Il castello Malaspina è una dimora storica vincolata dalla Soprintendenza per i beni artistici e architettonici. Si trova nel paese di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara, nella regione storica della Lunigiana. Nel novero dei Castelli lunigianesi, è la struttura più grande e meglio conservata, oggetto d'una intensa campagna di restauro nel 1960–1965 che ha sanato le devastazioni causatevi dalla Seconda guerra mondiale..

Il castello di Fosdinovo è stato residenza principale del Marchese di Fosdinovo, appartenente ad uno dei rami dei Malaspina dello Spino Fiorito, dal XIV al XVIII secolo, ed è oggi proprietà della famiglia Torrigiani-Malaspina, discendente per via femminile dai Malaspina.. La struttura è visitabile e completamente ammobiliata.

Storia

Origini

La costruzione dell'imponente fortezza, che si fonde perfettamente con la roccia arenaria, ebbe inizio nella seconda metà del XII secolo, anche se si parla del Castrum Fosdinovense già in un documento di Lucca del 1084. Quello di Fosdinovo, come vale per le strutture fortificate di Marciaso e Ponzanello, fu dunque una delle tante erigende militari che testimoniarono il diffondersi, nella Lunigiana storica, del fenomeno dell'incastellamento..

Inizialmente, la struttura fu innalzata a dominio e difesa del primitivo castrum di Fosdinovo e retta dalla popolazione locale per conto della diocesi di Luni i cui vescovi-conti contesero ferocemente, sino al principio del XIV secolo, il controllo territoriale tanto ai neonati Comuni quanto alle varie schiatte nobiliari della zona. L'ultimo di questi vescovi-conti, Antonio Nuvolone da Camilla (c. 1297–1307), coinvolto in una lunga contesa con il potente casato dei Malaspina chiusa dalla Pace di Castelnuovo (1306) negoziata da Dante Alighieri, amico di Moroello Malaspina, nominò però quale suo erede testamentario proprio il marchese di Mulazzo Franceschino Malaspina e membri dei Malaspina furono i suoi immediati successori alla cattedra vescovile.

I Malaspina

Nel 1221, quando la schiatta dei Malaspina divise il vasto dominio familiare, esteso nel XII secolo su gran parte dell'arco appenninico emiliano-ligure, in due rami, i Malaspina dello Spino Secco (cui a titolo di es. appartenevano i predetti Morello e Franceschino Malaspina) e quelli dello Spino Fiorito, a questi ultimi fu assegnato, fra gli altri, il feudo di Fosdinovo.Il dominio avito dei Malaspina fu diviso seguendo il corso del Magra: le terre a sinistra del fiume andarono allo Spino Fiorito di Moroello I Malaspina (in realtà, vero capostipite fu Obizzino Malaspina, † 1249/1254) e quelle a destra allo Spino Secco di Obizzo II Malaspina (in realtà, vero capostipite fu Corrado I Malaspina, 1180–post 1254) - oltre alla genealogia ed. in , approfondimenti interessanti si trovano in . Come anticipato, però, Fosdinovo e le sue terre furono per diversi decenni oggetto di un'intricata contesa tra i Malaspina ed i vescovi-conti di Luni, nel corso della quale non è da escludere che il feudo sia stata concesso dai Malaspina stessi a famiglie fedeli quali i Cattanei, i Vicedomini ed altri, poi appellati genericamente come "Nobili di Fosdinovo"...

L'atto formale di cessione (o di restituzione) delle terre, distretti e giurisdizioni da parte dei "Nobili di Fosdinovo" ai Malaspina avvenne così solo nel 1340 e nella persona del condottiero Spinetta Malaspina (1282–1352) che riconquistò quel territorio alla Repubblica di Lucca, impadronitasene grazie dal condottiero Castruccio Castracani (1281–1328), già nemico del vescovo di Luni Bernabò Malaspina (c. 1321–1338), cugino di Spinetta...

Spinetta Malaspina, detto "il Grande", creò così il marchesato di Fosdinovo, prendendo corte proprio nel castello di Fosdinovo che legò da lì innanzi le sue fortune a quelle della casata. Spinetta morì senza figli ma il sacro romano imperatore Carlo IV di Lussemburgo (r. 1355–1378) ratificò nel 1355 la creazione del marchesato e ne infeudò i nipoti di Spinetta, figli del fratello Azzolino: Gabriele († 1359), Galeotto I († 1367) e Guglielmo.. Il potere venne inizialmente detenuto da Gabriele, ennesimo vescovo di Lumi appartenente alla schiatta, dopodiché il titolo e la fortezza passarono a suo fratello Galeotto. Sposato ad Argentina Grimaldi, già vedova del suo congiunto Morello Malaspina di Giovagallo,. Galeotto I fu un famoso giureconsulto nonché primo abbellitore della fortezza. Il suo monumento funebre è senza dubbio l'opera d'arte più significativa conservata all'interno della chiesa di San Remigio in Fosdinovo.. Il controllo sul castello e sui suoi feudi fu comunque oggetto di contese dinastiche in seno ai vari rami dei Malaspina fino a che non vi pose ordine Spinetta II († 1398), figlio di Galeotto I, nel 1393, marcando un distinguo tra i Malaspina Spino Fiorito di Fosdinovo e quelli di Castel dell'Aquila discendenti di suo fratello Leonardo I († 1403)...

Sul finire del Quattrocento, il castello fu restaurato secondo i nuovi principi ossidionali rinascimentali da Gabriele II (1435/1438–1508),. VI Marchese di Fosdinovo, già condottiero come i suoi avi, seppur di fama non brillante, ed abile politico legatosi, tra gli altri, a Lorenzo de' Medici.. Nel Cinquecento, proprio grazie all'opera di Gabriele II e del suo successore, Lorenzo († 1553),. il castello acquistò l'aspetto di dimora gentilizia e la dimensione di corte rinascimentale, mentre nel Seicento, durante il marchesato di Giacomo II (c. 1610–1663), il borgo di Fosdinovo s'ingrandiva sino a raggiungere, nel 1636, ottocento "fuochi".

Solo l'avvento della rivoluzione francese, ed i suoi echi, posero termine al dominio malaspiniano su Fosdinovo, con l'annessione dello stesso alla Repubblica Cisalpina. Si trattò tuttavia di una breve parentesi. Il castello nel frattempo, con la morte senza eredi di Carlo Emanuele Malaspina (1752–1808), allora esule a Pisa,.. era passato in proprietà a tale marchese Giuseppe Azzolino. Per effetto del Congresso di Vienna del 1815, gli ex feudi dei Malaspina furono incorporati nel ducato di Modena e Reggio i cui sovrani, gli Austria-Este, rilevarono il castello di Fosdinovo ad Azzolino per farne la capitale della Lunigiana estense. Dopo i Moti del 1848 che costrinsero alla fuga il duca Francesco V d'Austria-Este (c. 1846–1859) proprio a Fosdinovo si costituì un primo governo provvisorio ma l'anno successivo di nuovo gli austriaci restaurarono il governo estense che durò fino al 1859. Si formò allora a Fosdinovo il secondo governo provvisorio durato fino alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1861..

Il castello malaspiniano, venduto nel frattempo dagli Austria-Este all'amministrazione dell'Ospedale di Fosdinovo, fu definitivamente riacquistato dal marchese Carlo Maurizio Malaspina, figlio di Giuseppe Malaspina del fu Giuseppe Alberico Malaspina, fratello dell'ultimo marchese Carlo Emanuele, che restituì alla famiglia (allora riparata a Villa Malaspina di Caniparola) la dimora avita.

I Torrigiani-Malaspina

Alla morte di Carlo Maurizio, il castello di Fosdinovo passò in eredità a suo fratello Alfonso Malaspina che, privo d'eredi diretti, lo lasciò al nipote Alessandro Malaspina, figlio della sorella Cristina e del marchese fiorentino Filippo Torrigiani (1851–1924), senatore del regno. Insieme ai beni, Alessandro acquisì anche il cognome di Malaspina. Gli successe il figlio Carlo Filippo Torrigiani-Malaspina che promosse il restauro del castello, devastato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nel 1960–1965.

Architettura

Il castello di Fosdinovo è visitabile e completamente ammobiliato.

La planimetria del complesso sviluppa su di una pianta quadrata con quattro torri rotonde orientate, un bastione semicircolare, due cortili interni (uno centrale ed uno discosto), camminamenti di ronda sopra i tetti, giardini pensili, loggiati ed un corpo di guardia/rivellino proiettato verso il borgo di Fosdinovo, detto anticamente “lo Spuntone”.

Protetta in origine da un ponte levatoio, la porta d'ingresso duecentesca introduce in un piccolo cortile in stile romanico dove una colonna marmorea, anch'essa del Duecento, ne sostiene i loggiati superiori. Dal cortile, dove in epoca rinascimentale erano posti i cannoni, partono le larghe rampe di scale, percorribili anche a cavallo, che conducono a quello più grande e centrale. Questo presenta un elegante porticato rinascimentale con colonne in pietra, un pozzo ed un bel portale cinquecentesco in marmo da cui inizia il percorso per raggiungere le sale.

Le sale del castello, arredate ed affrescate alla fine del XIX secolo per opera degli ultimi Malaspina, sono: la Sala d'ingresso; la Sala da pranzo col grande camino settecentesco e le ceramiche da farmacia del Seicento; la Sala del trono; il Salone con gli attigui salotti; e la Camera del trabocchetto con la sottostante camera delle torture. I piani superiori sono contraddistinti da altre sale arredate.

Nella più antica torre di levante, si trova la cosiddetta “camera di Dante”, dove, secondo la tradizione, dormì il Sommo Poeta quando fu ospitato nel castello durante il periodo di esilio. Gli affreschi presenti nel grande salone centrale raffigurano proprio l'antica amicizia di Dante con i Malaspina, ricordata da Giovanni Boccaccio..

Leggende

Sul castello aleggiano alcune leggende. La più celebre è quella di Bianca Maria Aloisia Malaspina († 1690, o XIII secolo in altre versioni), figlia del marchese Giacomo II Malaspina o di un antenato di Spinetta Malaspina, che sarebbe stata murata viva nel castello dal suo stesso padre, a causa di una relazione con uno stalliere.

Giacomo II morì in realtà nel 1663; a parte la leggenda, era considerato dedito agli eccessi e accusò il figlio Andrea di tentato parricidio. Uno dei suoi figli e successori, Ippolito, fu ucciso dal fratello Ferdinando, che fu poi giustiziato.

Un'altra leggenda è quella della marchesa Pallavicino, che avrebbe ucciso i suoi numerosi amanti facendoli precipitare in una botola posta ai piedi del letto, dopo essersi intrattenuta con loro; si racconta che dalla stanza detta "del trabocchetto", la marchesa Cristina Adelaide Pallavicino (1652–1723), donna malvagia e lussuriosa, eliminasse i suoi amanti facendoli cadere nella botola situata ai piedi del letto. Proprio i trabocchetti erano una caratteristica del castello: ne esistevano tre, due nel loggiato che dava sull'orto ed uno nella torre d'angolo; alla loro base erano infissi affilati coltelli con la punta rivolta verso l'alto, di modo che lo sventurato, una volta caduto dalla botola attivata con una molla, veniva colto immediatamente dalla morte. Oltre a questi tremendi strumenti di tortura, ne esisteva un altro ancor più terribile: un braccio di ferro sporgente dal muro della torre cui era applicata una carrucola ed un anello murato in terra, collegati da una corda, per appendervi il torturato e lasciarvelo, sotto gli occhi di tutti, finché non fosse morto..

Diversi testimoni raccontano di aver assistito a fenomeni paranormali nel castello e di aver visto il fantasma di Bianca Malaspina.

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Note Esplicative

Bibliografiche

Bibliografia

Studi

Consultazione

rist. anast. Forni, 1981.

Voci correlate Castello Malaspina (Roccaforte Ligure)

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