Passione, dal greco antico πάθος (pàthos) cioè sofferenza o passività, in filosofia indica il predicato o la categoria dell'essere corrispettivo e complementare all'azione alla quale logicamente si oppone.Aristotele, Categorie, 4, 2a; 9, 11b; Metafisica, v.21-22. 1022b, 15-30

I vari significati In un significato più specifico il termine si trova usato per indicare: un evento di passiva ricezione, di modificazione o di alterazione anormale della conoscenza come avviene nella sensazione o nell'intelletto passivo (potenziale) aristotelico,Aristotele, Metafisica, IV, 5-6, 1010b, 33; L'anima, III, 4, 416b, 5, 417-418a per cui il soggetto si trova «sottoposto a un'azione o impressione esterna e ne patisce l'effetto sul piano sia fisico che psichico».Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente e quelle affezioni, tendenze e in genere modificazioni dell'animo, più vicini al significato odierno di passione, che hanno il carattere di durata nel tempo e intensità tale che si distinguono rispetto alla minore incisività che solitamente contraddistingue i sentimenti.

Nella storia della filosofia è quest'ultimo significato che ha prevalso e si è più diffuso come un sentire di forte intensità, di solito connotato da una grande attrazione per un soggetto; assume comunque, come tutti gli stati affettivi, significati diversi secondo l'ambito in cui se ne parladizionari.corriere.it; Gazzetta medica italiana... Brancardi, 1854..

Antichità greca e romana Nell'antichità occidentale, attraverso la letteratura omerica e la filosofia antica, la passione era vista come un sentimento eccessivo ed improvviso, ma non sempre negativo. Essa infatti poteva guidare al gesto eroico, soprattutto per "furore" o "ira".

Testimone di questa moralità quanto meno complessa è il teatro greco dove diversi personaggi si accendevano per passioni come la cupidigia, il desiderio d'amore, la paura paralizzante, l'esaltazione senza freni: tutta una serie di emozioni che rendevano i personaggi del dramma, e gli stessi dèi che li guidavano, come posseduti e fuori di sé.

Quindi la passione cominciò a essere interpretata come malattia, ovvero come lusinga e urgenza incontrollabile da parte del corpo che non poteva essere controllato dall'anima.È il caso di Platone che nel Fedone, secondo la tradizione orfico-pitagorica, racconta la lotta continua tra desideri, pulsioni erotiche, collere e paure contrastanti con la necessità di purificazione dell'anima.

Secondo Platone vi è un netto contrasto tra la ragione e le passioni per cui queste sono caratteristiche della carnalità dell'anima concupiscibile che la rende soggetta ad azioni impulsive e a sofferenze.Platone, Repubblica, IV, 439-440; Timeo, 69-71 L'anima irascibile invece è destinata a fare da mediatrice tra la razionalità e le passioni cercando di moderarle o di vincerle con il coraggio.

Modello tassonomico stoico Con gli stoici l'anima diviene soltanto ragione e la passione è qualcosa che viene da fuori e ne contrasta l'equilibrio e il programma. Crisippo arriva a dire che essa è una condizione estatica sfrenata che produce un errato giudizio sul mondo e sulle sue normeMario Vegetti in S.Vegetti Finzi, Storia delle passioni, Laterza, 2000. In questo senso parlare di passione rientra fin dall'inizio nella educazione poiché essa rappresenta una minaccia sociale che il soggetto può arrecare se lasciato preda di sole pulsioni elementari e senza intelligenza conoscitiva.

Il modello nosologico delle passioni secondo Diogene Laerzio (con la rivisitazione dello Pseudo-Andronico) prevede quattro gruppi di passioni: piaceri, dolori, paure e desideri.

Tra i piaceri, intesi come esaltazioni irrazionali, troviamo l'incanto (quando la vista e l'udito vengono stravolti dall'insorgere della passione), la gioia malevola (che gode dei mali altrui), la delizia (o rammollimento dell'anima), l'effusione orgasmica e il maleficio vero e proprio (piacere procurato per inganno).

Tra i dolori, intesi come contrazioni irrazionali, troviamo la pietà, l'invidia, la gelosia (quando l'altro possiede l'oggetto del proprio desiderio), la rivalità (quando l'altro possiede ciò che già si ha), l'affanno, la noia, il turbamento davanti alla falsità, l'angoscia, la costernazione (che impedisce una visione d'insieme), la desolazione, la sventura, lo spasimo, il lutto, la stizza, il tormento (davanti alle proprie riflessioni dolorose), il pentimento, il pianto, il lamento, lo sconforto, il fastidio, la preoccupazione, l'indignazione, la confusione (rispetto alla visione del futuro), la sofferenza e l'afflizione.

Tra le paure, che poi non sono altro che fughe dal dolore, troviamo il terrore, l'esitazione, la vergogna, lo sbigottimento, il panico, l'inquietudine, il timore (del futuro), lo stupore, la viltà, la titubanza, la trepidazione e la superstizione.

Infine tra i desideri, intesi come tensioni irrazionali verso i piaceri, troviamo la brama (che non ha oggetto del desiderio), l'odio, l'ambizione, l'ira, l'eros, l'indignazione rancorosa e la collera.

Le passioni sono viste nell'arco del loro svolgersi, con un inizio, un culmine e il raffreddamento finale (che può lasciare un umore duraturo, come il risentimento o la nostalgia).

La ricchezza anche solo lessicale del panorama di passioni analizzate dagli stoici divenne più complesso con la loro descrizione fisiologica, con sintomi, processi termici, motivi incerti tra arrossamento e pallore, vapori e fluidi che erano serviti a Ippocrate e Galeno per descrivere gli stati di salute e malattia dell'essere umano. In qualche modo infatti le passioni erano dietro anche i tipi umani, li scoprivano, definivano e marcavano, anticipando quel che sarà la fisiognomica nei secoli successivi.

I temperamenti di Galeno Articolando i quattro principali umori della teoria medica ippocratico-galeana con le passioni si hanno i principali temperamenti: il sangue, la bile gialla, la bile nera e il flegma, nelle loro rispettive caratteristiche caldo/umido, caldo/secco, freddo/secco e freddo/umido portano a caratteri emotivi, o depositi della passione nella psiche: ecco allora apparire il tipo "sanguigno", "collerico", "malinconico" o "flemmatico", che interiorizzano le passioni corrispondenti, facendone delle predisposizioni organiche. Agli stimoli esterni (come il caso dell'ira di Achille, provocata da Agamennone) si vanno sostituendo i combattimenti interiori e le giuste terapie per controllare in sede morale e filosofica gli effetti delle passioni. Se si riusciva a curarle, si raggiungeva l'apatia.

La critica di Cicerone, Sesto Empirico e Seneca Nelle Tusculanae disputationes, Cicerone esprimeva la necessità di estirpare le passioni fino alla radice, evitando di potarle e quindi di lasciare che risorgano. Se gli stoici avevano proposto la meditazione e l'esercizio delle virtù come rimedio, per Cicerone, meno fiducioso verso la razionalità e il potere della conoscenza, si tratta di costruire una strategia educativa che le anticipi nel loro sorgere, evitando l'apatia, considerata questa volta in negativo.

Sesto Empirico e gli scettici consideravano le passioni come non naturali, ma piuttosto quali miraggi che distolgono dall'arte del vivere rendendoci prima ancora che infelici, distaccati dalle cose o invischiati nelle false opinioni sulle cose stesse.

Seneca e sullo stessa linea, più tardi Plutarco, fecero delle passioni non più (o non solo) il territorio della medicina, ma una questione antropologica centrale, le cui coordinate si muovevano sul rapporto tra vizi e virtù, e sul governo dell'uomo in mezzo agli altri uomini. La passione esce dall'antichità legata dunque alla psicologia e all'etica.

Il controllo delle passioni nel Medioevo La concezione della passione come trasgressione più che come forte impegno o eccesso di sensibilità porta la riflessione di Agostino a svolgersi intorno ai concetti di amor, passio, dilectio, voluptas e amicitia come luoghi in cui non si è più se stessi e si esce dalla "misura" dell'ordine divino. Fa eccezione l'amore verso Dio, incondizionato, ineludibile, eterno e che restituisce eccellenza e potentia.

E tuttavia la passione è data per natura e coinvolge le relazioni tra essere umano e mondo e tra essere umano ed essere umano in termini di comunità ordinata e guidata dalla gratia.

Quindi l'amore, ma anche la paura della perdita, che si trasforma in appetitus, e altre tendenze umane a uscire dal seminato, possono assumere un aspetto anche positivo tanto che la stessa caritas (opposta alla cupiditas) si può dire che sia una forma di passioneÈ questa una lettura critica posteriore per esempio da Hannah Arendt, Il concetto d'amore in Agostino (1929), SE, Milano 2001.

Sempre nel Medioevo (ma dopo la dottrina esposta da Cicerone nel De Amicitia), soprattutto l'amore comincia a essere visto quasi come eroico, tramite il disinteressamento e la generosità dell'amante legati alla virtù dell'amato. Sono casi da considerare quello filosofico (legato all'amore di Eloisa e Abelardo) o narrativo (legato al ciclo di Tristano). La passione viene dunque narrata con esaltazione, ma al contempo vista come estranea ai vincoli dell'amore legittimo (come nel matrimonio, difeso teoricamente da Agostino e praticamente da Giustiniano con il suo Codex del 534). E tuttavia proprio l'amore, con la poesia cortese, mostra la passione meno come fragilità e più come forza.

Bernardo di Chiaravalle distingue affectio come inclinazione attiva e nobile del cuore verso qualcuno da affectus che si subisce e crea dolore. Le quattro passioni fondamentali sono la gioia, la paura, la tristezza e l'amoreÉtienne Gilson, Teologia mistica di san Bernardo (1934), Jaca Book, Milano 1987., ma è soprattutto l'amore che viene visto in quella che diventerà la classica partizione tra "sacro" e "profano".

Contribuisce all'idea di ciò che chiamiamo "passione" inteso come sentimento anche l'idea di follia come si andò sviluppando quando si passava dall'idea antica di possessione sacra alla retorica legata alla presenza di streghe e posseduti dal demonio da esorcizzare. Colui che pativa l'azione di qualche demone è ora preda del diavolo che muovendo l'anima e straziando il cuore e i sensi del "folle" lo travia dal giusto corso della vita.

La passione è dunque mania, esaltazione frenetica, fino all'estasi e alla perdita definitiva di sé. Questa idea offre il motore narrativo alla tragedia (più ancora che quella antica si consideri quella elisabettiana) e alle varie speculazioni sul peccato e sulla sua punizione (con l'aspetto antagonistico tra passione e inquisizione). In qualche modo dunque la passione diventa didascalica e didattica, segnando il confine tra il lecito e l'illecito, tra il doveroso e il libertario, tra norma e perturbazione. Da un punto di vista concettuale la passione si semplifica, diventando orientata al bene o al male (e quando coniugata al futuro guidata dalla speranza o dalla paura).

Il moderno amore di sé Con l'umanesimo le passioni, come ogni aspetto della naturalità dell'uomo, vengono rivalutate come un'esaltazione della volontà (così in Bruno, Tommaso Campanella, ecc.) che quindi si rafforza e diviene più efficace sotto la spinta degli "eroici furori" bruniani.

L'identità personale nel mondo moderno si traduce in vanità e desiderio di potere, ansia di approvazione ed egoismo. Poggiandosi su idee di eroismo e aristocrazia, la nuova società politica legittima anche la propensione e il diritto alla felicità.