L'epigrafe di Sabino Il vescovo Sabino è noto, almeno fin dal Medioevo, per il lungo epitaffio inciso sul suo sarcofago e conservato nel cosiddetto specus martyrum nei sotterranei della chiesa di Sant'Ippolisto di Atripalda. Pubblicato per la prima volta nel Seicento riporta il seguente elogio:
L'epitaffio è datato al VI secolo per l'impostazione testuale, grafica e iconografica del manufatto che trova riscontri in altre epigrafi dello stesso periodo, con elementi paleografici e iconografici simili.Chiara Lambert, Studi di epigrafia tardoantica e medievale in Campania, vol. I, Borgo San Lorenzo 2008, pp. 130-131. Picariello, Sabinus: un vescovo Campanus del VI secolo, p. 15.
Elementi storici L'epitaffio definisce Sabino come sacerdos e praesul. Un'altra epigrafe conservata nello specus martyrum di Atripalda riporta l'elogio del diacono Romolo, discepolo di Sabino, nel quale il vescovo è chiamato sanctus episcopus. Lanzoni annota che «il titolo sanctus, dato al vescovo nell'iscrizione di Romolo, era un semplice titolo di onore, comune nello stile di quei tempi».Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 240. L'epitaffio di Sabino tuttavia non aggiunge elementi utili, per esempio l'eponimia consolare o altri elementi datanti intrinseci, che aiutino a definire gli anni esatti dell'episcopato di Sabino, riferibili comunque al VI secolo.Lambert, Studi di epigrafia tardoantica e medievale in Campania, vol. I, p. 131.
Due questioni, ancora irrisolte, legano il vescovo Sabino di Avellino con l'omonimo vescovo Sabino di Canosa, che la liturgia celebra lo stesso giorno, il 9 febbraio.
La prima questione riguarda l'identificazione dei due personaggi, sorta nell'ambito dell'annosa disputa che per secoli vide contrapposti il clero di Atripalda e la curia vescovile di Avellino; in questo contesto, storici ed eruditi atripaldesi sostennero che il santo canosino morì a Atripalda, dove fu sepolto nello specus martyrum.Sabino Barberio, Dissertazione critico-storica del Tripaldo e suo celebre Santuario, Napoli 1778. Le due tesi giustapposte sono emerse ancora nel convegno «San Sabino vescovo di Abellinum, patrono di Atripalda, alla luce della tradizione storica» celebrato ad Atripalda nel 2014.Articoli di AtripaldaNews del 14 settembre 2014 e del 15 settembre 2014.
La seconda questione riguarda l'identità del vescovo Sabinus campanus di cui parla l'Anonymus ValesianusMonumenta Germaniae Historica, Scriptores. Auctores antiquissimi , vol. IX, Berlino 1892, p. 328, nº 15.90., che nel 525 fece parte della delegazione guidata da papa Giovanni I, assieme a Ecclesio di Ravenna e a Eusebio di Fano, che si recò a Costantinopoli per far recedere l'imperatore Giustino I dai provvedimenti persecutori nei confronti degli ariani.Pietri-Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, II, pp. 1974-1975. Il primo ad identificare il Sabinus campanus con il vescovo di Canosa fu Roberto Cessi nel 1913Roberto Cessi, Un vescovo pugliese del secolo VI (S. Sabino), in «Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti», 1913-1914, pp. 1141-1157., ipotesi ripresa successivamente da Anselmo Lentini nel 1938Anselmo Lentini, Due legati papali a Costantinopoli nel secolo VI. Germano di Capua e Sabino di Canosa, in «Atti del IV Congresso Nazionale di Studi Romani», a cura di C. Galassi Paluzzi, I, Roma 1938, p. 385-393. e, più recentemente, da Giorgio OtrantoGiorgio Otranto, La cristianizzazione, la diocesi, i vescovi, in R. Cassano (a cura di), Principi, imperatori, vescovi: duemila anni di storia a Canosa, Venezia 1992, p. 829., Vincenzo RecchiaVincenzo Recchia, San Benedetto e la politica religiosa dell'Occidente nella prima metà del secolo VI dai Dialogi di Gregorio Magno, in Id., Gregorio Magno papa ed esegeta biblico, Bari 1996, pp. 193-195. e Ada Campione, per la quale tale identificazione «è ormai un dato acquisito dalla storiografia».Ada Campione, Sabino di Canosa tra storia e leggenda, in Salvatore Palese (ed.), La tradizione barese di Sabino di Canosa, Bari 2001, pp. 24. Tuttavia, riprendendo un'ipotesi già formulata da Francesco Lanzoni nel 1927Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 241., nel 2007 Stefania Picariello ha rilanciato la tesi che il Sabinus campanus citato dall'Anonymus Valesianus sia il santo di Abellinum e non l'omonimo di Canosa.Picariello, Sabinus: un vescovo Campanus del VI secolo, pp. 20-24.
La letteratura Le controversie tra Atripalda e Avellino nel corso dei secoli, qualificate da Mongelli come «beghe campanilistiche condotte con spirito partigiano»Bibliotheca Sanctorum XI, col. 558., hanno tuttavia contribuito ad arricchire la letteratura sul Sabino dell'epitaffio di Atripalda, coinvolgendo storici ed eruditi locali.
Primo autore degno di nota fu Scipione Bellabona, che nel 1643 diede alle stampe Raguagli della città di Avellino, che suscitò tante e tali polemiche che l'arcivescovo di Napoli si vide costretto a far distruggere tutte le copie; anche l'unico esemplare che Vincenzo Pennetti scoprì nel 1897 è ora disperso.Vincenzo Pennetti, Nota bibliografica sulla prima edizione bruciata dei "Raguagli" di Scipione Bella Bona, Napoli 1897. Il testo riportava una serie di studi eruditi, tra i quali vite di santi e vescovi locali, tratte da manoscritti attribuiti a Ruggero, vescovo avellinese del XIII secolo, anch'essi andati perduti. Il Bellabona riscrisse queste vite in un'opera mai pubblicata dal titolo Avellino Sacro, che tuttavia fu utilizzata nel 1709 da Francesco De' Franchi per la sua Avellino illustrato da' santi e da' santuari.Comparato, v. Bellabona, Scipione, nel «Dizionario biografico degli italiani», vol. 7, 1970.
Fu dunque a partire dai manoscritti perduti del XIII secoloDe' Franchi, Avellino illustrato, pp. 101-102., l'ex antiquo chronico come riferisce l'UghelliItalia sacra, VIII, col. 190., che gli scrittori locali, oltre ad elencare una serie di vescovi avellinesi senza alcuna credibilità storica, collocarono Sabino di Abellinum al I secolo, facendolo discepolo di san Pietro e protovescovo della diocesi.Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino e de' suoi pastori, p. 2. Ancora nell'Ottocento lo storico Giuseppe Zigarelli annotava: «Che s. Sabino fosse il primo vescovo della cattedra di Avellino è questa una verità tradizionale-istorica... restando fermo che fosse ordinato e consacrato da san Pietro e di più morto per la fede».Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino e de' suoi pastori, pp. 3 e 6-7.
Il culto San Sabino è il patrono principale di Atripalda, festeggiato il 9 febbraio, anniversario della morte, insieme a san Romolo che ne è il compatrono, e il 16 settembre, giorno in cui, nel 1612, furono traslate le ossa del santo dall'altare maggiore della collegiata Sant'Ippolisto di Atripalda nello specus martyrum sottostante.
Note
Bibliografia De S. Sabino episcopo et S. Romulo diacono, Atripaldae in Italia, in Acta sanctorum februarii, vol. II, Parigi-Roma 1864, pp. 332–336. Francesco De' Franchi, Avellino illustrato da' santi e da' santuari, Napoli 1709, pp. 31–76. Ferdinando Ughelli, Italia sacra, vol. VIII, seconda edizione, Venezia 1721, coll. 190–192. Giuseppe Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino e de' suoi pastori, volume I, Napoli 1856, pp. 1–21. Victor Ivo Comparato, v. Bellabona, Scipione, Dizionario biografico degli italiani, vol. 7, 1970. Stefania Picariello, Sabinus: un vescovo Campanus del VI secolo. Considerazioni sull'ambasceria a Costantinopoli del 525, in « Rassegna storica salernitana », Nuova Serie, 1 (2007), pp. 9–24. Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. I, Faenza 1927, pp. 239–241. Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, pp. 1974–1975. Giovanni Mongelli, Sabino, vescovo di Avellino, e Romolo, diacono, in Bibliotheca Sanctorum, vol. XI, coll. 558-560.
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