Il termine Vicino Oriente antico indica quel contesto storico di ambiti culturali e formazioni politiche sviluppatosi nell'ambito della regione chiamata dagli studiosi Vicino Oriente. In questa zona fiorirono importanti civiltà, a cominciare dai Sumeri (IV millennio a.C.). Prima degli scavi archeologici condotti a partire dalla fine del XIX secolo, di molti di quei popoli (oltre ai Sumeri, anche gli Elamiti, gli Hurriti, gli Accadi, gli Amorrei, gli Assiri) si era persa ogni traccia..
Descrizione
La zona in esame si distingue particolarmente per i precoci fenomeni di sedentarizzazione dei gruppi umani: in un contesto alimentare ancora basato sulla caccia e raccolta si hanno le prime costruzioni di case, in qualche caso su fondamenta di legno, argilla e pietra (come nel caso di Mallaha-Eynan, in Palestina, circa 10.000 anni fa). Della fine del IX millennio a.C. è la cosiddetta "prima città", Gerico (un primato controverso, che spetta forse ad Uruk). Della metà del VII millennio a.C. sono le prime tracce dell'insediamento di Çatalhöyük (nell'attuale Turchia), che rappresenta il sito modello del neolitico della zonaPierre Vidal-Naquet (a cura di), Il nuovo atlante storico, Zanichelli, Bologna, 1997, ISBN 88-08-12390-1, p. 8.. Il Vicino Oriente è il punto di partenza per una trasformazione di lungo periodo, caratterizzata dalla Rivoluzione neolitica e dalla Rivoluzione urbana, almeno per quel che riguarda la civiltà occidentale.
Successivamente fu sede di alcune tra le più importanti formazioni statali e grandi imperi del passato (gli anni indicati sono da intendere avanti Cristo): tra questi, nel Bronzo antico il regno di Ebla (2500-2300), l'Impero accadico (2350-2200), i Gutei (2200-2120), la Terza dinastia di Ur (2120-2000) nell'età neosumerica; nel Bronzo medio i regni di Isin (2017-1794) e Larsa (2025-1763) nell'età paleo-babilonese, il Regno paleo-assiro (1950-1750), re Hammurabi di Babilonia (1792-1750), il regno di Yamkhad (1800-1600), il Regno antico-ittita (1650-1550); nel Bronzo tardo i regni di Mitanni (1550-1360) e di Kizzuwatna (1550-1370), i Cassiti (1600-1150), l'Impero ittita (1370-1190), il Regno medio-assiro (1360-1050), il Regno medio-elamico (seconda metà del II millennio); nell'Età del ferro la seconda dinastia di Isin (1150-1025) con Nabucodonosor I, gli Stati neo-ittiti (1100-720), gli Aramei (1100-720), l'Impero assiro (900-615), il regno di Urartu (800-600), la Frigia (750-650), la Lidia (650-550), i Caldei (625-539), la Media (650-550) e, infine, l'Impero achemenide (dal 550 in poi)..
Limiti cronologici e geografici
Una cesura cronologica decisiva, che può essere assunta come terminus ad quem dell'età antica vicino-orientale, è la conquista della regione da parte di Alessandro Magno nel IV secolo a.C. Una cesura alternativa che può anch'essa essere presa in considerazione è quella della costituzione dell'Impero persiano (intorno al 500 a.C.).. Quali che siano i limiti cronologici adottati, di certo esiste una certa compattezza del periodo 3500-500 a.C., che consiste nella progressiva affermazione del modello urbano e, successivamente, dei modelli templare e palatino., nati dalla necessità di un coordinamento delle gigantesche creazioni infrastrutturali finalizzate al convogliamento delle acque del Tigri e dell'Eufrate.Al di là delle specifiche cesure, la storia condensatasi nel Vicino Oriente rappresenta la metà dell'intera storia umana documentata (cfr. Mario Liverani, Il vicino oriente antico, intervento al Convegno di Modena La storia è di tutti. Nuovi orizzonti e buone pratiche nell'insegnamento della storia, 5-10 settembre 2005).
Il Vicino Oriente, inteso come contesto geografico antico, corrisponde ai seguenti territori: Mesopotamia (moderno Iraq e Siria), Fars ed Elam (nell'Iran occidentale), Armenia, Anatolia (attuale Turchia), Levante (moderna Siria, Libano, Israele, Palestina e Giordania) e antico Egitto.. Questi limiti "areali" sono precisi a ovest (confine del Mar Mediterraneo) e a nord-ovest (confine del Mar Nero). Confini più sfumati sono quelli a nord (il Caucaso e le steppe dell'Asia centrale), a sud (deserto arabico) e a est (altopiano iranico e Golfo Persico).
In generale, la toponomastica del Vicino Oriente non è sempre coerente: il significato dei toponimi, che spesso derivano dalle fonti antiche, tende a slittare nel tempo, talvolta risentendo dell'influenza della terminologia dell'Impero britannico del XIX secolo, quando nacque l'assiriologia. Lo stesso nome "Mesopotamia", un costrutto greco, originariamente indicava la grande ansa dell'Eufrate in Siria, ma è stato poi usato dagli assiriologi per indicare tutta l'area circoscritta dal Tigri e dall'Eufrate..
Il problema della datazione e il ruolo delle liste reali
Le procedure di datazione della storia antica sono fondamentalmente due.: una a base archeologica, che cerca di determinare la collocazione cronologica dei reperti a partire dalla datazione dei contesti di rinvenimento. una a base storico-culturale, che cerca di mettere in relazione i sistemi di datazione in uso tra le popolazioni oggetto di studio con il dato archeologico e con dei riferimenti assoluti In entrambi i casi, lo scopo è mettere in relazione contesti ed eventi diversi ("cronologia relativa") e possibilmente ancorare queste sequenze ad un qualche punto fermo, costituito da un evento di cui si conosce la data ("cronologia assoluta"): delle date possono quindi essere "ferme" perché si puntellano tra di loro e stanno in relazione di anteriorità, posteriorità o contemporaneità, ma al contempo "galleggiare" come congiunto, finché non sia possibile saldarle ad uno o più altri eventi che abbiano una relazione stabile e definita con l'oggi.
I sistemi di datazione in uso tra le popolazioni mesopotamiche erano essenzialmente tre.: l'identificazione dell'anno attraverso il nome di un funzionario eponimo, detto līmu (così in Assiria lungo tutto il corso della sua storia). la denominazione di un anno ("nome di anno") con riferimento ad un evento, come ad es.: "l'anno in cui furono costruite le mura nella città x" (sistema in uso nel sud sumerico e poi a Babilonia fino alla metà del II millennio a.C.). l'ordinamento degli anni in base alle intronizzazioni dei re (sistema in uso nella Babilonia cassita e anche successivamente).
Il problema delle liste reali (tra cui la Lista reale sumerica, la Lista reale babilonese e la Lista reale assira) è che ci sono giunte incomplete ed inoltre vi si possono incontrare errori, alcuni intenzionali (perché di intento propagandistico)..
Miti storiografici e realtà del Vicino Oriente antico Il mito della culla della civiltà
Il Vicino Oriente antico viene considerato la "culla della civiltà". È in questa zona che sono state trovate le tracce più antiche di pratiche agricole.I principali centri di prima diffusione dell'agricoltura sulla Terra sono quattro: a quello del Vicino Oriente fanno capo Nord Africa, Europa e Asia centrale (cfr. ). Fu sempre qui che vennero sviluppati compiutamente il tornio da vasaio e dunque la ruota veicolare e per mulino, i primi governi centralizzati, codici di leggi e imperi. Ancora, fu qui che si sviluppò una stratificazione sociale articolata come mai prima: lo stato di guerra divenne organizzato, in diretto rapporto con l'acquisizione delle fonti materiali di sostentamento. Il progressivo prevalere di un'economia della redistribuzione sulla pratica neolitica della reciprocità (secondo gli schemi di scambio elaborati da Karl Polányi e riadattati da Mario Liverani al contesto antico-orientale) condusse allo sviluppo di un sistema di archiviazione sempre più raffinato, che determinò il primo sistema di scrittura del mondo. Si gettarono anche le fondamenta dell'astronomia e della matematica..
Se è certo che alcuni fenomeni sorsero nel contesto antico-orientale, esiste il pericolo metodologico di supporre una monogenesi, quando la cultura umana ha avuto invece diversi "focolai" che si sono reciprocamente influenzati e ha percorso vie alternative che si sono rivelate in altri momenti in tutta la loro importanza:
Quanto al fenomeno della nascita della città, bisogna dire che l'urbanizzazione ha certamente trovato nella Bassa Mesopotamia il suo "nucleo centrale e precoce", cui peraltro si accostarono ben presto centri di sviluppo alternativi, quali l'Egitto, l'Iran, l'Asia centrale, la valle dell'Indo, il Mar Egeo, l'Arabia meridionale, per non parlare della Cina o del Messico e del Perù, rispetto ai quali è possibile un confronto ma non un collegamento e che hanno certamente caratteri di assoluta originalità rispetto al contesto vicino-orientale.
Il mito dell'immobilismo tecnologico
Se si considera l'ambito tecnologico, la natura di "mito" che avvolge l'antico Oriente si rivela nella contraddizione tra stereotipi: da un lato il Vicino Oriente detiene il primato cronologico dell'invenzione, dall'altro gli si addebita un altrettanto mitico immobilismo.
Il confronto istituito tra progresso culturale in Occidente, da un lato, e immobilismo tecnologico e sapienza occulta in Oriente, dall'altro, è un'impostazione ideologica greco-classica: il miracolo greco rappresenterebbe il punto d'arrivo (sia per continuità che per contrapposizione) delliter storico-teleologico che va dalla Rivoluzione urbana (che si può dire completata intorno al 3500 a.C.) all'avvento della democrazia ateniese..
Il mito del dispotismo orientale e dell'opulenza Il mito del dispotismo orientale deriva dalla lettura greco-classica, nel tentativo di accentuare le differenze rispetto alla democrazia occidentale..
Altrettanto, va sfatato il mito ottocentesco che dipingeva queste civiltà come opulente, fortemente urbanizzate, con città riccamente decorate e alfabetizzazione diffusa: la grande maggioranza degli agglomerati erano solo villaggi sostentati da un'economia agro-pastorale, il 90% (se non più) della popolazione era presumibilmente analfabeta e viveva un'endemica penuria alimentare..
L'eredità antica Maggiore margine di oggettività risiede, invece, nella constatazione che la quasi totalità del complesso di animali e piante sfruttati oggi dall'uomo per la produzione di cibi e tessuti (oltre che per il trasporto) fu individuata e selezionata (non sempre volontariamente) proprio nel contesto della rivoluzione neolitica del Vicino Oriente, come accadde per i cereali, i legumi, gli ovini, i caprini, i bovini, la vite, l'ulivo, il cavallo, l'asino, il cammello, il dromedario, la birra, 1911. Secondo Arnold la birra deve le sue origini agli agricoltori assiri.. Tale rivoluzione comportò anche lo strutturarsi di organizzazioni familiari e sociali di lunghissima persistenza e di un paesaggio agrario i cui elementi costitutivi restano in vita ancora oggi, come il campo, l'orto, il pozzo, l'aia, il canale.
Assiriologia
Lo studio del Vicino Oriente antico, in particolare sotto gli aspetti archeologico e filologico, è chiamato "assiriologia". Il nome deriva dal fatto che, alle sue origini (metà del XIX secolo), la disciplina si concentrò inizialmente sulla civiltà assira. Con l'ampliarsi delle conoscenze sulla Mesopotamia e sul Vicino Oriente antico in generale, l'assiriologia estese i propri interessi alla civiltà babilonese e alla civiltà sumera, oltre che a varie altre popolazioni e territori, come la Persia, la Susiana, l'Armenia, l'Asia minore, in contatto con le civiltà principali.
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