Padula (A Parùla in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.
Situata nel Vallo di Diano, è celebre per la certosa di San Lorenzo.
Geografia fisica
Padula presenta un territorio comunale esteso per 66,59 km², con un perimetro amministrativo di 40,75 km, compreso tra il margine orientale del Vallo di Diano e la dorsale montuosa dei Monti della Maddalena.
Morfologia e altimetria
L’assetto altimetrico è fortemente articolato: le quote variano da circa 456 m a 1503 m s.l.m., con una quota media di 804 m e una mediana di circa 744 m. Il 50% delle superfici si colloca quindi al di sotto di 744 m, mentre il 75° percentile raggiunge circa 1084 m, evidenziando un marcato sviluppo dei rilievi montuosi rispetto alle aree di fondovalle. La variabilità altimetrica è elevata (campo di variazione di oltre 1000 m, deviazione standard di circa 308 m), indice di un territorio molto inciso e caratterizzato da forti contrasti altimetrici su brevi distanze.
Rilievi montuosi e collinari
Il settore orientale del Comune è occupato dai Monti della Maddalena, che costituiscono il versante orientale del Vallo di Diano e fungono da spartiacque naturale con la Val d’Agri. I principali rilievi ricadenti nel territorio comunale sono Cozzo Postale (1136 m), Timpone dei Cerri (1216 m), Monte Melone (1082 m), Monte Cirio (1342 m), Montagnone (1453 m), Serra Longa (1503 m) e Serra del Monte (1410 m), presso la quale è ubicata la Cappella del Romito (1382 m).
Tra i rilievi collinari si segnalano Il Postale (880 m), le Serre di San Leonardo (707 m), Coste (869 m), la Costa di San Sepolcro (791 m), che ospita l’Eremo di San Michele alle Grottelle, Riparossa (792 m), Cozzo San Pietro (816 m) e Sant’Andrea (828 m).
Il centro storico di Padula sorge su un rilievo collinare isolato che raggiunge circa 696 m s.l.m., delimitato a est e a sud dall’incisione del Torrente Fabbricato e a ovest dal settore pedemontano, nel quale si inserisce il complesso della Certosa di San Lorenzo. Il settore pedemontano è caratterizzato da ampi conoidi alluvionali a ventaglio che progradano verso la piana alluvionale, sui quali si sono sviluppate numerose località abitate, tra cui Ritaldi, Aia dei Pezzenti, Leonardo, Orto della Corte, l’area della Certosa di San Lorenzo, San Biagio, Vascella e Cicirelli.
Pendenze e modellamento dei versanti
Le pendenze medie del territorio sono dell’ordine di 13°, con valori che variano da 0° fino a oltre 76°, e una mediana di circa 10,5°. La distribuzione dei valori (coefficiente di variazione superiore al 90% e 75° percentile intorno a 22,6°) indica la compresenza di ampie superfici subpianeggianti in piana e su conoide e di versanti ripidi e molto ripidi in corrispondenza dei rilievi montuosi. I marcati conoidi alluvionali ai piedi dei versanti testimoniano l’intensa dinamica di versante e il ruolo dei processi torrentizi nel modellare il paesaggio.
Bacini intramontani e pianura del Vallo di Diano
Nel settore orientale il territorio è dominato dai bacini intramontani di Mandrano e Mandranello, conche tettono-carsiche (polje) impostate in ambiente calcareo, nelle quali si raccolgono le acque nivopluviometriche delle aree circostanti. In particolare, a Mandranello è presente un inghiottitoio attivo che drena le acque della piana carsica verso il sistema di circolazione sotterranea. Il settore di piana, a debole pendenza e con quota media di circa 470 m, si collega e si apre progressivamente nell’ampia piana fluvio-lacustre del Vallo di Diano, dove si distribuiscono i principali insediamenti di fondovalle (Volta Cammino, Fontanelle, Bivio di Padula, Sterpone, Carrarola e San Valentino).
Idrografia superficiale
Il corso d’acqua principale è il fiume Calore, che segna anche il confine amministrativo con i comuni di Buonabitacolo e Sassano; a valle della confluenza del Torrente Acqua dell’Imperatore in destra idrografica e del Torrente Peglio in sinistra idrografica, il corso prende il nome di fiume Tanagro. Il reticolo idrografico montano è molto articolato: tra i corsi d’acqua torrentizi spicca il Torrente Fabbricato, noto per gli eventi alluvionali che, tra il 1839 e il 1900, hanno interessato la Certosa di San Lorenzo, fino alla successiva regimentazione e deviazione dell’alveo. Analogo comportamento, seppur con minore impatto, ha caratterizzato il Torrente San Leonardo; alla base dei valloni si impostano ampi conoidi alluvionali che costituiscono la principale evidenza geomorfologica della pericolosità idraulica storica.
Nel settore meridionale completano il reticolo il Vallone San Michele, il Vallone Romito e il Vallone dell’Annunziata, caratterizzati da un andamento prevalente NE–SW. Nel settore settentrionale, il Vallone Accettura e il Vallone Acqua Nova confluiscono nel Vallone Sant’Angelo, che funge anche da limite amministrativo con il Comune di Sala Consilina, con andamento prevalente SE–NW.
Sorgenti
Il territorio comunale ospita numerose sorgenti, alcune delle quali di rilevante interesse storico e culturale. Tra le principali si segnalano la sorgente di San Giovanni in Fonte, sulla quale è impostato il Battistero paleocristiano, la sorgente Sant’Andrea e la sorgente Fabbricato. A queste si aggiunge una fitta serie di emergenze minori, spesso a carattere stagionale, tra cui le sorgenti del Vivo, Acqua di Ferlo, Acqua Nova, Fonte Postale, la sorgente Acquolelle, Fonte Sant’Elia, la sorgente Fiscale, la sorgente della Radica, Fonte Monte Melone, Acqua del Taglione, Acqua della Cerasa, Acqua del Prato, Acqua del Carpine, Fonte Calanche di Mandrano, Fonte Romito, Fonte Gagliardi, Fonte Monte Cirio e la sorgente Petralanna..
Per quanto riguarda la Classificazione sismica, rientra nella zona 1 (sismicità alta), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.
Origini del nome Il toponimo deriva ,. con metatesi consonantica tra d e l; la variante locale presenta una caratteristica dei dialetti campani per cui d > r. In passato nella pianura sottostante si estendeva una palude.
Storia Dall'Antichità al Medioevo In località Civita diversi ritrovamenti archeologici fanno stimare che i primi insediamenti umani vi si siano stabiliti intorno al XII secolo a.C.: è quindi da datare in questo periodo la fondazione della città di Cosilinum, l'antica Padula, molto probabilmente fondata dagli Enotri. È solo nel VI secolo a.C. che si iniziò a popolare la zona dove sorge l'attuale Padula: in località Valle Pupina sono stati ritrovati bellissimi corredi tombali, formati da vasellame in bronzo e ceramiche di chiaro stampo greco, attualmente esposti nel museo archeologico, presso la certosa di Padula. Occupata dai Lucani prima, dai Romani poi, la città non ebbe vita facile: schieratasi con Pirro e con Annibale, dovette subire le ripercussioni derivanti da queste infelici scelte. Riuscì a risollevarsi grazie all'impulso ricevuto dalla costruzione della Regio-Capuam (la via Popilia-Annia, che insieme alla via Appia e alla via Traiana, fungeva da rete stradale per tutto il Sud Italia) che la collegava alle più centrali Paestum e Velia, tanto che nell'89 a.C. diventa municipio romano.
La città col tempo si espanse molto, arrivando ad edificare anche a valle: in località Fonti sorge infatti, in un antico luogo di culto pagano, il battistero paleocristiano di San Giovanni, che divenne sede diocesale. Nel VI secolo d.C., prima che vi sorgesse l'attuale centro abitato, viene edificato il monastero di San Nicola, che a lungo rimarrà il centro politico, oltre che spirituale, del paese. Si diffonde il culto di san Michele, probabilmente derivante dal culto del dio pagano Attis, che diviene patrono del paese: a lui verrà consacrato l'eremo presente nei pressi dell'antica Cosilinum e, sempre in suo onore, verrà eretta la chiesa madre. Anche la badia di San Nicola al Torone, sorta poco lontana dal sopracitato eremo, rispecchia la massiccia presenza di molti ordini religiosi nel territorio, tutti, o quasi, di stampo orientaleggiante: l'influenza araba è ancora presente nei nomi di alcune contrade.
Agli inizi del X secolo l'antica città risultava completamente disabitata: gli ultimi abitanti l'avevano abbandonata a seguito delle scorrerie saracene, che probabilmente la distrussero (stessa sorte capitata alla vicina Grumentum).
L'arrivo dei Normanni portò a una inevitabile militarizzazione della zona e il fragile equilibrio che si era tanto faticosamente raggiunto venne sconvolto dall'introduzione del feudalesimo che cambiò i rapporti di potere. In particolare ne ebbero a soffrire i monaci basiliani, che vennero allontanati dalla città: il monastero che per secoli era stato il centro politico si trovò così a dover rapportarsi ad una nuova figura, il feudatario. È curioso notare come i due luoghi ebbero vite parallele, senza quasi mai incontrarsi: se intorno al castello si svilupparono la piazza d'armi, centro civile del paese, la zona intorno al San Nicola risultava già satura, sorgendo quasi sul ciglio di uno strapiombo che fungeva da difesa naturale, e la vivibilità ne risentiva non poco.
Tra Medioevo ed Età moderna I Sanseverino e i marchesati
La prima trasformazione urbanistica in chiave unitaria si ebbe ad opera di Tommaso Sanseverino, incaricato da Carlo II d'Angiò nel 1296 di provvedere alla difesa della città. Questi cinse tutto l'abitato con un'imponente cinta muraria che partiva dei bastioni del castello per arrivare a chiudersi sullo strapiombo, rendendo il paese impenetrabile. Da notare l'introduzione di accessi fortificati e torri di guardia, di chiaro stampo angioino. Non fu possibile creare intorno alle mura un fossato difensivo, a causa dell'orografia del paese; tuttavia se ne può ipotizzare la presenza almeno in località “Fossi” (piazza Umberto I), da cui il nome. La guerra del Vespro, scoppiata nel 1292 a Palermo e ben presto dilagata, portò i feudatari ad aumentare la pressione fiscale: una simile manovra in un momento di crescita demografica e di calo della produttività, portò più volte le masse contadine ad insorgere. Questi fenomeni di violenza, uniti alla nascita del banditismo e alle impressionanti epidemie (si pensi solo alla peste nera del 1348), comportarono l'abbandono dei centri rurali più a valle, per rifugiarsi in nuclei più grandi e meglio difesi. I Sanseverino furono gli artefici, oltre che gli interpreti, di queste trasformazioni. Si sviluppò l'area intorno al castello: sorge la chiesa di San Clemente, che era cappella privata del feudatario, un ospedale pubblico, la sede del governo cittadino, e diversi palazzi, sedi degli uffici o alloggi dei dipendenti del marchesato. Inoltre, sposando lo spirito guelfo della corte angioina, favorirono l'insediamento di ordini monastici nel territorio di Padula: oltre alla ripopolazione del monastero di San Nicola al Torone e alla fondazione della certosa di San Lorenzo (1306), i Sanseverino provvidero all'inserimento nel tessuto cittadino degli agostiniani (1350) e dei francescani (1380). I rapporti non furono comunque sempre idilliaci, tanto che nel 1383 il paese, colpevole di essersi ribellato agli ordini superiori, venne cinto d'assedio da Enrico, pronipote di Tommaso.
Dal XVI fino al XVIII, Padula passò di signore in signore, venendo donata o venduta. Tutti costoro furono feudatari che non dimoravano in paese, ma ricevevano dal territorio notevoli benefici economici, anche perché rinunciarono ad amministrare la giustizia in materia penale: così facendo la città divenne una piccola oasi di libertà, dove né luniversitas (il comune) né i cittadini potevano essere giudicati. Tutto ciò però non favorì lo sviluppo economico e sociale, in quanto le continue inondazioni tormentavano l'intera valle. Interventi di bonifica si rendevano necessari, ma furono sempre avversati dai nobili locali, a cui conveniva mantenere accese le discordie tra i vari paesi.