La storia dell'Islam in Italia va iscritta all'interno dell'espansionismo verso l'Europa dei potentati musulmani maghrebini a partire dal VII secolo. Rispetto alla penisola iberica, la presenza musulmana sulla penisola italiana è stata effimera, al contrario invece il controllo sulla Sicilia è stato stabile dal 965 fino al 1061, inoltre le incursioni, per pirateria, guerra di corsa e invasione, sono continuate fino al XVI secolo per opera dei Saraceni.
Il contesto politico economico
Nell'VIII secolo gli emiri arabi, che avevano conquistato già il Nordafrica e la penisola iberica, ebbero una battuta d'arresto al loro espansionismo con la Battaglia di Poitiers (732) e rivolsero maggiore attenzione all'Italia. Essi avevano oramai strappato il controllo del Mediterraneo ai bizantini e le coste italiane erano facile preda, vi era, inoltre, la strategica opportunità di conquistare Roma.
Nell'Europa occidentale il periodo di instabilità politica e mancanza di risorse, causa e conseguenza della caduta dell'Impero romano d'Occidente, non si era ancora spento; l'Impero romano d'Oriente subiva i contraccolpi del veloce espansionismo dei secoli passati; gli arabi invece godevano di maggiori disponibilità di risorse provenienti da Oriente. Gli attacchi all'Italia meridionale seguirono la stessa strategia attuata altrove, con incursioni a scopo di saccheggio e rapimento sulle coste e la successiva occupazione o la fondazione di centri costieri da utilizzare per la penetrazione verso l'interno.
Sin dalla conquista dell'attuale Tunisia nel VII secolo, fu allestito presso Tunisi un cantiere navale allo scopo di contrastare e soppiantare la flotta militare e commerciale bizantina. Di pari passo inizia l'attività corsara dei saraceni sulle coste italiane a scopo di saccheggio e rapimento: tra gli stimoli a questa attività vi era anche la necessità di schiavi per i cantieri. Spedizioni regolari, ma non a scopo di occupazione, si ebbero in Sicilia e Sardegna per tutto l'VIII secolo. Furono le prime occupazioni temporanee a Ischia, Ponza, Lampedusa e i saccheggi di altre località strategiche a spronare Bizantini e Carolingi a dotarsi di flotte a difese delle coste italiane. Basi molto importanti per questa controffensiva, che costrinse anche gli arabi a dotare la costa africana di ribāṭ di difesa, furono Napoli, Amalfi e Gaeta, formalmente sotto l'autorità di Costantinopoli.
I rapporti commerciali tra i saraceni e i signori italiani furono per lo più sereni: bande saracene venivano utilizzate come mercenari e le loro navi commerciali erano regolarmente attraccate nei porti italiani.
La Sicilia, geograficamente quasi chiusa in un territorio controllato dagli arabi, subì per decenni attacchi e poi venne progressivamente occupata. Gli arabi attaccarono poi la penisola, fondando un emirato a Bari (durato circa 25 anni) e puntando più volte alla conquista di Roma. Alleanze militari, messe insieme con gran difficoltà, riuscirono a respingere l'invasione.
La conquista della Sicilia e gli attacchi alla Calabria
Primi attacchi arabi alla Sicilia (652-827) L'opera di conquista musulmana della Sicilia e di parti dell'Italia meridionale durò 75 anni. I primi attacchi navali islamici diretti in Sicilia, regione dell'Impero romano d'Oriente, si verificarono nel 652: queste incursioni furono organizzate all'epoca in cui il futuro califfo omayyade Mu'awiya ibn Abi Sufyan era wali della Siria, da poco conquistata all'Impero bizantino, e furono condotte da Mu'awiya ibn Hudayj della tribù dei Kinda. Le razzie durarono alcuni anni; l'esarca di Ravenna Olimpio organizzò una spedizione per frenare le razzie, ma non riuscì ad impedire che gli arabi portassero via con sé un ricco bottino.
Una seconda spedizione si verificò nel 669. La spedizione era composta da 200 navi da Alessandria d'Egitto. Venne saccheggiata per un mese Siracusa, capitale dell'isola, e il territorio circostante. Completata nel VII secolo la conquista da parte degli Omayyadi dell'Ifriqiya, gli attacchi alla Sicilia a scopo di saccheggio si fecero costanti: ne avvennero nel 703, 728, 729, 730, 731; nel 733 e 734 la reazione militare bizantina fu notevole.
La prima vera spedizione per la conquista dell'isola fu lanciata nel 740: il principe musulmano Habib, che aveva partecipato all'occupazione del 728 di Siracusa, iniziò l'impresa ma fu costretto a rinunciarvi per la necessità di sedare una rivolta berbera in Tunisia. Un nuovo attacco fu portato a Siracusa nel 752.
Nell'805, il patrizio imperiale di Sicilia Costantino firmò una tregua di dieci anni con Ibrahim ibn al-Aghlab, emiro d'Ifriqiya (nome che gli invasori arabi dettero alla romana Provincia Africa), ma questo non fu un impedimento per i corsari provenienti dall'Africa e della Spagna musulmana ad attaccare ripetutamente tra l'806 e l'821 la Sardegna e la Corsica. Nell'812 il figlio di Ibrāhīm, Abd Allah I, ordinò un'invasione vigorosa della Sicilia, ma le sue navi furono prima ostacolate dall'intervento di Gaeta e Amalfi, e poi distrutte in gran parte da una tempesta. Tuttavia, essi riuscirono a conquistare l'Isola di Lampedusa e, nel mar Tirreno, a depredare e devastare Ponza e Ischia. Un ulteriore accordo tra il nuovo patrizio Gregorio e l'emiro stabilì la libertà di commercio tra l'Italia meridionale e l'Ifriqiya. Dopo un ulteriore attacco di Muhammad ibn Abd Allah, cugino dell'emiro Ziyadat Allah I nell'819, sulle fonti non sono citati attacchi musulmani verso la Sicilia fino all'827.
Occupazione della Sicilia (827–902)
Secondo Michele Amari, il turmarca della flotta bizantina Eufemio di Messina, che s'era impadronito del potere in Sicilia con l'aiuto di vari nobili, chiese l'aiuto degli arabi nell'825 per tutelare il suo dominio sull'isola. I bizantini reagirono duramente sotto la guida di Fotino, quindi Eufemio, battuto a Siracusa, scappò in Ifriqiya. Lì trovò rifugio presso l'emiro aghlabide di Qayrawan, Ziyadat Allah I, cui chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e prenderne il comando.
Il 17 giugno 827 Asad ibn al-Furat sbarcò a Mazara del Vallo. L'esercito d'invasione musulmano contava su fanti, 700 cavalieri e 100 navi, rafforzate dalla flotta di Eufemio e cavalieri a lui fedeli si aggiunsero dopo lo sbarco.
Il generale bizantino Teodoro fermò gli invasori, ma nell'830 giunsero i loro rinforzi: ben soldati dall'Africa e dall'Arabia. Palermo cadde l'11 settembre 831. In questo periodo gli arabi ebbero come alleato l'anti-bizantino Sergio I di Napoli. Nell'835 cadde in mani arabe Pantelleria e nell'843 la città di Messina. Enna e Cefalù resistettero agli attacchi per anni prima di essere rase al suolo rispettivamente nell'859 e nell'858. Subito dopo fu espugnata anche Malta. I bizantini subirono una schiacciante sconfitta presso Butera, perdendo circa uomini.
Abu l-'Abbas Muhammad I e il suo esercito continuarono l'espansione nel Mediterraneo, conquistando Taranto, Bari, ed altre città di Puglia. Nell'846 il suo esercito saccheggiò la Basilica di San Pietro in Vaticano e la Basilica di San Paolo fuori le mura, e tentò di impadronirsi di Roma e Napoli.
Nell'851 morì il governatore e generale Abu Ibrahim al-Aghlab, stimato per il buon modo di trattare i sottomessi. Gli succedette al-ʿAbbās b. Faḍl, il feroce vincitore di Butera, che lanciò una campagna di devastazione delle terre ancora in mano bizantina.
Dopo una lunga resistenza, nell'878 venne distrutta anche Siracusa, millenario centro culturale greco-romano. La popolazione della città venne completamente massacrata.
Una rivolta a Palermo contro il governatore Sawāda b. Muhammad fu presto soffocata nell'887. La morte di Basilio I il Macedone nell'886 incoraggiò i musulmani ad attaccare anche la Calabria, dove l'esercito imperiale fu sconfitto nell'estate dell'888. Tuttavia una seconda rivolta nell'890, in gran parte generata dall'ostilità tra arabi e berberi, rallentò le operazioni di conquista e dall'Africa arrivò un nuovo contingente nel 900 guidato da Abū l-ʿAbbās ʿAbd Allāh. Questi riuscì anche a conquistare Reggio Calabria il 10 giugno 901, mentre Abū Ishāq Ibrāhīm II giunse fino a mettere sotto assedio Cosenza nel 902.
Taormina riuscì a mantenere la sua indipendenza fino al 902, quando subì la stessa sorte di Siracusa. Tra il 938 ed il 940 ci furono nuove campagne verso i territori non colonizzati. La città montana di Rometta fu l'ultima a cedere nel 965.
L'Emirato siciliano
Non mancarono rivolte interne in Sicilia e tentativi falliti d'indipendenza dall'Ifriqiya, come quella del 941, in cui gran parte dei prigionieri furono venduti come schiavi, col governatore Khalīl che vantava di aver ucciso la fantasiosa cifra di persone nel corso di quelle campagne.
Dopo un'ennesima rivolta, nel 948 l'Imam fatimide Ismāʿīl al-Manṣūr nominò Ḥasan al-Kalbī emiro dell'isola. La sua carica divenne presto ereditaria e lentamente il suo emirato divenne di fatto autonomo sotto i suoi discendenti dal governo fatimide, assorbito dalla conquista dell'Egitto e poi da quella, incompiuta, della Siria.
Nello scenario di discordie e di instabilità creatosi, i Bizantini tentarono nel 1038 una riconquista con Stefano, fratello dell'imperatore Michele IV il Paflagone, il generale Giorgio Maniace, alcune truppe normanne ed esuli lombardi. La spedizione fu un insuccesso da un punto di vista strategico ma i risultati tattici conseguiti furono di grande importanza.
Situazione sociale La popolazione crebbe grazie all'immigrazione di musulmani provenienti da Africa, Medio-Oriente e Andalusia: essi trovavano in Sicilia una posizione privilegiata rispetto agli abitanti originari che erano costretti alla conversione per migliorare lo status sociale. Gli Aghlabidi portarono importanti riforme economiche e produttive. Palermo nel X secolo divenne la città più popolosa in Italia, con 300 000 - abitanti.Lemma «Balarm», in The Encyclopaedia of Islam (F. Gabrieli), sulla scorta di una ponderata valutazione di Michele Amari nella sua Storia dei Musulmani di Sicilia.
Ai cristiani che sopravvissero alla guerra d'invasione, era concesso lo status di dhimmi. Tale status implicava degli obblighi (quasi sempre rimasti teorici)Si veda come il contrassegnare con appositi simboli i propri abiti e le proprie case e pagare tasse più alte rispetto ai musulmani (la zakat era più lieve della jizya e dell'eventuale kharāj); ai cristiani non era concesso di occupare ruoli sociali che implicassero potere sui musulmani o possedere case più alte delle loro; sul piano religioso non era concesso edificare nuove chiese, suonare le campane ed effettuare processioni, nonché leggere la Bibbia dove si poteva essere uditi da musulmani; il bere pubblicamente alcolici non era consentito. Per i cristiani poi vi era l'obbligo di alzarsi in piedi ogni qual volta un musulmano entrava in una stanza e ceder loro il passo; sul piano della difesa personale, ai cristiani non era consentito indossare armi e avere un cavallo o montare su di un mulo; sul piano delle libertà sociali, all'uomo cristiano non era consentito sposare una musulmana, mentre un uomo di fede islamica poteva liberamente sposare una cristiana. Alla donna cristiana non era consentito entrare ai bagni pubblici se vi si trovavano donne islamiche: ciò era molto umiliante in quanto, prima dell'occupazione islamica, erano le prostitute a non poter frequentare i bagni pubblici in presenza di donne di altra estrazione. A questo si aggiungevano le usuali privazioni che all'epoca un popolo occupante imponeva ad un popolo sottomesso.
Tutto ciò era del tutto teorico e quasi sempre disatteso (ma non si facevano eccezioni per il divieto per un cristiano di sposare una musulmana), a meno che non si perseguisse la precisa volontà di affliggere psicologicamente la comunità cristiana.
La conquista normanna