Il monumento funebre a Ilaria del Carretto è un'opera scultorea di Jacopo della Quercia, risalente al 1406-1408 e conservata nella cattedrale di San Martino a Lucca. Fu commissionata da Paolo Guinigi per la moglie Ilaria del Carretto. Il sarcofago è in marmo ed è considerato una pietra miliare della scultura funeraria italiana, che già a una data tanto precoce seppe rielaborare spunti realistici transalpini con risultati pienamente proto-rinascimentali.
Storia Ilaria del Carretto era la giovane moglie che Paolo Guinigi, signore di Lucca tra il 1400 e il 1430, aveva sposato nel 1403. Quando essa morì, a soli venticinque anni, il marito contattò lo scultore Jacopo della Quercia, figlio di un artista (Pietro d'Agnolo) che qualche anno prima gli aveva fatto un sigillo (1401)Isabella Belli Barsali, Lucca. Guida alla città, Maria Pacini Fazzi editore, Lucca 1988, p. 79.. Jacopo lavorò al monumento funebre destinato al Duomo di Lucca dal 1406 al 1408 circa, e si suppone che il corpo di Ilaria non vi venne mai deposto, poiché sepolto inizialmente nella cappella di Santa Lucia nella chiesa di San FrancescoSecondo studi archeologici del 2012: , come le altre mogli del Guinigi.
Non è chiaro se il monumento, che il Longhi ipotizzò come concepito inizialmente come sola lastra terragna, fosse effettivamente destinato alla cappella Guinigi nel transetto sinistro del duomo di Lucca o a San Francesco. In ogni caso nel 1430, quando le travagliate vicende politiche lucchesi videro la deposizione del Guinigi e la rinascita della Repubblica, il monumento fu saccheggiato e solo in seguito collocato nei pressi della porta della sagrestia lungo la navata destra della cattedrale. Qui lo vide Vasari, che lo descrisse come una "cassa". Secondo Longhi, infatti, la cassa con il fregio di putti e festoni sarebbe stata aggiunta in un secondo momento, in occasione della programmata traslazione dei resti di Ilaria da San Francesco al Duomo. Carli attribuì invece quella parte a Francesco di Valdambrino, o comunque a un intervento successivo. Oggi, in ogni caso, si tende a riferire l’intero monumento a Jacopo della Quercia.
Nel 1760 venne trasferito nella cappella Garbesi, sempre in Duomo, e nel 1842 tornò nel transetto sinistro, addossato a un angolo poiché mancante di due lati. In seguito un pannello con i putti venne ritrovato al tempo di Enrico Ridolfi verso il 1860-1870, e quello con lo stemma da Amedeo Cenami negli anni 1930. Fu dunque ricomposto e ricollocato in posizione più centrale nel transetto, probabilmente vicina a quella originaria, come ricordato anche da Isabella Belli BarsaliNel 1988.. Da qui venne infine spostato nel 1995 nella posizione attuale, nella parte ovest della sagrestia, dopo un intervento di restauro e conservazione, che vide il rimontaggio dei pannelli in posizione ravvicinata ma leggermente disgiunta.
Una campagna di scavi svoltasi nel 2012 nella cappella di Santa Lucia, in San Francesco a Lucca, ha permesso il ritrovamento di quelli che potrebbero essere considerati i resti di Ilaria Del Carretto, insieme ad altre due mogli di Paolo Guinigi.
Descrizione e stile
Il sarcofago marmoreo raffigura la giovane donna dormiente, a grandezza pressoché reale, riccamente abbigliata e giacente su un catafalco decorato con putti reggifestone, ispirato ai sarcofagi romani. La ragazza ha i capelli raccolti in una tipica acconciatura di inizio Quattrocento chiamata cercina, mediante una fascia imbottita. La testa è appoggiata su due cuscini. Anche l'abbigliamento con cui la donna è ritratta riflette la moda dell'epoca, con la pellanda stretta sotto il seno da una fascia, le vesti abbondanti di stoffa e il colletto rigido (si confronti con le miniature dei fratelli Limbourg nel Les Tres Riches Heures).
Il ritratto è dolce ed elegante, con uno struggente contrasto tra la bellezza del soggetto e lo stato di morte che è entrato nell'immaginario collettivo. Il panneggio è ancora tardogotico, ad ampie falcate delle pieghe, allineato con la coeva scultura borgognona assimilata indirettamente e rispondente alla sensibilità di Jacopo. Il ritratto invece è fortemente caratterizzato individualmente, di gusto proto-rinascimentale, e il motivo dei putti con festoni sui fianchi è un'esplicita citazione classica, frutto della lezione del nuovo Umanesimo, respirato a Firenze (dove Jacopo era sicuramente nel 1401) e subito assimilato dallo scultore. A differenza dei monumenti francesi le mani non sono giunte e sporgenti, ma quietamente adagiate a coprire il ventre ancora prominente (Ilaria era morta di parto), componendo una misurata chiusura, sottolineata dalla falcata delle linee delle pieghe della veste più marcatamente gotiche. Al fluire tranquillo del panneggio segue il dolce modellato dell figura, con passaggi pacati e un lento sviluppo di piani e contorni, che evocano il tema del sonno tranquillo, benché drammaticamente irrevocabile. Ciò è particolarmente evidente nel fiorire del volto dal colletto, con nitidi passaggi dalla testa all'acconciature e infine ai cuscini.
Ai piedi della donna è accoccolato un cagnolino, simbolo della fedeltà coniugale, trattato con notevole realismo.
I putti invece appaiono più massicci, in bilico tra i pesanti festoni a rilievo e i bassissimi piani orizzontali delle ali dispiegate.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Duomo di Lucca Categoria:Sculture a Lucca del carretto Categoria:Sculture di Jacopo della Quercia Ilaria Categoria:Ritratti scultorei femminili