La festa di sant'Agata (A fest’ ‘i sant’Àjita in siciliano) è la più importante festa religiosa della città di Catania e si celebra in onore della santa patrona della città. Si svolge tutti gli anni dal 3 al 6 febbraio, il 12 febbraio e il 17 agosto. La ricorrenza di febbraio è legata al martirio della santa catanese,. mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace quale bottino di guerra e dove rimasero per 86 anni.. Dal 3 al 6 febbraio giunge a Catania un gran numero di fedeli e turisti per partecipare a questa celebrazione.

Vita di sant'Agata

La giovane Agata visse nel III secolo. Esponente di una famiglia patrizia catanese, sin da giovane consacrò la sua vita alla religione cristiana. Venne notata dal governatore romano Quinziano che decise di volerla per sé.. Agata fuggì a Palermo nella sua villa al quartiere Guilla, ma Quinziano la scovò e la fece tornare forzatamente a Catania, dove tentò di blandirla e sedurla in ogni modo.. Al rifiuto deciso di Agata, la perseguitò in quanto cristiana e, perdurando il rifiuto della giovane, la fece martirizzare e mettere a morte il pomeriggio del 5 febbraio 251. Subito dopo la morte cominciò a essere venerata da gran parte della popolazione anche di religione pagana. Da qui si sviluppò il culto di Agata che si diffuse anche fuori dalla Sicilia e ben presto papa Cornelio la elevò alla gloria degli altari.

Storia della festa

Le origini della culto di sant'Agata si fanno risalire già all'anno seguente il martirio, ovvero al 252. Il popolo nutrì subito una grande devozione per la vergine Agata che si era votata al martirio pur di difendere il suo onore e per non abiurare alla sua fede. I catanesi furono orgogliosi di questa giovane che si rivoltò contro il volere del proconsole romano.

Precedenti pagani della festività Per quanto attiene alla festa vera e propria, è molto difficile stabilire quale fu l'anno d'inizio delle celebrazioni. Secondo alcune testimonianze, ancora prima della nascita di Agata veniva celebrata una festa pagana durante la quale un simulacro di una vergine veniva portato in processione per le vie della città.

Un'altra tradizione viene riportata da Apuleio ne Le metamorfosi, secondo la quale la festa della dea Iside nella città greca di Corinto avrebbe molti punti di contatto con la festa catanese. In particolare il popolo, vestito di una tunica bianca, che partecipava ai festeggiamenti viene accostato al saccu, la tunica di cotone bianco indossata in processione dai devoti, che tirano i cordoni del fercolo per trainarlo lungo il percorso.

I primi festeggiamenti I primi festeggiamenti in onore di sant'Agata, anche se non programmati, avvennero probabilmente in modo spontaneo il 17 agosto 1126, quando le spoglie della Santa catanese, trafugate nel 1040, furono riportate in patria da due soldati, Gisliberto e Goselmo, dalla città di Costantinopoli. Il vescovo di Catania, Maurizio, si recò al castello di Jaci per accoglierle.. Sparsa la voce, nel corso della notte i cittadini si riversarono nelle strade della città per ringraziare Dio di aver fatto tornare a Catania, dopo 86 anni, le spoglie dell'amata martire.

È probabile che negli anni immediatamente successivi i festeggiamenti fossero di natura prevalentemente liturgica, svolgendosi per lo più all'interno della cattedrale. Ciò sarebbe dimostrato in maniera indiretta da quanto avvenne il 4 febbraio 1169, quando un tremendo terremoto rase al suolo la città di Catania seppellendo sotto le macerie il popolo di fedeli che si trovava all'interno della cattedrale, in preghiera, per la celebrazione del martirio di sant'Agata. In quell'occasione, secondo alcune cronache dell'epoca, perirono oltre 80 monaci e alcune migliaia di fedeli sotto le volte del tempio crollato.

Sviluppo delle manifestazioni religiose esterne Dal 1209 al 1375 sono attestate processioni con il velo della santa. Tuttavia, solo in seguito al 1376, anno del completamento del busto reliquiario - e forse, contestualmente, di una prima varaCosì è chiamato in siciliano il fercolo sul quale sono posti il busto reliquiario di sant'Agata e lo scrigno contenente le sue reliquie. (“fercolo”) in legno - si presume che i festeggiamenti con la processione per le vie della città abbiano iniziato ad assumere un carattere stabile e organizzato.. Ciò sembra trovare conferma nei documenti che attestano l'esistenza di un fercolo molto antico che dovette essere sostituito nel 1519 dall'attuale in argento.

Nel 1662, grazie all’interessamento del cardinale Camillo Astalli, vescovo di Catania, il pontefice Alessandro VII autorizzò la celebrazione con rito doppio dell'ufficio di Sant'Agata in tutta la Sicilia.

La festa subì delle interruzioni negli anni successivi a due eventi drammatici: nel 1669, in seguito all’eruzione dell'Etna che ricoprì di lava il versante nord-occidentale del territorio all’esterno delle mura cinquecentesche, rendendo impraticabile gran parte della viabilità cittadina a ridosso dei bastioni, e nel 1693, a causa del catastrofico terremoto che sconvolse il Val di Noto distruggendo completamente la città.

Fino all'inizio del XIX secolo, le manifestazioni esterne con le reliquie della santa si svolgevano in un giorno solo, il 4 febbraio, limitandosi al cosiddetto giro esterno, ossia la processione del fercolo con il busto reliquiario e lo scrigno (entrambi contenenti i resti mortali della patrona) al di fuori delle mura della città, lungo il loro perimetro. Ancora oggi, il percorso seguito dal fercolo durante l’intera giornata del 4 febbraio ricalca a grandi linee - salvo alcuni tratti - l’antico tracciato cinquecentesco delle mura, sebbene esse non siano più esistenti. La più antica testimonianza scritta dei festeggiamenti del 4 febbraio risale al cerimoniale di Don Alvaro Paternò, del 1522, che descrive il percorso esterno e riferisce che il fercolo, contenente il busto e lo scrigno, era portato a spalla da 180 devoti appartenenti ai ceti abbienti. I devoti, detti "ignudi" erano avvolti soltanto da una tovaglia attorno al bacino, e andavano a piedi scalzi. Dalla seconda metà del Seicento, cominciarono ad indossare l’attuale “sacco” votivo bianco.

Nella giornata del 5 febbraio - solennità di Sant'Agata - le manifestazioni liturgiche furono invece confinate per secoli all'interno della Cattedrale, con l'esposizione delle reliquie per tutto il giorno e la Messa solenne presieduta dal vescovo. In seguito al terremoto del 1693, Catania venne ricostruita interamente secondo un impianto urbanistico con maglia ortogonale, che rese la viabilità più agevole grazie alle nuove strade più larghe e ordinate. La città andò contestualmente incontro, soprattutto tra ‘700 e ‘800, a una sempre più rapida espansione demografica, che comportò l'estensione del centro urbano ben al di fuori dell'antico perimetro medievale. Per queste ragioni, a partire dall'edizione del 1846 la festa fu strutturata su due giornate - il 4 e 5 febbraio - con due processioni distinte. Il nuovo percorso processionale del 5 febbraio fu denominato giro interno poiché, al contrario della processione extra moenia del 4, attraversava il cuore della città, visitando i 6 monasteri femminili di clausura.

Nei decenni successivi, la processione del 4 febbraio e quella del 5 furono caratterizzate a più riprese da modifiche più o meno rilevanti nei rispettivi tracciati (gli ultimi - limitati - cambiamenti apportati al percorso processionale risalgono agli anni '60 del ‘900). In particolare, la processione del 5 subì vari allungamenti fino a raggiungere, a partire dal secondo dopoguerra, il quartiere del Borgo, a nord del centro storico.

Celebrazioni popolari Alla festa puramente religiosa si affiancò una festa più popolare, voluta dal Senato della città e anche dalla popolazione. A questo punto, per evitare problemi di ordine pubblico, venne creato un regolamento al quale dovevano attenersi gli organizzatori dei festeggiamenti. Pertanto, in abbinamento alla processione della vara per le vie cittadine, si inserirono spettacoli di natura diversa per intrattenere i fedeli che arrivavano da ogni parte della Sicilia. Nel XVI secolo e forse ancora prima, era invalsa l'abitudine, da parte di molte persone per lo più appartenenti alla borghesia, di andare in giro mascherate al punto da essere irriconoscibili. Non è chiaro il motivo di questa usanza che poi degenerò in alcuni casi di comune delinquenza. Infatti celati dalle maschere, molti malintenzionati approfittavano della situazione per mettere in atto azioni violente e delittuose. La motivazione di queste mascherate può essere messa in connessione con la festa del Carnevale che solitamente coincide con le feste agatine. Analoga a questa usanza è la presenza, dal Cinquecento e fino a metà Ottocento, delle ntuppateḍḍe,.L'etimo deriva dalle ntuppateḍḍi, tipo di chiocciole di piccole dimensioni che si chiudono nel guscio durante il periodo del letargo con una "tuppa", ossia una sottile membrana. Dalla stessa etimologia proviene anche il verbo "ntuppari", ossia "chiudere" o "tappare". donne, appartenenti a varie classi sociali, che nei pomeriggi del 4 e 5 febbraio, si avventuravano da sole in giro per la città avvolte in un grande mantello e con il volto completamente celato per non farsi riconoscere. In un tempo in cui la donna, sia sposata che nubile, non usciva di casa senza essere accompagnata, esse andavano in giro per la città accettando dolci e regali da corteggiatori occasionali.

La festa ai giorni nostri Gli eventi salienti della festa hanno luogo dal 3 al 6 di febbraio.

La giornata del 3 febbraio si apre con la solenne processione per l'offerta della cera, a cui partecipano le più alte cariche religiose e istituzionali della città, insieme alle aggregazioni laicali e alle confraternite provenienti da tutta la diocesi di Catania. Il lungo corteo - arricchito dalle due settecentesche Carrozze del Senato trainate da cavalli (sulle quali prendono posto il Sindaco e la giunta comunale), dai valletti comunali con i tradizionali abiti del XVIII secolo e dalle quindici Candelore - percorre Via Etnea da Piazza Duomo alla chiesa di Sant’Agata alla Fornace, in Piazza Stesicoro, per poi tornare indietro lungo lo stesso tragitto e concludersi in cattedrale, dove viene intonato il canto del Te Deum. La sera dello stesso giorno si svolge in Piazza Duomo il caratteristico spettacolo pirotecnico dei fuochi del 3 febbraio - a sira o' tri, in dialetto catanese - accompagnato dal concerto di inni (intonati da diverse corali cittadine e dall’orchestra del Conservatorio) in onore alla santa patrona.

Il culmine dei festeggiamenti ha però inizio all’alba del 4 febbraio con la Messa dell'Aurora, prima della quale il busto reliquiario di sant'Agata e lo scrigno argenteo vengono prelevati dalla cappella che li custodisce (celandoli alla vista) durante il resto dell’anno e "consegnati" ai devoti, che li porteranno in processione lungo il cosiddetto giro esterno. La lunga processione, che circumnaviga il cuore storico della città (attraversando i luoghi identificati come quelli del martirio della santa), ha inizio alle 7 del mattino e si conclude con il rientro in Cattedrale alle prime luci dell'alba del giorno seguente. L’intera processione ha dunque una durata complessiva prossima alle 24 ore. Durante il percorso, il fercolo della santa è trainato - mediante due cordoni lunghi circa 130 metri ciascuno - da un’imponente folla di decine di migliaia di devoti vestiti con il tradizionale sacco bianco, ed è preceduto dalle 15 candelore, che aprono il corteo, nonché da gruppi di devoti che portano sulle spalle dei pesanti ceri votivi accesi, in segno di penitenza, ringraziamento o per ottenere l’esaudimento di una preghiera.