Il Roma è stata una nave da battaglia della Regia Marina, terza e ultima unità entrata in servizio della classe Littorio: rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale.

Costruita dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico e consegnata alla Regia Marina il 14 giugno 1942, fu danneggiata da un bombardamento aereo statunitense quasi un anno dopo mentre era alla fonda a La Spezia, subendo in seguito altri danni che la costrinsero a tornare operativa solamente il 13 agosto 1943. L'8 settembre 1943 divenne la nave ammiraglia della flotta da battaglia italiana, imbarcando il comandante ammiraglio Carlo Bergamini e il suo Stato maggiore.

A seguito dell'armistizio dell'Italia, al Roma venne ordinato, assieme ad altre navi militari, di raggiungere l'isola sarda La Maddalena, come concordato con gli Alleati. La squadra navale italiana, tuttavia, fu attaccata da alcuni bombardieri tedeschi che, servendosi delle bombe radioguidate plananti Ruhrstahl SD 1400, affondarono la corazzata il 9 settembre 1943, provocando vittime fra cui lo stesso ammiraglio Bergamini. Nei suoi quindici mesi di servizio, il Roma percorse 2 492 miglia in venti uscite in mare, senza partecipare a scontri navali, consumando tonnellate di combustibile, rimanendo fuori servizio per riparazioni per 63 giorni..

Il 28 giugno 2012, dopo decenni di ricerche, il relitto della corazzata è stato rinvenuto a metri di profondità e a 16 miglia dalla costa nel golfo dell'Asinara.

Caratteristiche

Progettata dal generale ispettore del Genio Navale Umberto Pugliese, questa classe di navi da battaglia costituì uno dei primi esempi al mondo di unità sopra le 35 000 tonnellate di dislocamento, limite imposto dal trattato navale di Washington in vigore all'epoca della progettazione e costruzione dell'unità, ma che venne disatteso di oltre il 15% per ottenere le caratteristiche desiderate, come già accaduto con la classe Zara di incrociatori pesanti; in effetti il limite fissato in un documento riservato redatto da parte del Sottosegretario alla Marina fu di 40 000 tonnellate. Dopo l'impostazione, nel 1934, delle prime due unità della classe, Littorio e Vittorio Veneto, in seguito al deteriorarsi della situazione internazionale dato dallo scoppio della guerra d'Etiopia e della guerra civile spagnola fu dato nuovo impulso al riarmo navale, e nel 1938 furono impostati il Roma e il suo gemello Impero.

Impianti La propulsione era a vapore con quattro gruppi turboriduttori alimentati dal vapore di otto caldaie tipo Yarrow/Regia Marina alimentate a nafta, in cui l'acqua di alimentazione era preriscaldata passando attraverso tubi investiti dai gas di scarico, sfruttando in maniera più efficiente il calore sprigionato dai bruciatori. L'apparato motore era protetto da cilindri corazzati singoli per ogni caldaia, e da griglie corazzate a protezione delle aperture verso i fumaioli; il sistema di protezione era coordinato alla corazza sovrastante e alle strutture sottostanti del triplo fondo (limitato alla cittadella)..

L'apparato motore forniva una potenza massima di CV e consentiva alla nave di raggiungere la velocità massima di 31 nodi, con un'autonomia che a una velocità media di 20 nodi era di miglia... La turbina di alta pressione aveva un accesso diretto al vapore surriscaldato che poteva venire aperto in caso di avaria di uno dei gruppi turboriduttori, permettendo una potenza di sovraccarico da CV per gruppo. Stando al diario di bordo della nave, reperito nell'archivio dell'ufficio storico della Marina Militare, nelle prove a tutta forza del 21 agosto 1942 il Roma raggiunse e mantenne per un'ora la velocità di 29,2 nodi.Archivio dell'ufficio storico della Marina Militare, Statini Navi, b. 1. La modesta autonomia, se comparata con unità analoghe di altre marine militari, rendeva queste unità idonee solo all'impiego nel Mediterraneo. Le quattro turbine erano collegate a quattro assi dotati di eliche tripale, due centrali e due laterali, mentre il sistema di governo era costituito da un timone principale poppiero, posizionato nel flusso delle eliche poppiere centrali, e da due timoni ausiliari laterali, distanziati dal primo, situati nel flusso delle due eliche laterali, che costituivano il governo di emergenza della nave.

La nave poteva ospitare al massimo tre velivoli (tutti della Regia Aeronautica, visto che la Marina non poteva possedere velivoli), generalmente i ricognitori IMAM Ro.43 anche se, dall'estate 1943,. giunsero due caccia Reggiane Re.2000 Catapultabile. La nave era dotata di due gru per il recupero degli idrovolanti, ma visto il tempo necessario al recupero da effettuare a nave ferma normalmente gli idrovolanti erano fatti dirigere verso un aeroporto amico, prassi obbligatoria per i caccia. I Reggiane Re.2000 appartenevano inizialmente a una squadriglia speciale, la "Squadriglia di Riserva Aerea delle FF.NN.BB." (Forze Navali da Battaglia), composta da otto velivoli dei quali sei operativi alla data dell'armistizio, inquadrati nel "1º Gruppo di Riserva Aerea delle FF.NN.BB.": di questi, uno si trovava sul Roma alla partenza per La Maddalena. La nave disponeva inoltre di un radar EC3/ter «Gufo», sviluppato dalla SAFAR di Milano.

Armamento

L'armamento principale era costituito da nove cannoni da 381/50 Mod. 1934 in tre torrette trinate ad azionamento elettrico, che sparavano proiettili da (perforanti) e (esplosivi) con un alzo da -5º 30' fino a 36º. alla velocità iniziale di, rispettivamente, 850 m/s (perforanti) e 870 m/s (esplosivi) capaci di colpire alla distanza di m, che si riducevano a - m nelle migliori condizioni operative.. I tre pezzi della torretta anteriore erano costruiti dalla Ansaldo, mentre i restanti sei dalla O.T.O.)..

Oltre a questi la corazzata ospitava come armamento secondario antinave dodici cannoni da 152/55 Mod. 1936 in torri trinate, usati anche per lo sbarramento antiaereo, dodici cannoni antiaerei da 90/50 mm in installazioni singole e quattro da 120/40 mm per tiro illuminante, più venti cannoni Breda 37/54 mm (in otto installazioni binate più quattro singoli) e ventotto mitragliere antiaeree da 20/65 mm (in quattordici installazioni binate). Secondo alcune fonti, invece, sarebbero state presenti trentadue mitragliere in sedici installazioni binate. I cannoni da 90/50, di tipo duale (antiaereo e antinave) a caricamento manuale ed elevazione massima di 75º, avevano una gittata massima con alzo 45º di 15 548 metri (antinave), stimata in secondo altre fonti, e una tangenza di (antiaerea), secondo altre fonti. In seguito alle esperienze fatte con le sue precedenti pariclasse, sul Roma il sistema di controllo delle armi era stato migliorato e le centrali di tiro antiaereo potevano ingaggiare bersagli fino a di distanza e di quota (su Littorio e Vittorio Veneto questi valori erano di e rispettivamente)..

Protezione La parte fra l'ultima torretta di poppa e la prima di prua era formata da una cittadella corazzata superiormente da a poppa fino a a prua; inferiormente continuava con la cintura spessa , inclinata verso l'interno di 15°,. che si estendeva al di sotto della linea di galleggiamento, anch'essa si rastremava alle due estremità fino a , all'interno, parallela alla cintura, era presente una paratoia paraschegge da seguita da un'altra da . La compartimentazione e il bilanciamento interno assicuravano buona stabilità e galleggiabilità anche nel caso la nave fosse stata colpita da siluri; come dimostrarono le vicende belliche, quando le corazzate della sua classe, ripetutamente colpite, riuscirono a rientrare alle loro basi. La protezione dagli attacchi subacquei era ottenuta tramite il sistema dei cilindri Pugliese, ideati dall'ingegnere e generale del genio navale Umberto Pugliese. I cilindri Pugliese consistevano in contenitori di 3,80 m di diametro e 120 m di lunghezza, collocati all'interno di una intercapedine tra lo scafo interno e la murata esterna, che era riempita con acqua o nafta. In caso di esplosione di mina o siluro, l'onda d'urto, propagata attraverso i compartimenti esterni pieni di liquidi, avrebbe provocato lo schiacciamento e la rottura del cilindro, per cui la sua energia sarebbe stata in gran parte assorbita dalla sua deformazione ed allagamento, riducendo i danni allo scafo interno.

Costruzione ed entrata in servizio

La nave fu impostata sugli scali del Cantiere San Marco di Trieste il 18 settembre 1938 e quindi varata il 9 giugno 1940,. il giorno prima della dichiarazione di guerra a Regno Unito e Francia; madrina del varo fu la principessa Sofia Lanza Branciforte di Trabia, moglie del Governatore di Roma Gian Giacomo Borghese. Il suo allestimento durò due mesi in più rispetto alla gemella Impero per le modifiche alla prua, rivelatesi necessarie dopo le prove in mare del Littorio. Il 28 marzo 1941, nel corso della battaglia di Capo Matapan, un asse portaelica del Vittorio Veneto fu danneggiato da un siluro d'aereo; per affrettare la riparazione, il 4 aprile il Roma fu urgentemente rimorchiato al Cantiere navale di Monfalcone per smontare il pezzo corrispondente e reinstallarlo sul Vittorio Veneto; l'unità fu poi rimorchiata a Trieste per completare l'allestimento la notte del 17 aprile.. La sua prima navigazione autonoma, se pur con un asse in meno, avvenne il 9 novembre 1941 per trasferirsi a Venezia, dove fu ripristinato l'asse mancante, per poi tornare al cantiere di Trieste il 14 dicembre.. Sin dal varo, al comando dell'unità fu designato il capitano di vascello Adone Del Cima che seguì tutte le fasi dell'allestimento, poi completato nel primo quadrimestre del 1942.. In maggio l'unità effettuò le prove in mare, navigando nel golfo di Trieste con un'appropriata scorta navale. Il 14 giugno 1942, a distanza di due anni dal suo varo, la nave da battaglia Roma entrò in servizio nella Regia Marina.

Dopo la consegna la nave non ebbe possibilità di partecipare ad azioni belliche contro la flotta britannica. Il 22 agosto 1942 arrivò a Taranto dove fu assegnata alla IX divisione navale,. comprendente anche le navi da battaglia Littorio e Vittorio Veneto. A seguito dell'operazione Torch alle navi della IX Divisione fu ordinato, l'11 novembre, il trasferimento da Taranto a Napoli, raggiunta la mattina del 13.. Il trasferimento avvenne senza danni alle navi, nonostante l'attacco di due sommergibili britannici, l' e l', che mancarono i loro bersagli. Il Roma e le altre due navi della IX divisione uscirono illese dal bombardamento dell'affollato porto di Napoli del 4 dicembre 1942, che invece distrusse la VII divisione con l'affondamento dell'incrociatore Attendolo e il danneggiamento delle altre unità.. In seguito al bombardamento di Napoli, Supermarina decise lo spostamento della IX divisione a La Spezia; il trasferimento iniziò la sera del 6 dicembre e si concluse la sera successiva senza inconvenienti.. Fino all'aprile del 1943 l'attività delle tre navi da battaglia fu ridotta al minimo, comprendendo tra l'altro una pulizia della carena a Genova effettuata per il Roma tra il 12 ed il 20 febbraio.. Il primo tentativo dell'aviazione britannica di attaccare le corazzate classe Littorio nel porto di La Spezia fu effettuato la notte del 14 aprile con l'invio di 208 quadrimotori, che tuttavia colpirono solo il Littorio mettendo fuori uso la seconda torre, che fu riparata entro maggio.. La notte del 19 aprile, il Bomber Command organizzò una seconda sortita di 173 quadrimotori che attaccarono il porto di La Spezia: fu affondato il cacciatorpediniere Alpino, ma le navi da battaglia se la cavarono senza danni rilevanti..