Villa Lagarina (Vìla in dialetto trentino) è un comune italiano di abitanti della provincia autonoma di Trento.
Comune di antica origine, importante centro della Vallagarina, situato sulla Destra Adige. Vi è situata la monumentale chiesa arcipretale dedicata a Santa Maria Assunta di fondazione medioevale, ricostruita nel 1600. Il tessuto urbano conserva dimore nobiliari erette nel corso degli ultimi secoli.
Da sempre centro agricolo (viticoltura), ha incrementato nel secondo dopoguerra l'estensione delle aree dedicate alle attività commerciali, artigianali e altresì industriali.
Nel territorio del comune di Villa si trova anche il Lago di Cei.
Geografia fisica Importante centro situato nel mezzo della Vallagarina, sulla sponda destra del fiume Adige, si trova a 4 km a nord di Rovereto e circa 22 a sud di Trento. Immediatamente a nord di Villa Lagarina si innalza la catena del monte Bondone, dove è situato anche il piccolo lago di Cei, a 12 km dal capoluogo comunale. Fanno parte del comune anche le frazioni di Castellano, Pedersano e Piazzo.
Storia
Lungo i secoli, dal Medioevo, Villa Lagarina era indicata nei documenti come la Villa di Villa. Peraltro, il documento più antico della sua storia risale ai secoli 900-500 a.C., alla prima Età del ferro: due fibbie provenienti da una tomba, ora conservate nei musei di Rovereto e di Trento. Al Tardo impero romano (200-476 d.C.) risalgono invece i reperti dei quali riferisce l'archeologo Paolo Orsi rinvenuti nell'inverno 1881 "poco oltre la chiesa decanale". Del periodo romane sono state rinvenute in loco numerose monete d'argento e di bronzo coniate in un periodo che va dall'imperatore Augusto (dal 27 a.C. al 14 d.C.) ad Aureliano (dal 270 al 275 d.C.).G. Roberti, La zona archeologica di Rovereto, in Studi Trentini di Scienze Storiche, XXXX, 1961, p. 111; P. Orsi, Scoperte archeologico-epigrafiche, in Archivio Trentino, Anno II, fasc. II, 188, p. 270.
È nell'anno 1190, ottocento anni fa, che "la villa di Villa", entra da protagonista documentata nella Storia, quando sulla piazza dove nel frattempo era stata eretta la Pieve venne convocata una solenne riunione dei capifamiglia di tutto il comune di Lagaro. In quella assemblea il plebato e i suoi consoli accusarono Aldrighetto di Castelbarco, di aver violato i diritti di proprietà di cui godeva la comunità sul monte Cimone. Di quel processo, conclusosi con l'accettazione di un compromesso proposto dai Consoli da parte di Aldrighetto, non esistono documenti diretti, ma testimonianze giurate rilasciate dai signori di Castel Nuovo e di Nogaredo in un altro processo celebrato a Livo in Val di Non per un'altra causa, intentata dai Consoli della comunità di Lagaro, contro l'erede di Aldrighetto, Briano di Castelbarco e Olderico di Piero, signore di Nomi.
Questi processi certificano innanzitutto che sul finire del XII secolo esisteva un comune di Lagaro, che probabilmente comprendeva a Nord anche Cimone ed Aldeno, in grado di gestire con autorevolezza mediante i propri Consoli, la proprietà indivisa comunale di pascoli e boschi.
In secondo luogo siamo informati che le decisioni comuni venivano prese in un'assemblea che si celebrava sulla piazza davanti alla Pieve di Villa Lagarina. I convocati erano i vicini, ossia tutti i capifamiglia possidenti terra da coltivare abitanti le comunità (o "vicus") lagarine, affittuari compresi, nonché i milites (ovvero gli armigeri e i nobili). I partecipanti all'Assemblea, goderono tutti individualmente dei medesimi diritti e doveri, posti sullo stesso piano: una dinamica decisionale assembleare che, modernamente, si potrebbe definire democratica e che armava l'autorità dei Consoli motivandone con forza ed efficacia sanzionatoria l'attuazione delle decisioni, tanto che i singoli Signori vi si sottoponevano senz'altro.
Villa Lagarina, in quell'anno 1190, per conseguenza d'essere sede della Pieve, risulta veramente aver assunto un ruolo di centralità civile e spirituale per tutta la Destra Adige. Sulla piazza si svolgevano i riti civili: le assemblee, le fiere, le feste popolari.Si deve osservare, tuttavia sul finire di quel secolo XII, pur in tutta la sua importanza di centro della comunità, Villa doveva contare un numero esiguo di abitanti se 150 anni più tardi, nel 1339, all'ombra della Pieve vivevano soltanto 50 persone in un circondario dove Castellano risultava il borgo più popoloso arrivando a contare 300 anime. Cfr. in argomento le note di Antonio Passerini, Le vicende della comunità di Villa Lagarina, in La nobile pieve di Villa, Trento, Stampalith, 1994, pp. 150-156.
Da quel tempo la storia di Villa Lagarina si svolge nell'intreccio convergente e coinvolgente di tre dimensioni. Innanzitutto vi è quella della lenta evoluzione della vita quotidiana civile, sociale, agricola ed economica in generale, ispirata o condizionata dal momento spirituale-religioso.
La seconda dimensione vede l'interdipendenza delle convivenze con tutti gli altri centri della Destra Adige (da Aldeno a nord fino ad Isera e oltre a sud), regolate dalle norme condivise del "Comun Comunale", un'istituzione sopravvissuta nei secoli (fino al 1818, quando fu abolita dalla politica accentratrice dell'Austria) che aveva manifestato i primi segni di crisi soltanto nel 1544 quando la sede della comunità fu trasferita da Villa a Pomarolo, ma che ancora nel 1759 aveva saputo rinnovarsi con un nuovo Statuto.
Infine si devono considerare, oltre l'intreccio critico degli accadimenti storici globali che coinvolsero senza tregua la contrada lagarina, le tumultuose vicende dinastiche dei Signori che dominarono e sovente imperversarono sul territorio: tre casate nel corso di 800 anni. Questi furono dapprima i Castelbarco. Dopo che Briano (1192-1234) pose le fondamenta della casata, ricavandone il nome della rocca che dominava Chiusole, l'espansione di questa continuò fino a Guglielmo da Castelbarco che s'impadronì, nel 1300, di tutta la Val Lagarina e oltre, arrivando a levante oltre Folgaria e la Vallarsa e a ponente fino a Castel Penede di Nago. Guglielmo di Castelbarco, legato ai Della Scala e poi, con il declino di questi, con la Serenissima Repubblica di Venezia, fu anche podestà di Verona e il prestigio militare e diplomatico che raggiunse è ben rappresentato dalla sua arca funebre che si erge accanto alla chiesa di Sant'Anastasia.
Con Guglielmo “il Grande” anche Villa passò dai Castel Nuovo ai Signori di Castelbarco e vi rimase per circa 150 anni, fino a quando, nel 1456 sopraggiunse improvvisa l'invasione armata delle terre lagarine dei Lodron, signori delle Giudicarie, sollecitata dal principe vescovo Georg Hack von Themeswald, in funzione di contrasto alla Repubblica di Venezia che presidiava Rovereto. I Lodron presero Castel Nuovo, Castel Corno, le rocche di Castellano e Nomi e acquisirono il dominio della Destra Adige (Feudo di Castellano e di Castelnuovo, di cui Villa fu una delle sedi principali). Il Feudo dei Lodron, come gran parte del Trentino era parte del Principato vescovile di Trento, a sua volta legato alla Contea del Tirolo e quindi al Sacro Romano Impero di Germania prima e all'Impero austriaco poi.
Della nuova, rivoluzionata situazione prese primieramente atto l'assemblea della regola generale che domenica 15 febbraio 1456 fu convocata davanti alla Pieve di “villa di Villa” le cui decisioni vennero documentate in un atto notarile.Il notaio era un Ramengo Balachi. In Archivio diocesano tridentino (ADT), Cartella Lodron.
Iniziò allora la lunga, complessa vicenda dei rapporti di Villa Lagarina con la casata dei Lodron, con l'intervento dei tanti personaggi controversi ma dominata nella memoria positiva dalla personalità del principe vescovo Paride Lodron. Il potere di quella famiglia si mantenne, nel bene e nel male, per scemare quindi decisamente, fino al 1750 quando le riforme introdotte nell'impero da Maria Teresa d'Austria ridussero i poteri dei signori feudali a vantaggio e garanzia dei diritti dei cittadini e delle comunità. Poi, l'arrivo dell'armata francese di Napoleone Bonaparte in Val Lagarina, nel 1796, cancellò drasticamente ogni residuo di potere feudale.
Quando, dopo la sconfitta del Bonaparte a Lipsia nell'ottobre 1813, allontanati i Francesi, gli Austriaci rioccuparono la Val Lagarina, il Trentino fu accorpato alla provincia del Tirolo (1816), al quale era già federalmente legato fin dal XV secolo. Già era stata posta fine ai principati di Trento e Bressanone, e quindi l'intera vita pubblica sotto il dominio asburgico fu radicalmente riformata secondo la logica dell'accentramento statale che fagocitò e azzerò le autonomie delle quali in Val Lagarina si godeva democraticamente da sempre. Il Comun Comunale fu sciolto nel 1818 dal Governo austriaco e i beni furono ripartiti fra i Comuni interessati. Peraltro una legge del gennaio 1805 aveva già definito le regole del Comun comunale "illecite combriccole di popolo", facendone presagire la soppressione. Il capoluogo della provincia si collocò lontano, ad Innsbruck, dove si radunava la Dieta, un parlamento provinciale composto da 52 persone che rappresentavano i quattro stati: i nobili, il clero, nonché i cittadini e i contadini.
Il dominio diretto dell'Austria sulla regione durò 105 anni, fino alla sconfitta inflittale dall'Italia a conclusione della prima guerra mondiale nel novembre 1918 e il definitivo passaggio al Regno d'Italia a seguito del Trattato di Versailles (1919).Le complesse vicende storiche di Villa Lagarina, che qui sono state necessariamente riassunte con troppe temerarie semplificazioni, hanno trovato un'esposizione approfondita ed esemplarmente accurata negli studi pubblicati dagli storici Antonio Passerini, Giovanni Cristoforetti e Virginia Crespi Tranquillini ne La nobile Pieve di VillaLagarina citati in Bibliografia. A questi lavori esemplari è indispensabile fare riferimento per acquisire un'adeguata ricchezza d'informazione.
Simboli Stemma Lo stemma del comune è stato approvato con deliberazione della Giunta provinciale del 17 aprile 1987, n. 3444.Comune di Villalagarina - Adozione dello stemma comunale, in Bollettino ufficiale della Regione Autonoma Trentino - Alto Adige n. 25 del 02/06/1987, p. 1952.
La villa fa riferimento al nome del Comune, posto in riva all'Adige. Gonfalone Il gonfalone è stato approvato con D.G.P. del 10 novembre 1989 n. 13638.Adozione stemma a gonfalone del Comune di Villa Lagarina, in Bollettino ufficiale della Regione Autonoma Trentino - Alto Adige n. 2 del 09/01/1990, p. 73.
Monumenti e luoghi d'interesse
Parco Guerrieri Gonzaga
Un ampio parco romantico,Parco Guerrieri Gonzaga. tra i più suggestivi e ben conservati del territorio trentino, cinge la nobile dimora settecentesca fatta costruire dai conti Festi di Brauenfeld nell’abitato di Villa Lagarina. Francesco Maria Giuseppe Lodron, grande appassionato di botanica e giardini nonché proprietario della residenza estiva di Minnesheim, agli inizi dell'Ottocento cede la proprietà, già completa di serra e di giardino, al barone Sigismondo Moll, alto funzionario nel periodo napoleonico che dopo la Restaurazione la elegge a luogo di ritiro e di studio.
Egli modifica lo spazio che si apre dietro il palazzo dando così vita ad un rigoglioso giardino all'inglese ricco di corsi d’acqua, viali curvilinei e macchie boschive, alternate armoniosamente al prato raso e ad elementi architettonici. All’area verde lavora, apportando migliorie e abbellimenti in chiave artistica, anche il pittore di corte degli Asburgo Eduard Gurk, presente a Villa Lagarina negli anni 30-40 dell'Ottocento. Risparmiato dai disastri della Prima guerra mondiale, il complesso entra per successione nei possedimenti dei marchesi Guerrieri Gonzaga, che ancora oggi ne custodiscono il fascino.