Amerigo è un brano scritto e interpretato da Francesco Guccini pubblicato nel 1978 nell'album Amerigo come title track.
L'importanza di questo brano nella discografia gucciniana si legge in ciò che ne dice l'autore stesso, il quale, parlando dell'album, afferma: «è la più bella, completa, finita, ricca di cose e forse una delle più belle che io abbia mai scritto».Citazione da Cotto 1999, p. 101.
Il testo
La canzone parla del prozio Enrico, fratello del nonno di Francesco, il dedicatario dell'album Enrico Guccini, morto a Pavana nel 1963,Cotto 1999, p. 103. emigrato negli Stati Uniti d'America in cerca di lavoro (finì come operaio in miniera, prima a New York, poi in Pennsylvania, Arkansas, Texas e Missouri) nei primi anni del Novecento in un'America 'di sudore e di antracite', ben diversa dall'America di Paperino che aveva in mente il giovane cantautore: è su queste due Americhe che la canzone si svolge, in una descrizione-narrazione che porta avanti le due idee su binari paralleli, che in chiusa convergono (quell'uomo era il mio volto).Cotto 1999, p. 101; per le citazioni testuali cfr. Pattavina 2007, pp. 151-152.
Il nome "Amerigo" funge da senhal per l'identificazione dello zio nel contesto della poetica gucciniana.
La canzone si apre con l'immagine del protagonista uscente dalla casa di Pavana, nell'atto di chiudersi dietro la "porta verde", un atto consueto che però nello specifico assume un valore eccezionale: infatti quel giorno partirà per l'America. La "porta verde" ritornerà anche nel brano Æmilia, nell'album Quello che non, costituendo un tòpos nell'opera del cantautore.Per Æmilia, cfr. Pattavina 2007, pp. 250-251, con specifico riferimento al verso 31 del brano. Il legame al paese natale da parte dello zio, durante la sua trasferta statunitense, ma anche da parte dell'autore è sottolineato da un verso che recita "Pàvana un ricordo lasciato tra i castagni dell'Appennino": il ritorno nel proprio paese era obiettivo di quasi tutti gli emigrati pavanesi.
Nell'espressione "era già vecchio" Amerigo è mostrato con gli occhi dell'autore da bambino, quando lo zio era tornato a Pavana visibilmente invecchiato per il durissimo lavoro in miniera, sofferente di problemi circolatori alle gambe, che lo portarono alla gangrena e poi alla morte.
La musica
Anche le musiche, come i testi, sono di Francesco Guccini.
Note
Bibliografia Valentina Pattavina (a cura di), Francesco Guccini, Stagioni, Einaudi, Torino, 2007, pp. 151–153. Un altro giorno è andato. Francesco Guccini si racconta a Massimo Cotto, Giunti editore, Firenze, 1999, pp. 101–105.
Voci correlate Emigrazione italiana
Collegamenti esterni
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