La curiosità è un comportamento che genera esplorazione, ricerca e apprendimento, caratterizzato dal desiderio di acquisire conoscenza su cose nuove o sconosciuteKeller, H., Schneider, K., Henderson, B. (Eds.) (1994). Curiosity and Exploration. New York, N.Y.: Springer Publishing. .
La curiosità è un comportamento naturale e istintivo, di natura abituale o episodica, talvolta anche necessaria per la sopravvivenza. Caratteristico di molte specie viventi, e in particolare dei predatori, atto a soddisfare un desiderio di scoprire e apprendere cose nuove, inquisitivo circa la natura di un oggetto o di un fenomeno, a qualsiasi genere esso appartenga. È un aspetto emozionale che, riguardando l'esplorazione, l'investigazione e l'apprendimento, descrive un numero non ben conosciuto ed identificato di meccanismi e comportamenti psicologici che hanno come fine il placare l'impulso degli esseri viventi a trarre informazioni ed interagire con l'ambiente.
Considerato un comportamento positivo sia nella scienza che nell'intelligenza e nella filosofia, rappresenta un istinto che guida alla scoperta di nuove informazioni, il carburante della scienza fondamentale e delle discipline dello studio dell'uomo. Da qui deriva la motivazione a compiere determinate azioni, atti o comportamenti, tesi al soddisfacimento di tale desiderio di conoscenza. Senza curiosità, è difficile immaginare che possano esistere la creatività o l'invenzione.
Cause La curiosità può essere vista come una qualità innata di molte specie diverse. È comune agli esseri umani a tutte le età dall'infanzia fino all'età adulta, ed è facile da osservare in molte altre specie animali; questi includono scimmie, gatti e roditori. Le prime definizioni citano la curiosità come un desiderio motivato di informazioni. Si dice che questo desiderio motivazionale derivi da una passione o un appetito per la conoscenza, l'informazione e la comprensione.
Queste idee tradizionali di curiosità si sono nel tempo ampliate per guardare alla differenza tra la curiosità percettiva come il comportamento esplorativo innato che è presente in tutti gli animali e la curiosità epistemica come il desiderio di conoscenza che è specificamente attribuito agli esseri umani.
Daniel Berlyne ha riconosciuto tre variabili principali che giocano un ruolo nell'evocare curiosità; variabili psicofisiche, variabili ecologiche e variabili collaborative. Le variabili psicofisiche corrispondono all'intensità fisica, mentre le variabili ecologiche al significato motivazionale e alla rilevanza del compito. Le variabili collative sono dette “collative” perché implicano un confronto tra diversi stimoli o caratteristiche, che possono essere effettivamente percepiti o che possono essere richiamati dalla memoria. Berlyne ha menzionato quattro variabili collaborative; novità, complessità, incertezza e conflitto. Allo stesso tempo ha suggerito che tutte le variabili collaborative implicano probabilmente un conflitto. Inoltre, ha considerato tre variabili supplementari alla novità, vale a dire il cambiamento, la sorpresa e l'incongruenza. Infine, la curiosità può essere suscitata non solo dalla percezione di alcuni stimoli associati alle suddette variabili ("esplorazione specifica"), ma anche da una mancanza di stimoli, ossia per "noia" ("esplorazione diversificata").
Comportamento guidato dalla curiosità Il comportamento guidato dalla curiosità è spesso definito come il comportamento attraverso il quale si acquisisce la conoscenza e dovrebbe quindi comprendere tutti i comportamenti che forniscono l'accesso o aumentano le informazioni sensoriali. Berlyne ha diviso il comportamento guidato dalla curiosità in tre categorie; risposte di orientamento, esplorazione locomotoria e risposte investigative (o manipolazione investigativa). In precedenza, Berlyne aveva già suggerito che la curiosità include anche attività verbali, come porre domande, e attività simboliche, costituite da processi mentali alimentati internamente come il pensiero ("esplorazione epistemica").
Teorie Teoria della pulsione di curiosità I sottoinsiemi della teoria della pulsione di curiosità differiscono a seconda che la curiosità sia una pulsione primaria o secondaria e se questa pulsione di curiosità è originata dal proprio bisogno di dare un senso e regolare il proprio ambiente o se è causata da uno stimolo esternoEdleman, S. 1997. Curiosity and Exploration. California State University, Northridge. Retrieved from . Le cause possono variare dai bisogni primari che devono essere soddisfatti (ad esempio fame, sete) ai bisogni in situazioni indotte dalla paura. Ognuna di queste teorie di sottoinsiemi afferma che se il bisogno è primario o secondario, la curiosità si sviluppa da esperienze che creano una sensazione di incertezza o percepita spiacevolezza. La curiosità funge quindi da mezzo per dissipare questa incertezza. Esibendo comportamenti curiosi ed esplorativi, si è in grado di acquisire conoscenza di ciò che non è familiare e quindi ridurre lo stato di incertezza o spiacevolezza. Questa teoria, tuttavia, non affronta l'idea che la curiosità possa spesso manifestarsi anche in assenza di situazioni nuove o sconosciute. Questo tipo di comportamento esplorativo è comune in molte specie.
Teoria dell'arousal ottimale La teoria dellarousal ottimale (o eccitazione ottimale) si è sviluppata dalla necessità di spiegare il desiderio di alcuni di cercare opportunità per impegnarsi in comportamenti esplorativi senza la presenza di situazioni incerte o ambigue. La teoria dell'arousal ottimale tenta di spiegare questo aspetto della curiosità suggerendo che si può essere motivati a mantenere un piacevole senso di eccitazione attraverso questi comportamenti esplorativi.
Il concetto di arousal ottimale della curiosità suggerisce che c'è una tendenza a mantenere un livello ottimale di eccitazione. Quando si incontra uno stimolo associato a complessità, incertezza, conflitto o novità, questo aumenterà l'eccitazione e il comportamento esplorativo viene impiegato per conoscere quello stimolo e quindi ridurre nuovamente l'eccitazione. Al contrario, se l'ambiente è noioso e privo di eccitazione, essa è ridotta e il comportamento esplorativo sarà attivato al fine di aumentare l'input di informazioni e la stimolazione, aumentando così nuovamente l'eccitazione. Questa teoria affronta sia la curiosità suscitata da situazioni incerte o non familiari sia la curiosità suscitata in assenza di tali situazioni.
Teoria della coerenza cognitiva Le teorie della coerenza cognitiva presuppongono che "quando due o più strutture cognitive attive contemporaneamente sono logicamente incoerenti, l'eccitazione aumenta, il che attiva processi con la prevista conseguenza di aumentare la coerenza e diminuire l'eccitazione". Simile alla teoria dell'eccitazione ottimale, la teoria della coerenza cognitiva suggerisce che c'è una tendenza a mantenere l'eccitazione a un livello preferito, o previsto, ma collega anche esplicitamente la quantità di eccitazione alla quantità di incoerenza sperimentata tra una situazione reale e la situazione effettivamente percepita. Quando questa incoerenza è piccola, il comportamento esplorativo innescato dalla curiosità viene impiegato per raccogliere informazioni con le quali l'aspettativa può essere aggiornata attraverso l'apprendimento della corrispondenza con la percezione, riducendo così l'incoerenza. Questo approccio pone la curiosità in una prospettiva più ampia, coinvolgendo anche aggressività e paura. Cioè, se l'incoerenza è più ampia, la paura o il comportamento aggressivo possono essere impiegati per alterare la percezione al fine di farla corrispondere all'aspettativa, a seconda della dimensione dell'incoerenza e del contesto specifico. Si presume che il comportamento aggressivo alteri la percezione manipolandola con la forza per farla corrispondere alla situazione attesa, mentre la paura disinibita si traduce nella fuga, rimuovendo così lo stimolo incoerente dal campo percettivo e risolvendo l'incoerenza.
Integrazione del percorso della ricompensa nella teoria Tenendo conto delle carenze delle teorie della pulsione di curiosità e dell'eccitazione ottimale, sono stati fatti tentativi per integrare gli aspetti neurobiologici della ricompensa, del desiderio e del piacere in una teoria più completa per la curiosità. La ricerca suggerisce che l'atto di volere e desiderare nuove informazioni coinvolge direttamente le vie mesolimbiche del cervello che spiegano direttamente l'attivazione della dopamina. L'uso di questi percorsi e l'attivazione della dopamina possono spiegare l'assegnazione di valore a nuove informazioni e quindi interpretarle come ricompensa. Questo aspetto della neurobiologia può accompagnare la teoria della curiosità nel motivare il comportamento esplorativo.
Ruolo degli aspetti e delle strutture neurologiche
Sebbene il fenomeno della curiosità sia ampiamente considerato, le sue cause profonde sono relativamente sconosciute al di là della teoria. Tuttavia, studi recenti hanno fornito alcune informazioni sui meccanismi neurologici che costituiscono ciò che è noto come il percorso della ricompensa che può influire sulle caratteristiche associate alla curiosità, come l'apprendimento, la memoria e la motivazione.
Uno studio pubblicato su Science nel 2021 ha individuato in un'area cerebrale chiamata "zona incerta" le origini della curiosità nei topi.
Motivazione e ricompensa La spinta ad apprendere nuove informazioni o a compiere qualche azione è spesso avviata dall'anticipazione della ricompensa. In questo modo, i concetti di motivazione e ricompensa sono naturalmente legati alla nozione di curiosità.
Questa idea di ricompensa è definita come il rinforzo positivo di un'azione che incoraggia un comportamento particolare utilizzando le sensazioni emotive di sollievo, piacere e soddisfazione che sono correlate alla felicità. Molte aree del cervello vengono utilizzate per elaborare la ricompensa e si uniscono per formare quello che viene chiamato il percorso della ricompensa. In questo percorso molti neurotrasmettitori svolgono un ruolo nell'attivazione della sensazione di ricompensa, tra cui dopamina, serotonina e sostanze chimiche oppioidi.
La dopamina è legata al processo della curiosità, in quanto è responsabile dell'assegnazione e del mantenimento dei valori di ricompensa delle informazioni acquisite. La ricerca suggerisce che quantità maggiori di dopamina vengono rilasciate quando la ricompensa è sconosciuta e lo stimolo non è familiare, rispetto all'attivazione della dopamina quando lo stimolo è familiare.
Nucleo accumbens Il nucleo accumbens è una formazione di neuroni ed è importante nell'attivazione del percorso di ricompensa. Il percorso della ricompensa è infatti parte integrante dell'induzione della curiosità. Il rapido rilascio di dopamina osservato durante l'infanzia e l'adolescenza è importante per lo sviluppo, poiché la curiosità e il comportamento esplorativo sono i maggiori facilitatori dell'apprendimento durante i primi anni.
Inoltre, la sensazione di piacere può manifestarsi quando gli oppioidi vengono rilasciati dal nucleus accumbens. Questo aiuta a valutare la situazione o l'ambiente non familiare e ad attribuire valore alla nozione nuova appena appresa. Questi processi di volere e piacere giocano un ruolo nell'attivazione del sistema di ricompensa del cervello e forse anche nella stimolazione di tendenze curiose o di ricerca di informazioni.
Nucleo caudato Il nucleo caudato è una regione del cervello che è altamente reattiva alla dopamina. Esso è un altro componente del percorso di ricompensa. La ricerca ha suggerito che il ruolo del nucleo caudato è quello di anticipare la possibilità e la ricompensa del comportamento esplorativo e delle informazioni raccolte, contribuendo così a fattori di curiosità.
Cortecce anteriori