La letteratura angolana è costituita dalle opere scritte e pubblicate a partire dalla fine della prima metà dell'Ottocento da autori nati per la maggioranza in Angola prima dell'indipendenza (1975) o lì trasferitisi dal Portogallo o da altre colonie portoghesi. Tali opere rappresentano un insieme complesso sia per la nazionalità degli scrittori sia per la stratificazione linguistica dovuta alla storia del Paese a lungo colonizzato dai portoghesi. La letteratura scritta è composta principalmente in portoghese, ma esistono autori che si esprimono in una delle numerose lingue locali o creano una lingua ibrida tra il portoghese e gli idiomi angolani.

L'Angola nel contesto della storia dell'Africa lusofona L'Angola è uno dei cinque Paesi Africani denominati congiuntamente P.A.L.O.P., sigla che in portoghese indica i Países Africanos de Língua Oficial Portuguesa (gli altri sono: Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico e São Tomé e Príncipe). Per "Paese africano di lingua ufficiale portoghese" s'intende una nazione nella quale si è optato per un regime di accentuata diglossia dove il portoghese, lingua ufficiale, è usato in contesti pubblici o in occasioni solenni ed è insegnato nelle scuole come prima lingua. Al contrario, le lingue native sono utilizzate nelle situazioni informali, nella quotidianità, a livello popolare e nell'ambito familiare. I Paesi dell'Africa lusofona sono stati accomunati da cinque secoli di colonizzazione portoghese, che ha sottomesso anche culturalmente i Paesi dell'Império. Secondo molti ciò che realmente lega Angola, Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico e São Tomé e Príncipe è una realtà storica che, al di là delle distinzioni geografiche, linguistiche, etniche e culturali, incombe sul destino di questi Paesi. Di qui scaturisce, in tempi relativamente recenti, una volontà comune di riscoperta, ricostruzione e affermazione della cultura africana, in contrapposizione all'oppressione politica e culturale dei coloni bianchi. Nei lunghi anni che precedono il 1975La lotta dei movimenti di liberazione è più lunga nell'Africa lusofona dato che i portoghesi sono molto restii ad accettare la decolonizzazione rispetto ad altre nazioni europee come Francia e Inghilterra. Le date dell'indipendenza sono: Angola (il Paese segnato dalla più lunga lotta coloniale) 11 novembre 1975; Capo Verde 5 luglio 1975; Guinea-Bissau 1974; Mozambico 25 giugno 1975; São Tomé 12 luglio 1975. Si veda Celani, 2003, p.11-16, 35-37, 53-55, 63-65 e 77-79., quando le colonie ottengono la definitiva indipendenza, si è sviluppato un progetto per il raggiungimento dell'indipendenza politica che s'identificava a pieno col progetto di costruzione di un'autonoma cultura nazionale. Non a caso i principali esponenti della generazione militante (quella che dagli anni sessanta ha condotto la lotta per l'indipendenza) sono stati anche i maggiori poeti e scrittori della voce africana. Tra di loro si possono citare Amílcar Cabral, Agostinho Neto, Marcelino dos Santos. In generale quasi tutti gli autori e artisti africani hanno svolto un ruolo politico-sociale durante la lotta di liberazione anticoloniale, spesso ricoprendo importanti cariche pubbliche.

Parlando dell'Africa lusofona va segnalata una peculiarità di fondo che unisce i cinque Paesi che ne fanno parte. La pervasiva vicenda coloniale, la tarda indipendenza ottenuta con quasi un ventennio di ritardo rispetto agli altri Paesi Africani, e la conseguente durevole lotta di liberazione, lasciano un'ipoteca anche sullo sviluppo della letteratura e delle altre forme di espressione artistica. L'area delle ex colonie portoghesi presenta, da un punto di vista strettamente quantitativo, una produzione letteraria inferiore rispetto alle altre ex-colonie africane di lingua francese o inglese. Per quanto riguarda invece il punto di vista contenutistico, l'epopea della liberazione e il problema dell'identità nazionale ricoprono un ruolo preponderante tra le tematiche trattate. Quella che prevale è sicuramente l'espressione poetica piuttosto che quella narrativa.

La Négritude

Agli albori del sentimento di indipendenza e rivalsa socio-politico-culturale si trovano numerosi movimenti culturali che coinvolgono non solo negrosPlurale del portoghese negro cioè “persona di colore”. Il termine non assume in portoghese la valenza dispregiativa che ricopre invece in italiano, anzi, il sostantivo è usato per sottolineare l'appartenenza a un popolo le cui peculiarità e ricchezze socio-culturali devono essere esaltate . Il corrispettivo denigratorio dell'italiano "negro" è in portoghese preto. ma anche bianchi e meticci e che, nei primi decenni del secolo scorso, si riconoscono sotto l'etichetta di Renascimento Negro, Indigenismo o Negrismo. Questi movimenti si sviluppano inizialmente nelle Americhe, principalmente negli Stati Uniti, a Cuba, a Haiti e nei Caraibi proclamando l'ideale di uguaglianza di tutti i gruppi sociali e portando avanti l'intento di riscoprire il passato, delle tradizioni e del valore etnico-sociale di ciascun popolo, in particolare l'afro-americano e l'afro-caraibico.

Pochi anni dopo anche l'Europa è coinvolta da tale fermento culturale. È doveroso segnalare un movimento sorto a Parigi tra gli anni venti e trenta grazie all'iniziativa di alcuni scrittori e intellettuali africani e antillani. Esso prende il nome di Négritude, termine che esordisce in ambito letterario sul decimo volume della rivista Volonté in un testo poetico, Cahier d'un retour au pays natal, di Aimé Césaire, poeta della Martinica recentemente deceduto. Obiettivi del movimento sono: la difesa del patrimonio culturale delle popolazioni di colore, la negazione di una possibile assimilazione a modelli esterni alla storia nero-africana e la conseguente creazione, in campo letterario, di una scrittura basata su temi, personaggi, ambientazioni paesaggistiche e tradizioni africane. Grazie alla sua attività informativa e al suo indirizzo anticoloniale la Négritude diviene presto un essenziale punto di riferimento per i maggiori scrittori africani, lusofoni e non. Tuttavia, è nel corso degli anni sessanta che l'ideologia del movimento diventa oggetto di pesanti critiche, in particolare da parte degli autori emergenti dell'Africa di lingua inglese, soprattutto nigeriani. In effetti, un'esasperazione dei temi peculiari della Négritude, ha condotto, a volte, a una cieca valorizzazione della cultura negra fondata su stereotipi, cioè a un quasi ossessivo trattamento della tematica della razza, della Mãe Negra o Mãe TerraLett. “Madre Nera” o “Madre Terra” ovvero “l'Africa”. I due termini, tra loro sinonimi, sono usati per evidenziare lo stretto legame tra la terra africana e il suo popolo di cui si rivalutano le radici culturali, le tradizioni ancestrali e i modi di vita tribali.. Tutto questo ha irrimediabilmente finito per scontrarsi con le nuove prospettive di apertura dell'Africa alla modernità sulla via dell'indipendenza e dello sviluppo di una nazione. Gli ideali della Négritude si formano sulla scia di entusiasmo tracciata dall'abolizione della schiavitùDopo la condanna del commercio schiavistico da parte del Congresso di Vienna (1815) l'Inghilterra è la prima nazione ad abolire nel 1833 la schiavitù. Nonostante che il Portogallo vari una serie di leggi abolizioniste nel '33, '56, '58 e '69, la schiavitù si perpetua fino ai primi decenni del ventesimo secolo. Nella legislazione coloniale la figura dello schiavo fu sostituita, inizialmente, dal serviçal, un termine che sostanzialmente non mutava le condizioni degli indigeni ancora costretti al lavoro in quanto ciò equivale a funzione civilizzatrice. La tratta continua nel Novecento grazie ad un articolo dell'Acto Colónial (1930), che prevede esplicitamente la possibilità di obbligare gli indigeni a lavorare in opere pubbliche d'interesse generale per la società. Molte imprese, non solo private, ma anche statali, hanno così la possibilità di prelevare manodopera all'interno dei villaggi e nelle aree più povere delle città. È questa la così detta forma del contrato, vera e propria schiavitù moderna e della quale sono rimaste numerose testimonianze, soprattutto letterarie. Si veda Celani, 2003, p. 7-8. e s'ispirano alle idee anticolonialiste di W.E.B. Du Bois e degli scrittori della cosiddetta Harlem Renaissance, Langston Hughes e Claude McKay in prima linea. Proprio in America Settentrionale fanno fortuna quei personaggi che, nell'immaginario comune, sono eletti paradigmi esemplari del nero trionfatore fuori dalla propria patria. Fra questi si ricordano Joe Louis, Jesse Owens e Louis Armstrong. Gli Stati Uniti d'America risultano, così, fondamentali per innescare il processo di presa di coscienza e volontà di cambiamento, che porterà nel continente africano allo sviluppo di un ricco e variegato patrimonio artistico letterario (Larangeira, 1995, p. 28-29).

La letteratura coloniale Tutti i Paesi dell'Impero portoghese condividono una prima fase della letteratura. Questa è comunemente definita Literatura Colonial (Letteratura Coloniale), espressione che fa riferimento al modello letterario lusitano, ambito che traspare in maniera evidente dai testi scritti secondo il punto di vista del colonizzatore. In essi prevalgono personaggi di coloni bianchi mentre gli africani sono descritti secondo lo stereotipo del selvaggio, quasi non umanizzato, ridotto allo stato bestiale.

Va sottolineato che la popolazione delle colonie portoghesi è istruita solo in rari casi e gli alfabetizzati, os assimilados, non hanno accesso se non alle opere scolastiche"Gli assimilati sono un nuovo strato sociale che nasce dalle esigenze politiche ed economiche dello Stato coloniale che ha bisogno, per l'amministrazione e i servizi, di supporti a livello basso come interpreti, segretari, infermieri. Nello Statuto dei popoli coloniali dei possedimenti portoghesi (1954) si stabilisce che gli indigeni possono ottenere la cittadinanza portoghese, e accedere quindi allo stato di assimilati a condizione però che parlino correttamente la lingua portoghese, che dispongano di redditi da lavoro, che abbiano un buon comportamento e abbiano acquisito un'istruzione. Essere assimilati significa quindi abbandonare l'universo culturale nel quale si è nati per un altro universo che promette prestigio e ascesa sociale." Mazzetti, 2004, p. 7-8.. In questo clima di analfabetismo, scarsità culturale e dominio europeo, la Letteratura Coloniale perdura almeno fino a tutto il quarto decennio del XX secolo. Essa è infatti ufficialmente incentivata come un vero e proprio strumento ideologico della dittatura salazarista al fine di conferire ai portoghesi l'immagine di coloro che scoprono un mondo primigenio e misterioso e legittimando così la civilizzazione e la dominazione degli africani. Bisogna attendere l'imporsi di una coscienza africana e nazionale affinché si diffondano i primi lavori definibili come angolani, capoverdiani, guineensi, mozambicani e santomensi (Larangeira, 1995, p. 26-27).

Storia letteraria d'Angola: dalla letteratura coloniale alla letteratura nazionale Al di fuori della letteratura scritta, esiste una ricchissima letteratura orale africana, e nello specifico angolana. Uno dei primi studiosi dell'argomento, ovvero il linguista svizzero Héli Chatelain, ha fornito, con la sua raccolta di circa una cinquantina di racconti tradizionali in kimbundoUno dei cinque grandi sottogruppi linguistici del ceppo bantu. Oltre al kimbundo, che è parlato nel nord del Paese da circa due milioni di persone, convivono in Angola circa quaranta lingue diverse. Dati tratti da Bonvini 1993, p. 8-17. e tradotti in inglese, il modello per successive e fondamentali opere anche dedicate ad altre aree linguistiche. La letteratura orale ha inoltre marcato con orme indelebili la letteratura scritta confermando la contaminazione tra cultura popolare e cultura colta.

Gli albori della letteratura angolana