Vita e destino () è un romanzo di Vasilij Semënovič Grossman scritto in Unione Sovietica nel 1959 e pubblicato in Svizzera nel 1980.

Inizialmente fu concepito dall'autore come la seconda parte di un grande libro sulla seconda guerra mondiale, seguendo, con l'ampiezza e la generosità tipica del romanzo ottocentesco, molti destini individuali che si intrecciano con le vicende del conflitto tra l'URSS e la Germania nazista. Come corrispondente di guerra per quasi tre anni, egli seguì tutte le fasi del conflitto fra Tedeschi e Sovietici, raccontando per primo il genocidio degli ebrei nell'Europa orientale e fu presente a molte famose battaglie. La scrittura di Vita e destino fu motivata in parte dal senso di colpa che provava per la morte della madre, Ekaterina Savel’evna, assassinata nei massacri di Berdychiv, città natale dello scrittore, compiuti dai tedeschi, che gettarono trentamila corpi in un'enorme fossa comune nel settembre 1941.

Formalmente, Vita e destino è la continuazione di Per la giusta causa (o anche Per una giusta causa), tradotto in italiano nel 2022 col titolo Stalingrado,questa edizione restaurata - uscita nel 2019 in lingua inglese, e nel 2021 in tedesco - è integrata da parti purgate nella prima edizione sovietica . Stalingrado/Per la giusta causa è un romanzo solenne sulla battaglia di Stalingrado, vissuta dallo scrittore interamente al fronte come corrispondente della rivista dell'Esercito sovietico Krasnaja Zvezda; benché scritto nello stile del realismo socialista con Stalin ancora vivente, il testo addensò comunque sull'autore gli strali della critica ufficiale che imputava al libro peccati ideologici.

. Cosa inaudita al tempo del canone del realismo socialista, Grossman accostò i sistemi repressivi e propagandistici tedesco e sovietico e assimilò nazismo e comunismo.Adriano Dell'Asta, Dal sogno all'incubo. Nazismo e comunismo in Vasilij Grossman, in . . Portato alla redazione di una rivista sovietica per la pubblicazione, destò le ire del segretario generale del PCUS Nikita Chruščëv, a cui Grossman, ingenuamente, scrisse per ottenerne l'appoggio.Vittorio Strada, «Grossman, una bomba su Mosca», Corriere della Sera, 27 ottobre 1998.

La scena del romanzo si svolge in molti luoghi: a Stalingrado, città simbolo di difesa e di lotta contro il nazismo, ma anche luogo simbolo dell’URSS e del potere di Stalin, nei gulag sovietici, nei campi di concentramento nazisti, a Mosca, sia nei palazzi del potere ma anche nelle celle della Lubjanka, nella provincia russa.

Vita e destino fu bandito nell'URSS come Il dottor Živago e la polizia politica sequestrò tutte le copie dattiloscritte. Fu pubblicato postumo all'estero: prima in Svizzera grazie all'editore Vladimir Dimitrijević, in un'edizione incompleta, poi in Francia. Il libro uscì in lingua russa solo nel 1989 nell'URSS, durante il clima di apertura della glasnost, dopo che nel 1988 era stato serializzato su una rivista.

Trama

Lungo il settore meridionale del fronte orientale, tra il Don e il Volga, infuriano i sanguinosi combattimenti tra l'Armata Rossa e le forze tedesche della Wehrmacht per il controllo della città di Stalingrado. Dopo una prolungata, efficace resistenza all'interno delle rovine della città, l'Armata Rossa sferra una controffensiva generale a partire dal 19 novembre 1942 e accerchia completamente la 6 Armee del generale Paulus che sarà infine costretta alla resa; la battaglia di Stalingrado si conclude segnando la prima vittoria di Stalin e dell'Unione Sovietica.

Nello scenario dello scontro mortale tra i due grandi Regimi totalitari, si compiono i destini di persone comuni: soldati al fronte, famiglie che li aspettano, medici e infermieri negli ospedali da campo, operai nelle fabbriche di guerra, ufficiali, ebrei nei lager nazisti, prigionieri politici nei campi di concentramento sovietici.

Mentre la Storia fa il suo corso, l'autore racconta quelle piccole, grandi storie degli esseri umani attraverso i dialoghi e un'intricata rete di rapporti interpersonali; si narra senza retorica dei sentimenti, delle passioni, delle contraddizioni insite nell'animo umano; traspare sovrana la convinzione di chi scrive circa l'insopprimibile anelito di libertà dell'uomo. Un bisogno di libertà così invincibile per cui anche i peggiori totalitarismi prima o poi sono destinati a soccombere.

Storia del manoscritto

«Ho appena terminato un grande romanzo a cui ho lavorato per quasi dieci anni» così Grossman scrive a un amico in una lettera del 1960. Ad ottobre di quell'anno presenta Vita e destino alla rivista sovietica Znamja (Знамя: bandiera). Vadim Koževnikov, caporedattore della rivista, letto il manoscritto, informa i funzionari politici bloccandone la pubblicazioneNadežda Koževnikova, figlia di Vadim Koževnikov, ha negato che il padre abbia avvertito la polizia segreta ma ha affermato che "il manoscritto, date le sue pericolose intuizioni, il parallelo tra Hitler e Stalin, il fascismo, il comunismo, doveva essere in ogni caso inviato al Comitato Centrale, al settore ideologico" , senza dire nulla all'autore e rinunciando agli anticipi corrisposti a Grossman che ammontavano a 16.587 rubli, una somma notevole per l'epoca.

Il Comitato incaricato dell'esame delle pubblicazioni esamina il romanzo il 19 dicembre 1960, trovandolo "anti-sovietico". Il 14 febbraio 1961, alle 11.40 del mattino, il KGB fa irruzione nell'appartamento di Grossman sulla Begovaja e sequestra il manoscritto, le carte carbone, gli appunti, le copie e persino i nastri delle macchine da scrivere.

Grossman protesta contro questo sequestro scrivendo una lettera a Nikita Chruščëv, che allora era il segretario del Partito comunista, subentrato a Stalin. Non sapeva però che Chruščëv aveva un'autentica antipatia nei suoi confronti, risalente ai tempi di Stalingrado, quando lo stesso Chruščëv era commissario in capo del Partito per le operazioni di guerra e si era aspettato, invano, che Grossman gli facesse un'intervista.

Così scrive Grossman nella sua lettera a Chruščëv:

Così, per mesi, Grossman attende una risposta, finché il 23 luglio 1962 lo scrittore viene ricevuto da Michail Suslov, capo della sezione ideologica del Partito che, a nome del Comitato centrale, gli comunica che, se pubblicato, il libro avrebbe potuto arrecare un danno all'Unione Sovietica incomparabilmente più grande di quello provocato dal Dottor Živago di Pasternak e persino degli scritti di Solženicyn. Suslov dice a Grossman: “Il suo libro corre il rischio di non vedere la luce prima di due o trecento anni”. E ancora: “Perché mai alle bombe atomiche dei nostri nemici dovremmo aggiungere il suo libro?”

Prima della perquisizione e del sequestro operato nella sua casa nell'autunno del 1960, Grossman aveva chiesto all'amico poeta Semën Lipkin un parere sulle possibilità di pubblicazione del romanzo; questi gli aveva consigliato di consegnargli una copia dattiloscritta. In seguito, Grossman fece una seconda copia dattiloscritta, integrata da molte correzioni autografe, consegnandola all'amico Vjačeslav Ivanovič Loboda, che la nascose nella sua casa di Malojaroslavec.La storia del manoscritto , dal sito del Centro studi Vita e destino

Dopo il sequestro della sua opera Grossman diventa un "esiliato in patria", come accade agli scrittori sospettati di "attività antisovietiche". Spiato ogni suo movimento e registrata ogni visita, vive gli ultimi anni di vita in un piccolo appartamento della cooperativa degli scrittori. Si ammala di tumore, forse aggravato dal suo stato depressivo: muore a 59 anni il 14 settembre 1964, senza aver visto la pubblicazione del libro e senza sapere che fine avesse fatto il manoscritto originale della sua opera. Un necrologio senza fotografia a firma dell'amico scrittore Il'ja Grigor'evič Ėrenburg viene pubblicato sul giornale dell'Unione degli Scrittori, ma i censori eliminano dal testo qualsiasi riferimento all'opera dello scrittore.

Dieci anni dopo la morte di Grossman, nel 1974 Lipkin decide di portare clandestinamente in Occidente la prima copia di Vita e destino, ovvero quella che aveva prima nascosto in una borsa nella sua dacia a Peredelkino e più tardi spostato, affidandola a Elena Makarova e Sergej Makarov che l'avevano conservata nel solaio della loro casa a Chimki vicino a Mosca (Elena Makarova era la figliastra di Lipkin). Lipkin decide di fotografare il libro in due microfilm: il primo con l'aiuto dello scrittore satirico dissidente Vladimir Vojnovič, il secondo con la collaborazione di Andrej Sacharov, il celebre scienziato nucleare e noto oppositore politico, e di sua moglie Elena Bonnėr. Questi ultimi copiano Vita e destino nel loro laboratorio clandestino, allestito nel bagno della loro casa di Mosca.

Nel 1978 i microfilm sono affidati alla ricercatrice austriaca Rosemarie Ziegler, esperta in slavistica, la quale riesce a passare il confine sovietico nascondendo i microfilm in una piccola scatola. Arrivata a Parigi consegna i microfilm al critico e filologo Efim Etkind, il quale era stato cacciato dal regime di Mosca per aver aiutato Solženicyn. Etkind sonda la possibilità di pubblicare in Francia il romanzo, ma non trova alcun riscontro. Il manoscritto arriva quindi in Svizzera, a Losanna, dove l'editore serbo Vladimir Dimitrijević si dimostra interessato alla pubblicazione. Etkind, insieme ad un altro filologo, Simon Markiš, si impegnano quindi per mesi nel lavoro di decifrazione delle oltre mille pagine del libro microfilmate. Viene svolto un accurato lavoro per mettere insieme le varie parti del romanzo che la qualità pessima dei microfilm aveva lasciato incomplete.

Alla fine, nel 1980 la casa editrice di Ginevra L'Âge d'Homme di Dimitrijević pubblica la prima edizione di Vita e destino e la presenta alla Fiera del libro di Francoforte, lasciando basiti i dirigenti sovietici. Su questa edizione si basano le prime traduzioni, compresa quella in italiano pubblicata nel 1984 da Jaca Book. Con l'inizio della politica della glasnost' di Michail Gorbačëv, nel 1988 Vita e destino viene pubblicato a puntate in Unione Sovietica nella rivista Oktjabr' e poi in volume, dall'editore Knišnaja Palata.

La seconda copia del romanzo, con le correzioni autografe dell'autore è intanto rimasta nella custodia di Vjačeslava Loboda nella sua casa di Malojaroslavec, a 150 km da Mosca. Alla morte di Loboda, la moglie Vera Ivanovna continua a tenerla nascosta in cantina e solo dopo l'uscita in URSS dell'edizione di Losanna, decide di consegnarla agli eredi di Grossman. Si tratta dell'edizione integrale del romanzo, che viene pubblicata a Mosca nel 1989. L'intestazione recita: “Secondo il manoscritto dell'autore”. Sulla base di questa nuova edizione si basa la nuova traduzione in italiano di Vita e destino pubblicata in Italia nel novembre 2008 per le edizioni Adelphi.Vita e destino , dal sito della casa editrice Adelphi. Oggi quella copia è conservata alla Houghton Library dell'Università di Harvard.

Nel luglio 2013 è stata organizzata una solenne cerimonia durante la quale Sergej Smirnov, vice direttore del Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa e il Ministro della cultura Vladimir Medinskij hanno consegnato alla figlia di Grossman, Ekaterina Korotkova, il manoscritto e i documenti sequestrati nel 1961 dal KGB allo scrittore: si tratta di 13 scatole contenenti l'ultima versione del romanzo, copie dattiloscritte e oltre undicimila fogli manoscritti, appunti, varianti. Questa documentazione è stata resa disponibile al pubblico presso l'Archivio di Stato russo della letteratura e dell'arte. La decisione di spostare i documenti dal vecchio deposito del KGB è stata giustificata dall'“importanza e unicità dei manoscritti di Vasilij Grossman", ha detto Smirnov. "Questa è la liberazione del libro", ha dichiarato la figlia di Grossman.

I temi del romanzo