Dall'8 maggio 2008 al 27 luglio 2011 è stato ministro della giustizia nel governo Berlusconi IV, mentre dal 28 aprile 2013 al 12 dicembre 2016 è stato ministro dell'Interno nei governi Letta e Renzi. Nello stesso governo Letta ha ricoperto anche la carica di Vicepresidente del Consiglio dei ministri.
Dal 12 dicembre 2016 al 1º giugno 2018 è stato poi ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale nel governo Gentiloni.
Biografia Angelino Alfano nasce il 31 ottobre 1970 ad Agrigento; suo padre Angelo, docente di scuola superiore, è stato consigliere comunale e assessore ad Agrigento per la Democrazia Cristiana. Ha un fratello minore, Alessandro. Diplomato al liceo scientifico "Leonardo" di Agrigento, si è laureato in seguito in giurisprudenza nel 1993 all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove è stato ospite del collegio "Cardinal Ferrari"; è cultore della materia di Diritto Civile presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1994 e presso l’Università degli Studi di Palermo nel 1996; è dottore di ricerca in diritto dell'impresa presso la stessa università di Palermo e avvocato dal 1996. Dal 1989 è inoltre giornalista pubblicista.
Attività politica
Gli inizi e deputato regionale Ha iniziato la sua esperienza politica giovanile con la Democrazia Cristiana, per la quale è stato, tra l'altro, segretario provinciale del Movimento giovanile DC di Agrigento. Nel 1994, a seguito della trasformazione della Democrazia Cristiana nel Partito Popolare Italiano, decide di iscriversi alla neonata Forza Italia, che vince le elezioni politiche del 27-28 marzo dello stesso anno. Sempre nel 1994, è candidato e poi eletto consigliere per la Provincia di Agrigento.
A soli 25 anni, nel giugno 1996, si candida per la prima volta alle elezioni regionali in Sicilia del 1996 nella lista di Forza Italia, venendo eletto con 8967 preferenze nella circoscrizione di Agrigento Deputato all'Assemblea Regionale Siciliana (ARS) nella XII legislatura, dove nel 2000 diventa capogruppo di Forza Italia all'ARS e mantiene l'incarico fino al 2001.
Elezione a deputato Viene eletto alla Camera dei deputati nel 2001, sempre in FI, nelle elezioni vinte dalla coalizione di centrodestra, nella circoscrizione proporzionale della Sicilia occidentale, assumendo gli incarichi di segretario prima e vicepresidente poi del Comitato per la Legislazione della Camera. Nelle grazie del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è presto considerato uno dei giovani emergenti del partito.
Nel 2005 viene nominato coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia, succedendo a Gianfranco Micciché appena nominato Ministro per lo sviluppo e la coesione territoriale, e guidando Forza Italia alleata con l'UdC nell'isola dal 2001 sotto l'allora presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro.
Alle elezioni politiche del 2006, che vedono la vittoria dell'Unione di Romano Prodi, Alfano viene riconfermato con FI alla Camera dei deputati nella circoscrizione Sicilia 1 in terza posizione (dietro a Berlusconi e Micciché). Durante la XV legislatura è componente della Commissione Bilancio di Montecitorio.
Ministro della Giustizia
Alle elezioni politiche del 2008 viene rieletto alla Camera dei deputati con la lista elettorale "Il Popolo della Libertà", dove aderì Forza Italia e Alleanza Nazionale. Con la vittoria della coalizione di centro-destra alle elezioni politiche, l'8 maggio 2008 giura nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come ministro della giustizia del governo Berlusconi IV, succedendo così al magistrato e giurista Luigi Scotti. Con i suoi 37 anni è il più giovane ministro della giustizia della storia della Repubblica Italiana.
Uno dei suoi primi atti da Ministro della Giustizia è stato intitolare la sala verde del ministero in via Arenula al giudice, poi proclamato Beato, Rosario Livatino, assassinato dalla mafia nel 1990.
Un'altra importante iniziativa a cui si è arrivati durante il mandato di Alfano da Ministro della Giustizia è stata la L.69/2009 "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile". La legge tra le varie cose riformò il procedimento sommario di cognizione (con l'articolo 702 bis), modificò il regime del rilevamento d'ufficio di determinate questioni da parte del giudice civile; abrogò l'articolo 366 bis c.p.c per creare il 360 bis (sull'ammissibilità del ricorso in cassazione in sede civile); creò il 540 bis c.p.c sui pignoramenti; aggiunse l'articolo 19 bis alla 52/85' in merito al regime dell'annotazione nei pubblici registri immobiliari; infine inserì delle modifiche alla procedura per il concorso notarile.
Durante i tre anni di permanenza di Alfano al Ministero della Giustizia si registra una particolare ed intensa attività legislativa contro le mafie e la criminalità organizzata. Spiccano, fra le altre, le leggi per l'inasprimento del carcere durissimo per i mafiosi (art.41 bis), il Codice Unico Antimafia, la Legge contro lo Stalking. In relazione al 41 bis, il capomafia siciliano Totò Riina, intercettato all'interno del carcere in cui è detenuto all'ergastolo, lamenta ad un suo interlocutore l'eccessiva durezza di Alfano nei confronti della mafia, definendo il ministro "una canaglia".
In precedenza, nel 2009, anche il figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luigi Rizza, reagì all'inasprimento del 41 bis voluto con determinazione da Angelino Alfano, arrivando a progettare un attentato contro il ministro.
Uno dei provvedimenti più dibattuti durante il suo mandato nel quarto governo Berlusconi è stato il cosiddetto "Lodo Alfano", a lui intitolato, legge approvata il 22 luglio 2008. Unica nel panorama europeo, la legge prevedeva la sospensione dei processi penale a carico delle quattro più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio) per l'intera durata del loro mandato. La legge è successivamente stata dichiarata illegittima e poi abrogata dalla Corte costituzionale nell'ottobre 2009, per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione Italiana.
Segretario del Popolo delle Libertà A seguito dell'arretramento del Popolo della Libertà alle elezioni amministrative di maggio 2011, in particolare a Milano e Napoli, e ai referendum abrogativi del 2011, il 1º giugno 2011 l'ufficio di presidenza del PdL, per volere di Silvio Berlusconi, annuncia di designare Alfano alla nuovo carica di segretario politico del partito, carica ufficializzata il 1º luglio dopo la modifica allo statuto del partito che non prevedeva la figura del segretario, ma solo del presidente. Questa designazione è stata fatta per riorganizzare il partito e guidarlo alle successive elezioni.
Per occuparsi a tempo pieno di rilanciare il partito, il 27 luglio 2011 Alfano si dimette dalla carica di Guardasigilli, evento già discusso alla stampa subito dopo la sua nomina a segretario del PdL, venendo sostituito dal sottosegretario all'Interno Nitto Palma. Nel mese di ottobre dello stesso anno, Alfano pubblica il libro "La mafia uccide d'estate", nel quale racconta i tre anni e mezzo alla guida del Ministero della Giustizia, un percorso umano e politico nel panorama della Giustizia italiana. Alfano racconta "cosa significa fare il ministro della Giustizia in Italia", tra lentezze e ritardi dei processi, proposte di riforma del sistema e inevitabili resistenze da parte dei magistrati.
Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell'Interno
Con la nascita del governo di larghe intese tra il PdL, Partito Democratico, Unione di Centro e Scelta Civica guidato da Enrico Letta, il 28 aprile 2013 giura nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come ministro dell'Interno e vicepresidente del Consiglio dei ministri del governo Letta.
Il 19 luglio 2013 il Senato della Repubblica discute dela mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà contro Alfano per il caso Shalabayeva (moglie di un dissidente kazako arrestata ed espulsa verso il Kazakistan assieme alla figlioletta - pratica condannata dall'UNHCR come extraordinary rendition). Il Partito Democratico aveva deciso nell'assemblea dei senatori del giorno precedente di votare contro la sfiducia; il Senato respinge la mozione con 226 no, 55 sì e 13 astenuti.
Il 30 settembre 2013 assieme agli altri ministri del PdL Alfano presenta dimissioni "irrevocabili",, su indicazione del presidente del PdL Berlusconi, che vuole così reagire alla linea del Partito Democratico di votare a favore della decadenza dello stesso Berlusconi da senatore. Le dimissioni vengono respinte dal presidente del consiglio Enrico Letta, in sostegno all'azione politica svolta dai cinque ministri del PdL che, insieme ad altri esponenti del partito, convincono Silvio Berlusconi a recedere dalla decisione di votare la sfiducia al governo. Il dibattito interno al PdL tra falchi (o lealisti) - decisi a sfiduciare il governo Letta per andare a elezioni anticipate - e colombe (o governativi) - propensi invece a proseguire la collaborazione coi democratici e coi montiani almeno sino al 2015 - determina un'incrinatura nei rapporti tra Alfano e Berlusconi che, seppur temporaneamente ricucita, sfocerà di lì a poco nella scissione tra le due correnti del partito.
La scissione avviene nel novembre del 2013, allorché i filogovernativi del PdL annunciano la decisione di non entrare a far parte della rinata Forza Italia, partito rifondato da Silvio Berlusconi insieme ai lealisti. Alfano annuncia la costituzione di gruppi parlamentari autonomi al Senato e alla Camera con il nome di Nuovo Centrodestra. I gruppi parlamentari vengono costituiti il 15 e il 18 novembre 2013. Da questo momento il partito di Alfano stringe in Parlamento un'alleanza con il Partito Democratico a sostegno del governo Letta.
Mare nostrum
Durante il governo Letta, a causa dei numerosi naufragi e dell'emergenza umanitaria nello stretto di Sicilia, il 18 ottobre 2013 Alfano inaugura l'operazione militare e umanitaria "Mare nostrum" con lo scopo di salvaguardare la vita dei migranti in mare e di contrastare il traffico di persone.
Ministro dell'Interno
Con la fine del governo Letta ad opera del segretario del PD, diventato successivamente anche Presidente del Consiglio Matteo Renzi, entra nel nuovo governo Renzi il 22 febbraio 2014, dove mantiene la carica di ministro dell'Interno, oltre ad essere capo delegazione del suo partito nel governo.
Ad agosto 2014 dopo numerose richieste da parte del ministro perché l'Unione europea si mobilitasse sul fronte migranti in aiuto dell'Italia, il Commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström ha dichiarato che l'operazione "Mare nostrum" sarà sostituita dal programma europeo "Frontex Plus". Successivamente tramite una serie di incontri in Europa riesce ad ottenere il sostegno di alcuni paesi come Francia, Germania e Spagna che si dichiarano pronti a sostenere l'introduzione del programma "Frontex Plus".
Nel settembre dello stesso anno vola in Egitto per incontrare in veste di presidente di turno del Consiglio dei ministri degli interni dell'Unione europea, il presidente della Repubblica Araba d'Egitto ʿAbd al-Fattāḥ al-Sīsī con il quale ha stretto un accordo secondo il quale l'Egitto rafforzerà i controlli alle frontiere per contrastare il fenomeno dei flussi migratori irregolari.
Il 30 agosto 2014 lancia il progetto "Campo praticabile", programma coordinato dal ministero e dai vertici della Polizia per contrastare il fenomeno della violenza negli stadi.