Il corrisponde al territorio della prima circoscrizione di decentramento comunale dell'omonimo comune di Albano Laziale, in provincia di Roma, nel Lazio.

Albano nacque nell'alto Medioevo nel sito occupato in età imperiale dai Castra Albana, l'accampamento italico della Legio II Parthica: nel corso del Medioevo la città visse travagliate vicende militari e proprietarie, contesa tra la Camera Apostolica ed i Savelli. Fu saccheggiata dai Saraceni nel IX secolo, assediata nel 1108, rasa al suolo nel 1168 e nel 1436: fin dal Duecento fu stabilmente sottoposta al dominio dei Savelli, che fregiarono la città del titolo di principato. Un periodo di splendore per la città incominciò con l'acquisizione del feudo da parte della Camera Apostolica nel 1697, e la vita commerciale cittadina si rianimò notevolmente alla fine del Settecento con la riapertura della via Appia Nuova.

Nel centro storico di Albano Laziale ha sede il palazzo municipale. Il territorio albanense include anche le frazioni amministrative di Cecchina (seconda circoscrizione) e Pavona (terza circoscrizione). Inoltre è sede vescovile suburbicaria attestata dal IV secolo,Alberto Galieti, Cronotassi storico-critica dei vescovi albanensi, in AA.VV., Contributi alla storia della diocesi suburbicaria di Albano Laziale, pp. 92-112. sede di pretura e della direzione generale della ASL RMH.

Storia

Età antica Dai primi insediamenti umani all'età repubblicana

Il territorio albanense, assieme all'intera area dei Colli Albani, è stato soggetto, tra i 600.000 ed i 20.000 anni fa circa,Parco Regionale dei Castelli Romani, L'ambiente naturale del Parco Regionale dei Castelli Romani, pp. 3-8. all'attività del Vulcano Laziale: ciò ha causato la creazione di un terreno vulcanico, composto in gran parte da peperino e, in misura minore, tufo. I primi insediamenti umani attestati nel territorio di Albano risalgono all'età del ferro, ovvero ai periodi laziali I e II A (1000 a.C.-830 a.C. circa):. si tratta di reperti di superficie rinvenuti in due località (Tor Paluzzi e Colle dei Cappuccini) probabili siti di altrettanti insediamenti umani..

Nel successivo periodo laziale II B (830 a.C.-770 a.C. circa) sono attestati i primi ritrovamenti collegabili alla nascita di Alba Longa. Secondo il racconto di Dionigi di Alicarnasso la città sarebbe stata fondata dal figlio di Enea, Ascanio, trent'anni dopo la fondazione di Lavinium, "vicino ad una montagna e ad un lago, occupando lo spazio tra i due". Sebbene l'archeologo Antonio Nibby abbia collocato il sito della città sul lato orientale del lago Albano, tra le località di Costa Caselle presso Marino e Pozzo Carpino in comune di Grottaferrata, ai piedi di Monte Cavo,. i resti archeologici più sostanziosi sono stati ritrovati sul lato meridionale del lago, tra il Colle dei Cappuccini ed il convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo in comune di Rocca di Papa.. Questa circostanza di collocare il sito dell'antica città presso quest'ultima località.

Nel territorio albanense in località Selvotta e nel confinante territorio di Ariccia presso le cave di peperino dismesse sono state rinvenute, inoltre, alcune necropoli collegabili allo sviluppo di Alba Longa. Presso Castel Savello fiorì un nuovo insediamento umano, attestato da alcune sepolture rinvenute nella sottostante Valle Pozzo; l'insediamento di Tor Paluzzi continuava ad esistere, seppur ridimensionato. Nel periodo laziale III (770 a.C.-730 a.C. circa) non si sono riscontrati sostanziali cambiamenti nella cultura materiale né nella continuità degli insediamenti; il dato più importante di questo periodo riguarda l'egemonia crescente di Alba Longa, riscontrabile dai reperti trovati nella necropoli di via Virgilio.

Nel periodo laziale IV A (730 a.C.-640 a.C. circa) si registrò probabilmente l'introduzione della viticoltura nel Lazio:. in questo periodo Alba Longa venne distrutta da Tullo Ostilio, la sua popolazione deportata a Roma e la Lega Latina assoggettata al dominio romano. Ai Colli Albani rimase ancora una certa importanza religiosa, grazie all'esistenza degli importanti santuari di Giove Laziale su Monte Cavo,. di Diana Aricina presso l'attuale Nemi. e di Giunone Sospita a Lanuvio,Pino Chiarucci, Lanuvium, in Il Lazio antico, p. 127. oltre che alla permanenza delle congregazioni sacerdotali albane sopravvissute a Bovillae, che da allora si fregiò di essere succeduta ad Alba Longa come capitale religiosa latina.Girolamo Torquati, Studi storico-archeologici sulla città e sul territorio di Marino, vol. I cap. XX p. 178. Dopo la cacciata dell'ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo nel 510 a.C. questi fuggì presso il lucumone di Chiusi Porsenna, che nel 505 a.C. inviò metà dell'esercito chiusino comandata da suo figlio Arunte contro Aricia; davanti alle mura della città, grossomodo presso l'attuale chiesa di Santa Maria della Stella alla periferia di Albano,. si svolse così la battaglia di Aricia, che vide trionfare gli aricini ed i loro alleati cumani. sugli Etruschi, che dopo aver siglato la pace con Roma avevano voluto provare ad estendere il proprio dominio anche su Aricia. Il sepolcro di Arunte, ucciso in battaglia, è stato identificato da alcuni storici con il sepolcro a due coni popolarmente attribuito agli Orazi ed ai Curiazi.

Il territorio albanense fu attraversato a partire dal 312 a.C. dalla via Appia Antica, la regina viarum, voluta dal censore Appio Claudio Cieco come collegamento diretto tra Roma e Capua. In seguito la strada venne migliorata (il tratto di una ventina di chilometri tra Roma e Bovillae fu pavimentato in saxum quadratum nel 293). e prolungata fino a Benevento e poi a Brindisi, porta della Grecia. Tra le personalità che ebbero ville nell'area albana in età repubblicana ci furono Gneo Pompeo Magno,. Quinto Aurelio,. Lucio Albucio Iusto,. Marco Giunio Bruto,. e Publio Clodio Pulcro.. Altre ville anonime sono state trovate presso la sponda meridionale del lago Albano. ed alla stazione ferroviaria di Albano Laziale..

L'età imperiale

In età imperiale sorsero le ville di Lucio Anneo Seneca o di Publio Papinio Stazio: ma l'edificio più imponente costruito in questo periodo fu l'"Albanum Caesarum", la colossale villa di Domiziano a Castel Gandolfo, voluta dall'imperatore Tito Flavio Domiziano (81-96): il palazzo vero e proprio occupava gran parte dell'attuale villa Barberini, nel complesso extra-territoriale della Villa Pontificia di Castel Gandolfo, ma le proprietà annesse alla villa coprivano gran parte del territorio degli attuali comuni di Albano e di Castel Gandolfo, estendendosi attorno alle coste del lago Albano anche nei territori comunali di Marino, Rocca di Papa ed Ariccia per un totale di circa tredici o quattordici chilometri quadrati..

Dopo Domiziano, i suoi successori abbandonarono la villa, che fu sostituita come residenza imperiale suburbana dalla più famosa villa Adriana di Tivoli. Settimio Severo (193-211) decise a causa di questo decentramento di installare all'interno dei terreni imperiali a ridosso della via Appia la Legio II Parthica, legione romana fedele all'imperatore con compiti di guardia del corpo e sorveglianza di Roma. Nacquero così i Castra Albana, la città fortificata che diventò residenza della legione e che occupava esattamente l'area dell'attuale comune di Albano..

In funzione dei Castra sorsero una serie di edifici come l'anfiteatro, le terme di Caracalla, quattro porte (oggi ne restano visibili due, fra cui la porta Pretoria) e due edifici interni ad uso di praetorium, oltre alle abitazioni comuni: i resti di tutto ciò rendono oggi Albano uno dei centri urbani del Lazio più ricchi di memorie romane oltre a Roma stessa.

La Legio II Parthica occupò i castra di Albano almeno fino alla metà del III secolo. In seguito, nel Liber Pontificalis si afferma che l'imperatore Costantino I (306-337), durante il pontificato di papa Silvestro I (314-335), abbia fondato ad Albano una cattedrale di San Giovanni Battista, provvedendo a donarle arredi liturgici ed ingenti proprietà nel territorio albanense, tra cui anche i castra abbandonati.

Il Cristianesimo era già stato annunciato nel territorio albano probabilmente addirittura da san Pietro e san Paolo di Tarso:.. sicuramente la presenza di comunità cristiane è piuttosto antica, come testimoniano le catacombe di San Senatore presso la chiesa di Santa Maria della Stella:. databili al IV o al V secolo, furono mantenute in uso fino al IX secolo.

Altre antiche testimonianze della presenza cristiana ad Albano sono un oratorio cristiano situato all'interno dei resti della villa repubblicana del parco pubblico di villa Doria. ed un oratorio cristiano scoperto dentro i "vomitoria" dell'anfiteatro romano in via San Francesco d'Assisi..

Medioevo

Dalla caduta dell'Impero romano al XII secolo Lo storico della corte dell'imperatore bizantino Giustiniano, Procopio di Cesarea, riferisce che durante la Guerra gotica (535-553) Albano fu una πολισματα ("polismata"), ossia luogo fortificato occasionalmente difeso da truppe stabili.Procopio, La guerra gotica, II 4.

Attorno all'VIII secolo probabilmente iniziò il culto mariano nel santuario di Santa Maria della Rotonda,. anche se la prima consacrazione del santuario è datata al 1060.. Già nel VI secolo invece era stata edificata la chiesa di San Paolo, ricavata da un'aula delle terme di Caracalla..

Nell'agosto 846 l'Agro Romano fu devastato da un'incursione dei Saraceni, che arrivarono al punto di saccheggiare la basilica di San Pietro in Vaticano e la basilica di San Paolo fuori le mura, prima di ripiegare lungo la via Appia "tra indescrivibili guasti":. furono messe a sacco Albano. ed Aricia.. I maomettani depredarono Lazio e Campania dalla postazione fortificata sul Garigliano finché non furono respinti da un'armata confederata cristiana nel 916..

Ottone I di Sassonia nel 964 donò Albano, Ariccia ed altri tre castelli circostanti a Virginio Savelli:. tuttavia questa donazione è creduta da alcuni storici un falso realizzato successivamente dagli stessi Savelli per giustificare un'usurpazione dei diritti ecclesiastici su Albano.. Del resto, la pratica fu comune anche ad altre famiglie baronali romane per legittimare il loro acquisto di altri feudi dell'Agro Romano.

Quando papa Pasquale II nel 1108 mosse verso Benevento per risolvere alcune questioni territoriali in Terra di Lavoro, pensò bene di affidare la tranquillità del Lazio a Tolomeo dei Conti di Tuscolo, il quale non tardò a ribellarsi all'autorità pontificia.. Il papa fu costretto ad accorrere a Roma, e probabilmente subì vittoriosamente un assedio ad Albano,. se per ricompensare gli albanensi delle sofferenze subite li dispensò dal pagamento delle tasse sulla cavallerìa e sul macinato: di questo privilegio è conservata memoria in un'epigrafe posta nella cattedrale di San Pancrazio, e studiata dallo storico settecentesco Giovanni Antonio Ricci.. Pasquale II conservò la fedeltà degli albanensi anche nel 1116, quando fu costretto a fuggire ad Albano a causa della rivolta della famiglia nobiliare romana dei Pierleoni..

Federico I "Barbarossa" del Sacro Romano Impero inviò in Lazio un esercito comandato da Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, perché aiutasse Raino dei Conti di Tuscolo, acceso ghibellino assediato dai romani anti-imperiali a Tusculum:. romani ed imperiali combatterono così la battaglia di Prata Porci (29 maggio 1167), combattuta presso Tusculum nell'attuale comune di Monte Porzio Catone. I romani avevano il più grande esercito che da secoli avessero mai schierato, ed erano numericamente in vantaggio sugli imperiali per venti ad uno: tuttavia, persero lo stesso la battaglia.. Albano, Tusculum, Tivoli ed altre "cittaduzze" del Lazio. non tardarono a schierarsi con gli imperiali, circostanza che non fu dimenticata dai romani: dopo la ritirata dell'esercito imperiale, nel 1168 Albano venne rasa al suolo dai romani,. e Tusculum subì la stessa sorte nel 1191..

Dal XIII secolo alla distruzione del 1436