Biografia Ghedina nacque a Cortina d'Ampezzo il 1º marzo 1825 da Gaetano, proprietario del rinomato albergo Aquila Nera, e da Maria Rosa Di Pol, primo di undici figli, quando Ampezzo faceva ancora parte dell'Impero austro-ungarico.

Grazie alle buone condizioni economiche della famiglia, nel 1838 si iscrisse ai corsi dell'Accademia di belle arti di Venezia, dove fu allievo di Ludovico Lipparini, Michelangelo Grigoletti e Francesco Lazzari. Negli esami annuali riportò segnalazioni e premi, tanto da essere annoverato tra i migliori studenti. Da tali maestri apprese un profondo amore per la ritrattistica, alla quale seppe sempre conferire un personale tono di pacato intimismo e di partecipazione psicologica. Conobbe e apprezzò anche la cultura artistica tedesca coeva tramite il fratello Luigi, che nel 1847 si era recato a Monaco di Baviera per frequentarne l'Accademia di belle arti.

Terminati gli studi nel 1844, esordì in pubblico l'anno successivo esponendo a Trieste il dipinto Laura e Petrarca. Si trasferì quindi a Roma, per tornare nel 1852 a Venezia, dove presentò all'Esposizione il quadro di soggetto storico Andrea Contarini costretto ad accettare il dogato (oggi conservato nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia), con il quale vinse la medaglia d'oro.

Trascorse gran parte della vita lontano dal paese natale, tornando a Cortina solo saltuariamente e con soggiorni di qualche anno. Durante una delle sue permanenze a Venezia conobbe Elisa Dal Negro, che sposò (la data esatta del matrimonio non è nota). La coppia ebbe un unico figlio, Gaetano, nato a Venezia nel 1857 e morto a Cortina nel 1942.

Nel 1848, assieme ai fratelli Angelo e Luigi (anch'essi pittori e studenti a Venezia), si arruolò tra le truppe garibaldine. Partecipò valorosamente a vari combattimenti, guadagnandosi una medaglia d'argento al valore. Questa scelta, influenzata dal contatto con gli ambienti liberali e irredentisti veneti, non fu ben vista dal padre Gaetano, comandante di una compagnia di Tiroler Schützen (tiratori austriaci). Il padre dovette affrontare notevoli difficoltà con le autorità austriache per ottenere il rientro del figlio ad Ampezzo.

Nel 1866 fu nuovamente a Venezia, nel palazzo dei conti Papadopoli, per affrescare alcuni brani decorativi (oggi perduti) raffiguranti Amleto e il Bagno delle pompeiane. A partire dal 1877 rimase quasi stabilmente a Cortina d'Ampezzo, salvo l'ultimo viaggio in Friuli nel 1883.

Opere

Ghedina realizzò numerosi affreschi e dipinti, soprattutto di soggetto religioso, ma si distinse anche nella ritrattistica e nelle scene di genere. Tra le opere più importanti si ricordano:

Opere religiose Nella basilica dei Santi Filippo e Giacomo a Cortina d'Ampezzo: i cicli pittorici del soffitto, la pala della Trinità (1859, commissionata dal Comune) e la tela San Giuseppe col Bambino. Nella chiesa parrocchiale di Cortina d'Ampezzo (1853): sotto la cantoria, sul lato sinistro la Madonna con i Santi Rocco e Sebastiano, sul lato destro la Predica di San Giovanni; inoltre il San Giuseppe sull'omonimo altare. Nella chiesa di San Pietro Apostolo a Tarcento: l'Assunzione della Vergine sul soffitto (inaugurata il 27 settembre 1874), affiancata da quattro medaglioni con gli Evangelisti. Nella figura di san Marco si riconosce tradizionalmente l'autoritratto dell'artista, che si servì di uno specchio. Nella cappella di San Luigi Gonzaga affrescò anche la Prima confessione di San Luigi Gonzaga a San Carlo Borromeo, opera distrutta dal terremoto del 1976. Nella chiesa di San Giustina a Solagna (Vicenza) (intorno al 1860): gli affreschi con il Martirio e l'esaltazione di Santa Giustina nel soffitto, e ai lati del presbiterio la Cena in Emmaus e il Risveglio di Elia nel deserto. Nella chiesa parrocchiale di Stevenà (Pordenone): Incoronazione della Vergine e gli Evangelisti nei pennacchi (intorno al 1860). A Udine: la copia dell'affresco del Pordenone raffigurante la Madonna dell'uva con tre angeli musicanti, realizzata per la Loggia del Lionello dopo il grave incendio del 1876; l'originale fu staccato e sostituito con questa replica fedele al prototipo cinquecentesco. La lunetta ad affresco con La Vergine tra le anime purganti sulla facciata della chiesa della Beata Vergine della Salute a Cadin (1895–1896), considerata la sua ultima opera. Altre opere a Felletto Umberto (Udine), Vinigo (Belluno) e Udine.

La «Ciàsa de i Pùpe» Verso la fine degli anni Sessanta dell'Ottocento, in collaborazione con i fratelli Angelo e Luigi, Ghedina affrescò la cosiddetta «Ciàsa de i Pùpe» (casa dei pupi), la casa paterna di proprietà della famiglia Ghedina, situata nel corso principale del centro ampezzano di fronte all'Hotel Aquila. Le facciate esterne vennero decorate con vigorose allegorie, gustose scene di genere locale e ritratti di personaggi illustri quali Raffaello, Dürer, Dante e Goethe. Questa è considerata l'impresa pittorica più riuscita e di maggiore respiro dell'artista.

Opere profane e ritrattistica Accanto alla produzione religiosa, Ghedina si dedicò con successo alla ritrattistica e alle scene di genere: tra i lavori più significativi si ricordano Donna veneziana e Donna ampezzana (conservati presso la Cassa rurale e artigiana di Cortina), nonché scene intimistiche come Interno di casa ampezzana con figure e Il cavadenti. Di rilievo è anche il dipinto Andrea Contarini costretto ad accettare il Dogato (conservato alle Gallerie dell'Accademia di Venezia), con il quale vinse la medaglia d'oro all'Esposizione di Venezia del 1852.

Vita privata e discendenza Il figlio Gaetano andò ad abitare a Pontechiesa, probabilmente nella casa del nonno dove si trovava la conceria, e nel 1893 sposò Teresa Del Bona. Ebbero un unico figlio, Igino Giuseppe (1894–1955), anch'egli pittore. Di Igino si conosce una figlia, Francesca, glottologa, che risiedeva a Venezia negli anni Cinquanta.

Nel 2004 il Comune di Cortina d'Ampezzo ha dedicato ai fratelli Ghedina una piazzetta nei pressi dell'Hotel Aquila e della «Ciasa de i pupe», in segno di riconoscimento per quanto realizzato.

Note

Bibliografia

Flavio Vizzutti, GHEDINA, Giuseppe, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 53, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.

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