I Gàmbara furono un'antica famiglia di nobili origini di provenienza bavarese.

Storia

I Gambara, secondo la leggenda che li ammanta, discesero in Italia (nel Bresciano) durante le invasioni barbariche; allo stato attuale della ricerca sembra più probabile che questo mito fu frutto piuttosto di una costruzione successiva, il cui obiettivo era la nobilitazione delle origini di quella che era diventata una potente famiglia all'interno del panorama politico bresciano, e la vera origine sia piuttosto da ricercarsi all'interno della clientela capitaneale locale del monastero di Leno. Al tempo delle depredazioni magiare difesero strenuamente gli abati, cui erano vassalli. A conferma di ciò, tra i primi documenti ufficiali che li menzionano vi è un testimoniale del 1194 riguardante una contesa con il vescovo di Brescia Giovanni da Fiumicello per i diritti riguardanti le due chiese locali, e che vide un dominus Albertus domini Algisii de Gambara deporre in favore del monastero, per conto del quale la famiglia deteneva il dominio sul luogo.

Il primo membro della famiglia di cui si abbiano notizie storiche, Acilao (o Ancilao) (X secolo), difese l'abbazia lenese dagli Ungari, ricompensato dall'abate Donnino con il feudo di Gambara, da cui la famiglia prese il nome (investitura riconfermata poi negli anni successivi in concomitanza con avvenimenti salienti per la storia di Gambara, quali ad esempio la disputa già citata riguardo alle chiese, o anche la recognitio dei feudi tenuti dai vari vassalli del monastero nel 1192). Il gambero rosso dello stemma rimanda chiaramente al crostaceo, la cui assonanza con il cognome dei nuovi feudatari è evidente. Tuttavia, Gambara deriverebbe dal nome di una leggendaria valchiria omonima, calata in Italia assieme ai figli guerrieri per sostenere la spedizione del re Alboino nel VI secolo.D. Pizzagalli, La signora della poesia. Vita e passioni di Veronica Gambara, artista del Rinascimento, Milano, Rizzoli, 2004, p. 14

Col passare del tempo il loro prestigio aumentò anche in sincronia con il rapido declino del monastero di Leno; fu così che i Gambara ottennero numerose terre riuscendo a creare una piccola seppur vera e propria organizzazione statale nella zona centro-orientale della Bassa Bresciana, sviluppando contemporaneamente dei forti legami all'interno della città stessa di Brescia, dove avevano varie dimore - risale al 1219/20 la costruzione della casatorre in contrada S.Agata, poi conosciuta come torre Teofila - ed inserendosi anche all'interno dei giochi di fazione interni al centro urbano (tanto che agli inizi del '400 uno degli appartenenti alla casata, Pietro Gambara, tentò anche di insignorirsi della città). Si può sostanzialmente delineare una sorta di doppio radicamento: da un lato cittadino, continuando sempre ad avere continuità all'interno della vita politica bresciana, dall'altro rurale, perseguendo sempre più l'affermazione di uno status nobiliare e cavalleresco. Questo permise loro di fare leva, a seconda delle necessità, su due tipi di forza e influenza differenti, riuscendo così a superare piuttosto agevolmente le difficoltà a cui andò incontro il contado e la signoria rurale più in generale nel momento della maggior affermazione del comune.

Importantissimo in questo contesto è, da parte di Maffeo Gambara nel 1354, l'acquisto e successiva investitura da parte di Carlo IV di Boemia dei territori di Gambara, Remedello inferiore, Pralboino, Pavone, Leno, Ostiano, Volongo e Verola Alghise alla famiglia, che acquisì così ufficialmente vari diritti giurisdizionali che di fatto esercitavano già da tempo nella zona, concessione confermata poi da Giovanni Maria Visconti nel 1422 (i Gambara tennero infatti dei legami piuttosto stretti con i signori di Milano, tanto che Pietro Gambara arrivò a sposare Beatrice Visconti, figlia di Vercellino II Visconti. A raccogliere l'importante eredità che costituisce questa investitura fu Federico Gambara, il figlio di Maffeo, che proiettò definitivamente l'agnazione verso i fasti e gli splendori che la contraddistinsero nei secoli successivi: oltre ad espandere grandemente le proprietà in Gambara e dintorni, intrattenne rapporti con le maggiori corti dell'epoca (oltre ai Visconti, con il tramite di Filippino Emili - conosciuto all'interno del panorama politico bresciano vi furono contatti importanti anche con Bonifacio IX, a cui il Gambara si rivolse per risolvere alcune questioni con la mensa vescovile). Da questo momento in avanti i Gambara riuscirono a perpetuare i diritti sui propri feudi, anche durante tutta la successiva dominazione veneziana: è noto infatti come Marsilio Gambara, nonostante il suo ruolo di capofila nel partito filovisconteo, già nel 1427 venisse legittimato nel possesso dei feudi di Verola Alghise, Milzano e Pralboino (dove avrebbe avuto anche facoltà di sentenziare per le cause penali), prerogative che vennero ampliate anche all’abitato di Gambara pochi anni più tardi. Addirittura, nel 1437, venne a lui riconosciuta la totale esenzione da ogni imposta presente e futura, un diritto trasmissibile agli eredi (anche se il motivo di tale concessione fu principalmente legato alla cessione alla città delle proprie case nel centro della piazza, uno spazio necessario all’ampliamento del mercato).

Nel corso del tempo vennero poi a scontrarsi con i Martinengo, che possedevano la zona occidentale della pianura bresciana. A partire dal Quattrocento ebbero come centro principale Pralboino. Gianfrancesco, il padre della celebre poetessa Veronica, fu a servizio dei veneziani, combattendo per loro nella battaglia della Ghiaradadda (1509). Si schierò in seguito con i francesi, ciambellano e gentiluomo da camera di Luigi XII. Dopo aver accresciuto il prestigio familiare, ottenendo possedimenti a Verolanuova e Cremona, ottenne così i feudi di Manerbio e Quinzano.F. Balestrini, Veronica Gambara, in AA. VV., Profili di donne nella storia di Brescia, Brescia, Giornale di Brescia, 1986, pp. 146-149

La famiglia abbandonò solo a partire dalla seconda metà dell'Ottocento l'ultimo comune.

Stemma di famiglia Lo stemma della famiglia Gambara consiste in un gambero di rosso visto di dorso posto in palo su oro.

Questo stemma venne adottato probabilmente tra '300 e '400, in quanto negli affreschi del broletto di Brescia (che riportano varie famiglie nobili cacciate dalla città, in quelle che vengono definite come "pitture infamanti" e risalenti alla seconda metà del '200) riportano invece uno stemma composto da una fascia dorata in campo nero.

Personaggi illustri

Odone Gambara (XI secolo), Abate Regolare della Badia Leonense Alghisio Gambara (XII secolo), condottiero. Gherardo Gambara (XIII secolo), podestà di Firenze. Brunoro Gambara (?-1468), al servizio di Filippo Maria Visconti. Pietro Gambara (1440?-1504), condottiero. Gian Francesco Gambara (?-1511), condottiero, padre di Veronica e fratello del precedente. Veronica Gambara (1485-1550), poetessa. Uberto Gambara (1489-1549), cardinale, fratello di Veronica. Cesare Gambara, vescovo di Tortona Maffeo Gambara, vescovo di Tortona Paola Gambara Costa, beata Brunoro Gambara (1490-1559), condottiero. Lorenzo Gambara (1495-1586), poeta. Giovanni Francesco Gambara (1533–1587), cardinale, figlio di Brunoro, un fratello della poetessa. Domitilla Gambara

Albero genealogico

Rami Gambara ramo di Verolanuova Gambara ramo di Pavone

Dimore Castello di Gambara (XII sec.) Palazzo Mocenigo Gambara, Venezia Canal grande Castel Merlino, Verolanuova Palazzo del Fiorino, Verolanuova La Breda, Verolanuova Palazzo Gambara, Bagnolo Mella Palazzo Gambara, Pralboino Palazzo dell'arazzo, Prealboino

Le dimore nella città di Brescia Palazzo Gambara ai cappuccini, Brescia Palazzo Maggi - Gambara, Brescia Casa torre di contrada S.Agata Palazzo del Novarino, Brescia Palazzo Lana (casa del cardinal Umberto Gambara) Palazzo di contrada San Bartolomeo o ai Cappuccini

Insediamenti nella Bassa Bresciana Corvione, Gambara Le Canove, Gambara

Toponimi Gambara, paese della bassa bresciana da dove è originaria la famiglia. Fiume Gambara prende il nome dall'omonimo paese Roggia Gambaresca

Note

Bibliografia

Muzzi G.B., L'aquila e il gambero. Poteri e società a Gambara tra antichità e medioevo, Brescia, 1997. Succurro M.C., L'abbazia di San Benedetto di Leno (secoli VIII-XV). Istituzione, relazioni, aspetti patrimoniali, Firenze, 2012. Viscardi B., Pralboino, Milzano e Verolanuova feudi dei Gambara, Brescia, 1994.

Voci correlate Dispense della prima serie delle Famiglie celebri italiane

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Categoria:Bassa Bresciana