Girifai o Jirifai è la denominazione medioevale di un territorio oggetto di "secatura de rennu"(generalmente una sdemanializzazione del territorio giudicale in favore di una chiesa), da parte del Giudice di Gallura in favore dei monasteri di San Felice di Vada (Rosignano Marittimo) e San Giovanni di Ossililli o Sulille (non localizzatoSecondo Gianfranco Pirodda, Alcuni elementi per la identificazione sul territorio degli insediamenti dei Templari, in Quaderni Bolotanesi, nº 26, 2000, p. 189, tale monastero era localizzato a Dorgali in località S'Eremu, e sarebbe stato una precettoria templare, ma non vi sono ulteriori elementi per confermare tale ipotesi.), caratterizzata dunque dal passaggio del suo territorio dal governo del giudicato a quello del monastero oggetto della donazione. Il territorio di Girifai, come hanno mostrato numerosi studi, era localizzato nella curatoria di GaltellìPanedda, p. 49.

Nei due documenti che menzionano la donazione, il territorio è denominato Salt di Jurifai (leggasi Giurifai) o Jirifai. Le due denominazioni presentano assonanze con odierni toponimi come Durithai a Loculi, Ghirivai (oggi pronunciato 'Iriai) a Dorgali e Ghiriai a Galtellì.

L'estensione originale del territorio è di difficile individuazione a causa della scarsità dei dati, ma comunque era ricompreso negli attuali territori comunali di Loculi, Irgoli e Galtellì.

L'esistenza del SaltoIn Sardegna il Saltus generalmente era un terreno di tipo latifondistico lasciato incolto per il libero pascolo o per la gestione forestale. di Girifai si concentra in un territorio e in un'epoca caratterizzati da scarsità di documenti e, per questo, le sue vicende storiche sono di difficile ricostruzione.

Nel Salto si dovettero insediare i benedettini (a cui il monastero di San Felice apparteneva), probabilmente in piccoli monasteri afferenti alle chiese menzionate nella donazione: Santa Maria di Gultudolfe e Santa Felicita di Bithe (da identificare con Bitithè, un villaggio scomparso vicino a Galtellì). L'appartenenza del saltus all'abbazia cistercense delle Tre Fontane di Roma, riportata in alcune pubblicazioni, è legata al fatto che l'abbazia romana possedeva, nell'anno 805, la pieve di S. Giovanni nell'Isola del Giglio, identificata con la chiesa di S. Ioanne de Ossillili citato nella donazione del 1160. Tuttavia tale identificazione non è supportata da alcun studio, né toponomastico né documentale. Dal testo della donazione, inoltre, si comprende che il monastero di Su Lillu era localizzato in Gallura, perché viene citato nella descrizione dei capisaldi delimitanti il confine:

et cum si affliscat appare custos saltos kili do a Sanctu Fele de Vada, et a S. Iohanne, e Sollili, et a S. Maria de Gultodofe.

Il testo della donazione Il testo, conosciuto attraverso gli Annali del Tronci e riportato da pasquale Tola nel Codex Diplomaticus Sardiniae, è da considerarsi purtroppo corrotto per la scarsa conoscenza del sardo da parte del trascrittore. Pertanto, soprattutto i toponimi potrebbero non corrispondere agli originali, inficiando il loro riconoscimento.

Il testo è contenuto nel Docvumento LXXIII del XII secolo nel Codex Diplomaticus Sardiniae (fra parentesi quadre, la restituzione delle parole distorte dal muratori, che per primo ne fece la trascrizione):

Ego Iudike Gostantine de Laccon rex Kitefatho [ki te fatho] custa carta cum boluntate de Deu, e de muire mea donna Elene de Laccon regina pro vene Kifatho [ki fatho] a Sanctu Fele de Vada, e a S. Ioanne de Ossillili [de Su Lillu] pro anima mea e de parentes meos. Doli su saltu de iuri Fai [Jurifai], inco tenet appare cum su [de] Veruri, et torau termenes de custos saltos daue surrivir [su rivu] de sa terra secata, collat derectu a sube du [a su badu] dessa continade sa bia, de locu, e da iunde a su castru des solidone [de su lidone], e da iunde collat, tortuve [tottuve], rivu ulisu dusca amonimentu [a monimentu] fabricatu, et da iunde girat sa terra dessa petra alba dusca ascu castru de Petru Manca, et essit a su castru de Satiria [sa tiria], e da iunde a su castru desselike [dess'elike], et essit a sa petra guccata incoran [in ço van] sa via de Sulliali [Su Lillu], terra infakem [in fakem] a silva de dorvele [d’Orvele], et falat su rivu dessa pira pinta assa catina a duve si fera, appare su rivu maiore cu su rivu dessa pira pinta, et da unde falat tottu cu su rivu dessabite [dessa bite = de sa vite], et da inde falat a duru se [a d'Uruse] regon trottos, et da iunde bae totuve su rivu de theis derectu assa vimpatorna [iumpatoria] Kicum [ki cum] pausos de nucule Kerraban a gultu Iose [Gultudolfe] in eo benit sa via dusca assa funtana dispatula [d'ispatula], e da unde falat assena [a s'ena] dessu sabura, in co torrat supra tu dilo, e derettu a su castru mannu dessu sorgogo, et falat va a piscina de Serluctu, et essit, assa bia de Sullili, e da ionde tottu cu sa via de Sullili a derettu assena [a s'ena] de godonore, e da iunde collat in susse, et essit assa via de gultu dofe [Gultudolfe], du iunde tottu ve [tottuve] sa via dusca assiscala [a s'iscala] Kisigertanassis clad, thoccor [ki si gettant a s'iscla d’Ithoccor] de rethas e da iunde per asa via [per a sa via] dusca assa terra secata, et cum si affliscat appare custos saltos kili [ki li] do a Sanctu Fele de Vada, et a S. Iohanne, e Sollili, et a S. Maria de Gulto dofe [Gultudolfe] kimbiappat [ki bi appat] per tenenhtia, de levardilu negunu iudike, kin keat esser in Gallul [ki nke at esser] neu [nen] pro silva, neu [nen] pro glande, neu [nen] pro pratu, post morte mea, et doli assoltura de casticaresilos custos saltos co ad omnia saltu de secatura de rennu, e Mariane Spanu, et Gostantine su fratre, et Gostantine de Thori, e Petru de Serra, et Comita de Gunale, et Bittor de Vadulatu, et Comita Pas, et Gosantines Napaia, et portusulo cum meu Inkesum [in ke sunt] testes.

Traduzione: Io giudice Costantino de Lacon, re, redigo questa carta con la volontà di Dio, e di mia moglie Elena de Lacon, regina, in favore [del monastero di] San felice di Vada, e [di quello di] S. Giovanni di Ossililli, per la [salvezza della] mia anima e dei miei parenti. Dono loro il salto di Iurifai, insieme con quello di Veruri, e descrivo i confini di questi salti [come segue]: dal fiume della Terra Secata, dritto fino al guado della [contina] della strada reale (bia de locu), e da lì al Castru de su Lidone, e da lì fino a dove scorre il rio [Ulisu] fino al monumento fabbricato, e da lì fino a dove si gira per la terra della Pietra Bianca fino al Castru di Pietro Manca, dove esce al Castru de Sa Tiria, e da lì al Castru del Leccio, ed esce alla pietra forata fino a prendere la strada per Sulliali, terra di fronte al bosco di Dorvele, e da lì scende il rio della pera dipinta alla [catina a duve si fera], dove si incrociano il rio maggiore con il rio della pera dipinta, e da qui scende il rio della vite, e da qui scende fino a Orosei [regon trottos], e da qui dritto scende il rio di Theis fino al guado [iumpatoria] che [quelli di] Nucule percorrevano per andare a Gultudolfe, in cui vi è la strada fino alla fonte della tifa fino a scendere al pantano della tifa (erba palustre), dove torna sopra [tu dilo], e dritto fino al castru grande di Sorgogo, fino alla pozza di Serluctu ed esce fino alla strada di Sulilli, e da lì dritto fino al pantano di Godonore, per poi salire fino alla strada per Gultudolfe, da cui dritto si arriva alla strada in salita che si inserisce dritto alla palude di ittoccorre de Rethas e da qui percorrendo la strada fino alla terra Secata [punto di inizio]. Li dono insieme questi salti a San Felice di Vada e a San Giovanni di Solilli e a Santa Maria di Gultdolfe, che li mantengano per averli ricevuti, e nessun giudice di Gallura, presente e futuro, glieli possa togliere, né per uso a bosco, né per raccolta di ghiande e neppure per uso a pascolo, e gli assicuro di custodire questi salti come ogni salto oggetto di secatura de rennu. Testimoni: Mariane Spanu e Costantino suo fratello, Costantino De Thori, Pietro de Serra, Comita de gunale, Vittorio de Vadulatu, Comita Pas e Costantino napaia, insieme con me sottoscritto.

Il Saltus Il primo documento scritto risale ad un periodo compreso tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XIIIl contenuto è riportato integralmente nel libro di Francesca Chessa Loculi e nel testo di Alberto Boscolo La Sardegna Bizantina e Giudicale, oltre che nel Codice Diplomatico della Sardegna di P. Tola: Secolo XII – LXXII – Repertorio informatizzato delle fonti documentarie e letterarie della Sardegna. Si tratta di rogiti notarili che registrano, nel 1161 circa e nel 1173, due successive donazioni del Salt di Jirifai a favore dei monasteri di Santa Maria di Gultudofe e di San Giovanni "Su Lillu" ad opera del giudice di Gallura Costantino III de Lacon-Gunale (1146-1170) e di suo figlio Barisone I de Lacon-Gunale.

Il territorio del Salto di Jirifai era posto nel Giudicato di Gallura, presumibilmente all'interno degli agri di Lula, Loculi, Irgoli e Galtellì. All'interno di quest'area si trova il rio Duritai, toponimo che secondo il linguista Mauro Maxia potrebbe essere l'evoluzione di un antico "de Jurifai" (de Jurifai > d'Jurifai > d'Jurithai > Duritai), a ricordo dell'antico territorio Fra l'altro, il Mele forza tale identificazione sostenendo che la regione Ordollai, alle pendici dell'Orthobene, era chiamata anticamente Oldololla o Guldulolla, a suo parere storpiatura di Gultudolfe, ma le grafie da egli proposte non trovano alcun riscontro documentale, né sono giustificate dall'A.. In regione Duritai è inoltre attestato un insediamento la cui frequentazione si estende dall'età romana al medioevo.

I confini del salto non sono determinabili con certezza, a causa della scarsità di documenti. D'altra parte, attraverso la comparazione con altre donazioni simili negli altri giudicati sardi, l'estensione territoriale non doveva essere molto estesa.

La difficoltà nel determinare i luoghi interessati risiede anche nel fatto che i pochi toponimi citati dai documenti non sono sopravvissuti fino al giorno d'oggi. Così, è impossibile stabilire quale fosse il salto di Veruri, citato nella prima donazione, poiché non vengono forniti altri riferimenti geografici. La donazione cita inoltre un interessante "castru de Sa Tiria" (probabilmente indicante un nuraghe), anch'esso di difficoltosa identificazione, anche se nell'area interessata sono presenti toponimi simili (Punta Sas Tirias a Irgoli e Sa Tiria a Onanì).

Due importanti monasteri