Gandino (AFI: ; Gandì in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato in Val Gandino, alla sinistra orografica del fiume Serio, dista circa 24 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico ed è compreso nella Comunità montana della Valle Seriana.

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale si sviluppa presso la parte terminale dell'altipiano della val Gandino, che deve il proprio nome al paese stesso, a un'altezza di compresa tra i del fondovalle e i del Pizzo Formico. Il nucleo abitativo del capoluogo è raccolto attorno al centro storico e distribuito in modo uniforme, mentre più a monte sono poste le due frazioni Cirano, nella stretta val d'Agro, e Barzizza, sulle pendici del monte Farno in direzione nord-ovest del territorio

A livello amministrativo, il territorio è delimitato in modo naturale dalle alture che sovrastano il centro abitato: a nord il confine infatti è dato dalla cresta che sale dal Corno Guazza () fino al pizzo Formico, continuando per il monte Fogarolo (), limite naturale con i comuni di Ponte Nossa, Clusone e Cerete; a est è invece lo spartiacque dato dal monte di Sovere (1) e dal monte Grione () a fungere da delimitazione con Sovere e la val Borlezza; mentre a Sud-Est il profilo delle sommità dei monti Grione, Sparavera () e Pizzetto () è il limite orografico con la val Cavallina ed i comuni di Ranzanico ed Endine Gaiano. A sud la linea di divisione con Peia scende dal monte Pizzetto al fondovalle, fino a raggiungere il corso del fiume Romna, che rappresenta il confine prima con la stessa Peia, poi con Leffe.

I limiti territoriali a ovest invece rimangono nel fondovalle e si incontrano con le competenze municipali di Cazzano Sant'Andrea e Casnigo, per poi portarsi ad un livello di mezza collina e raggiungere la zona della località Ponte del Costone, da cui poi risalgono fino alla sommità del Corno Guazza.

Ricchissima è l'idrografia. Il principale corso d'acqua è il torrente Romna, che nasce dall'unione di tre corsi d'acqua inferiori che scendono dalle vallate che sovrastano il paese: la val d'Agro (in alcuni documenti indicata col nome di "val d'Andro"), la val Groaro e la valle Piana.

La val d'Agro, compresa tra il monte Guazza ed il monte Corno (), si sviluppa a monte del centro abitato e termina presso la località Campo d'Avene, ricevendo le acque delle piccole valle Segaboli e valle Cane da destra; la val Groaro, in cui scorre l'omonimo torrente, prende vita sulle pendici del pizzo Formico e ha come tributarie le valli Peregallo, che vi si immette più a monte, e Fada, che si unisce più a valle; la valle Piana nasce invece nella zona del monte di Sovere, (nei pressi del rifugio partigiano Malga Lunga) e nel suo tratto iniziale è stretta in ripido solco scavato tra il monte Corno (a destra) ed i monti Grione, Sparavera e Pizzetto (a sinistra). Riceve numerosi affluenti minori, molti dei quali si gonfiano solo in seguito ad abbondanti piogge, tra cui quelli che solcano la valle dei Fondi, la valle di Boda, la valle Servalli e la valle Costa Bruciata.

Vi è inoltre il torrente Re, che prende vita nella piccola valle Chignolo, da cui poi si sviluppa la valle Torre, e riceve le acque del torrente Togna, che scende dalla zona di Cirano ad ovest della Costa del Gallo, attraversando la zona residenziale al confine con Cazzano. Quest'ultimo corso d'acqua, che fino al termine del XX secolo era utilizzato come scarico dei pozzi neri e per questo chiamato Merdarolo, si getta poi nella Romna a valle di Casnigo, nei pressi del centro sportivo consortile.

Storia Dalla preistoria ai Galli

I primi insediamenti dell'uomo sul territorio risalgono a epoche assai remote, come testimoniato dai resti rinvenuti durante alcuni scavi archeologici effettuati tra il 1999 e il 2001 sulle montagne che sovrastano il paese. Queste alture garantivano sicurezza agli uomini primitivi, che nelle grotte e nelle cavità della roccia potevano trovare riparo dai predatori e dalle intemperie.

I reperti più antichi sono alcuni manufatti in selce emersi presso la località "Campo d'Avene", distesa erbosa posta alla testata della "valle d'Agro", riconducibili al Paleolitico superiore, in un periodo compreso tra il XIII e l'XI millennio a.C.. Nella vicina "conca del Farno" sono stati rinvenuti differenti elementi litici riconducibili al paleolitico, presso la "pozza dei morti della Montagnina", ed altri a forma triangolare presso la pozza della Guazza databili al periodo Mesolitico, tra l'XI e il IX millennio a.C..

Al Neolitico (IX-IV millennio a.C.) appartengono invece i cocci in ceramica, le selci e i carboni emersi presso la "pozza dei sette termini", indice di come la zona fosse frequentata da sporadiche presenze di cacciatori, pastori e mandriani nomadi.

È invece durante l'età del ferro, periodo del quale sono giunti a noi due punte di lancia e un elmo, che si verificarono i primi insediamenti stabili, quando nella parte alta del centro abitato si svilupparono piccoli agglomerati, a margine dei quali cominciarono a trovare spazio le prime coltivazioni stanziali. Si trattava di popolazioni di origine ligure, dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. A essi, a partire dal V secolo a.C., si aggiunsero ed integrarono le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani. Nonostante si trattasse di presenze sporadiche, che non formarono mai un nucleo abitativo definito, questi ultimi lasciarono segni indelebili della loro presenza, come testimoniato dai numerosi toponimi a essi riconducibili.

In primo luogo il nome stesso del paese deriverebbe dalla chiara matrice celtica Gand-, indicante un territorio ripido, sassoso e franoso (luogo probabilmente identificabile con il ghiaione della località Groaro), e presente in numerosi altri toponimi della provincia di Bergamo quali Gandellino, Gandosso e GandaU. Zanetti. Op. cit. p. 121. Di origine celtica dovrebbero essere anche i nomi dei torrenti Romna e Rino, e delle frazioni Barzizza (Bargigia nella forma dialettale, riconducibile a Barg- o Berg-, indicante un'altura) e Cirano (in dialetto Scerà e derivato da Scèr-, ossia cerro, genere di albero)P. Gelmi e B. Suardi, Gandino, Op. cit. p. 32.

Riguardo alle frequentazioni di questa popolazione, è invece priva di fondamenta la leggenda che indicherebbe la località Coren d'altar come luogo sacro in cui i druidi svolgevano i propri ritiP. Gelmi e B. Suardi, Gandino, Op. cit. p. 28.

Dai Romani al Medioevo

A partire dal I secolo a.C. il territorio fu interessato dalla conquista dei Romani che a livello amministrativo vi istituirono un vicus, a sua volta incluso nel Pagus Saturnius che raggruppava i centri della val di Scalve e della media e alta val Seriana.

Pur rimanendo estranei alle vicende della valle Gandino, i nuovi conquistatori lentamente si integrarono alle popolazioni celtiche. La piccola comunità gandinese, che in quel tempo poteva essere considerata amministrativamente autonoma, era composta da persone legate tra loro da vincoli di sangue e interessi comuni, tra cui lo sfruttamento dei pascoli e la gestione dei boschi.

Al termine della dominazione romana vi fu un periodo di decadenza e abbandono del centro abitato, con la popolazione che sovente era costretta a cercare riparo sulle alture circostanti al fine di difendersi dalle scorrerie perpetrate dalle orde barbariche. La situazione ritornò a stabilizzarsi con l'arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase de facto attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto al termine del XV secolo.

Con l'arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell'VIII secolo il territorio, formato da agglomerati sparsi, venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours. Ed è a questo evento a cui si riferisce il primo documento scritto che attesta l'esistenza del paese: è il 17 agosto 774 quando, in un atto rogato redatto a Pavia, l'imperatore Carlo Magno dona ai suddetti religiosi la Val Camonica cum salto Candino, dove salto starebbe a indicare l'intera valle Gandino.

La prima volta in cui viene fatta menzione del paese è datata invece 1º agosto 830 quando Aucunda, moglie di Gausperto, dona alcuni terreni posti presso Gandino a Grasemundo, vescovo di Bergamo. Quest'ultima autorità, grazie a permute, donazioni e investiture, acquisì pieno potere su tutta la val Seriana, assurgendo in modo ufficiale a ruolo di feudatario nel 1041.

Con il passare degli anni al potere vescovile si affiancò quello di alcune famiglie della zona, che riuscirono a ottenere sempre più spazio, passando dal ruolo di grandi proprietari a quelli di feudatari de facto. È il caso dei Ficieni, originari della città di Bergamo, ai quali sul finire dell'XI secolo il Vescovo concesse in feudo le terre di Gandino, Cirano, Barzizza, Cazzano e Leffe. Altri terreni furono infeudati alle famiglie Adelasi e Castelli, che poterono però vantare privilegi minori rispetto ai Ficieni. Questi ultimi infatti, oltre a poter amministrare la giustizia tramite un gastaldo (un loro uomo di fiducia, dal momento che mantennero il centro dei loro affari nel capoluogo orobico), cominciarono a dotarsi di strumenti di difesa, costruendo la propria residenza in una casatorre con una cinta muraria presso la "Contrada del castello" (la via Castello). Altre fortificazioni sorsero sul territorio, tra cui la "torre Berardi" presso Barzizza e la torre di Cirano, presso l'omonima frazione.

Il periodo comunale

Tuttavia tra la popolazione cresceva sempre più il desiderio di emanciparsi dal potere vescovile e feudale, al fine di poter decidere in autonomia la gestione del territorio. Il primo passo in tale direzione è datato 1180, quando il vescovo Guala, formalmente detentore dei diritti, investì il comune, rappresentato da tre consoli, dei diritti riguardanti la caccia. La nascita definitiva dell'istituzione comunale risale invece al 6 luglio 1233, quando Arpinello Ficieni, dopo aver ereditato dal padre il feudo della val Gandino, decise di cedere in perpetuo tutti i suoi diritti feudali al comune di Gandino. Il passaggio di consegne venne firmato tramite un atto pubblico alla presenza dell'Arengo (l'assemblea del popolo) comandato da tre consoli, per la somma di 950 lire imperiali. L'atto detto di Emancipazione, è conservato presso la Sala della Valle. Qualche anno più tardi, nel 1247, seguì anche l'acquisizione delle terre e dei diritti della famiglia Adelasio, per la cifra di lire imperiali.

Si trattava di cifre importanti, che il comune riuscì a reperire grazie alla notevole crescita economica che si stava verificando grazie allo sviluppo della produzione della lana. Ciò garantì un grande benessere alla popolazione anche per via dell'indotto: numerosi erano difatti i tosatori di pecore, i fabbri e i falegnami per la costruzione di telai, i carrettieri per il trasporto dei materiali, gli operai del follo per la tintura, la striatura, la cimatura e la cardatura di quelli che vennero chiamati pannilana. In breve tempo Gandino raggiunse il vicino paese di Vertova a livello di produzione e di commercio, diventando mercato di riferimento della media valle.

L'istituzione comunale era retta dagli appartenenti alla classe dei proprietari terrieri e alla classe mercantile, che poterono gestire più o meno direttamente i beni comunali, affittando pascoli e facendo pagare dazi.