Ischia è un'isola dell'Italia che appartiene all'arcipelago delle isole Flegree, della città metropolitana di Napoli. Famosa per le acque termali e la cucina mediterranea, è storicamente un rinomato posto di benessere che offre nei suoi sei comuni possibilità di soggiorno in hotel esclusivi e shopping di lusso.
Posta all'estremità settentrionale del golfo di Napoli e a poca distanza dalle isole di Procida e Vivara, nel mar Tirreno, è la maggiore delle Flegree ed importante meta del turismo internazionale. Con i suoi Secondo i dati di ogni singolo comune dell'isola, aggiornati al 31 maggio 2026. abitanti e è la terza isola italiana per popolazione e l'ottava per superficie.
Etimologia I Greci chiamarono la loro colonia sull'isola Pithekoussai (Πιθηκοῦσσαι), da cui derivò la denominazione latina Pithecusa. La denominazione ha etimologia incerta. Secondo Ovidio (Metamorfosi 14.92) e lo storico alessandrino Senagora, il nome deriverebbe da pithekos, scimmia, e alluderebbe al mito dei Cercopi, abitanti delle isole flegree trasformati da Zeus in cercopitechi. Più verosimile l'interpretazione di Plinio il Vecchio (Nat. Hist. 111, 6.82), che fa invece derivare il nome da pythos, anfora, teoria suffragata da ritrovamenti archeologici che testimoniano la produzione greco-italica di ceramiche (e in particolare di anfore da vino) nell'isola e nel golfo di Napoli. È stato anche proposto che il nome descriva una caratteristica dell'isola, ricca di pinete. “Pitueois” (ricco di pini), “pituis” (pigna), “pissa, pitta” (resina) appaiono termini descrittivi dai quali potrebbe derivare Pithekoussai, che significherebbe dunque “isola della resina”, una importante sostanza usata, tra l'altro, per rendere impermeabili i vasi vinari.Strabone, Geografia, V,1,12 La denominazione Aenaria, pure utilizzata dai Latini, è legata alle officine metallurgiche (da aenus, metallo) localizzate sulla costa orientale, sotto il castello.
Le prime testimonianze del toponimo attuale dell'isola risalgono all'anno 812, in una lettera di Papa Leone III nella quale informa l'imperatore Carlo Magno di devastazioni occorse nell'area, chiamando l'isola Iscla maior «Ingressi sunt ipsi nefandissimi Mauri [...] in insulam, quae dicitur Iscla maiore, non longe a Neapolitana urbe». Alcuni studiosi ricollegano il termine alla parola fenicia, e quindi semitica i-schra, "isola nera". Va infatti segnalato che la frequentazione fenicia dell'isola è archeologicamente documentata in epoca molto antica e, come riportato dal Moscati, nella diffusione in Campania ed Etruria meridionale, fin dall'VIII secolo a.C., di oggetti di produzione o ispirazione egiziana, «hanno certo parte i mercanti fenici installati a Ischia e poi frequentatori delle coste tirreniche».Sabatino Moscati, Chi furono i Fenici, SEI, Torino, 1972, ISBN 88-05-05314-7 p. 130.
D'altra parte il moderno “Isola d'Ischia” potrebbe derivare dal latino “insula visca” – si confrontino il sostantivo greco (ϝ)ἰξός, (w)ixós, (vischio) e l'aggettivo (ϝ)ἰξώδης, (w)ixṓdēs, (viscoso, appiccicoso), che come di consueto hanno perso il digamma iniziale. A favore di questa teoria potrebbe giocare il fatto che nella medesima area, ai piedi del Vesuvio coperto di pini, il nome popolare di Ercolano era “Resìna”, forse reminiscenza di un antico mercato di questo prodotto, similmente al toponimo “Pizzo” in Calabria, da dove proveniva la resina migliore, la “pece brettia” ottenuta dai pini della vicina Sila.Strabone, Geografia VI.1.9Tripodi G., Vinci F. Tracce di una arcaica geografia descrittiva in alcuni toponimi mediterranei. Atti Accad. Peloritana dei Pericolanti, Messina 86, 310-317, 2010 Massimo Pittau riteneva che l'etimo derivasse da un più ampio substrato tirrenico di origine preromana.
Geografia fisica Dalla forma approssimativa di un trapezio, l'isola dista all'incirca 18 miglia marine da Napoli, è larga da est a ovest e 7 da nord a sud, ha una linea costiera di e una superficie di circa . Il rilievo più elevato è rappresentato dal monte Epomeo, alto 788 metri e situato nel centro dell'isola. Quest'ultimo è un horst, vulcano tettonico, ossia un blocco di crosta terrestre che si è sollevato rispetto a quella circostante a causa della spinta magmatica (horst è un termine tedesco che vuol dire "scoglio"). Erroneamente si pensa al monte Epomeo come a un vulcano, sebbene non abbia alcuna caratteristica vulcanica. Il vulcanismo insulare, infatti, è particolarmente diffuso in corrispondenza delle fratture che bordano l'horst, ossia il monte Epomeo.
Strabone riporta quanto dice Timeo, storico greco del IV secolo a.C., a proposito di un maremoto verificatosi a Ischia poco prima del suo tempo. In seguito all'attività vulcanica dell'Epomeo “… il mare era retrocesso per tre stadi; in seguito (…) si era rivolto ancora indietro e il suo riflusso aveva sommerso l'isola (…) quelli che abitavano sul continente fuggirono dalla costa verso l'interno della Campania” (Geografia V, 4, 9). Cuma, non distante da quella costa, in greco significa “onda”. L'attività vulcanica a Ischia è stata generalmente caratterizzata da eruzioni non molto consistenti e a grande distanza di tempo. Dopo le eruzioni in epoca greca e romana, l'ultima è avvenuta nel 1302 nel settore orientale dell'isola con una breve colata (nota come Arso) giunta fino al mare.
Diverse parti del suo litorale sono comprese nell'area marina protetta Regno di Nettuno.
Geologia
Dal punto di vista geologico, l'isola di Ischia ha carattere vulcanico, formatasi in seguito a eruzioni diverse succedutesi nel giro di circa anni, si ritiene per sollevamento di una faglia subacquea. Le parti più antiche dell'isola si riconoscono nei bordi delle coste meridionali (Punta Imperatore, Capo Negro, Punta Chiarito, Promontorio di Sant'Angelo, Punta della Signora, Capo Grosso, Punta San Pancrazio, Punta della Cannuccia, Monte di Vezzi, Scarrupata di Barano) databili fra i e i anni fa (A.F.). Unica eccezione a settentrione l'abbiamo in Monte Vico che rientra nelle stesse formazioni ed epoche.
Si è avuta quindi nella parte centrale dell'isola la formazione del monte Epomeo, monte caratterizzato dai tufi verdi, risalente a circa anni fa. Seguono quindi verso Sud-Ovest le formazioni di Citara ( anni fa), Scarrupo di Panza (tra e anni fa), Faro di Punta Imperatore ( anni fa) e Campotese. Successivamente l'attività vulcanica si è spostata a nord-ovest, con i giganteschi effluvi di Zaro e Marecoco risalenti a anni fa, che, a ridosso di Lacco Ameno, delimitano la Valle di San Montano. Intorno ai anni fa, sul lato opposto, a sud-est, si è formato il Piano Liguori.
Strabone (Geografia V, 4, 9) riferisce che Timeo di Tauromenio, uno storico nato a Taormina nel IV secolo a.C., racconta di uno tsunami: in seguito a violenti sismi e attività eruttive dell'Epomeo, il mare retrocesse di tre stadi per poi ritornare travolgendo il litorale. Il fenomeno, accompagnato da un grande fragore, spinse gli abitanti della costa a ritirarsi nell'interno.
In epoca contemporanea l'isola è stata colpita da terremoti nel 1883 e nel 2017.
Clima
Sul territorio dell'isola d'Ischia sono situate le stazioni meteorologiche di Barano d'Ischia, Casamicciola, Forio d'Ischia. La particolare formazione a cono dell'isola d'Ischia con il Monte Epomeo al centro e la posizione geografica dell'isola nel Mar Tirreno centrale favoriscono un clima mite anche nei periodi invernali con frequenti cambi climatici, a volte anche nella stessa giornata. I venti predominanti variano in base alla stagione: in inverno sono il libeccio, il ponente-libeccio e lo scirocco. I venti predominanti in estate e primavera sono la tramontana e il grecale.
Come i venti anche l'umidità varia in base alla stagione: in inverno, in presenza di libeccio e scirocco e quindi con piogge frequenti l'umidità media è del 63%, tuttavia nelle giornate con venti dei quadranti settentrionali l'umidità si riduce sensibilmente come anche in primavera.
Storia Antichità L'isola d'Ischia era abitata fin dal Neolitico, come dimostrano i vari reperti ritrovati ad esempio sulle alture di punta Imperatore, nella frazione di Panza nel comune di Forio, nella zona sud-ovest dell'isola.
Il ritrovamento fortuito di muri a secco, avvenuto nel 1989 a seguito di uno smottamento, in località punta Chiarito, avvenuto sempre nella frazione di Panza, ha dato l'avvio tra il 1993 e il 1995 ai lavori di scavo che hanno permesso il ritrovamento di una fattoria greca e ha permesso di anticipare lo sbarco dei primi coloni greci di circa venti anni rispetto all'originaria ipotesi, cioè intorno al 790, 780 a.C. Inizialmente, si riteneva, infatti, che lo sbarco fosse avvenuto proprio a Monte Vico, nel comune di Lacco Ameno, dove i coloni euboici arrivati da Eretria e Chalkis nell'VIII secolo a.C., avrebbero stabilito un emporio per il commercio con gli Etruschi della terraferma.
Si tratta del primo insediamento greco nel Mediterraneo occidentale. Lo studio dei resti umani della locale necropoli di Pithekoussai ha evidenziato che nell'isola convivevano greci, fenici e italici.
Grazie agli scavi del 1993, si ritiene che i primi coloni si stabilirono a S-O dell'isola, sulle alture di punta Chiarito, a Panza, frazione del comune di Forio. La baia di Sorgeto, che si trova ai piedi di punta Chiarito, offre un riparo ideale per le navi, soprattutto dai venti di scirocco, un requisito importante per i Greci, nella scelta di un approdo. Tale requisito, infatti, non è presente nella zona di monte Vico e costituiva per gli studiosi una non facilmente spiegabile anomalia.
A vent'anni circa dall'originario sbarco, colonizzata buona parte dell'isola, viene fondata la colonia di Pithecusa, il cui centro principale sarà, però, sulle alture di monte Vico, nella zona nord dell'isola, prospiciente il continente, in modo da avere un più rapido scambio con la terraferma.I siti archeologici più importanti del periodo greco-ellenistico-romano sono situati nel comune di Lacco Ameno. Per approfondimenti si rimanda alle voci Museo archeologico di Pithecusae e Museo di Santa Restituta. Con il suo porto la colonia fece fortuna grazie al commercio del ferro con il resto dell'Italia; nel periodo di massimo splendore contava circa abitanti.
Nel 1953, nella necropoli di San Montano a Lacco Ameno, l'archeologo tedesco Giorgio Buchner ritrovò la coppa di Nestore, risalente al 725 a.C. circa. Costituisce il più antico esempio pervenutoci di poesia scritta in lingua greca.
Nel 474 a.C. l'isola è occupata dal tiranno siracusano Gerone I, nel quadro delle sue campagne espansionistiche.
Epoca romana Dal IV secolo a.C., dopo le guerre sannitiche, l'isola passò con Napoli sotto il dominio romano, e divenne centro di attività commerciali e manifatturiere. Oltre al sito di origine greca di Pithecusae (località Mazzola sopra Lacco Ameno), è stato infatti individuato in località Carta Romana, nello specchio d'acqua antistante l'isolotto del Castello Aragonese, un insediamento industriale comprendente una fonderia di piombo e stagno (da cui il nome di Aenaria) e una fabbrica di vasellame, i cui reperti più significativi, lingotti di piombo iscritti (di provenienza iberica), stagno e taluni oggetti ceramici, sono esposti nella sala VIII del Museo archeologico di Pithecusae a Lacco Ameno. Il sito, a 5-7 metri sotto il livello del mare, sprofondò per bradisismo verso il 130-150.
Nell'immaginario latino l'isola era associata anche alla figura di Enea, che qui avrebbe fatto scalo. Virgilio la identificò con Arime, isola citata nell'Iliade (II, 783).
Qui trovò rifugio Gaio Mario inseguito da Silla. Per punire i napoletani di ciò, Silla sottrasse l'isola al loro dominio assoggettandola direttamente al Senato di Roma. Qualche decennio dopo, tuttavia, Augusto la restituì alla città di Napoli, tenendo per sé la prediletta Capri.
Saccheggi e scorribande