I film di gangster (o gangster movie) fanno parte di quel particolare genere cinematografico che tratta delle attività dei gangster, termine di origine statunitense utilizzato per indicare i delinquenti abituali appartenenti ad una banda collegata alla piccola criminalità o alla malavita organizzata.

Storia Precursori del gangster movie sono considerati i film muti Fantômas - À l'ombre de la guillotine (1913) di Louis Feuillade e Il dottor Mabuse (1922) di Fritz Lang, entrambi con protagonista un criminale manipolatore, spietato e dotato di intelligenza diabolica. Il genere vero e proprio prese forma durante gli anni trenta negli Stati Uniti d'America in seguito al successo di alcuni film che parlavano di bande criminali che operavano a Chicago durante il proibizionismo (1920-1933), come Piccolo Cesare di Mervyn LeRoy (1931) e Nemico pubblico di William A. Wellman (1931), entrambi prodotti dalla Warner Bros., e Scarface - Lo sfregiato di Howard Hawks (1932), prodotto da Howard Hughes, che rimangono tre dei più grandi esempi del genere. I riferimenti espliciti ai fatti di cronaca nera dell'epoca (la stampa statunitense dava molto risalto ai crimini commessi da gangster come Al Capone, John Dillinger e Charles "Pretty Boy" Floyd) e il difficile contesto storico (la Grande depressione) in cui era diffusa la convinzione che l'unico modo per ottenere successo economico fosse attraverso il crimine (da qui il fascino esercitato dai gangster sul pubblico nonostante la loro manifesta immoralità), giocarono un ruolo fondamentale per il successo di queste pellicole, che lanciarono anche la carriera di importanti divi hollywoodiani come James Cagney, Edward G. Robinson, George Raft ed Humphrey Bogart. Negli Stati Uniti, nove film con protagonisti gangster furono distribuiti nel 1930, 26 nel 1931, 28 nel 1932 e 15 nel 1933, quando la popolarità del genere iniziò a diminuire a causa della fine del proibizionismo e della Grande depressione. Tali film però aggiravano i divieti imposti dal Motion Picture Producers and Distributors of America (MPPDA) attraverso il Codice Hays (cioè le linee guida per regolare la censura cinematografica negli Stati Uniti, entrate formalmente in vigore nel 1930 ma applicate soltanto dal 1934), come nel caso di Scarface - Lo sfregiato (1932), sottoposto per questo motivo a pesanti tagli e modifiche dalla censura tanto da ritardarne l'uscita di due anni. Perciò la MPPDA decise di inasprire le regole e pose pesanti restrizioni sulla produzione dei successivi film gangster, impedendogli di mostrare le forze dell'ordine come impotenti di fronte al crimine o di esaltare la figura del criminale: queste restrizioni furono recepite dal film La pattuglia dei senza paura (G-Men) di William Keighley (1935), che celebrava le imprese dei poliziotti nella lotta al crimine e in cui il protagonista James Cagney abbandonava gli usuali panni del gangster per vestire quelli del tutore della legge.

A partire dalla fine degli anni '60, quando il Codice Hays fu abbandonato a favore del sistema di classificazione dei film della Motion Picture Association, il genere fu rivitalizzato dai registi della New Hollywood, come Francis Ford Coppola (la trilogia de Il padrino), Martin Scorsese (Mean Streets, Quei bravi ragazzi, Casinò) e Brian De Palma (Scarface, Gli intoccabili). Si è poi diversificato ulteriormente dagli anni '90 in poi con registi come John Singleton (Boyz n the Hood), Mario Van Peebles (New Jack City), Quentin Tarantino (Le iene, Pulp Fiction, Jackie Brown), Tony Scott (Una vita al massimo), Michael Mann (Heat - La sfida, Collateral) e Spike Lee (Clockers).

Il cinema italiano elaborò invece il genere all'interno dei film sulla mafia (mafia movie) e del poliziesco all'italiana (o poliziottesco) degli anni '70, ritenuti, in numerosi casi, film di serie B dalla critica. Un caso isolato è rappresentato dall'ultimo film di Sergio Leone, C'era una volta in America (1984), considerato uno dei migliori film gangster di tutti i tempi.

Il cinema di Hong Kong sviluppò questo tema fin dagli anni '80 nel filone heroic bloodshed, derivazione stilizzata del film d'azione incentrato sulle Triadi, come in A Better Tomorrow (1986) di John Woo o City on Fire (1986) di Ringo Lam.

Nel cinema giapponese, questo genere è noto come yakuza-eiga (film sulla Yakuza) ed è apparso dagli anni '60 in poi con registi come Seijun Suzuki (La farfalla sul mirino), Kinji Fukasaku (Lotta senza codice d'onore) e Takeshi Kitano (Sonatine, Brother, Hana-bi - Fiori di fuoco).

In Francia, negli anni '60 e '70 il genere fu esplorato da registi come Jean-Pierre Melville (Frank Costello faccia d'angelo, I senza nome), Jacques Deray (Borsalino, Borsalino and Co.), Henri Verneuil (Il clan dei siciliani) e José Giovanni (Il clan dei marsigliesi). Riapparve negli anni 2000 e 2010 con una nuova generazione di registi, tra cui Jacques Audiard (Il profeta), Frédéric Schoendoerffer (Truands) e Olivier Marchal (Gangsters, A Gang Story).

Caratteristiche tipiche

Nella sua forma classica, coniata a partire da Piccolo Cesare, il genere ha come protagonisti malavitosi di umili origini e privi di scrupoli che incarnano il lato oscuro del "sogno americano" in quanto hanno la sfrenata ambizione di farsi strada nel mondo della criminalità, non esitando a sbarazzarsi con qualsiasi mezzo degli ostacoli che si frappongono al loro obiettivo e a compiere delitti sempre più efferati, arricchendosi alle spalle altrui. Inoltre vengono ritratti come individui psicopatici e perversi che hanno rapporti morbosi con le loro donne. Di solito, dopo la conquista del successo criminale, il protagonista subisce una rovinosa caduta che culmina in una morte violenta. Imitando il look di gangster realmente esistiti come Al Capone e John Dillinger, i protagonisti di queste pellicole vestono sempre in modo elegante indossando borsalino e completo, parlano con accento duro ed usano il mitra Thompson nelle loro imprese criminose. L'azione si svolge nel contesto urbano e le atmosfere sono quasi sempre cupe e notturne, cosa che avvicinava questi film al cinema espressionista.

Negli anni '70, quando la teoria dei generi divenne oggetto di studio accademico e venne definita una tassonomia più specifica dei generi cinematografici, i film gangster iniziarono a essere distinti dagli altri sottogeneri, in particolare da quello del poliziesco. Il genere è stato definito prevalentemente dal suo contesto storico, ideologico e socioculturale. Secondo Martha Nochimson, si possono distinguere tre categorie principali di film gangster: film che seguono le peripezie di fuorilegge ribelli (ad es. Gangster Story e Dillinger), melodrammi di gangster malvagi e psicopatici che incontrano l'antipatia del pubblico (ad es. ne L'isola di corallo) e, soprattutto, film che hanno per protagonista un gangster emarginato e immigrato, con il quale il pubblico si identifica (come Piccolo Cesare o Scarface - Lo sfregiato).

Nel tempo, il gangster movie si è allontanato dallo schema classico ed ha sviluppato diversi filoni, come quello incentrato sulla criminalità organizzata di tipo mafioso (mafia movie), sulle bande dedite alle rapine in grande stile o alle truffe (caper movie) e persino sulle mafie orientali (Yakuza film e pellicole di Hong Kong sulle Triadi).

Nel mondo Stati Uniti d'America

La prime pellicole uscite negli Stati Uniti che trattavano il genere furono film muti come The Black Hand (1906) di Wallace McCutcheon, I moschettieri di Pig Alley (1912) di David W. Griffith, Regeneration (1915) di Raoul Walsh e Le notti di Chicago (1927), diretto da Josef Von Sternberg, che parla di un gangster evaso dal carcere che sospetta che la sua donna lo tradisca. Il primo gangster movie prodotto dalla Warner Bros. fu The Doorway to Hell (1930) di Archie Mayo, cui seguì Piccolo Cesare (1931) di Mervyn LeRoy, considerato il primo capolavoro del genere ed incentrato sull'ascesa e la caduta del gangster italo-americano Cesare Enrico "Rico" Bandello ambientata nella Chicago degli anni '20. In seguito al successo di quest'ultima pellicola, il genere continuò con i film Nemico pubblico (1931) di William A. Wellman (sempre prodotto dalla Warner Bros.) e Scarface - Lo sfregiato (1932) di Howard Hawks, considerati, insieme a Piccolo Cesare, capolavori assoluti del genere. Dopo i problemi con la censura, il genere riprese con La pattuglia dei senza paura (1935), diretto da William Keighley, e con Angeli con la faccia sporca (1938) di Michael Curtiz fino ad arrivare a I ruggenti anni venti (1939) e Una pallottola per Roy (1941), entrambi di Raoul Walsh, che chiusero l'epoca d'oro del gangster-movie.

Dopo gli anni trenta, il genere conobbe un declino e le sue tematiche confluirono, seppur in chiave diversa, nei film noir, come I gangsters (1946) e Doppio gioco (1949), entrambi di Robert Siodmak, e La furia umana (1949) di Raoul Walsh. Di fine anni '50 è il successo del filone dei gangster movie biografici, generalmente film di serie B che portarono sullo schermo biografie di gangster famosi, come Faccia d'angelo (1957) di Don Siegel, La legge del mitra (1957) di Roger Corman, Jack Diamond gangster (1960) di Budd Boetticher e Al Capone (1959) di Richard Wilson.

La ripresa si ebbe alla fine degli anni '60, grazie all'abolizione del Codice Hays e al movimento della New Hollywood. Infatti la novità fu rappresentata dal successo del film Gangster Story (1967) di Arthur Penn, sulla vicenda dei noti banditi Bonnie e Clyde (che diventa metafora della contestazione giovanile degli anni '60), ma a dare nuova linfa al genere fu soprattutto Il padrino (1972), diretto da Francis Ford Coppola e tratto dall'omonimo romanzo di Mario Puzo, che racconta la storia di due generazioni che si alternano al comando della Famiglia Corleone, un'organizzazione criminale di origini siciliane che controlla la mafia nella New York di fine anni quaranta. La pellicola, che riscosse un enorme successo in tutto il mondo e diede vita ad una fortunata saga, è considerata tra le migliori della storia del cinema e un capolavoro assoluto del filone mafia-movie. È con questo film che il genere rinasce e cambia, non ritraendo più il gangster come uno psicopatico emarginato, ma come un abile criminale integrato nella società e capace di manovrare gli eventi politici ed economici. Altri registi della New Hollywood rivisitarono il gangster movie: Sam Peckinpah (Getaway!, 1972), Martin Scorsese (America 1929 - Sterminateli senza pietà, 1972), Robert Altman (Gang, 1974) e John Milius (Dillinger, 1973).

In particolare, Martin Scorsese affronta i nuovi temi del gangster movie con un taglio crudo e realistico in Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno (1973), per poi riprendere le stesse tematiche in Quei bravi ragazzi (1990), Casinò (1995) e The Irishman (2019): essi compongono un'ideale quadrilogia che il regista ha riservato alla mafia italo-americana, illustrandone rispettivamente l'ascesa, il massimo splendore, il tramonto e la caduta. Scorsese si rifà al genere gangster anche nello storico Gangs of New York (2002) e nel thriller poliziesco The Departed - Il bene e il male (2006).