Le teorie del complotto sul signoraggio (chiamato anche più semplicemente signoraggismo) comprendono una serie di teorizzazioni che sostengono l'argomento di fondo secondo cui le attività istituzionali di emissione e di gestione della moneta ed il reddito prodotto dal signoraggio da parte delle banche centrali sarebbero svolte, in realtà, a danno dei cittadini di uno Stato, in favore di una trama di vari poteri oscuri e occulti a cui farebbe capo l'intera macchinazione. Tali teorie mescolano, sovente, problemi ed elementi disparati ed eterogenei, come la ripartizione del reddito da signoraggioMarco Della Luna, Antonio Miclavez, Euroschiavi. Macro Edizioni, 2007, ISBN 8887307490, 9788887307498, la fiscalità monetaria come descritta da autori come Gesell, Steiner, Pound, le teorie di Giacinto Auriti sul valore indotto, e l'emissione di moneta per finanziare il deficit statale.

Alcuni critici, come l'economista Mary Mellor, includono tra tali teorie complottistiche anche le teorie neo-cartaliste o post-keynesiane, come la teoria della moneta moderna. Gli autori cartalisti, però, hanno espressamente affermato che questo non è un principio contenuto nella teoria.

Spesso diffuse attraverso libri, blog e, soprattutto, siti web, queste ricostruzioni sono per lo più propugnate da soggetti che non sono né economisti né espertiAd esempio, gli autori del libro Euroschiavi sono un avvocato e un dentista. Esse, inoltre, non trovano conferma in nessun manuale divulgativo o specialistico di economia e, per questi motivi, l'intero complesso di tali teorie sul signoraggio è rubricato al rango di un sistema infondato di bufale.Sul Web, sono vari anche gli autori che si sono occupati di smentire e demistificare tali teorie usando un linguaggio semplice e comprensibile. Si vedano, ad esempio, le pagine Signoraggio tra mito e realtà, La bufala del signoraggio , Sito sulle frottole sul signoraggio , Ancora sul nonsenso signoraggistaLe bugie di Scilipoti, quando mancano gli argomenti, AgoraVox, 16 novembre 2011

Fondamento della teoria

Secondo i sostenitori di tali teorie, le banche centrali otterrebbero il reddito da signoraggio grazie alla differenza tra valore nominale della moneta emessa e costo sostenuto per la stampa (quest'ultimo, quindi, di entità trascurabile rispetto al primo). Tale affermazione costituisce uno degli assunti principali comuni a tali teorie: si tratta, tuttavia, di un argomento fallace, dal momento che, in realtà, il reddito da emissione di moneta viene prodotto in modo diverso e non ha alcuna attinenza, né per meccanismo di produzione né per entità, con la definizione sottesa da tale affermazione. Senza contare, inoltre, la necessità di distinguere, in tale processo, tra moneta metallica e cartamonetaSi vedano: Paolo Biffis, Il settore bancario, ISBN 8890270810, 9788890270819; Peter Kennedy, Introduzione alla macroeconomia. Apogeo Editore, 2002 ISBN 8873038638, 9788873038634. Tale ricchezza verrebbe poi spartita, a tutto svantaggio dei cittadini, tra banchieri e presunti poteri forti che dominerebbero tale sistema.

In realtà, il reddito da signoraggio percepito dalle banche centrali può essere definito come il flusso di interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote in circolazioneBanconote e Monete › Signoraggio, dal sito della Banca d'Italia , con un'incidenza, pertanto, ben più bassa rispetto a quanto sostenuto dalle tesi complottiste (differenza tra valore facciale della moneta e costi per la coniazione o la stampa).

Avvenimenti correlati La fondazione della Banca d'Inghilterra La maggior parte dei sostenitori di questa teoria fa risalire l'inizio della presunta truffa ai danni dei cittadini all'avvento delle banche centrali, ovvero alla fondazione della Banca d'Inghilterra (BOE) nel 1694. Sebbene la più antica banca centrale sia stata la Banca di Svezia, per i sostenitori della teoria del complotto è la nascita della BOE che rappresenta l'inizio del furto - ovvero la perdita da parte dello stato della propria sovranità monetaria affiancata alla nascita del debito pubblico.

In realtà, il debito pubblico non rappresentò altro che la nuova denominazione del vecchio debito della Corona inglese. La Banca d'Inghilterra fu costituita come personalità giuridica autonoma in risposta alle esigenze di raccolta immediata di risorse di cui la corona necessitava per finanziare la guerra che Guglielmo III combatteva contro Luigi XIV. Dopo la crisi che nel 1671 aveva colpito gli orefici, fino ad allora attivi nella raccolta di depositi e nell'emissione di certificati, si erano moltiplicati i progetti di costituzione di una banca di emissione che ristabilisse il credito alla Corona inglese (caduto ai minimi sotto Carlo II) e che riducesse le rigidità della circolazione metallica. La costituzione della Banca d'Inghilterra fu imposta dalle necessità finanziarie della Corona: a quest'ultima, gli azionisti della Banca d'Inghilterra fornirono un credito in contanti di 1,2 milioni di sterline a un tasso dell'8% annuo, ovvero inferiore a quelli allora correnti. La banca ricevette una serie di privilegi: fu l'unica a responsabilità limitata e l'unica autorizzata a emettere banconote in Inghilterra; essa ottenne, inoltre, la custodia esclusiva dei fondi di cassa del governo, un privilegio connesso alle successive concessioni di credito e alla creazione di un debito pubblico nazionale, quando nel 1696 fu introdotto il buono dello scacchiere e quando tra il 1749 e il 1757 su progetto di Sir Henry Pelham fu collocato un prestito irredimibile del 3%.Pier Angelo Toninelli, Lo sviluppo economico moderno, Tascabili Marsilio ISBN 88-317-9055-2, cap. 6, Moneta e Credito, di Giandomenico Piluso. Pertanto, il primo beneficiario dalla nascita della Banca d'Inghilterra fu in, effetti, la Corona stessa.

I Protocolli dei Savi di Sion Alcuni aspetti particolari delle teorie del complotto sul signoraggio, derivate indirettamente dal falso storico dei protocolli dei savi di Sion e molto diffuse in ambienti antisemiti, attribuiscono agli ebrei la "colpa" in una sorta di cospirazione mondiale (si vedano le voci protocolli dei savi di Sion e teoria del complotto giudaico).

Vicende valutarie delle colonie americane Le teorie del signoraggio si sono spinte sino a riscrivere le motivazioni sulla storia della nascita degli Stati Uniti d'America. Infatti, secondo i sostenitori della teoria, la causa all'origine della guerra d'indipendenza americana non è da ricercarsi la serie di rivolte contro l'incremento dell'imposizione fiscale della madrepatria sfociate nel Boston Tea Party, ma sarebbe stato il Currency Act 1764, che vietava l'emissione di moneta cartacea da parte delle colonie, togliendo ai governi delle colonie dell Impero britannico il diritto sovrano di provvedere alle proprie necessità senza oneri per la popolazione in termini di imposte o debito.

La cartamoneta non era l'unica che circolava nelle colonie: era affiancata da monete d'oro e d'argento di coniazione spagnola e portoghese, e veniva emessa sia per pagare le spese, sia contro debito fruttifero di interesse (ovvero analogo alle banche centrali odierne); nel Maryland invece l'emissione era coperta dalle sterline britanniche.Money in the American Colonies | Economic History Services

L'effetto dell'emissione cartacea fu una iperinflazione nelle colonie del New England e della Carolina del Sud. Nel 1900 Charles J. Bullock, una delle più rispettate autorità in materia di studi sulla finanza pubblica coloniale, parlò degli esperimenti monetari come un carnevale di frode e corruzione, descrivendo il tutto come un quadro fosco e vergognoso. A suo giudizio, intervenendo per porre un freno, il Parlamento aveva agito sanamente. Davis Rich Dewey, un altro esperto monetario, osservò che «una parte cospicua della popolazione, specialmente nelle maggiori città dell'Est, si tenne lontana dalla rivolta contro l'Inghilterra non tanto perché fosse contraria, ma per il timore che l'indipendenza portasse con sé un'eccessiva emissione di cartamoneta, con tutte le conseguenti perturbazioni negli affari».John Kenneth Galbraith, Storia dell'economia. BUR edizioni, pag. 165.

Vi furono comunque eccezioni: le Middle colonies, ad esempio, non registrarono alte inflazioni. L'ipotesi più robusta argomenta che le Middle colonies, oltre a non avere trasgredito i limiti imposti dalla corona inglese, avessero stabilito una sorta di cambio fisso con le monete d'oro e d'argento in circolazione all'interno della colonia, regolandone e limitandone l'emissione a seconda del loro afflusso o deflusso.

Inoltre, il Currency Act del 1764 non aveva vietato l'emissione di carta moneta da parte delle colonie, ma aveva solo esteso i limiti, imposti in precedenza al New England, riassumibili nella fine dell'accettazione, da parte della madrepatria, della moneta coloniale come mezzo di pagamento delle imposte e della garanzia di un gettito fiscale in grado di assicurare il futuro ritiro della moneta emessa in un tempo massimo di cinque anni.Farley Grubb, Creating the U.S. Dollar Currency Union,1748-1811: A Quest for Monetary Stability or a Usurpation of State Sovereignty for Personal Gain?, in American Economic Review, 93(5), 2003: pp. 1778-1798.

Lincoln e Kennedy

Alcuni sostenitori della teoria del complotto utilizzano, come argomenti, anche gli assassini dei presidenti americani Abraham Lincoln e John Fitzgerald Kennedy: secondo tale tesi, i due omicidi sarebbero stati messi in atto dai beneficiari della presunta "frode", che avrebbero sventato il presunto progetto, dei due presidenti, di togliere ai banchieri il signoraggio.

Lincoln, per far fronte alle esigenze di finanziamento della guerra di secessione americana, in mancanza di una banca centrale e in presenza dei forti tassi di interesse richiesti dalle banche allora presenti negli Stati Uniti, decise di emettere una propria moneta - i cosiddetti greenbacks - che restarono in circolazione, in modo discontinuo, sino al 1971.

Tale azione di Lincoln viene portata come esempio di attività vantaggiosa per i cittadini, in luogo dell'emissione di moneta da parte delle banche; le conseguenze per l'economia americana furono, in realtà, una fortissima inflazione, che portò al raddoppio dei prezziJohn Kenneth Galbraith, Storia dell'economia Bur edizioni, e un incremento di debito pubblico. Secondo quanto afferma il Bureau for Public Debt, l'ente governativo statunitense che controlla il debito pubblico, il debito pubblico nel 1860 ammontava a 65 milioni di dollari. È stato stimato che la Guerra di secessione americana costò alla nazione 5,2 miliardi di dollari per le spese dirette. Il costo della guerra civile fu così alto rispetto al budget statale che per coprire la spesa non bastarono i 150 milioni di dollari emessi in greenbacks, ma fu necessario ricorrere a ulteriori 500 milioni di dollari in titoli di debito. Così, «alla fine del 1865 il debito pubblico ammontava a 2,2 miliardi di dollari ma l'unione era stata preservata».Da notare che il debito pubblico alla fine della guerra fu meno della metà delle spese belliche, senza contare tutte le altre voci in bilancio.

Kennedy, invece, viene portato come esempio di tentativo di surroga del Governo degli Stati Uniti sulla banca centrale. Viene quindi citato l'ordine esecutivo 11110, che assegnava al Dipartimento del Tesoro il potere «di emettere certificati sull'argento contro qualsiasi riserva d'argento, argento o dollari d'argento normali che erano nel Tesoro». In realtà, il potere di emettere certificati d'argento era stato garantito al presidente degli Stati Uniti dall'Agricultural Adjustment Act del 1933, ed esteso al Segretario del tesoro, sotto determinate condizioni, dal Silver Purchase Act del 1934.