Si tratta della sovrana consorte con il più breve regno nella storia dell'Italia unita. Il suo nome italianizzato era Maria Giuseppina di Savoia benché lei stessa non l'abbia mai voluto adottare neppure su documenti ufficiali quali, per esempio, l'atto di matrimonio.

È l'unica regina italiana la cui effigie sia apparsa su una serie di francobolli regolarmente emessi, Nozze del principe Umberto.

Biografia Infanzia e giovinezza

Era figlia di Alberto I di Sassonia-Coburgo-Gotha, divenuto Re dei Belgi dal 1909, e di Elisabetta Gabriella, nata duchessa inI Duchi in Baviera discendevano da un ramo cadetto della famiglia Wittelsbach. BavieraIn un'intervista Maria José, alla domanda: "Come sente questa parentela con Sissi?" (ricordiamo che il nonno materno di Maria José era fratello di Elisabetta di Baviera), rispose che non l'avvertiva per nulla e che non le importava nulla, pur essendo sua madre Elisabetta la nipote preferita dell'omonima famosa imperatrice. Comunque Maria José non incontrò mai questa illustre pro-zia, morta prima della sua nascita.Maria José di Savoia, Giovinezza di una regina, Milano, "Le Scie" Mondadori, 1991. ISBN 88-04-35108-X.

I suoi nonni paterni erano il conte Filippo di Fiandra e la principessa Maria di Hohenzollern-Sigmaringen; quelli materni il duca in Baviera Carlo Teodoro e la sua seconda moglie Maria José di Braganza, nata infanta di Portogallo.

Crebbe con i due fratelli maggiori Leopoldo e Carlo Teodoro in un ambiente familiare aperto, intriso di cultura, dove, grazie ai vasti interessi dei genitori, sviluppò sia le sue doti artistiche studiando il pianoforte e il violino, sia le sue doti sportive e apprese, guidata dal padre, il quale era tra l'altro incline alle idee socialisteSilvio Bertoldi. L'ultimo re l'ultima regina. Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-84197-8, sia la cultura classica sia quella contemporanea.

Durante la sua infanzia dovette affrontare il tragico periodo della prima guerra mondiale, venendo mandata con i fratelli a vivere in Inghilterra, mentre il padre in patria comandava personalmente l'esercito belga, guadagnandosi il soprannome di "Re cavaliere", e la madre svolgeva attività di assistenza presso i feritiMaria José di Savoia. Giovinezza di una regina. Milano, "Le Scie" Mondadori, 1991. ISBN 88-04-35108-X.

Venne educata per un matrimonio reale e destinata dai genitori, fin da piccola, a sposare Umberto di Savoia, erede al trono d'ItaliaMentre soggiornava in Italia, durante la prima guerra mondiale Maria José visitò con la madre una sua pro-zia, l'ultra-ottantenne Maria Sofia di Baviera, regina decaduta del Regno delle due Sicilie, vedova dell'ultimo re Francesco II di Borbone. Questa, avendo saputo che la giovane pronipote avrebbe dovuto sposare un Savoia affermò: "Sappiate che io disapprovo fortemente. Non posso tollerare che una mia pronipote vada in sposa a un discendente dell'usurpatore [Vittorio Emanuele II]. Sappi che se lo farai te ne pentirai amaramente e non conoscerai la felicità." Maria José rimase abbastanza turbata da quel colloquio.(Maria José di Savoia), figlio di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro. Per questo motivo frequentò il collegio della Santissima Annunziata a Villa di Poggio Imperiale, dove apprese la lingua italiana. Il primo incontro dei due futuri sposi avvenne, nel 1916, al castello di Lispida a Monselice. Terminati gli studi in Italia nel 1919, venne iscritta al collegio delle suore del Sacro Cuore al castello di Linthout, presso Woluwe-Saint-Lambert, in Belgio; in precedenza, nel 1915 (mentre era rifugiata in Inghilterra), aveva studiato presso il convento delle Orsoline di Brentwood.

Matrimonio

Le nozze con il Principe di Piemonte furono celebrate a Roma l'8 gennaio del 1930 nella Cappella Paolina del palazzo del Quirinale. Dopo la funzione gli sposi furono ricevuti da Pio XI, il Papa che l'anno prima aveva stipulato i Patti Lateranensi, nel quadro di un chiaro disgelo fra Italia e Vaticano.

Torino

La coppia trascorse i primi anni di matrimonio a Torino, dove Umberto comandava il 92º reggimento di fanteria con il grado di colonnello. Maria José non ebbe mai buoni rapporti con i membri di Casa Savoia. La sua provenienza dal più aperto ambiente reale belga e l'educazione di stampo moderno che aveva ricevuto si scontravano con il rigore della monarchia italiana. La più classica educazione e istruzione dello stesso Umberto e, soprattutto, il ligio ossequio del principe all'etichetta, alle regole e all'autorità paterna, furono tutti fattori di ostacolo alla riuscita della sua unione, già non perfetta, con l'erede al trono. Negli anni torinesi la principessa preferì sottrarsi ai rapporti con gli esponenti della nobiltà e con la cerchia delle amicizie del marito, ritagliandosi spazi e frequentazioni personali. Anche a Roma, nell'appartamento privato del Quirinale, dotato di pianoforte a coda, ricevette filosofi, intellettuali e scrittori in modo del tutto indipendente da Umberto. Nel 1932 fece visita al Vittoriale a Gabriele D'Annunzio; di questa visita conservò un divertente ricordo.

Napoli

Diverso e, sotto alcuni aspetti più felice, fu il periodo trascorso da Maria José e Umberto a Napoli, dove essi si trasferirono nel 1933; la principessa avrebbe conservato un ottimo ricordo dei napoletani. Di certo la vita di coppia venne allietata in questo periodo dalla nascita di tre dei loro quattro figli: Maria Pia il 24 settembre 1934; il futuro erede al trono Vittorio Emanuele il 12 febbraio 1937; Maria Gabriella il 24 febbraio 1940. La quartogenita, la principessa Maria Beatrice, nacque a Roma il 2 febbraio 1943.

Maria José si occupò personalmente dei suoi figli, sia nei soggiorni autunnali al Castello Reale di Racconigi sia in quelli estivi a Villa Maria Pia a Posillipo. Sul piano educativo non ottenne però la possibilità di lasciare loro frequentare la scuola pubblica, ma dovette accontentarsi di un'istitutrice montessoriana, la signorina Paolini, che fu molto amata dai bambini e che li avrebbe seguiti fino alla caduta della monarchia e il conseguente esilio.

Nei medesimi anni, tuttavia, gravi lutti familiari colpirono la principessa. Il 17 febbraio 1934, in un incidente di montagna, morì l'amato padre Alberto, proprio mentre Maria José era in attesa della prima figlia. La circostanza sconsigliò la sua stessa partecipazione al funerale. Appena un anno dopo, il 29 agosto 1935, un incidente automobilistico avrebbe ucciso la cognata Astrid di Svezia, moglie di Leopoldo III del Belgio, nei pressi di Küssnacht in Svizzera. Nell'estate del 1935 i Principi si recarono a Tripoli dal maresciallo Italo Balbo; in seguito la principessa vi ritornò altre volte senza Umberto.

La permanenza a Napoli si protrasse fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando la famiglia si trasferì al Quirinale. Ai luoghi maggiormente amati in Italia da Maria José, oltre al castello di Racconigi e a Napoli, devono aggiungersi Capri e Firenze.

Rapporti con il regime fascista

I rapporti cominciarono a cambiare quando si delineò l'alleanza con la Germania e la sudditanza nei confronti di Hitler. Nel 1935 vi fu la guerra d'Etiopia, che valse all'Italia le sanzioni della Società delle Nazioni e la condanna delle maggiori potenze europee e mondiali. Nel 1936 venne firmato il trattato di amicizia tra Italia e Germania, chiamato Asse Roma-Berlino. Nel 1938 vi fu la promulgazione delle leggi razziali. Quando, sempre nel 1938, Hitler fece visita in Italia ospite al Quirinale, Maria José provava già sentimenti di ostilità nei confronti dell'operato di Mussolini.

Da questo momento in avanti Maria José cercò di avere contatti molto limitati anche con le altre principali personalità del regime, e alcune di esse furono messe addirittura al bando pubblicamente, come Achille Starace, Ettore Muti, Roberto Farinacci e Alessandro Pavolini. Anche a Umberto erano graditi solo coloro che anche la moglie accettava, cioè i fedeli monarchici come Emilio De Bono, Italo Balbo e Cesare Maria De Vecchi. Ma mentre Umberto si atteneva scrupolosamente alle regole del regime, Maria José frequentava chiunque le aggradasse, senza preoccuparsi delle conseguenze. Umberto però non fece nulla per dissuadere la moglie dall'agire in questo modo. Nell'agosto 1938 assisté, da sola, a Lucerna al concerto di Arturo Toscanini, l'ultimo che il maestro tenne in Europa: chiese di firmarle un autografo, ma lui non volle incontrarla per l'avversione che nutriva nei confronti dei Savoia. Durante i suoi frequenti soggiorni all'estero volle conoscere anche Thomas Mann, Giuseppe Antonio Borgese, Maurice Maeterlinck, tutte persone considerate fuorilegge dal regime, ma con le quali lei intrattenne duraturi rapporti di sincera amicizia.

Mussolini, dal canto suo, trattò sempre Maria José con una certa freddezza, volle essere informato di ogni sua mossa e affidò la sorveglianza della Principessa al capo della Polizia, Arturo Bocchini, fino al 1939, cioè fino a quando ritenne di avere sottomesso i Savoia con lo stravolgimento dello Statuto Albertino e con l'intervento del Gran consiglio nella successione al trono. Inoltre egli proibì espressamente ai mezzi di informazione di nominare Umberto e Maria José come Principi ereditari e li obbligò a chiamarli solamente Principi di Piemonte.

Il tentato colpo di stato di Maria José (1938) Secondo fonti diplomatiche inglesi emerse molti anni dopo, Maria José si sarebbe accordata a fine anni '30 con Rodolfo Graziani e con il capo della polizia Arturo Bocchini, per tentare un colpo di Stato per opera di alcuni reparti delle forze armate, con Pietro Badoglio come comandante in capo, per sostituire Mussolini con un «avvocato milanese antifascista» (probabilmente Carlo Aphel"Fermate Mussolini sull'orlo dell'abisso". Quel tentato golpe per evitare la guerra.) e costringere Vittorio Emanuele III ad abdicare in favore di Umberto; Umberto era, a sua volta, d'accordo con la moglie per rinunciare al trono subito in favore del piccolo Vittorio Emanuele, consegnando all'avvocato una dichiarazione per il 26 settembre 1938; la stessa Maria José sarebbe stata nominata reggente del Regno in deroga allo Statuto AlbertinoLo statuto assegnava la reggenza alla Regina madre solo in caso di assenza di parenti maschi., fino al compimento dei 21 anni del giovanissimo ipotetico sovrano. Questo presunto complotto, che vedeva d'accordo anche Italo Balbo, l'anglofilo Dino Grandi e l'antitedesco e ambizioso genero del duce Galeazzo CianoI poteri forti contro Mussolini ecco le prove del golpe mancato., non andò comunque oltre un incontro preliminare a Racconigi e alcune riunioni a Milano e Maria José non ne parlerà mai direttamente. Al complotto avrebbe partecipato anche Edgardo Sogno, che progettò come ultima risorsa perfino di far pugnalare il duce da un corazziere.Maria José, un pugnale contro il Duce, la Repubblica, 1995. Badoglio avrebbe ottenuto pieni poteri militari per mantenere l'ordine, a cui sarebbe seguito un nuovo governo guidato dall'avvocato milanese. L'esercito, sotto gli ordini di Graziani, avrebbe preso possesso dei punti vitali di Roma, Milano, Torino, Venezia e Verona nella mattina del 27 e il 28, alle 15, Umberto avrebbe messo davanti al padre il fatto compiuto e successivamente fatto mandare in onda alla radio le dichiarazioni della reggente e del nuovo primo ministro, a cui sarebbero seguite l'abdicazione forzata di Vittorio Emanuele III e quella spontanea di Umberto. Invece il pomeriggio del 25 settembre Hitler emanò un ultimatum di sei giorni alla Cecoslovacchia e, in uno scenario internazionale così teso, Umberto indugiò, e non se ne fece nulla.Luciano Regolo, Il re signore, Milano, Simonelli, 1998, ISBN 88-86792-14-X., pp. 359-360

Seconda guerra mondiale