Rodallo (Rodal in piemontese) è una frazione di Caluso, in città metropolitana di Torino, e fa parte del territorio del Canavese.
Storia Le sue origini risalgono a circa 4 secoli or sono. Quei pochi che scrissero di Rodallo son d'accordo nel dire che ebbe inizio ai tempi del trattato di pace di Cateau-Cambrésis, sottoscritto nel 1559.
Le prime e più antiche case di Rodallo sono quelle a ovest della chiesa e della casa parrocchiale. A queste si aggiungono, nel 1500-1600, quelle attorno alla piazza e al pozzo delle Canavere. Lo ricorda l'iscrizione posta sull'architrave della tettoia che copriva il pozzo; iscrizione del 1820 che, graffita sul muro e delineata come un foglio di carta lucidato a stucco, parla di 60 lustri, ossia 300 anni di esistenza:
«Chi vuoi scemar di sua arsura l'onte e rinfrescar le piante lasse a pieno, qual samaritan fece a Nazareno II comun gli offre 'sta perenne fonte
Sessanta lustri sue virtù fur conte agli avi nostri già venuti a meno che, poste in non cale Ippocrate e Galeno le nestorie indizion essi han gionte».
Chiunque sia stato l'ignoto poeta, era certamente un dotto, abituato a scrivere per i dotti e non per il popolo, al quale la curiosa iscrizione risulta tuttora inintelligibile.
Il pozzo delle Canavere prende il nome dalla regione, così detta per essere un tempo coltivata a canapa. Il 29 aprile 1818 il Municipio mise in bilancio la somma di Lire 100 per la restaurazione del pozzo, lavoro eseguito nel 1820.
Purtroppo, con l'installazione dell'acqua potabile nel 1964, il pozzo e relativo abitacolo vennero demoliti per allargare la Via Oslavia.
La popolazione di Rodallo nel 1600, secondo l'Archivio Comunale, era calcolata in 40 fuochi, ossia 200 abitanti. Per varie ragioni lo sviluppo della borgata fu lento. Era nata, a quanto si dice, sotto il segno della guerra e crebbe poco a poco fra guerre continue. Le campagne erano percorse da soldati foraggiatori (addetti al reperimento di cibarie per le truppe) e da disertori, anche nemici fra loro, ma d'accordo nel rubare quanto potevano; i poveri contadini, spogliati di tutto o di gran parte dei loro averi, a loro volta si univano in bande e rubavano per vivere.
Nel 1854–1855 ebbe luogo il flagello delle morti per il colera asiatico. Le fonti del registro parrocchiale e del cav. Ubertini registrano 118 o 120 morti (si precisa che, vista l'oggettiva difficoltà del momento, non è certificato che tutti i soggetti nominati siano stati colpiti dal colera).
Un'altra epidemia si abbatté su Rodallo, sempre di colera (anche detta malaria del riso, visto che in quegli anni si coltivava il riso nel Canavese e a Rodallo). Tale coltivazione fu poi vietata: Con reali decreti del XXIX Gennaio MDCCCLXIX (1869) e del XXVII Marzo MDCCCLXX (1870) il Canavese fu liberato dalla infausta coltura del riso che vi spargeva lo squallore e la morte, come risulta dalla lapide posta nel Palazzo Municipale di San Giorgio Canavese. Tale epidemia colpì la popolazione dal giugno 1867 fino alla fine dell'anno 1868. Le fonti del registro parrocchiale e del cav. Ubertini concordano che nel 1867 furono quantificati in 123 i morti per questa disastrosa malattia.
Negli anni 1879, 1880 e 1881 la febbre malarica si abbatté sulla popolazione Rodallese e dai registri Parrocchiali risultano deceduti nella Parrocchia circa 220 rodallesi.
Successivamente, oltre i tragici eventi della guerra 1915-1918 dove tanti Rodallesi perirono eroicamente nel difendere la Patria, una nuova calamità colpì la popolazione: la febbre spagnola. Nel solo mese di ottobre del 1918 ben 18 Rodallesi perirono per l'epidemia.
Etimologia Ci sono varie ipotesi sull'etimo del nome Rodallo (latinizzato in Ruptallum):
La prima supposizione è che Rodallo deve il suo nome all'incrocio di due viuzze che andavano, una dal nord al sud, ossia da Caluso a Vallo; l'altra da est ad ovest, ossia da Arè a Buscallo, regione boschiva presso Foglizzo. Si intuisce che abbia avuto una finale in allo per attrazione dei due luoghi vicini: Vallo e Buscallo, e quindi si sia chiamato Rutallo raddolcito poi in Rodallo. La seconda congettura lo vuole derivato da ruca, strada, da cui Rucallo e poi Rodallo. La terza ipotesi indica invece che la ragione del nome Rodallo possa derivare da rovedario, "bosco di roveri", cambiato poi in rovedallo, donde Rodallo. Questo fitto bosco di roveri sarebbe stato un prolungamento verso nord dell'antica Silva Fullicia che diede il nome a Foglizzo. Fra i documenti dell'Archivio di Caluso, ve n'è uno del 1580 contenente una descrizione di Caluso e del suo territorio: in esso si dice che Caluso ha un bosco di cinquemila roveri grosse, senza contare le piccole. Nella stessa documentazione si dice inoltre che, nel 1682, il Comune sorteggia 240 giornate di bosco tra Caluso, Rodallo e Vallo: segno, questo, che anche alla fine del Seicento la terra era ancora poco coltivata e il bosco molto esteso.
Dialetto II dialetto rodallese è diverso da quello dei luoghi vicini, quindi facilmente riconoscibile "per la R biascicata, ed aspirata in L con suono nasale alla foggia di oltralpe; la R di Rodallo è più naturale dell'R aristocratica e con pronunzia più linda e vibrata". Questo fu vero per gli anni passati; ora, salvo che in poche persone anziane, il dialetto di Rodallo si può dire che non si distingua più da quello del basso Canavese, se non per pochi termini locali.
Carattere Una prosopopea caratteriale del Rodallese, può essere intuita dalla seguente descrizione:"II Rodallese parla volentieri a voce alta, tanto in privato quanto in pubblico, ma con sincerità e schiettezza. Gioca, si diverte e beve assai: ma a suo tempo è anche laborioso e industrioso. Sente alto di sé: ma senza vanto o millanteria. È mite, unito e compatto rarissimamente per offendere, bensì per difendersi e meglio per fare opere belle e di pubblica utilità. È irascibile, bilioso e pronto; ma laborioso, pio, religioso. Rari sono i reati in Rodallo e dovuti per lo più a gioventù sviata dalle cattive compagnie. Ogni sera, anche senza l'avviso della campana, il buon Rodallese si recava in chiesa a recitare le orazioni in ringraziamento a Dio della buona giornata". Oggi si potrebbe aggiungere o togliere qualcosa, ma questo sembra ben illustrare il ritratto del Rodallese nel secolo XIX.
Chiesa parrocchiale Dopo la costruzione della grande chiesa parrocchiale di Caluso, venne eretta la cappella del Sacro Cuore a Rodallo. Rodallo per molti anni si accontentò di una chiesetta non grande e non bella, appena decorosa, che esiste tuttora ed è l'attuale cappella del Sacro Cuore inglobata nella chiesa parrocchiale.
Dopo circa 150 anni Rodallo era cresciuto di popolazione ed ormai contava 90 fuochi, ossia 450 abitanti, che non tardarono ad accorgersi che la loro chiesetta non li conteneva più, cosicché nel 1730 deliberarono di costruire una nuova chiesa. I rodallesi, affezionati alla loro vecchia cappella, vollero conservarla, incorporandola nella nuova. Il risultato artistico non fu felice: l'architetto fu obbligato a costruire il nuovo edificio lungo e stretto (si noti che mancavano ancora i due transetti dell'altare della Madonna e di Sant'Anna e quello del presbiterio) e quindi disarmonico, infatti si tentò di riparare alla meglio con i due transetti, ma fu solo un ripiego, tant'è che le chiese di Vallo e di Arè risultavano più belle architettonicamente.
Insieme alla chiesa fu costruito anche il campanile, e così, alla fine del 1730, chiesa e campanile di Rodallo cominciarono a spiccare in mezzo alla campagna. Il primitivo piccolo campanile, di fronte all'antica chiesa, fu demolito.
Nel 1785 fu costruito il coro della chiesa, il campanile intonacato e imbiancato, ad opera del capomastro Perinetto Bartolomeo, un biellese stabilitosi a Caluso dove era ben voluto per la sua onestà ed abilità. Fu lui che sul campanile scrisse le famose sette D che tanto solleticarono la curiosità e i commenti di chi voleva conoscerne il significato. Sono state date decine di spiegazioni, anche fantasiose, delle quali se ne possono ricordare quattro: la prima è che il capomastro abbia segnato con i sette D (in numerazione romana D vale 500) le 3.500 lire che doveva toccare ad opera compiuta; un'altra (Dixit Dominus Domino Deo Divinorum Datori) che vorrebbe essere dotta se avesse senso; e una terza (Diligentibus Decorem Divinae Domus Deus Dona Dabit), e infine (Datemi Dodici Dozzine Di Donne Da Domare).
Tra il 1785 e 1786 fu costruita la casa parrocchiale che si erge su piazza Santa Croce a fianco della chiesa. La passerella che collega la casa parrocchiale con la chiesa fu fatta costruire dal parroco don Magoia.
Nel 1784, il campanile fu dotato dell'orologio, per opera dell'orologiaio Massa Rolando di Caluso, e nel 1794 aveva già due campane, come si ricava dalla consegna fatta in obbedienza al decreto del governo piemontese di quell'anno; governo che voleva espropriare una parte delle campane per ricavarne cannoni, infatti ne prese due a Caluso e una a Vallo, risparmiando quelle di Rodallo.
Nel 1800 fu costruita la bussola della porta, opera di Pietro Actis Dato (fu Giovanni Battista), con la spesa di Lire 62. Nel 1808 fu edificata la sacrestia e il transetto per allargare il presbiterio.
Nel 1860 fu costruito il primo organo, con la spesa di Lire 1.000, ma risultando troppo piccolo, nel 1872 vennero aggiunti altri 6 registri, con la spesa di Lire 1.200, cifra interamente coperta da offerte private.
Nel 1896 fu stanziata una somma per il transetto dell'altare di Sant'Anna, detto Altare della Madonna. Molto più tardi, il prevosto don Magoia, vi aggiungeva la Grotta di Lourdes e poi nel 1935 il battistero.
Sulla facciata della chiesa si leggono le seguenti iscrizioni: Templum hoc iampridem aedificatum Anno 1785 incolis in paroeciam datum Pia incolae idem largitate instaurandum Et pronaum decere reficiendum Curarunt anno 1845 Ac denuo in mense septembri 1875. Epigrafe che in italiano si legge: "Questo tempio già prima costruito e nel 1785 dato in parrocchia agli abitanti, questi con pia elargizione procurarono di ampliarlo e di decorarne la facciata nel 1845 e di nuovo nel 1875".
Sopra la porta, ai piedi di una pittura della Deposizione di Gesù Cristo, è posto il seguente distico latino: Flens non inveniens gemuit iam Magdala Corpus tu modo comperiens praefica maior eris. Ossia: "Piangente non trovando il corpo di Cristo gemette già la Maddalena; Tu ora, trovandolo, sarai maggior prefica". Si chiamavano prefiche le donne incaricate di piangere il morto durante i funerali. Questa usanza, ora scomparsa, era ancora assai diffusa nel Canavese all'inizio del Novecento.
Nel 1794, Rodallo aveva due campane sul suo campanile. Nel 1847 il Comune di Caluso concorse con Lire 300 alla spesa della rifusione di una campana e 40 anni dopo stanziò 850 Lire per rifondere e aumentare la campana maggiore a 61 Mg e la minore a 31 Mg. In occasione della rifusione, avvenuta ad opera della ditta Mazzola di Torino, furono apposte le seguenti iscrizioni: Sulla campana maggiore Ecce crucem Domini, fugite partes adversae - 1881 (con immagine della Croce fra le due braccia, l'Assunta, San Rocco e San Calogero). Sulla campana minore A fulgure et tempestate libera nos Domine - 1881 (con immagini di San Giuseppe, Sant'Antonio da Padova, San Nicola e Sant'Anna). Nel 1927 il sacerdote rodallese don Mario Reano, munificamente ne aggiunse una terza con la spesa di Lire 500. Oggi le campane sono quattro.
Nel 1913, in occasione dell’Anno Santo, il parroco don Magoia con l’aiuto generoso dei rodallesi, fece erigere al centro della piazza l’attuale croce in bronzo su un piedistallo di granito. Sormontata da un gallo in posizione eretta, simbolo della vigilanza cristiana e della speranza, è stata restaurata ad opera della fondazione Felicita Ubertini in occasione del centenario dalla sua erezione.
Chiesa di San Rocco