di), Memorie di Giovanni Lepori, capriaschese, Fontana Edizioni, Pregassona 2009.
Voci correlate Francesco Chiesa Giuseppe Cattori Francesco Alberti (sacerdote) Giuseppe Motta Enrico Celio
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