Terralba (Terraba in sardoToponimo ufficiale in lingua sarda ai sensi dell'articolo 10 della Legge n. 482 del 15.12.1999, adottato con Delibera di Consiglio Comunale n. 40 del 19.07.2010 ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Oristano in Sardegna, nella sub-regione del Campidano di Oristano.

Geografia fisica Territorio

Il territorio di Terralba si trova nel Campidano settentrionale, una vasta pianura di origine acquitrinosa confinante ad est con il Monte Arci e la Marmilla. La sua popolazione conta oltre abitanti tra il centro abitato principale e le sue due frazioni, Tanca Marchese, a e Marceddì, a . Parte dei suoi di superficie rientrano nelle aree della Piana di Terralba bonificate a partire dal 1918. E situato a nord del Rio Mogoro, uno dei pochi torrenti della zona.

La collocazione dell'abitato trovandosi sul percorso della Strada statale 126 Sud Occidentale Sarda, che da Marrubiu arriva fino a Sant'Antioco, ne fanno un importante crocevia verso i centri delle province del Medio Campidano e di Carbonia-Iglesias.

La casa comunale si trova a 9 metri sul livello del mare. I livelli di altitudine più alto e più basso sono rispettivamente di e s.l.m per un'escursione altimetrica complessiva di 30 metri. Secondo la classificazione sismica il centro abitato si trova in zona a rischio sismico molto basso e a rischio alluvione molto elevato.

Terralba dista dal capoluogo di provincia Oristano, e dal capoluogo di regione Cagliari.

Geologia e idrografia

Il monte Arci, presso la vicina Marrubiu era un vulcano molto attivo, delle ere oligocene, miocene e pliocene. Di questa intensa attività rimangono oggi le rocce laviche e tracce di antichi insediamenti termali di cui oggi ne sopravvive solo uno, nell'alto Oristanese. Molto comune nella zona ancora oggi è la presenza di Ossidiana, una roccia di origine lavica dal colore nero brillante.

Gli strati più recenti del territorio di Terralba sono depositi di origine alluvionale dei corsi d'acqua provenienti dalle pendici del Monte Arci, dal Medio Campidano e dalla Marmilla. Di questi il Rio Mogoro che ancora oggi crea il bacino idrografico del territorio di Terralba, ne attraversa i territori, mentre gli altri due, il Rio Sitzerri e il Flumini Mannu di Pabillonis sfociano nella laguna di Marceddì su territorio amministrato dai comuni confinanti.

Bonifica Un evento che cambiò drasticamente il paesaggio della piana di Terralba, che diede una svolta definitiva alla vita dei suoi abitanti e al futuro assetto amministrativo della zona fu la grande bonifica.

Idea nata a fine XIX secolo, si articolò in due periodi: il primo tra il 1895 e il 1918 coincise con la progettazione dell'opera mentre il secondo, tra il 1919 ed il 1928 coincise con la sua realizzazione ad opera della Società Bonifiche Sarde.

I progetti di prosciugamento delle paludi di "Sa Ussa" del 1916 furono il preludio alla bonifica di molte altre piccole paludi della piana di Terralba e al suo risanamento idrico grazie alla costruzione di canali di drenaggio e colmamenti di terra. Da non dimenticare l'uso massiccio dell'idrovora, di cui furono costruiti diversi esemplari.

Già pochi mesi dopo l'inizio dei lavori, nella primavera del 1919 furono installate le prime elettropompe alimentate dalla prima linea elettrica ad alta tensione della zona appositamente costruita per alimentare anche le macchine elettriche utilizzate per i lavori di bonifica, nonché alimentare anche i primi impianti elettrici delle abitazioni della zona.

L'opera più celebre fu tuttavia la deviazione del Rio Mogoro, che essendo emissario dello stagno di sassu e delle paludi circostanti le alimentava con le sue acque. Il vecchio corso del fiume che per oltre scorreva lungo la costa creando pantani e acquitrini fu deviato lungo un nuovo corso lungo appositamente costruito, facendolo sfociare nello stagno di San Giovanni. L'opera richiese la rimozione di oltre un milione di metri cubi di terra.

Per dare un'idea della portata dell'opera di bonifica: Furono rimossi diversi milioni di metri cubi di terra, i lavori riguardarono un'area di 18000 ettari. Furono usati tutti i mezzi dell'epoca: escavatori elettrici, nastri trasportatori, ma anche argini, canali, dighe di sbarramento, ponti e lunghe condotte. Furono costruiti di argini e di nuove strade.

Alla bonifica seguì rapidamente l'avvio della coltura dei terreni e ampi piani di rimboschimento. Già tra il 1924 ed il 1925 entrarono in funzione i centri agricoli di Tanca Marchese, Linnas, Torrevecchia, Pompongias S'Ungroni, Centro Uno, Centro Due, Centro Tre e Alabirdis, ribattezzato poi Villaggio Mussolini (siamo nel 1928).

Già dal 1927 si ebbe un'immigrazione di agricoltori provenienti dal Polesine (promossa da Mussolini appunto) con un primo gruppo di circa 150 persone che occuparono i poderi approntati dagli operai sardi e che in seguito verranno imitato da altri gruppi fino a raggiungere una popolazione di oltre abitanti.

La bonifica non segnò solo il rilancio dell'agricoltura e dell'allevamento nei nuovi terreni sottratti alle paludi, ma anche il miglioramento delle condizioni sanitarie e il declino di un incubo onnipresente da due millenni nella piana di Terralba, la Malaria.

Clima Il clima di Terralba è un clima temperato caldo influenzato dalla sua posizione geografica in prossimità del mare e dall'influenza del mare stesso, che mitiga le temperature. I mesi più freddi sono gennaio-febbraio, mentre i più caldi sono luglio-agosto.

Le precipitazioni sono scarse. Piove poco e sotto forma di temporali anche violenti. Le precipitazioni si concentrano nel tardo autunno e in primavera, sono più scarse in inverno e rarissime in estate. Il terralbese è continuamente esposto all'azione del vento.

I venti che soffiano più frequentemente sono il maestrale proveniente da Nord-Ovest prevalentemente durante i mesi freddi o lo Scirocco, un vento caldo da Sud-Est prevalentemente durante i mesi estivi e chiamato localmente su bentu de soli (il vento del sole) proprio per la sua connotazione calda. Altri venti frequenti sono il Levante, il Ponente e la Tramontana.

Per questo suo particolare clima ventilato durante tutto l'anno non è raro percorrendo le campagne vedere alberi o i pini marittimi lungo la costa che il continuo spirare del vento ha piegato nel corso degli anni. Secondo la classificazione climatica Terralba è classificato in zona C.

In base alla media trentennale di riferimento (1971-2000) della Stazione meteorologica di Capo Frasca, situata il linea d'area a meno di da Terralba, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai 10.4 °C; quella del mese più caldo, agosto, si attesta attorno ai 24.4 °C, quella media annuale si attesta attorno ai 17.4 °C. Le precipitazioni medie annue sono pari a 578.7 mm con picco in novembre e gennaio e minimi durante i mesi estivi.

Origini del nome Il toponimo Terralba trae origine dalle locuzioni latine "terra", riferita al terreno e "alba", bianca, riferita alla zona caratterizzata da una piana di terreno chiaro composto da argille biancheggianti ricoperte da uno strato di terra, sabbia e ghiaia spessa circa un paio di metri.

Storia Dalle origini all'abbandono di Neapolis La presenza dell'uomo nel territorio di Terralba risale al Neolitico antico.

Già nel VI millennio a.C., a cui risalgono infatti le più antiche testimonianze di insediamenti e attività umane del territorio di Terralba, i primi colonizzatori trovarono un ambiente naturale ideale all'insediamento grazie alla vicinanza del Monte Arci in cui si poteva reperire l'ossidiana con grande facilità e ai pescosi stagni di Marceddì e San Giovanni.

L'ossidiana è un vetro vulcanico da cui le genti neolitiche ricavarono utensili e armi e che favorì la nascita di molti insediamenti umani nella zona. Della presenza neolitica rimangono nel territorio di Terralba diversi insediamenti che includono tracce di antichi villaggi e molti antichi sepolcri.

In epoche successive anche nella piana di Terralba, come nel resto dell'isola, si insediarono le popolazioni nuragiche. Di quell'epoca rimangono i ruderi di sette insediamenti nel territorio comunale.

Secondo la tradizione, la storia di Terralba iniziò in un villaggio sulle coste dello stagno di San Giovanni chiamato Osea e fondato intorno al 1000 a.C. Le continue incursioni piratesche costrinsero i suoi abitanti ad abbandonare il villaggio e trasferirsi nella vicina città di Neapolis, fondata dai fenici e poi occupata dai cartaginesi, divenendo uno degli scali marittimi più importanti del commercio sardo-cartaginese. La città era cinta da mura, provviste di quattro torri angolari e di acquedotti in cui venivano raccolte le acque piovane come a Cartagine.

Nel 238 a.C. i romani occuparono Neapolis facendola fiorire come uno dei maggiori centri abitati della zona, ampliandola ulteriormente fino a un'estensione di circa 34 ettari e abbellendola secondo l'uso romano, con monumenti e fregi come le Grandi erme di epoca tardo-imperiale.

Abitata fino al periodo bizantino, successivamente anche Neapolis fu conquistata dai saraceni e gli abitanti superstiti decisero di spostarsi qualche chilometro nell'interno.

Dalla fondazione di Terralba alla dominazione spagnola

Abbandonata Neapolis dopo l'ennesima incursione saracena, gli abitanti si spostarono nell'interno e verso il 1017 fondarono Terralba. Non esistono documenti ufficiali che supportino l'effettivo motivo dell'abbandono di Neapolis a favore del nuovo insediamento di Terralba, ma molti studiosi sono concordi nell'affermare che la posizione interna del nuovo centro abitato avrebbe garantito una maggior sicurezza agli abitanti e sarebbe stata più idonea all'agricoltura e alla pastorizia. Le rovine di Neapolis sono ancora presenti in prossimità della costa sullo stagno di San Giovanni, non lontano dall'odierna frazione di Marceddì.

Il nome Terra alba compare per la prima volta nel 1048 in un documento dove è citato un vescovo di nome Francesco e in un documento risalente al periodo del Giudicato di Arborea datato 15 ottobre 1102 compare invece nella versione Terralba così come conosciuto oggigiorno.

Terralba nel Medioevo appartenne al Giudicato di Arborea compresa nella curatoria di Bonorzuli della quale divenne capoluogo in sostituzione di Neapolis, abbandonata in seguito alle continue incursioni saracene.

Venne trasferita a Terralba anche la diocesi, quando anche il vescovo Mariano I abbandonò Neapolis e con esso giunsero a Terralba anche il pulpito ligneo, il crocifisso e la statua di San Pietro, patrono di Neapolis prima, patrono di Terralba ora.

L'elevazione di Terralba a sede vescovile permise all'abitato di fiorire economicamente e divenire un centro di riferimento del circondario. Con questo periodo coincise l'edificazione della chiesa di San Pietro, la cui costruzione iniziò nel 1144. Nel 1503 la sede della diocesi fu spostata ad Ales dal Papa Giulio II della Rovere.

Terralba spopolata da un periodo di carestie ed epidemie viene concessa in feudo ai Carroz in quanto parte della curatoria di Bonorzuli attorno al 1413.

Nel 1527 Terralba subì il saccheggio dei corsari barbareschi, spintisi per la prima volta nell'interno, che misero a ferro e fuoco l'abitato e rapirono gli abitanti che non riuscirono a fuggire. Nel 1580 Terralba giaceva ancora in rovina e così rimase per altri 22 anni fino al 1602 quando iniziò un timido ripopolamento.

Bisognerà attendere fino al 1640 per una vera rinascita del borgo, quando il barone di Uras, nel cui feudo il paese si trovava, ne promosse il ripopolamento per acquisirne i diritti feudali, per cui il paese venne unito alla baronia di Uras dipendente dal marchesato di Quirra, feudo dei Centelles.

Nel 1668 Terralba conta abitanti Di quell'epoca sopravvivono oggi tre torri edificate lungo la costa per la difesa dai pirati saraceni, Torre Vecchia, Torre Nuova e Flumentorgiu..

Dal Regno di Sardegna al XXI secolo